L’amore non ha confini: dal Kenya all’Italia con Marina e Mohamed

Tutto ebbe inizio quattro anni fa

I miei trent’anni e un regalo inaspettato, un viaggio in Kenya con il mio miglior amico. Un viaggio per me non desiderato considerando che non amo il caldo, la mia meta era la Tailandia, ma vuoi per un motivo o per l’altro abbiamo deciso di optare per l’Africa, proprio in Kenya. Ricordo ancora il mio primo passaporto fatto apposta per quel viaggio, ricordo ancora l’adrenalina nel contare i giorni in attesa di partire per l’Africa.

Qui dall’Italia abbiamo cercato su internet una guida per le nostre escursioni, abbiamo trovato un ragazzo fantastico di nome Yuma con cui ci siamo accordati per tutto il percorso e il safari che avremmo fatto in Kenya, esattamente a Watamu. Finalmente è arrivato quel “20 gennaio 2017”, siamo partiti, io e il mio miglior amico, dall’aeroporto di Roma Fiumicino, increduli di quello che ci avrebbe aspettato una volta giunti in quella terra sconosciuta. Atterrati all’aeroporto di Mombasa lo sportellone dell’aereo si è aperto, siamo stati avvolti da un’afa tremenda.

Ero già preoccupata dalla permanenza di quel soggiorno di una settimana per il troppo caldo. C’era l’autobus del nostro villaggio ad attenderci. Ricordo ancora quella strada, quel colore di terra rossa che ci ha accompagnati per tutto il percorso sino al villaggio, ricordo ancora il profumo di quella terra e i bambini che rincorrevano quel pullman, ricordo ancora le mie lacrime che sono scese nel guardare una una realtà totalmente diversa dalla nostra.

Giunti al villaggio mi sono subito catapultata in quel bellissimo oceano indiano di fronte a noi per un bagno. Nel pomeriggio conosciamo la nostra guida turistica, Yuma, che ci avrebbe accompagnato per tutta la settimana della nostra vacanza. Abbiamo fatto Safari, escursioni, tutto in maniera eccezionale. Mancava semplicemente un’ultima visita guidata, ossia la visita alla città antica di Watamu dove la realtà non è ricchezza, non è villaggio, non è oceano ma la realtà sono i sorrisi della gente che ci vive lì..

Quel pomeriggio, il nostro penultimo giorno di vacanza ci viene comunicato dalla nostra guida Yuma non poteva essere con noi ad accompagnarci in questo tour, avrebbe mandato un suo collega di fiducia, così si presenta questo ragazzo, un viso dolce, una gentilezza unica, il suo nome era Mohamed. Di lui mi colpiscono i suoi grandi occhioni neri, ci ha portato in tutti i vicoli di Watamu, ci ha fatto conoscere la gente, ci ha fatto conoscere la realtà che nessun uomo conosce, se non prima di aver guardato tutto ciò che c’è in quella terra..

La sera poi si va a ballare con il mio migliore amico, la nostra guida Yuma e il suo collega Mohamed. Questo ragazzo con gli occhi grandi è di una dolcezza unica, mi chiede se voglio fare una passeggiata con lui al mare. Io senza pensarci due volte rifiuto e lui con molto garbo accetta questo rifiuto con un sorriso… a mio dispiacere è arrivato l’ultimo giorno di vacanza, Yuma e Mohamed vengono sino al villaggio a salutarci, Mohamed con quella sua timidezza mi regala una collana dove c’è scritto “best friends”…

Mi sentivo un po’ in debito con lui, ho tolto il rosario che avevo al polso e glielo stavo regalando quando Yuma mi disse di essere di religione musulmana, non accettò quel regalo. Pur di lasciargli un mio ricordo gli regalo il primo bracciale che ho comprato in Kenya durante la vacanza. Mohamed si avvicina mi chiede un bacio ma per l’ennesima volta rifiuto come quella passeggiata al mare, mi avvicino, gli do un bacio sulla guancia e dico questa frase: non posso dirti quando o come ma ti prometto che un giorno tornerò in questa terra e tornerò a trovarti! 

A mio malincuore siamo tornati in Italia siamo tornati nelle nostre vite, nella nostra quotidianità e posso dire che tutto ciò che abbiamo visto con i nostri occhi ha cambiato letteralmente la mia vita, il mio modo di vedere ed ora apprezzo persino i valori più semplici. Al mio ritorno, non c’è stato giorno in cui Mohamed non mi abbia mandato un sms di buongiorno, un come stai o la buona notte. Non vi nascondo che all’inizio non l’ho trattato molto bene poiché ero convinta che fosse il solito ragazzo africano disposto a venire in Italia solo per benessere personale.

Il ritorno in Kenya

In tutti questi giorni sono passati esattamente un anno e due mesi, quando decido di partire nuovamente per il Kenya, quando decido di partire nuovamente per Mohamed. Avevo bisogno di capire e di realizzare se tutto quello in cui in questo anno mi aveva donato fosse solo qualcosa di virtuale o qualcosa di Reale a cui io non volevo credere. Così faccio i bagagli, decido contro anche la volontà dei miei genitori, che poi alla fine si sono convinti di partire nuovamente e arrivo incredula in quel aeroporto di Mombasa.

