TORNARE AD AMARE SI PUO’: sono rimasta vedova ma ho ritrovato l’amore

Mi presento, sono Letizia, 44 anni, impiegata in una ditta di Import Export da 21 anni, amante dei viaggi e con due figlie: Siria 16 anni, nata dall’amore con mio marito Simone e Malaikatou Ketsia, 12 anni adottata e originaria del Burkina Faso.
Sono stata sposata 10 anni, dal 2001 al 2011, una vita normale e semplice, scandita da tanti viaggi in lungo e largo per il mondo e con una grossa passione per l’Africa, passione che mi è stata trasmessa da Simone. Mi ha portato per la prima volta in Kenya nel 1998 e me ne sono perdutamente innamorata.

Lui, all’età di 21 anni è partito per questa meravigliosa terra e ha aperto un forno. Ha vissuto tra Mombasa e Malindi per quasi cinque anni. Ritornato in Italia ci siamo conosciuti e sposati. Dopo la nascita di Siria abbiamo iniziato le pratiche per l’adozione, volevamo dare amore e una famiglia a chi era stato più sfortunato e finalmente nel 2009 l’abbinamento con Malaika. Dopo pochi mesi però la doccia fredda: Simone ha scoperto di avere un tumore, un anno di vita, giorni passati tra ospedali per la chemioterapia, notti insonni, Siria che vedeva il babbo peggiorare tutti i giorni e l’adozione…che fare? Io volevo andare avanti perché nel momento in cui ti abbinano a un bambino, questo è già tuo figlio, lui che invece voleva rinunciare.

Poi un giorno in ospedale mi ha detto: “Senti, non so cosa succederà, non so quanto potrò ancora vivere ma sono sicuro che ce la farai anche da sola.” Nel Maggio del 2011 se n’è andato portando via un pezzo di vita e al tempo stesso lasciando dentro di me tanto amore e tantissimi bei ricordi. Avevo 35 anni e due figlie di 6 e 2. Mi è crollato il mondo addosso, ero persa, avevo perso il mio punto di riferimento, la persona che amavo. Ho sofferto tanto e tuttora soffro perché certe cicatrici non guariranno mai. Con le mie figlie abbiamo continuato a viaggiare, a scoprire paesi nuovi, ad immergerci in culture sconosciute.

Ormai mi ero dedicata anima e corpo a loro. Poi nel 2016 ho incontrato Diogo. Un po’ più giovane di me, bello come il sole, pieno di vita e originario della Guinea. Orfano di mamma e babbo in momenti diversi, con una figlia di 11 anni che considero mia figlia e che spero un giorno di poter incontrare e abbracciare. Ci siamo parlate due volte via WhatsApp quando Diogo è riuscito a tornare in Guinea e le voglio un gran bene. L’ha lasciata quando aveva 2 anni e l’ha potuta rivedere dopo 8 anni. Conviviamo da 3 anni, in accordo in primis con le mie figlie che verranno sempre al primo posto. Alcuni amici ci chiamano la famiglia arcobaleno, altri la famiglia senza confini.

Amo questo incontro di culture e lingue. Non sempre è facile, a volte ci scontriamo, io e lui, lui con le mie figlie ma vi garantisco che nonostante tutto l’amore trionfa sempre. Le difficoltà maggiori che Diogo incontra riguardano il lavoro perché spesso ha trovato situazioni in cui veniva sfruttato perché immigrato, cose che leggiamo e ascoltiamo tutti i giorni, gli sguardi quando andiamo in un negozio, a fare la spesa, quando camminiamo mano nella mano. Per fortuna non tutti sono così: abitiamo in un condominio con tante persone che ci vogliono bene e alle spalle ho una famiglia fantastica che non ha mai giudicato per il colore della pelle, la religione o la differenza di età.

La cosa importante è che voglia bene a me e alle mie figlie. I miei genitori lo trattano come un figlio e lui li considera un po’ i suoi genitori. Mi piace quando mi racconta la sua storia, il suo passato, le sue esperienze, quando mi parla della sua famiglia, delle tradizioni della Guinea, mi piace quando cucina e la casa si riempie di odori e di spezie, anche le mie figlie hanno imparato ad assaporare gusti nuovi ed ad apprezzarli. Diogo è una persona calma, pacata, non urla mai, ha sempre la parola giusta nel momento giusto.

E’ entrato nella nostra vita con tanta educazione, in punta di piedi, senza chiedere niente del mio passato e ha sempre atteso che fossi io a raccontare. Ama le mie figlie come fossero le sue. Ha riempito la mia vita di tanti colori. Io vorrei essere come lui, avere la sua saggezza, a volte mi dimentico quello che ha passato e tutto quello che deve subire quotidianamente, la fatica che fa per avere il rispetto che tutti noi riceviamo. Mi piace quando mi racconta quello che faceva quando era piccolo, delle sue tradizioni, cose che sembrano lontane anni luce, le avventure con le sorelle in un paese che spero presto di poter visitare.

