“UN SOGNO DIVENTATO REALTÀ’ IN TANZANIA”…. Ringrazio mio marito maasai!

Quando misi piede nella vera Africa in savana mi ritrovai in un vero villaggio masai come da sempre sognavo di visitare, ma mai in vita mia avrei pensato di arrivarci davvero!

IL MIO PRIMO VIAGGIO NELLA SAVANA IN TANZANIA

Mi ci portarono dei masai che avevo conosciuto nella mia prima vacanza a Zanzibar e mentre eravamo in viaggio con l’autobus che attraversa la savana ….

uno di loro mi dice; Cristina…. la mia unica preoccupazione per te è che da noi al villaggio masai non esiste un frigo. Io sorrisi e le risposi che non sarebbe stato assolutamente un problema…

dentro di me ho pensato; fosse solo questo il problema principale, non so nemmeno dove sto andando e cosa troverò!

Arriviamo al villaggio maasai dopo ben sedici ore di viaggio su un autobus che lo vedevo “rotto” solo a guardarlo. Attualmente le cose si sono evolute, ma dieci anni fa quando si saliva in uno di questi bus tanzaniani si faceva il segno della croce prima di salire e un’altro prima di scendere, ringraziando Dio che era andato tutto bene.

In una occasione viaggiando con la mia amica Marta abbiamo rischiato il ribaltamento del mezzo per ben due volte nella tratta tra il Distretto di Kiteto nella regione Manyara e il Distretto di Kilindi nella regione di Tanga in Tanzania, eravamo dirette a Dar es Salam. Ci abbiamo impiegato ben tre giorni di viaggio con sosta obbligata a passare le notti in una Guest-House ad Handeni, non tornerei a dormire in quel “postaccio” nemmeno se fossero loro a pagarmi!

Quel bus causa guasti imprevisti era bloccato o non funzionante ogni istante del il viaggio e stavamo percorrendo una strada sterrata che chiamarla disastrata è poco, eravamo sedute vicino e all’improvviso ci siamo trovate nel bel mezzo di vetri frantumati senza nemmeno avere il tempo di capire cosa fosse accaduto e da dove provenivano. Era esploso un finestrino, il bus si ferma, arriva l’autista, ci fa alzare e con le mani nude si mette a spazzare i sedili come se al posto dei vetri ci fosse semplicemente della polvere, io e Marta eravamo “scioccate”, terminata la pulizia durata forse due minuti, ci fa accomodare e lo stesso mezzo riprende la sua corsa come niente fosse accaduto.

Per non farci mancare nulla quel giorno pioveva e il fango sul manto stradale rendeva tutto più difficile e pericoloso, in alcuni istanti il bus scivolava, usciva dalla traiettoria di marcia ma fortunatamente si fermava incastrandosi in qualche dosso a lato strada strada, così ancora fermi, tutti scendevano e aiutavano lo staff dell’autobus a scavare nel fango e a spingere per farlo ripartire, le ruote slittavano e insomma è stato un viaggio devastante.

Nel mentre dal finestrino notavamo altri autobus locali completamente ribaltati a bordo strada, macchine bloccate nel fango che impedivano il passaggio. A quel tempo i bus viaggiavano a velocità impensabili persino in discesa e nei tornanti. Fortunatamente da due anni a questa parte il governo ha inserito nel codice stradale il limite di velocità massimo a 50 km orari, e funziona, poiché i controlli stradali sono a tappeto con molteplici posti di blocco, come ad esempio in tutto il tragitto da Dar es Salam sino a casa nostra, i limiti vengono ovviamente rispettati altrimenti scatta la contravvenzione da saldare subito e… “senza ma o senza mo!

Per questo motivo si sconsigliano viaggi nella savana in Tanzania nei periodi delle forti piogge che in genere vanno da Aprile a fine maggio, informatevi prima di intraprendere questi tipi di viaggio!!

Se dovesse accadere una situazione simile al giorno d’oggi anche in savana arriva il l’autobus sostitutivo, basti avere la pazienza di attendere qualche ora, che tra l’altro rende il viaggio avventuroso, ma a quell’epoca non esisteva questa alternativa e si rischiava di passare la notte sullo stesso autobus!

DORMIRE IN CAPANNA MASAI (Tanzania)

Ma torniamo a noi….. Arrivata al villaggio maasai mi viene presentata “la capanna” che mi avrebbe ospitato un mese, era la mia prima volta e da sola, non sapevo e non conoscevo niente di un villaggio masai, non riuscivo a chiedere niente, mi sarei sentita “stupida” poiché sapevo che sarebbero state domande che loro non si ponevano, non avrei avuto la risposta che cercavo, ero io a casa loro.