Questa volta ad attendermi non è il pullman di un villaggio ma c’è lui, con un mazzo di rose rosse che mi sta aspettando con quattro ore di anticipo. Le porte di quell’aeroporto si aprono, ci guardiamo, non sapevo neanche cosa fare, cosa dire, ma tutto e avvenuto in automatico con un bacio, un bacio forse durato più di sette ore di volo. Mai avrei immaginato che il mio destino si trovasse dall’altro lato del mondo, mai avrei immaginato che quei dieci giorni di permanenza in Kenya sarebbero stati con lui i dieci giorni più belli della mia vita.

Questa volta non ero in un villaggio, non ero nel lusso di un lettino con un cocktail in mano, ero nella realtà più assoluta, ero tra la gente di quel posto, ero nella sua famiglia. Culture diverse, religioni diverse, che però ci hanno unito e mi hanno fatto scoprire che forse l’amore esiste, anche se dall’altra parte del mondo, anche tra i tanti pregiudizi della gente. Così è iniziata la nostra storia, un via vai tra Italia e Kenya, tra Kenya e Italia, per vederlo, per stare con lui.

Un viaggio durato tre anni e mezzo, quando alla fine abbiamo deciso di sposarci, di incoronare il nostro sogno, ero stanca di lasciarlo solo in quell’aeroporto ogni volta che andavo lì per lui. Ricordo ancora quando con una sua amica, ci siamo recati a Malindi per scegliere il mio vestito per il matrimonio, ero talmente emozionata che non riuscivo a decidere quale colore sgargiante indossare quel giorno, poiché il bianco, lì sarebbe stato troppo europeo, considerando che lì i matrimoni sono molto colorati…

Finalmente dopo aver misurato tanti abiti tradizionali africani ho visto il mio abito, ho visto l’abito che avrebbe fatto brillare gli occhi anche al mio Mohamed. Ricordo ancora la festa con tutti i suoi amici e la sua famiglia La gente del posto a cui abbiamo offerte cibo, musica, divertimento. La vera famiglia non sono solo tua mamma o tuo papà, la vera famiglia è tutta la gente che ti ha visto crescere… e forse un giorno andar via…

Purtroppo nessuno della mia famiglia o dei miei amici è venuto al mio matrimonio in Kenya, avevano timore dell’aereo ma ero tranquilla poiché comunque, presto avrebbero conosciuto Mohamed di persona, soprattutto mio padre che non credeva in questa cosa, non credeva in questo amore impossibile. Arriva il momento in cui mio marito, per la prima volta nella sua vita, nei suoi 26 anni, lascia quella terra, quella terra rossa, lascia il suo oceano, i suoi amici, la sua famiglia, tutti.. solo per il nostro amore.

Il vero amore è uno, il Dio è uno

Ricordo con il cuore in mano quando ha salutato sua nonna, lei piangeva disperata, chissà se l’avrebbe mai più rivisto, lui con la sua timidezza e i suoi occhioni forti, ma tanto fragile dentro. L’ho guardato, ci siamo abbracciati e gli ho detto: “tranquillo ti aspetta un futuro migliore e presto torneremo in questa bellissima terra rossa”… Finalmente siamo partiti, finalmente accanto a me in quell’aereo potevo dire di aver raggiunto il mio obiettivo, potevo dire di viaggiare con mio marito, finalmente non l’avrei più lasciato in quell’aeroporto salutandolo e vedendoci magari dopo 6/8 mesi..

Non ho dormito per tutto il tempo del viaggio, arriviamo a Roma Fiumicino, da lì prendiamo un volo interno per Bari, lì ci attendeva la mia famiglia, mio padre e mia madre. Appena le porte dell’aeroporto si sono aperte ho guardato mio padre, lui che nei suoi 58 anni è stato forse la prima volta in cui l’ho visto piangere, piangere dalla gioia, dalla soddisfazione che tutto ciò in cui ho creduto era vero. Ci siamo abbracciati tutti e quattro in un tempo che sembrava non finisse mai. Così è iniziata la nostra vita qui in Italia..

RINGRAZIO DIO DI AVERTI CONOSCIUTO

Posso solo dire: ringrazio Dio di avermi fatto incontrare involontariamente un ragazzo straordinario come lui, probabilmente segno del destino, probabilmente un caso ma di una cosa sono certa… dell’amore nei miei confronti e del mio nei suoi, è proprio con questo forte amore che ci lega che dopo un anno di matrimonio qui in Italia ho dato alla luce il nostro Simba, il nostro leoncino. Esattamente la copia del suo papà, esattamente, un bambino con un cuore grande di nome Karim e credo che questo sia tutto ciò che serve a completare il quadro di vita di due persone che si amano, senza mai credere nei pregiudizi della gente poiché il mondo è uno!

Marina Marzocca

VISITA IL POPOLO MAASAI CON NOI

Ti ospitiamo in questa casetta accogliente cui è ubicata proprio nel centro del villaggio maasai della nostra famiglia!

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Masai Travel Life Tanzania

Ti porto a casa mia, per farti conoscere la mia cultura, la mia tribu, il mio popolo con un viaggio diverso e alternativo. Poi al rientro nel vostro mondo mi spiegherete cosa significa essere colpiti dal "mal d'Africa" questa malattia inguaribile ed indefinibile!

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