Non nascondo che spesso ci troviamo a litigare proprio per queste differenze, a non avere la stessa opinione su determinati argomenti, a non trovare un punto d’incontro. Ma tutto questo fa parte della nostra vita. Piano piano abbiamo iniziato a conoscerti, ad accettare le nostre opinioni divergenti, ho capito quando non posso più spingere sull’acceleratore, quando mi devo fermare e devo lasciare le cose così come sono, abbiamo imparato a rispettarci. Lui è la mia guida, la mia spalla, il suo sorriso, la sua lealtà e la sua dolcezza mi rapiscono ogni giorno. E’ difficile vivere in questo paese, dove ogni giorno lui deve lottare per delle cose che dovrebbero essere all’ordine del giorno.

Mi dispiace vederlo soffrire per conquistare qualcosa che dovrebbe essere scontato ma mi riempie il cuore di gioia quando mi dice che sono la sua forza e che pensare a me e al nostro amore lo aiuta ad andare avanti, a non mollare. Ricordo tutte le volte che lo portavo alle 4.00 di mattina in questura per i documenti, la fila infinita di persone e i pochi numeri che davano tutti i giorni. Quante volte mi sono arrabbiata, quanto volte ho pianto senza farmi vedere, quanto volte ho pensato e tuttora penso che non è giusto, che sono persone che vengono qui per costruirsi un futuro, per vivere e che si potrebbe stare bene tutti.

Basterebbe guardare un po’ più in la del nostro naso. Pensavo dopo la morte di mio marito che non avrei più amato e invece ho capito che ci si può sempre rialzare, che l’essere umano è pieno d’amore, si può ritornare a vivere, a sorridere, ad amare. Abbiamo fatto dei progetti per il futuro, quando le figlie saranno grandi e indipendenti lasceremo l’Italia, speriamo di poter vivere la nostra vecchiaia in Africa, in una fattoria e morire li.

Viva la vita, Letizia Barbieri

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Questa foto mi ritrae con la mamma di Willy, mi sembra ieri, eppure sono passati 7 anni da questo scatto. Ci stavamo ancora conoscendo, stavamo prendendo confidenza, il nostro legame stava diventando sempre più forte. Sin dalla prima volte che ci siamo viste mi sono subito sentita accolta con grande affetto, mi sento molto amata da te e sono davvero fortunata ad aver trovato una donna speciale come te. Non mi hai mai trattato come un’ospite, mi hai sempre fatto partecipe di gioie e dolori, è commovente sentirti dire figlia mia! Adesso ti guardo in foto e sorrido, penso ai nostri attimi insieme, a quando ci mettiamo sedute sotto un’albero di acacia, mi insegni a lavorare qualche bracciale e nel mentre iniziamo a conversare senza ricordarci che parliamo due lingue diverse. Nella conversazione mi sfugge qualche parola, è nuova, non la conosco e tu inizi a spiegarmela con il movimento delle mani finchè tutto termina in una risata a squarcia gola. Quando in qualche occasione mi è capitato di avere la febbre, il dolore ai denti, tu ti siedevi accanto a me e piangevi, pregavi per me, mi preparavi thermos di the, cucinavi per me, mi accarezzavi i capelli, ti preoccupavi pensando che avessi qualcosa di grave e nel mentre mi trasmettevi sicurezza, proprio quella che solo una mamma sa donarti in determinati momenti. Mi sento fortunata di averti nella mia vita, non sei solo una suocera o la madre di mio marito, quando mi hai detto di chiamarti “Ima” (=mamma) l’ho fatto spontaneamente, si perchè io ti sento e ti vivo come tale. Grazie per tutto ciò che sai darmi affettivamente e grazie di esistere! Ti voglio tantissimo bene Cristina ❤️ www.maasai-travel.com @willy_soipei #travelandlife #backpack #ilovetravel #backpacking #travelphotography #earthgallery #roadtrip #niceday #photoshoot #livetravelchannel #lovemama #worldingram #naturegram #natgeotravel #traveldiaries #getaway #bucketlist #greatphotosofworld #photobomb #beautifulview #maasai #masaitravellife #mytravelgram #savannah #traveltheworld #instafollow #photogrid #photographer #worldbestgram #naturelover

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HO SPOSATO UN MAASAI: la storia di Claudia tra Italia e Tanzania

Notti d’Africa

Ciao, sono Claudia e sono qua a raccontarvi la nostra storia:

La mia prima volta in Africa non sapevo cosa mi avrebbe investito e cambiato la vita per sempre. I primi ricordi sono olfattivi: l’aria inconfondibile salmastra e speziata dell’isola di Zanzibar, l’umidità della terra rossa sovrastata dal verde smeraldo della vegetazione, persone a piedi nudi nere come l’ebano, moltitudini di colori e frutti esotici, baracche fatiscenti come in un avamposto di una terra di confine …. eppure la sua bellezza mi avrebbe ipnotizzata per sempre.

