TORNARE AD AMARE SI PUO’: sono rimasta vedova ma ho ritrovato l’amore

Mi presento, sono Letizia, 44 anni, impiegata in una ditta di Import Export da 21 anni, amante dei viaggi e con due figlie: Siria 16 anni, nata dall’amore con mio marito Simone e Malaikatou Ketsia, 12 anni adottata e originaria del Burkina Faso.
Sono stata sposata 10 anni, dal 2001 al 2011, una vita normale e semplice, scandita da tanti viaggi in lungo e largo per il mondo e con una grossa passione per l’Africa, passione che mi è stata trasmessa da Simone. Mi ha portato per la prima volta in Kenya nel 1998 e me ne sono perdutamente innamorata.

Lui, all’età di 21 anni è partito per questa meravigliosa terra e ha aperto un forno. Ha vissuto tra Mombasa e Malindi per quasi cinque anni. Ritornato in Italia ci siamo conosciuti e sposati. Dopo la nascita di Siria abbiamo iniziato le pratiche per l’adozione, volevamo dare amore e una famiglia a chi era stato più sfortunato e finalmente nel 2009 l’abbinamento con Malaika. Dopo pochi mesi però la doccia fredda: Simone ha scoperto di avere un tumore, un anno di vita, giorni passati tra ospedali per la chemioterapia, notti insonni, Siria che vedeva il babbo peggiorare tutti i giorni e l’adozione…che fare? Io volevo andare avanti perché nel momento in cui ti abbinano a un bambino, questo è già tuo figlio, lui che invece voleva rinunciare.

Poi un giorno in ospedale mi ha detto: “Senti, non so cosa succederà, non so quanto potrò ancora vivere ma sono sicuro che ce la farai anche da sola.” Nel Maggio del 2011 se n’è andato portando via un pezzo di vita e al tempo stesso lasciando dentro di me tanto amore e tantissimi bei ricordi. Avevo 35 anni e due figlie di 6 e 2. Mi è crollato il mondo addosso, ero persa, avevo perso il mio punto di riferimento, la persona che amavo. Ho sofferto tanto e tuttora soffro perché certe cicatrici non guariranno mai. Con le mie figlie abbiamo continuato a viaggiare, a scoprire paesi nuovi, ad immergerci in culture sconosciute.

Ormai mi ero dedicata anima e corpo a loro. Poi nel 2016 ho incontrato Diogo. Un po’ più giovane di me, bello come il sole, pieno di vita e originario della Guinea. Orfano di mamma e babbo in momenti diversi, con una figlia di 11 anni che considero mia figlia e che spero un giorno di poter incontrare e abbracciare. Ci siamo parlate due volte via WhatsApp quando Diogo è riuscito a tornare in Guinea e le voglio un gran bene. L’ha lasciata quando aveva 2 anni e l’ha potuta rivedere dopo 8 anni. Conviviamo da 3 anni, in accordo in primis con le mie figlie che verranno sempre al primo posto. Alcuni amici ci chiamano la famiglia arcobaleno, altri la famiglia senza confini.

Amo questo incontro di culture e lingue. Non sempre è facile, a volte ci scontriamo, io e lui, lui con le mie figlie ma vi garantisco che nonostante tutto l’amore trionfa sempre. Le difficoltà maggiori che Diogo incontra riguardano il lavoro perché spesso ha trovato situazioni in cui veniva sfruttato perché immigrato, cose che leggiamo e ascoltiamo tutti i giorni, gli sguardi quando andiamo in un negozio, a fare la spesa, quando camminiamo mano nella mano. Per fortuna non tutti sono così: abitiamo in un condominio con tante persone che ci vogliono bene e alle spalle ho una famiglia fantastica che non ha mai giudicato per il colore della pelle, la religione o la differenza di età.

La cosa importante è che voglia bene a me e alle mie figlie. I miei genitori lo trattano come un figlio e lui li considera un po’ i suoi genitori. Mi piace quando mi racconta la sua storia, il suo passato, le sue esperienze, quando mi parla della sua famiglia, delle tradizioni della Guinea, mi piace quando cucina e la casa si riempie di odori e di spezie, anche le mie figlie hanno imparato ad assaporare gusti nuovi ed ad apprezzarli. Diogo è una persona calma, pacata, non urla mai, ha sempre la parola giusta nel momento giusto.

E’ entrato nella nostra vita con tanta educazione, in punta di piedi, senza chiedere niente del mio passato e ha sempre atteso che fossi io a raccontare. Ama le mie figlie come fossero le sue. Ha riempito la mia vita di tanti colori. Io vorrei essere come lui, avere la sua saggezza, a volte mi dimentico quello che ha passato e tutto quello che deve subire quotidianamente, la fatica che fa per avere il rispetto che tutti noi riceviamo. Mi piace quando mi racconta quello che faceva quando era piccolo, delle sue tradizioni, cose che sembrano lontane anni luce, le avventure con le sorelle in un paese che spero presto di poter visitare.

Non nascondo che spesso ci troviamo a litigare proprio per queste differenze, a non avere la stessa opinione su determinati argomenti, a non trovare un punto d’incontro. Ma tutto questo fa parte della nostra vita. Piano piano abbiamo iniziato a conoscerti, ad accettare le nostre opinioni divergenti, ho capito quando non posso più spingere sull’acceleratore, quando mi devo fermare e devo lasciare le cose così come sono, abbiamo imparato a rispettarci. Lui è la mia guida, la mia spalla, il suo sorriso, la sua lealtà e la sua dolcezza mi rapiscono ogni giorno. E’ difficile vivere in questo paese, dove ogni giorno lui deve lottare per delle cose che dovrebbero essere all’ordine del giorno.

Mi dispiace vederlo soffrire per conquistare qualcosa che dovrebbe essere scontato ma mi riempie il cuore di gioia quando mi dice che sono la sua forza e che pensare a me e al nostro amore lo aiuta ad andare avanti, a non mollare. Ricordo tutte le volte che lo portavo alle 4.00 di mattina in questura per i documenti, la fila infinita di persone e i pochi numeri che davano tutti i giorni. Quante volte mi sono arrabbiata, quanto volte ho pianto senza farmi vedere, quanto volte ho pensato e tuttora penso che non è giusto, che sono persone che vengono qui per costruirsi un futuro, per vivere e che si potrebbe stare bene tutti.

Basterebbe guardare un po’ più in la del nostro naso. Pensavo dopo la morte di mio marito che non avrei più amato e invece ho capito che ci si può sempre rialzare, che l’essere umano è pieno d’amore, si può ritornare a vivere, a sorridere, ad amare. Abbiamo fatto dei progetti per il futuro, quando le figlie saranno grandi e indipendenti lasceremo l’Italia, speriamo di poter vivere la nostra vecchiaia in Africa, in una fattoria e morire li.

Viva la vita, Letizia Barbieri

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