PASSAGGI DI RUOLO, RITI E USANZE DELLA TRIBÙ MASAI

La mia vita in mezzo al popolo masai nella savana della Tanzania;

Conoscere e capire questa cultura vivendo insieme alla tribù masai è davvero affascinante, non smettono mai di stupirmi ed è sempre più forte il legame che mi unisce a questo grande popolo maasai.

Questo è solo l’inizio della prima parte di cerimonia masai, in questi giorni verranno stabilite le date di celebrazione di “EMANYATA” (in masai uomo grande), cui anche William quale mio marito, sarà uno dei tanti festeggiati. E’ una delle feste più attese e di grande rilievo, rimarrà segnata nella storia dei masai con persino la partecipazione delle TV locali più famose.

Spesso sulla nostra pagina Facebook quale; https://web.facebook.com/maasaitravel/

Posto foto e dirette, è grande l’entusiasmo che provo a rendervi partecipi nella mia quotidianità di vita nella savana della Tanzania, ma a volte mi riesce davvero difficile spiegarvi il momento e le forti emozioni che mi avvolgono.

La preparazione della festa/celebrazione masai;

Nei giorni scorsi, sempre tramite la mia pagina Facebook vi ho mostrato una cerimonia della durata di tre giorni tra salti, balli e canti svoltasi ad Elerai, un grande villaggio sito nella steppa masai del distretto di Kilindi in Tanzania nella regione Tanga.

Si trova a soli dieci minuti di moto da casa nostra, percorrendo una strada sterrata dai tanti colori a partire dal beige al rosso fino ad arrivare al colore bianco come la farina, girovagando in savana a volte rimango incredula nell’osservare la vegetazione e dai colori così tanti e diversi a distanza di pochi metri (ma di questi spettacoli ve ne parlerò in altro articolo, non voglio uscire dal tema).

Passaggi di ruolo, cultura e tradizione masai;

In realtà la festa menzionata, è iniziata mesi prima tra celebrazioni, riunioni maasai e autorizzazioni dei grandi capi masai, si doveva decidere con la comunità se le fasce dei masai più piccoli erano idonei a diventare dei veri guerrieri quali denominati “morani” in lingua masai, nel contempo si doveva decidere chi lasciava il posto ai nuovi morani poiché i precedenti guerrieri prendevano il nuovo ruolo subentrando nella fascia degli adulti a vita.

Questi passaggi non sono ovviamente scelte fatte a caso, si vanno a coprire ruoli importanti, bisogna risultare affidabili e molto responsabili, più si va avanti e più si ha potere decisionale delle fasce più piccole, non è sempre semplice decidere per altre persone, e i meeting masai in merito durano lunghi mesi prima di effettuare alcuna celebrazione, sono ponderate con molta attenzione.

Una volta che un masai diventa grande, non sarà vietato, ma si abbandoneranno anche le magnifiche acconciature di capelli o code lunghe fino al fondo schiena, grazie a della lana nera che finge da “extension”. Sono gli uomini stessi ad aiutarsi tra loro e dare forma a creare tantissime “minuscole” treccine che in genere la maggior parte dei giovani guerrieri masai usano portare e si passa al capello corto o a testa rasata per tutto il resto della vita.

Le donne masai hanno un grande lavoro di preparazione in attesa del grande giorno di festa, i loro figli diventano i nuovi guerrieri detti “morani” in lingua masai, o i loro mariti diventano “grandi”, questa celebrazione deve essere bella e ricordata da tutti, soprattutto in famiglia.

Con la gioia dell’attesa ed entusiasmo le “yeyo” (donna masai) iniziano mesi prima la preparazione di bellissimi ed incredibili lavori artigianali di perline e ghinghilli che per tradizione e cultura masai lavorano da sempre. I loro famigliari devono essere belli e diversi, si fanno o rifanno bracciali, collane, porta tabacco, cinte, orecchini, addobbi per capelli, cavaliere e molto altro ancora.

Iniziano i lavori di restaurazione e abbellimento delle case, si attendono i mercati masai, è giunto il momento di vendere mucche o capre, serve monetizzazione ad organizzare la spesa di pasti e bevande agli invitati, i nuovi guerrieri dovranno essere vestiti (seruni in lingua masai) di nero e si coloreranno parti del capo e del corpo di colore rosso, con della polvere ricavata da un frutto.