La settimana programmata da turista era stata indimenticabile, avevo acquistato un “pacchetto” completo comprensivo di sole, spiaggia, mare e le stelle, stelle talmente luminose che ci sembrava di poterle toccare.

L’incontro con i guerrieri maasai, la loro bellezza primordiale ed allo stesso tempo elegante, mentre eseguivano le danze tradizionali con altissimi salti. Ricordo che la prima volta che ho visto un Masai di spalle ho pensato fosse una donna tanto era sottile e proporzionato. Se ne stava in equilibrio su una gamba, appoggiato al bastone ed in quella posa raffinata ricordava una ballerina od uno stambecco.

Ero arrivata lì con l’idea di fare la classica vacanza riposante e tonificante a bordo riva, all’occidentale, spiaggiata insieme ai miei pensieri. Sono ripartita con l’ansia di tornarci al più presto. Così tre mesi dopo mi sono rimbarcata su quell’aereo del tutto ignara, ancora una volta, di ciò che mi aspettava. In quel periodo della mia vita ero delusa dall’amore, triste e rassegnata dalla direzione che ormai sembrava aver preso la mia esistenza.

Quando ho incontrato quello che poi sarebbe diventato mio marito, non è stato esattamente un colpo di fulmine… ma mi è sembrato divertente, gentile e molto alto. Man mano che i giorni trascorrevano mi lasciavo andare nello sguardo dolce dei suoi occhi e nel suo sorriso contagioso. Un giorno in spiaggia mi ha vista triste ed ha cominciato a raccontarmi un’assurda storia di conchiglie, come si fa con i bambini.

Faceva parlare i protagonisti tra di loro:”Questa sera alla festa verranno anche Paguro e Stella Marina”diceva la lumaca di mare ed avvicinando il guscio al mio orecchio mi faceva ascoltare il dolce sciabordare delle onde sulla riva. In quel momento il tempo ha rallentato… nella semplicità di quel gesto ho intravisto il tipo di vita che avrei voluto intraprendere… scevra dagli scafandri che siamo abituati a portare ogni giorno, del tutto spontanea e naturale proprio come il suono del mare dentro quella conchiglia.

Quella sera stessa ci siamo baciati, mentre ballavamo un lento sulle note New age (nuova era) della musica del “Coccobello”. Quando sono ripartita non sapevo se e quando l’avrei rivisto ne come sarebbe proseguita quell’assurda avventura, ne che sarebbe diventata una storia d’amore. Parlavamo al telefono tutti i giorni anche un’ora e mezza e facevamo progetti per quando ci saremmo rivisti.

Nel frattempo ho lasciato mio marito (perché all’epoca ero sposata) e mi sono trasferita da un amica. Sono stati mesi incredibili, anche se eravamo a distanza. Ero persa completamente in un turbine di emozioni per me del tutto nuove: curiosità, incredulità, passione e mistero. Allora non sapevo ne avevo la certezza di come avremmo fatto a realizzare il nostro sogno di vivere assieme…

Ci abbiamo creduto… nonostante le brutte esperienze di conoscenti che mi venivano raccontate e le malelingue che a Zanzibar rappresentano il rovescio meno allettante della medaglia, ci abbiamo voluto credere senza troppe esitazioni.

Quando volevamo qualcosa ci mettevamo subito in moto per poterla realizzare e su questo eravamo perfettamente in sintonia. Quell’anno sono tornata in Tanzania cinque volte, delle quali due a casa sua in savana. Non sono mai stata impaurita dalla savana, anzi… il passare delle ore in famiglia, scandite dai ritmi quotidiani della pastorizia e della vita rurale me la facevano percepire con assoluta tranquillità.

Alla fine di quell’estate ci siamo sposati con il classico rito Masai in savana. C’è stata una lunga processione dalle case del villaggio fino al centro del boma (recinto), dove a terra era stata adagiata una pelle di mucca. Ci siamo scambiati le nostre promesse li sopra, con al polso dei braccialetti in pelle fresca che attiravano più mosche di una carcassa, attorniati da profumatissimi fiori Bianchi e dai volti di amici e parenti.

