Trekking in savana

CESARE RESNATI: l'esperienza di un viaggio tra i maasai di "Mtego" a Kiberashi.

IL RACCONTO DI CESARE IN VIAGGIO CON NOI NEL MAASAI – LAND.

Mal d’Africa… poche espressioni oggi sono più abusate di questa, forse perché fa tendenza….

Si dice che ci si “ammala” dopo il rientro dal primo viaggio e sembra che nessuno ne abbia mai trovato l’antidoto: su questo concordo! Ognuno di noi ha contratto un proprio “male” personale e quindi vorrei brevemente parlare del mio, che ha come principale sintomatologia la nostalgia verso persone o cose.

Lo contrassi nell’ormai lontano 1985 rientrando da una missione di lavoro nello Zambia, con sconfino in Malawi (come geologo ero incaricato di rilevare le sorgenti calde –hot springs- per impianti geotermici che avrebbero prodotto energia elettrica); durante quel periodo si girava col fuoristrada per villaggi lontani centinaia di chilometri dall’ultima città e molto spesso eravamo gli unici bianchi nel raggio di centinaia di km… anche qualche adulto non ne aveva mai visti!

Quella era la vera Africa, con la sua gente, i suoi animali (erano i primi anni che veniva scoperta la Luangwa Valley, con I Big Five)… La vera Africa con i propri imprevisti, la macchina ribaltata da raddrizzare o impantanata durante un guado di fiume con coccodrilli….il dormire e mangiare dove capitava, gli elefanti che si grattavano la schiena contro la “capannetta” di paglia in cui a volte si dormiva, ma anche il sorriso dei bambini (e delle donne, gli uomini raramente), i cuccioli di leone girata una curva o la mandria di iene che ci minacciava durante un tragitto a piedi poiché neppure il fuoristrada sarebbe riuscito ad arrivare dove ci trovavamo… All’opposto ho contratto solo una specie di Mal d’Africa di ritorno da un villaggio turistico in Senegal o in Kenya, mentre un’idea di vera Africa l’ho avuta anche in Marocco, girando con la famiglia in fuoristrada e bucando di sera una gomma su una strada sterrata sull’Atlante a oltre 3000 metri…. o girando in lungo e in largo per il Sudafrica.

Ho quindi capito che questo Mal d’Africa è tanto più forte quanto più si ha la possibilità o l’occasione di vivere e visitare determinati luoghi e situazioni… e arrivo a noi:

Quante volte ci siamo detti che sarebbe bello potere conoscere la vita delle popolazioni africane immerse nel loro mondo, ma senza pericoli e rischi od imprevisti particolari; sappiamo che vengono organizzate escursioni nei villaggi indigeni partendo dai “villaggi” turistici, ma ci accorgiamo subito di quanto sia falso e artefatto quanto ci viene proposto, a parte la gioia e l’allegria dei bambini, sempre sincera!

Una delle tribù africane che ha sempre destato il nostro interesse e curiosità è sicuramente il popolo Masai, presente, suddivisa in alcuni clan, tra Kenya e Tanzania.

DOVE VIVONO CRISTINA E WILLIAM:

Quest’estate abbiamo avuto la possibilità non direi di visitare, quanto di essere ospiti di un villaggio Masai in Tanzania (si direbbe più correttamente Maasai, essendo il “Maa” la loro lingua…), già, appunto la lingua! Il primo ostacolo anche per il più intraprendente dei turisti autonomi, ma che con un “Willy maasai”, che traduce tutto nella tua lingua e da bravo residente ti aiuta, il viaggio è molto più chiaro e semplice. Questa rara possibilità di essere (almeno per poco tempo) uno di loro e quindi vivere e condividere gioie ma anche a volte dolori è stata grazie a Maasai Travel Life di Cristina e Willy, lei Italiana e lui un Masai, felicemente sposati dopo un percorso di vita particolare e molto bello.

L’arrivo al villaggio comporta già da subito una “full immersion” nella realtà Africana della Tanzania, fatta di molti aspetti apparentemente contraddittori, come il nuovo terminal aeroportuale dalle linee avveniristiche e le vicine capanne dell’immensa periferia di Dar-es-Salaam, dalle strade a scorrimento veloce ben asfaltate alle strade sterrate (dove non c’era altro) piene di buche.