In genere a queste feste i maasai partecipanti sono a centinaia o anche più e possono arrivare anche da lunghe distanze. Il capo famiglia deciderà la parte del bestiame da sacrificare, alla festa scorsa ad esempio sono state macellate ben quattro mucche pronte da grigliare, i presenti erano a centinaia e provenienti da più comuni della Tanzania.

Conoscete la storia passata delle usanze e tradizioni masai?;

Nelle antiche tradizioni masai, i vecchi vogliono ricordare quanto accadeva nella vita passata e raccontano che nella storia i masai si facevano spesso guerriglie anche tra loro, tra villaggi e non solo quindi le usanze e i motivi di queste cerimonie nella loro vita sono esclusivamente TRE e denominate come quanto segue;

  • ELATIM; in lingua masai significa circoncisione maschile che il ragazzino attende e vive come un traguardo importante della sua vita. (Voglio ricordare che l’infibulazione femminile è invece non più usata dal popolo masai e vietata per legge).
  • EMANYATA; in lingua masai significa diventare grande, lasciando spazio ad un nuovo guerriero o detto “morani” in lingua masai e abbandonato il ruolo si diventa uomo maturo e adulto con molte più responsabilità.
  • LORBAAK; in lingua masai è il termine dato a ricordare le guerriglie del passato tra tribù masai e ora usato a festeggiare le attuali e future cerimonie ricordando sempre pace e serenità, non dimenticando il passato ma vivendo le feste in armonia.

Tutti conosciamo i masai come cacciatori di leoni;

Al passaggio “EMANYATA” (uomo adulto) in ricordo di “LORBAAK” verrà indossata sul capo l’originale criniera del leone, la stessa è tramandata da generazioni a generazioni, non esiste da comprare, fa parte del passato, i nonni e bisnonni cacciavano i leoni per difendere il bestiame, la loro persona e i villaggi abitati. Ad ogni capo veniva prelevata la criniera in ricordo di quel momento, ecco uno dei motivi per cui ancora viene utilizzata nelle celebrazioni masai. Questo popolo ha tradizioni e culture sradicate negli anni che portano avanti con fierezza.

Al giorno d’oggi non esiste che un masai o altra persona ammazzi un leone, sono protetti, chi trasgredisce la legge sarà punito con il carcere e un’ammenda molto salata. Ormai anche in Tanzania i leoni sono diventati l’attrazione turistica più ricercata dal viaggiatore, e sono protetti in parchi naturali insieme ad altri tanti animali, realizzandone i famosi “safari”, ed in Tanzania ce ne sono molti.

Non è raro l’avvistamento di leoni, elefanti e altri nella nostra zona, siamo solo a tre ore di bus dalla regione Manyara, ove si trova “il Parco Nazionale del lago Manyara” . Gli animali sono controllati e protetti dalle guardie forestali come anti bracconaggio dei parchi, e in questo caso i locali vengono avvisati di prestare la massima attenzione negli spostamenti con il bestiame, ma in genere dopo qualche giorno riescono a farli rientrare alla base.

Qual’è l’animale pericoloso per un masai?

Avete mai provato a chiedere ad un masai quale possa essere l’animale che più lo intimorisce?

secondo voi quale potrebbe essere la risposta?

  • il leone?
  • il leopardo?

Risposta errata;

vi direbbero che questi animali potenzialmente conosciuti come pericolosi, li saprebbero cacciare e combattere, mentre l’animale cui rende un masai indifeso e impotente è l’elefante e il bufalo, incredibile ma vero.

In passato gli animali non erano custoditi nei grandi parchi che la Tanzania possiede, in poche ore percorrevano km di strada spostandosi velocemente, gli elefanti hanno dimensioni enormi e creavano non pochi danni distruggendo case e villaggi interi, il bufalo poiché è silenzioso e velocissimo nell’attacco. Per questo motivo i masai erano nomadi e non si fermavano troppo tempo nello stesso territorio.

By Cristina e William

Un viaggio speciale, un’esperienza indimenticabile, anche per te, ti aspettiamo in mezzo alle tribù della savana in Tanzania!

Se l’articolo ti è piaciuto lasciaci un commento, a noi farà piacere leggervi e rispondervi.

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