Poi ci sono state danze ed urla fino a notte fonda. A settembre sono rientrata in Italia sola ma con la consapevolezza che presto saremmo stati di nuovo insieme: avevamo infatti deciso di sposarci legalmente in municipio a dicembre. Mi sembrava incredibile che nel giro di un anno ero stata capace di rivoluzionare completamente la mia vita, uscire da un matrimonio infelice in tempi record e proiettare me stessa in una vita tutta nuova che mai avrei creduto possibile realizzare anche alla luce delle barriere culturali e linguistiche e dei preconcetti della gente ai quali spesso diamo un peso eccessivo.

A novembre ho scelto l’abito da sposa e le fedi ed il 29 dicembre 2017 convolavamo a nozze. Tornati in Italia, dove avevamo deciso di vivere, naturalmente la” realtà” ci ha investito… il nostro primo anno non è stato semplice.. tutt’altro ma le piccole crisi e le discussioni a poco a poco ci hanno fortificato. Oggi, a quasi tre anni di distanza abbiamo arredato un piccolo appartamento a Roma, mio marito ha trovato un lavoro, faticoso ma remunerativo e posso dire di aver realizzato la proiezione della vita che volevo.

A volte però, soprattutto in questi tempi duri per tutti noi, mi capita di sognare la mia amata Tanzania, il mio “ luogo sacro”. E’ un cuore pulsante, un luogo eterno dove tutto rimane possibile ed è come se le brutture del mondo esterno, nonostante la povertà e le epidemie, li non potessero mai entrare. Come se ci fosse una formula magica a protezione di quei luoghi dove gli albori dell’umanità hanno affondato le loro profonde radici.

Nei momenti difficili, mi basta ripensare ai bianchi sorrisi dei miei amici, alle serate in spiaggia, alla musica dai ritmi coinvolgenti ed irrefrenabili per volare di nuovo la.

”Ashe Naleng Tanzania yangu” (grazie mille Tanzania mia)…

Ciao, Claudia Spallone

IL NOSTRO AMORE A COLORI: dalla Gambia all’Italia

La storia di Stella e Abib

Avevo programmato la mia vita con scrupolosa attenzione. Avevo calcolato ogni minimo dettaglio di ciò che sarebbe stato il mio futuro. Di certo una relazione interculturale non era nei piani. Non l’avevo minimamente prevista e neanche desiderata. 

È successo. Mi è capitata. E molto onestamente ho lottato con tutte le mie forze contro me stessa per impedire che accadesse. 

Mi sono innamorata di un ragazzo che veniva da lontano, con una vita, una cultura, un credo, anni luce lontano al mio, ormai tre anni fa.

Mi sono innamorata di quel ragazzo e non c’è stato niente da fare.

Timido come non avevo mai conosciuto nessuno, a testa bassa, a malapena riusciva a dirmi Ciao.

Ma nonostante ciò, ogni volta che i nostri sguardi si incontravano, qualcosa di magico accadeva nell’aria.

Sarei bugiarda a dire che è stato facile. Ho dovuto combattere con pregiudizi che neanche mai avrei pensato di avere. Io, che mi ero sempre reputata la persona più aperta alla diversità e priva di limiti, non riuscivo a fidarmi, offuscata da pensieri costruiti dalla mia stessa mente, frutto di ciò che questa società mi aveva insegnato.

Eppure lui è riuscito piano piano a farsi spazio nel mio cuore, distruggendo ogni timore e ogni preconcetto che vi si era insidiato.

Mi sono innamorata di un ragazzo che nonostante venisse da lontano, con una vita, una cultura, un credo anni luce lontano dal mio, ho scoperto essere così simile a me. Sembra impossibile, ma noi ci siamo ritrovati. Nei discorsi, nei valori, nei principi. Abbiamo passato mesi di notti insonni a parlare della vita e a scoprirci simili. 

Abbiamo anche passato mesi però a discutere sulle differenze, a non trovare un punto di incontro su tante cose, all’epoca mi sembravano troppe. Spesso ho pensato non potessimo funzionare. 

Abbiamo imparato ad amarci lentamente, a capirci intimamente, a comprenderci, a plasmarci e ad accettare che non dovevamo per forza andare d’accordo su tutto. 

Una relazione interculturale è un viaggio in cui scopri un mondo nuovo, e questo viaggio devi affrontarlo spensierata, devi essere pronta ad ascoltare profondamente spegnendo il giudizio che spesso ci limita. Scoprirai cose meravigliose, con un fascino unico, e sentirai la necessità di andare a fondo. Scoprirai anche cose che non ti piaceranno, che non condividi e preferiresti allontanare. Ho imparato che devi andare a fondo anche in quelle. Devi capire se potranno mai entrare nella tua vita. Fare parte di te. Quando ho capito questo segreto, ho imparato a far funzionare bene la mia relazione. 