Un mattino dopo le prime cinque notti passate in capanna mi svegliai con il “diluvio universale”, entrava acqua da tutte le parti, io mi agitai ed i maasai mi guardavano divertiti, ero arrabbiata ma quando li vedevo ridere causa la mia reazione non riuscivo a reagire, avrei voluto andarmene subito, ma non potevo dirlo, loro con me erano gentili e felici di avermi come ospite, non accade ogni giorno di avere un’ospite bianca in un villaggio masai che dorme a casa loro.

Mi avvicinai alla porta d’uscita, fuori sembrava ci fosse il mare, pioveva forte ed io pensavo;

“no, no, no non ce la posso fare a stare qua” !!!

I miei piedi erano inzuppati di fango con un mix di sterco di mucca, dovevo andare in bagno, ovviamente si trovava in foresta e a ciel sereno, mi indicarono la strada, misi un piede fuori e le mie infradito mi tradirono, feci una scivolata a terra tra melma e sterco di mucca, non serve dica come mi sono conciata, ero “incazzatissima”, ma non era colpa loro.

Ovviamente la loro risata infinita mi faceva ancora più arrabbiare e in quell’istante era tanta la voglia di mandarli a quel paese, ma mi sono trattenuta. Arrivò la mamma masai, mi guardò ridendo anche lei, mi disse pole sana (=mi dispiace), se ne andò ritornando poco dopo con un secchio d’acqua, mi disse di lavarmi tranquillamente in casa (tanto la terra del pavimento era già bagnata), rimasta sola iniziai la specie di doccia che non sapevo da che parte iniziare, dovevo scendere con le mani nel secchio e lanciarmi l’acqua addosso, a dirsi sembra facile ma vi assicuro che è stata un’impresa.

Nel mentre le giornate volavano immersa nella loro quotidianità tra donne, bambini, bestiame, animali che non conoscevo, natura e vita all’aria aperta che cominciava a non dispiacermi affatto. La curiosità era sempre più grande, rendendomi conto che in realtà il problema era solo mio e dovevo imparare a rendermi autonoma.

IL RITORNO DOPO UN MESE DI SAVANA IN TANZANIA

Rientrata in Italia ho avuto modo di rielaborare tutta la mia esperienza in savana e la nostalgia era tanta nonostante le difficoltà incontrate. Conobbi il mio attuale marito masai in una di queste circostanze in savana e non avrei mai creduto di diventarne sua moglie, anzi non ci pensavo proprio.

Mentre ero in Italia ricevevo qualche messaggio da William, ma tipo ogni due mesi, mi chiedeva come stavo, sino ad arrivare ad occupare le ore in chat con lui, il telefono era l’unico mezzo che ci permetteva di mantenere il contatto e non ci si poteva telefonare per sentire la voce, WhatsApp non aveva ancora la chiamata vocale o la video chiamata e Willy possedeva un cellulare che ancora adesso mi chiedo come potesse funzionare, sentirsi senza applicazione era impensabile visti i costi elevati.

Come già vi ho accennato in altri nostri racconti, che potrete leggere cliccando nei link in seguito:

Non ero intenzionata ad avere un rapporto a distanza senza avere la possibilità di viverlo giorno dopo giorno, e l’unico modo era sposarci. Gli ostacoli non sono stati pochi ad iniziare dalla richiesta dei documenti. Le informazioni che davano gli uffici informazioni sia dall’Italia che dalla Tanzania erano tante e non corrette ma alla fine ci siamo riusciti contattando l’ambasciata italiana in Tanzania e dirigendoci personalmente negli uffici del governo a Dar es Saalam.

LA PAURA DI SPOSARE UN MASAI

In Italia raccontai che mi sarei sposata solo a pochi amici molto stretti, sapevo bene che avrei avuto dei disaccordi e dei pregiudizi che non avrei accettato.

Alcuni amici mi dissero;

“non siamo contrari alla tua scelta di vita ma tieni presente che la maggior parte di loro fa questo grande passo per soldi o per avere la cittadinanza italiana” …

Uno zio mi disse;

“non portare negri a casa” … ecc… ecc… ecc….

Questi commenti facevano male al cuore, nemmeno conoscevano la persona che stavano menzionando. I miei genitori erano morti da soli due anni, non dovevo giustificare niente a nessun’altro e in questa occorrenza capii che la maggior parte delle persone è solo pronta a criticare ma in altre circostanze non è nemmeno in grado di chiederti come stai, parenti compresi.

“A questo punto mi sono detta; Cristina, bambini che piangono a casa ad attenderti non ne hai, una famiglia vicino non c’è (solo una sorella ed una nipote cui erano d’accordo) e quindi di ciò che pensa il resto della gente te ne devi fregare, così lasciai tutti a bocca aperta mettendoli a fatto compiuto! Ci siamo sposati”.