Il contatto con la popolazione locale lascia subito un’impressione di cordialità e ci si sente subito a proprio agio. Il viaggio di trasferimento al villaggio maasai è dunque un primo assaggio della realtà tanzaniana, sia esso con taxi sia, maggiormente, utilizzando il bus di linea locale; I tempi sono sempre dilatati, come se ci fosse una proporzione tra le dimensioni dell’Africa e dell’Europa….

All’arrivo al villaggio si è ormai fatta notte, è buio, si entra come in una dimensione di magia e fiaba…. Le luci fioche, il silenzio rotto solo da qualche verso di animali, domestici o non, dal vociare di bambini…. Poi ci accoglie Cristina col suo bel sorriso e la grande cordialità, offrendoci da bere e mostrandoci il nostro alloggio modesto, ma con tutto l’essenziale in una casa molto carina e confortevole situata proprio nel centro del loro villaggio maasai di famiglia.

Debbo anche dire che in alcuni periodi dell’anno il clima è semplicemente fantastico (la savana è qui oltre 1000 m sul livello mare) secco, freddo di notte e fresco di giorno, ma con sole caldo che ti abbraccia!

Nei giorni seguenti si organizzano quindi attività di esplorazione del villaggio, dei dintorni, nella savana con altri villaggi e contemporaneamente si vedono altre popolazioni e tribù, si conoscono altre persone…. Si godono tramonti indimenticabili magari di fronte ad un lago o a spazi immensi punteggiati da voli di uccelli come ad esempio le cicogne in stormo…

Si vive la vita della cittadina di Kiberashi, raggiungibile in moto, ricordando magari i tempi passati quando in “vespa” si girava per le nostre campagne e monti. Con loro si mangiano cibi genuini della loro terra, appena cucinati, Tina e Willy tengono molto al loro “orticello” oppure si ha occasione di essere invitati a cena nelle capanne dei maasai tra polenta bianca, riso e verdure di stagione. La guida maasai ha accompagnato mia moglie da “mama Baraka”, la parrucchiera di Cristina a Kiberashi che fa delle treccine spettacolari, ci siamo fatti confezionare un abito su misura dopo avere scelto la stoffa da un bravissimo sarto di Kiberashi, si partecipa alle loro feste, siano religiose o pagane, senza che si abbia l’impressione di essere estranei, perché qui non c’è affatto turismo e quindi non esiste il concetto di essere trattati come polli da spennare!

E intanto, giorno dopo giorno, si conoscono di più le persone, magari ci si affeziona in modo maggiore per l’uno o per l’altra.. per il bambino, come per l’anziano…. E ogni giorno si scopre come si abbia molto ancora da imparare da gente semplice, ma dal cuore grande.

LA MIA ESPERIENZA TRA I MASAI:

Nella mia vita (ora farò 66 anni) non avevo mai portato braccialetti, ora ho al polso un “braccialettino” di perline colorate regalatomi da una donna masai : nessuno me lo potrà togliere…

altra banalità: lo schermo del mio iPhone ha l’immagine di Jeremiah, piccolo Masai e nipote di Tina e Willy che ha trovato il suo posto fisso ed inamovibile nel mio già affollato cuore 💓 e a oltre 50-60 si pensa che le persone non ti possano impartire lezioni di vita…. sembrerebbe
un paradosso averne ricevute da persone semplici e genuine come sono loro, con uno spirito di solidarietà e tolleranza reciproca veramente impressionante!


Questo era l’aspetto umano, non cerco di spiegare emozioni ed impressioni dell’ambiente che alimentano il mal d’Africa, contro il quale nessun antidoto e’ stato ancora scoperto, non sarebbe semplice, sono da vivere con Maasai Travel Life Tanzania!!

VIAGGIO CON I MAASAI RIUSCITO!

Un abbraccio a Cristina, Willy e a tutte le persone che ho conosciuto in questa splendida esperienza…

Un caro saluto

Cesare

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Masai Travel Life Tanzania

Ti porto a casa mia, per farti conoscere la mia cultura, la mia tribu, il mio popolo con un viaggio diverso e alternativo. Poi al rientro nel vostro mondo mi spiegherete cosa significa essere colpiti dal "mal d'Africa" questa malattia inguaribile ed indefinibile!