Spesso ci rifiutiamo di accettare ciò che si allontana dal nostro sguardo, perché non lo abbiamo mai vissuto e quindi è automaticamente sbagliato. 

Eppure oltre il nostro piccolo orizzonte c’è un mondo intero che vive una realtà completamente opposta alla nostra, ma perfettamente armonica e affascinante ugualmente.

Quando ho conosciuto Abib ero solo una ragazza di 23 anni, perennemente in cerca di sé stessa, spesso abituata ad avere tutto e ad apprezzare poco. Lui mi ha insegnato il valore di ogni cosa che ci circonda, anche la più piccola. Mi ha insegnato la gratitudine, il rispetto estremo verso ciò che ci è stato dato in questa vita, e la dignità silenziosa di chi non si deve accontentare mai.

Da lui ogni giorno imparo la dedizione e la fatica con cui si dovrebbe affrontare questa vita, senza mai scoraggiarsi, prendere sé stessi per mano e puntare dritti al proprio obiettivo.

Nonostante la vita non sia stata poi cosi generosa con lui, e gli abbia tolto troppo, lui è riuscito a costruirsi da solo il suo futuro. E oltre al grande amore che provo per lui, provo profonda stima e ammirazione.

Vivere in Italia non è per niente semplice. È doloroso vedere la persona che ami dover faticare quotidianamente per i suoi diritti. Abbiamo sempre condiviso tanti sogni e speranze per il nostro futuro insieme, e ogni giorno lottiamo per costruirlo, mattone dopo mattone, con dignità e fiducia che prima o poi vedremo realizzarsi davanti ai nostri occhi ciò per cui abbiamo lavorato.

Andare in Gambia è uno dei primi progetti, che purtroppo abbiamo dovuto rimandare per il Covid.

Non vedo l’ora di poter finalmente conoscere totalmente la sua realtà, vederlo nel mondo dove è cresciuto, poter finalmente abbracciare la sua famiglia e abbandonare le chiamate sbrigative in cui la mia timidezza prende il sopravvento. Ma soprattutto vedere lui finalmente felice e spensierato come merita di essere, nuovamente circondato dalle persone che ama e che ormai sono quattro anni che non stringe a sé e spesso traspare dai suoi occhi, quella malinconia di chi è lontano da casa da troppo tempo.

Posso solo augurarci di continuare a guardarci con occhi sinceri, non abbiamo mai avuto bisogno di troppe parole, pur parlando due lingue diverse ci siamo sempre capiti al volo e spero non perderemo mai quella scintilla.

Avevo programmato la mia vita con scrupolosa attenzione e sono davvero felice che invece la vita abbia deciso di sorprendermi e farmi questo meraviglioso regalo.

Con affetto, Stella Falqui

ABITUDINI ALIMENTARI MASAI

I MAASAI NON BEVONO URINA;

Con il titolo di questo articolo, teniamo a precisare che il popolo maasai assolutamente non beve urina ne di capra ne di mucca come invece si sostiene in qualche articolo e post dove si “prova” a descrivere il popolo maasai !!

Navigando in Google e nei social, mi capita spesso di leggere articoli o informazioni inerenti il popolo maasai. Avendone sposato uno, convivendoci, e frequentando la terra maasai in Tanzania da dieci anni, mi chiedo come si possano divulgare informazioni che di tutto hanno meno che del vero. Si copiano frasi cambiando le parole, d’altronde le agenzie cercano tutte di tirare “l’acqua al proprio mulino”. Esiste inoltre una nicchia di persone che avendo visitato un villaggio maasai in sporadici periodi dell’anno, catturando qualche momento, ma divulgando informazioni e argomenti in modo scorretto o sbagliato. Questi esempi citati sono senz’altro dovuti alla mancanza del contatto e la frequentazione diretta di questo grande popolo maasai poiché documentandosi si darebbe occasione a lettori e viaggiatori di scoprire usanze e costumi di una cultura in fase di mutamento graduale.

ALIMENTAZIONE MAASAI:

La dieta maasai è ricca di carboidrati e proteine, si alimentano delle stesse pietanze a pranzo, a cena e nei giorni successivi senza bisogno di variare sapori come invece noi italiani siamo abituati. Il piatto primario dei maasai, è a base di polenta di mais bianco con una tazza di latte appena munto e della “emboga” (tradotto significa contorno di verdura), frutti di bosco, miele, Mihogo (sono radici di albero con il sapore delle patate bollite conosciute e denominate anche come magnoka). I maasai sono conosciuti come mangiatori di carne sia di capra che di mucca bevendone il loro sangue, ma in questi ultimi anni in Africa è in atto un mutamento climatico, e gli effetti di questa variazione sta influendo sul bestiame e di conseguenza il latte è divenuto un bene prezioso quasi raro quanto “l’oro”.