La nostra decisione ormai era presa, mio suocero non era d’accordo, voleva che il figlio sposasse una donna masai e soprattutto aveva paura che in Europa William potesse cambiare perdendo le sue origini e tradizioni masai. Fissammo la data del nostro matrimonio e fu celebrato nel comune di Dar es Salam il 7 gennaio 2015, non invitai nessuno e ugualmente ero consapevole che nessuno sarebbe venuto, erano presenti solo alcuni amici masai e la mia testimone e amica italiana.

IL NOSTRO RAPPORTO

Non nascondo che la paura di sbagliarmi era tanta, saremmo diventati marito e moglie per la vita, mi facevo un sacco di domande e avevo paura che l’uomo con cui stavo per compiere il passo più importante della mia vita potesse magari cambiare e diventare diverso nel tempo. Sono figlia di divorziati e non volevo ripetere il passato della mia famiglia.

In vita mia ho vissuto una serie di sfortune, una attaccata all’altra, tante delusioni e amarezze, ma non solo in amore o dovute alla perdita dei miei giovani genitori. Da casa della mia famiglia d’origine me ne ero andata ai 18 anni compiuti, se tornassi indietro lo rifarei, sono maturata imparando a vivere e a non sentirmi sola raggiungendo presto una grande autonomia.

Al contrario di altre esperienze conosciute personalmente di matrimoni misti, devo dire di non aver mai sentito la diversità di cultura che spesso sento parlare, non mi sembra ci siano mai state occasioni da farci sentire tali, ma piuttosto siamo riusciti a costruire il nostro rapporto basato sull’amore, sull’onestà ed il rispetto reciproco dialogando molto e crescendo insieme andando entrambi nella stessa direzione con dei forti obbiettivi che ci legano oltre l’amore. Siamo riusciti ad ambientarci ed integrarci nei nostri due diversi mondi e modi di vivere grazie alla nostra apertura mentale e la voglia di conoscere insieme.

Sto scoprendo solo adesso la grande complicità e fiducia che ci lega, guardando il mio passato m’accorgo quanto sono cambiata grazie a mio marito. Con lui ho scoperto cosa significa e come ci si sente ad essere serena, tranquilla, amata, mi ha ridato la carica che non sapevo d’avere, ed è sempre al mio fianco nel bene e nel male.

VOGLIO VIVERE IN SAVANA (Tanzania)

La scelta della nostra nuova attività al villaggio masai è arrivata insieme, lui ha sempre saputo quanto amo la savana, è al corrente di quanto io sia consapevole del “pro e del contro” .

Quando decisi di trasferirmi a vivere in savana un anno filato notavo mio marito molto preoccupato, pensava a come avrei affrontato il periodo delle forti piogge in savana, come avrei passato le giornate, alle difficoltà che avrei incontrato, una lingua completamente diversa, le fatiche fisiche e a come me la sarei potuta cavare in un mondo completamente diverso al nostro.

Volevo provare questa nuova sfida con me stessa e capire se quel posto fosse davvero il mio futuro. Inizialmente stava sempre al mio fianco cercando di non farmelo notare, mi insegnava a rapportarmi con gli abitanti della savana, mi coinvolgeva nella sua quotidianità, mi correggeva se parlavo masai o swahili in modo errato, mi portava in moto nella savana rispettando la mia grande paura di andarci causa un incidente avuto anni fa e sempre in savana, fino a quando ha capito che in quel posto e con la mia nuova famiglia ci stavo veramente bene.

A casa savana sono riuscita a crearmi dei legami d’amicizia e affetto oltre la famiglia masai, riuscendo a spostarmi da un villaggio all’altro con naturalezza quasi come ci fossi nata e cresciuta.

William nel mentre mi faceva notare quanto stavo imparando, spesso mi diceva che mi vedeva serena e diversa rispetto alla mia vita in Italia, mi riportava che amici e vicini di casa le dicevano che mi vivono come una di loro e leggevo la soddisfazione nei suoi occhi mentre lo raccontava.

In questo mio marito ha ragione, con lui e nella vita in savana mi sento una persona diversa, riesco ad inventarmi e ad esprimermi come meglio credo senza paure, mi sento realizzata interiormente e riesco ad esternare i miei sentimenti con la mia vera personalità!

Arrivati ad oggi e dopo quasi dieci anni di conoscenza voglio dedicare questo scritto a mio marito e ringraziarlo.

Grazie William sei l’uomo che sempre ho sognato di avere al mio fianco e che grazie a te ho la forza di realizzare il desiderio di vivere la mia vita dove e come ho sempre sognato, in Africa, e ora sono consapevole che sarà la savana in Tanzania con te e la nostra grande famiglia masai!

Speriamo che questo racconto ti sia piaciuto e di averti presto nostro ospite a casa masai.

A presto, Cristina e William

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