HO SPOSATO UN MAASAI: la storia di Claudia tra Italia e Tanzania

Notti d’Africa

Ciao, sono Claudia e sono qua a raccontarvi la nostra storia:

La mia prima volta in Africa non sapevo cosa mi avrebbe investito e cambiato la vita per sempre. I primi ricordi sono olfattivi: l’aria inconfondibile salmastra e speziata dell’isola di Zanzibar, l’umidità della terra rossa sovrastata dal verde smeraldo della vegetazione, persone a piedi nudi nere come l’ebano, moltitudini di colori e frutti esotici, baracche fatiscenti come in un avamposto di una terra di confine …. eppure la sua bellezza mi avrebbe ipnotizzata per sempre.

La settimana programmata da turista era stata indimenticabile, avevo acquistato un “pacchetto” completo comprensivo di sole, spiaggia, mare e le stelle, stelle talmente luminose che ci sembrava di poterle toccare.

L’incontro con i guerrieri maasai, la loro bellezza primordiale ed allo stesso tempo elegante, mentre eseguivano le danze tradizionali con altissimi salti. Ricordo che la prima volta che ho visto un Masai di spalle ho pensato fosse una donna tanto era sottile e proporzionato. Se ne stava in equilibrio su una gamba, appoggiato al bastone ed in quella posa raffinata ricordava una ballerina od uno stambecco.

Ero arrivata lì con l’idea di fare la classica vacanza riposante e tonificante a bordo riva, all’occidentale, spiaggiata insieme ai miei pensieri. Sono ripartita con l’ansia di tornarci al più presto. Così tre mesi dopo mi sono rimbarcata su quell’aereo del tutto ignara, ancora una volta, di ciò che mi aspettava. In quel periodo della mia vita ero delusa dall’amore, triste e rassegnata dalla direzione che ormai sembrava aver preso la mia esistenza.

Quando ho incontrato quello che poi sarebbe diventato mio marito, non è stato esattamente un colpo di fulmine… ma mi è sembrato divertente, gentile e molto alto. Man mano che i giorni trascorrevano mi lasciavo andare nello sguardo dolce dei suoi occhi e nel suo sorriso contagioso. Un giorno in spiaggia mi ha vista triste ed ha cominciato a raccontarmi un’assurda storia di conchiglie, come si fa con i bambini.

Faceva parlare i protagonisti tra di loro:”Questa sera alla festa verranno anche Paguro e Stella Marina”diceva la lumaca di mare ed avvicinando il guscio al mio orecchio mi faceva ascoltare il dolce sciabordare delle onde sulla riva. In quel momento il tempo ha rallentato… nella semplicità di quel gesto ho intravisto il tipo di vita che avrei voluto intraprendere… scevra dagli scafandri che siamo abituati a portare ogni giorno, del tutto spontanea e naturale proprio come il suono del mare dentro quella conchiglia.

Quella sera stessa ci siamo baciati, mentre ballavamo un lento sulle note New age (nuova era) della musica del “Coccobello”. Quando sono ripartita non sapevo se e quando l’avrei rivisto ne come sarebbe proseguita quell’assurda avventura, ne che sarebbe diventata una storia d’amore. Parlavamo al telefono tutti i giorni anche un’ora e mezza e facevamo progetti per quando ci saremmo rivisti.

Nel frattempo ho lasciato mio marito (perché all’epoca ero sposata) e mi sono trasferita da un amica. Sono stati mesi incredibili, anche se eravamo a distanza. Ero persa completamente in un turbine di emozioni per me del tutto nuove: curiosità, incredulità, passione e mistero. Allora non sapevo ne avevo la certezza di come avremmo fatto a realizzare il nostro sogno di vivere assieme…

Ci abbiamo creduto… nonostante le brutte esperienze di conoscenti che mi venivano raccontate e le malelingue che a Zanzibar rappresentano il rovescio meno allettante della medaglia, ci abbiamo voluto credere senza troppe esitazioni.

Quando volevamo qualcosa ci mettevamo subito in moto per poterla realizzare e su questo eravamo perfettamente in sintonia. Quell’anno sono tornata in Tanzania cinque volte, delle quali due a casa sua in savana. Non sono mai stata impaurita dalla savana, anzi… il passare delle ore in famiglia, scandite dai ritmi quotidiani della pastorizia e della vita rurale me la facevano percepire con assoluta tranquillità.

Alla fine di quell’estate ci siamo sposati con il classico rito Masai in savana. C’è stata una lunga processione dalle case del villaggio fino al centro del boma (recinto), dove a terra era stata adagiata una pelle di mucca. Ci siamo scambiati le nostre promesse li sopra, con al polso dei braccialetti in pelle fresca che attiravano più mosche di una carcassa, attorniati da profumatissimi fiori Bianchi e dai volti di amici e parenti.

Poi ci sono state danze ed urla fino a notte fonda. A settembre sono rientrata in Italia sola ma con la consapevolezza che presto saremmo stati di nuovo insieme: avevamo infatti deciso di sposarci legalmente in municipio a dicembre. Mi sembrava incredibile che nel giro di un anno ero stata capace di rivoluzionare completamente la mia vita, uscire da un matrimonio infelice in tempi record e proiettare me stessa in una vita tutta nuova che mai avrei creduto possibile realizzare anche alla luce delle barriere culturali e linguistiche e dei preconcetti della gente ai quali spesso diamo un peso eccessivo.

A novembre ho scelto l’abito da sposa e le fedi ed il 29 dicembre 2017 convolavamo a nozze. Tornati in Italia, dove avevamo deciso di vivere, naturalmente la” realtà” ci ha investito… il nostro primo anno non è stato semplice.. tutt’altro ma le piccole crisi e le discussioni a poco a poco ci hanno fortificato. Oggi, a quasi tre anni di distanza abbiamo arredato un piccolo appartamento a Roma, mio marito ha trovato un lavoro, faticoso ma remunerativo e posso dire di aver realizzato la proiezione della vita che volevo.

A volte però, soprattutto in questi tempi duri per tutti noi, mi capita di sognare la mia amata Tanzania, il mio “ luogo sacro”. E’ un cuore pulsante, un luogo eterno dove tutto rimane possibile ed è come se le brutture del mondo esterno, nonostante la povertà e le epidemie, li non potessero mai entrare. Come se ci fosse una formula magica a protezione di quei luoghi dove gli albori dell’umanità hanno affondato le loro profonde radici.

Nei momenti difficili, mi basta ripensare ai bianchi sorrisi dei miei amici, alle serate in spiaggia, alla musica dai ritmi coinvolgenti ed irrefrenabili per volare di nuovo la.

”Ashe Naleng Tanzania yangu” (grazie mille Tanzania mia)…

Ciao, Claudia Spallone

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Masai Travel Life Tanzania

Ti porto a casa mia, per farti conoscere la mia cultura, la mia tribu, il mio popolo con un viaggio diverso e alternativo. Poi al rientro nel vostro mondo mi spiegherete cosa significa essere colpiti dal "mal d'Africa" questa malattia inguaribile ed indefinibile!

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