Le mucche stanno producendo molto meno latte a dispetto degli anni scorsi, tanto che;

A malapena è sufficiente per nutrire i vitelli, figuriamoci a soddisfare un Maasai che dipende da esso! Il latte è vita in savana e dopo i vitelli si da priorità a nutrire i piccoli bambini, dalla prima colazione, a dopo cena e la scarsa scorta di latte non permette sempre di soddisfare questi bisogni diventandone un problema preoccupante per tutti i villaggi della savana.

Molto difficile è invece che in casa maasai non si trovi un’ottimo “chai” caldo carico di “cucchiaiate” di zucchero… Io personalmente la definisco la bevanda più buona al mondo!

A causa di questo mutamento atmosferico, i masai stanno cambiando la loro alimentazione, lontana dai prodotti a base di lattosio dati gratuitamente dal loro bestiame e si stanno orientando sempre più verso il mais che la maggior parte di questo popolo coltiva insieme a patate e fagioli, mentre altri tipi di verdura devono essere comprate, in quanto necessitano di quantità elevata di acqua necessaria all’irrigazione nella crescita delle piante. Non sempre ci sono i soldi a disposizione per la spesa, non tutti i giorni si ha la possibilità di andare in città, i maasai vivono nella steppa e sono lontani da essa, e per questo motivo il pasto abituale dei maasai è una grande casseruola di alluminio colma di polenta o di una “kikombe” (tazza) di “chai” (foglie essiccate di te con latte bollito, nota bevanda usata dalla tribù maasai) o del te in mancanza del latte, dovendo rinunciare anche a un buon contorno di “emboga” ( (tradotto significa contorno di verdura).

IL TRADIZIONALE PASTO MASAI;

La polenta, detta “ugali“, è cucinata con farina di mais bianco senza sale, viene mangiata accompagnata da una tazza di latte con un tipo di verdura che in savana cresce spontaneamente e il sapore è paragonabile ai nostri spinaci, i maasai non usano spezie, ci aggiungono della cipolla fritta nell’olio fino a bruciarla e renderla di colore nero come se ne “esaltasse il sapore”, le verdure comuni che si trovano da noi in savana sono: patate, carote, peperoni,pomodori, spinaci e fagioli, nonostante l’Africa sia conosciuta per la quantità dell’ ottima frutta tropicale, da noi si trovano quasi esclusivamente solo la banane e le arance, mentre in altre stagioni e fino ad esaurimento scorte esistono anche mango, ananas, anguria, papaia e frutto della passione, ma attenzione…. terminate quest’ultime si dovrà attendere l’anno successivo!

E’ loro abitudine mangiare in compagnia e non necessariamente solo in famiglia ma anche solo tra amici o spostandosi nei vari villaggi adiacenti casa, in ogni capanna si è i benvenuti con una buona polenta calda, e non ci sono orari, si mangia quando si ha fame e anche più volte al giorno nell’arco dell’intera giornata, dove si trova cibo pronto ci si sente invitare con un “karibu sana” (benvenuti a pranzo) e guai provare a rifiutare, ci rimarrebbero male. Ci si siede sopra “olorika” (piccoli sgabelli tradizionali dei villaggi, sono di legno, molto comodi e fatti a mano) si forma un cerchio attorno alla pentola contenente la polenta di mais bianco appena cucinata e appoggiata in terra, con le mani si forma una pallina e una volta raggiunta la temperatura adatta si ingerisce.

In mancanza d’altro, i maasai mangiano solo polenta con una tazza d’acqua!

Il mais, necessario per cucinare “ugali” (polenta bianca), necessita d’essere macinato, pochi sono i macchinari esistenti, ad esempio tra Gombero e Kiberashi, quali cittadine più vicine a casa nostra, ne esistono quattro di queste macchine specifiche, sono costose d’acquistare, e le file di persone alla macina sono lunghe con l’attesa di oltre due ore ed è dispendioso, così come lo sono le verdure da acquistare. Spesso accade che il quantitativo da comprare non sia disponibile in quantità sufficienti a nutrire grandi famiglie, e in questi tristi episodi capita che mangino anche solo una volta al giorno se non addirittura niente rimanendo in attesa dei nuovi rifornimenti da parte delle bancarelle posizionate in strada. Non esistono negozi o supermercati in savana, “la spesa” è quanto la terra offre in base alle stagioni.

