VIVERE UNA FAVOLA CON I MAASAI IN TANZANIA

20180131_152209La vita familiare e la quotidianità dei maasai da vivere è meravigliosa, mi sembra di vivere in una favola! Un pomeriggio mi sono seduta con le donne maasai sotto un albero sopra un tappeto di mucca e aiutavo ed osservavo i loro lavori con compiti ben diversi. Una donna lavorava cinte con perline bianche (il bianco è il loro colore preferito e usato nei loro bracciali e collane che portano alle caviglie, braccia, al collo e sulla testa), un’altra s’inventava orecchini dalle mille forme, un’altra bracciali, un’altra curava verdura in preparazione per la cena e sono sempre circondate da tanti bambini di ogni età insegnando loro le stesse cose. Io ero affascinata e nello stesso tempo ascoltavo e sentivo il cinguettio di tanti e bellissimi uccelli coloratissimi provenienti dall’albero sopra di noi, ho alzato la testa e ho notato che era pieno zeppo di nidi, in quel momento guardavo le donne osservavo gli uccelli e mi sentivo in un luogo davvero di pace e serenità.maasai-herdsman-802888_640 Verso le 18.00 il sole in Tanzania, inizia a tramontare, i piccoli pastori maasai stanno rientrando a casa dal pascolo con il bestiame, in lontananza si notava la polvere di sabbia che si alzava mentre si stavano avvicinando, le yeyo (donne maasai) iniziarono ad alzarsi e a prepararsi ad accogliere il bestiame con a ognuna il suo compito, chi aiuta a fare entrare nel recinto le mucche, chi le capre e pecore, chi corre a liberare i piccoli vitelli e agnellini per raggiungere la mamma ed iniziare a mangiare latte attaccandosi alle mammelle, donne che entrano nel recinto a mungere il latte con “Engoti” (un recipiente a forma di bottiglia ricavato da un frutto e lavorato per renderlo tale),  chi accende il fuoco e chi prepara prima un chai caldo per uomini e bimbi oltre chi organizza la cena per tutti.IMG-20180506-WA0007  La stessa sera era particolarmente freddo (in savana vige lo sbalzo termico, caldo al giorno e molto fresco a sera tutto l’anno) le donne stavano iniziando a chiamare i bambini per la cena per poi metterli a dormire, nel mentre i vecchi come d’ abitudine raccontavano molte storie, non sono così brava a parlare la loro lingua ma mi arrangio, bastano poche parole che ho imparato per rispondere e mettere insieme la frase, un vecchio raccontava delle antiche tradizioni dei i maasai hanno acceso un grande fuoco all’interno del villaggio e ci siamo seduti in cerchio per sentire il suo tepore, il capo villaggio decise di sacrificare una capra perché era venuta voglia di carne, mio marito iniziò a tagliare dei legnetti e a darle la forma di un uncinoIMG_0164 infilzarono la carne ed iniziarono a grigliare, si è formata una nuvola di fumo e solo il fuoco a farci luce, ma il profumo che la carne emanava era ottimo, ormai era buio pesto e il più anziano iniziò a raccontare di come i tempi stanno cambiando, parlava dei giovani morani e di come Zanzibar e noi bianchi stiamo spaventando questo popolo, hanno paura che i giovani si modernizzino troppo e che non riescano poi a trasmettere le loro tradizioni così forti a figli e nipoti. Dicevano che ormai i giovani maasai non attendono altro di trovare una bancarella che li ospiti a lavorare per correre sulla costa e credere di fare i soldi con i turisti16265436_1169404426509956_4433040308790676806_n che arrivano da tutto il mondo, mi guardavano e dicevano; tatanjii Zanzibar moda (in maa significa adesso questo non è bello), ascoltavo rispondendo pole sana baba (mi dispiace papà) e pensavo a quanto fosse triste questa cosa, si parlava molto del bestiame, dei pericoli e dei bambini che giocano troppo e che andrebbero seguiti meglio mentre sono lontani con il bstiame, e più ascoltavo e più mi rendevo conto del bellissimo dialogo che hanno in famiglia. Nel mentre si era anche cenato tutti insieme con la carne accompagnata da una buonissima polenta di mais bianco e della verdura cotta di sapore simile ai nostri spinaci che le donne avevano preparato, eravamo tutti stanchi ci salutammo con un raga siday (buona notte) e andammo tutti a dormire.

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BY Cri e Willy

 

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