Pannocchie di mais bianco
Mais bianco coltivato dai maasai in savana

Il riso è un prodotto quasi di nicchia poiché il suo prezzo è elevato e per questo motivo viene consumato solo cogliendo le occasioni speciali come le cerimonie o la presenza di ospiti. Consideriamo che ad oggi che siamo vicini agli anni del 2020 a Kiberashi 1 Kg di riso costa c.a. € 1,50 cent. che si può paragonare tranquillamente al prezzo che si trova nei supermercati europei, per gli abitanti della savana è una spesa elevata considerando il loro basso stile di vita e anche la carne è diventata quasi un bene di lusso.

Pensiate inoltre che in questi tempi si comincia a reperire qualche cucchiaio, ma fino ad un paio di anni fa cercare di comprarne uno era quasi impossibile, se poi pensiamo alle forchette e ai coltelli da tavola è ancora più difficile, in savana si alimentano solo con le mani per qualsiasi pietanza.

SICCITÀ E DEFORESTAZIONE in savana (ANNO 2017):

Nell’anno 2017 la Tanzania è stata colpita da una forte siccità causa la mancata tradizionale stagione delle piogge che in genere ha inizio dal mese di marzo terminando verso la fine del mese di maggio. La secca non ha lasciato scampo nemmeno al bestiame che abitualmente si nutre di erba e di acqua, i risultati sono stati drastici per tutto il popolo che abita la savana.

Nel nostro villaggio maasai sono decedute c.a. quaranta mucche e mancate altrettante capre e pecore, altri villaggi sono rimasti a zero capi di bestiame e adesso per cause di forza maggiore, mucche e capre vengono macellate solo quando c’è bisogno di nutrire molte persone, come ad esempio in occasione delle cerimonie maasai, in presenza di qualche famigliare che non sta bene o vendendole ai mercati solo in caso di necessità economica.

Le nostre mucche ridotte "all'osso" !!!
Le nostre mucche senza cibo!

Anche la deforestazione ha comportato la perdita di ampie aree di pascoli su terreno agricolo, questo sta diventando un problema non solo aumentando la pressione sul loro stile di vita pastorale ma creando persino forti litigi tra proprietari di terreni e le comunità.

I guerrieri maasai in questi ultimi tempi trascorrono la maggior parte dell’anno lontani da casa con il bestiame in cerca di terre “verdi” lasciando a casa pochi capi tra mucche e capre necessari alla munta di qualche tazza di latte, oppure lavorano in città e località turistiche giusto da avere maggior introito di denaro utile a poter aiutare le loro famiglie a “sfamarsi”.

Sempre lo stesso anno 2017 il popolo residente in savana ha vissuto un duro colpo anche sull’agricoltura in assenza della stagione delle piogge, interi campi di mais, fagioli, patate, cipolle ecc. si sono completamente bruciati dal sole e dalla siccità. Alcuni villaggi pur avendo denaro non trovavano niente da mangiare nemmeno comprandolo e in molti hanno persino dovuto soffrire la fame causa il meteo. Ora e a dispetto dell’anno 2017 sta piovendo anche quando non dovrebbe ma bestiame e agricoltura finalmente sono in crescita. 

I maasai bevono sangue di mucca e capra;

Nella cultura maasai e per tradizione, le donne mangiano con le donne, gli uomini mangiano con gli uomini, solo i piccoli bambini e ospiti non appartenenti al popolo maasai possono mangiare con chi preferiscono.

“Ora leggendo immagino che vi starete chiedendo il motivo, o forse direte che non è una bella cosa”, ma non è così”…..

Provate invece a vivere la situazione serenamente esattamente come un maasai, dovete pensare che anche la nostra cultura in determinate circostanze fa sorridere loro, semplicemente siamo nati e cresciuti in mondi e modi di vivere differenti e con questo non vuol dire che in entrambi i casi non ci sia armonia pur mangiando separati, questa usanza è solo una profonda credenza maasai.

In occasione di qualche festa, i maasai si ritrovano in foresta nella preparazione della carne, sono anche a centinaia, si dividono i compiti ed è incredibile come mucche e capre vengono macellate, usano un modo che definirei quasi professionale senza avanzarne nemmeno lo zoccolo dell’animale, dividendo le parti destinate tra guerrieri, anziani, donne e bambini, poiché portando avanti la tradizione e cultura maasai che si differenzia in ruoli e mansioni diverse tra loro. Lo stomaco di una capra è destinato agli uomini con il tradizionale brodo di carne mescolato con delle radici d’albero specifiche che fungono da medicinale e secondo le loro credenze è curativo per lo stomaco. Alle donne sia giovani che anziane è riservata la parte più buona, lo scamone.

grigliata masai
Maasai grigliano carne di capra appena maccellata

Il sangue della mucca e della capra è per un maasai una bevanda ad alto contenuto proteico , ricostituente ed energizzante. E’ curativo come per noi una vitamina, dicono sia una bevanda molto dolce e squisita, aiuta a rinforzare le loro difese immunitarie donando loro più forza. Quando ad esempio un bambino sta male viene sacrificata una capra appositamente per lui prelevandone il sangue, che mescolato con del latte sembra dia lo stesso beneficio dell’antidolorifico, oppure in caso di rottura ossea, bevono”olio di pecora” (questo è il termine usato dai masai).

La pecora della savana ha la coda a forma di un triangolo ad alto contenuto di grasso, viene pelata, dopo di che viene deposta in una casseruola aggiungendo pochissima acqua, si lascia andare a fuoco lento fino a diventare una sostanza oleosa e molto concentrata, si lascia riposare qualche ora a fino ad arrivare a temperatura ambiente e poi la si da al bisognoso. Gli effetti collaterali che possono insorgere sono nausea, diarrea o anche niente. (Di credenze curative maasai ne parleremo entrando nello specifico in uno dei prossimi articoli).

Foglie di te con late bollito, nota bevanda usata dalla tribù maasai
Chai maasai

LA MIA ESPERIENZA DA ITALIANA CON IL CIBO MAASAI:

Se c’è una cosa che in savana mi ha stancato è proprio il cibo, si mangiano sempre le stesse cose, le donne maasai a casa mia sono molto brave a cucinare ed ognuna si diversifica nella propria ricetta, ma viverci non è come passarci un mese o qualche giorno in vacanza.

In savana non si trovano i supermercati con la scelta variegata di cibo, non esistono formaggi o affettati bensì solo bancarelle di frutta e verdura non sempre forniti e qualche negozietto dove si vende farina, zucchero e riso. Non sapete quanto ho apprezzato chi è riuscito a venire a trovarmi con il salamino piccante e del formaggio grana Trentino, non sentivo quei sapori da un anno e quel momento è stato una goduria al mio palato.

Quasi ogni settimana i villaggi vicini a casa nostra si alternano sacrificando una capra e dividendola con chiunque si trovi nei paraggi, Willy partecipa volentieri, tanto poi quel turno toccherà anche a lui e riesce sempre a farmene una sorpresa portandomi una fetta di carne della parte più buona dell’animale tagliata a modo europeo, lui sa bene quanto mi mancano i sapori della mia cucina italiana e finalmente posso cucinarla a modo mio, non che la carne “alla maniera maasai” non sia buona, solo che trovandomi da sola in mezzo a loro non sto a spiegare che non mi piace la carne cotta semi cruda o che ho paura mi possa fare male e così evito poiché non sono nemmeno appassionata di carne.

Forse a voi questo potrebbe suonare come una lagna ma in realtà anche questa è una delle tante sfide e rinunce che ho abbracciato per vivere quella vita nel bel mezzo del niente ma che mi sta arricchendo moltissimo d’animo.
Voi avete mai mangiato del cibo maasai? Siamo curiosi di saperlo… raccontateci la vostra nei commenti 👇👇👇

“Quando ci venite a trovare non vi dimenticate di portarmi una confezione di caffè italiano e qualcosa di gustoso, vi ringrazio in anticipo” 😁😁

By Cristina e William

Venire a trovarci in savana non è solo un viaggio nuovo e autentico carico di emozioni, significa portare monetizzazione e lavoro agli abitanti che la popolano.

VI ASPETTIAMO IN MEZZO ALLA TRIBÙ’ PIÙ’ CONOSCIUTA AL MONDO…. IL GRANDE POPOLO MAASAI DELLA TANZANIA !!

DAI UN’OCCHIATA ALLA NOSTRA STORIA :

ARRIVARCI E CONTATTO:

By Maasai Travel Life

L’AMORE NON SI COMPRA: storie di passioni e illusioni in viaggio a Zanzibar!

Non è semplice descrivere storie e relazioni conosciute in tutti questi anni di trascorso in Tanzania tra mare e savana! Ciò che mi piacerebbe trasmettere a chi legge questo blog è che la Tanzania è un paese meraviglioso, ma è povero ed è inevitabile che la popolazione vedendo i turisti in vacanza comincino a desiderare di più, perciò è importante confrontarsi con i tanti europei che vivono a Zanzibar o in savana in modo da capire che tipo di aiuto si può portare. Dopo tanti anni di trascorso e vissuto in questo paese credo sia giusto esprimere la mia opinione anche su questo fenomeno degli amori troppo facili, e si sappia che così come ci sono i furbetti, ci sono anche tantissime brave persone che vivono dignitosamente.

Vado a vivere ai Tropici (Zanzibar);

Zanzibar è un’isola meravigliosa, è fatta di panorami e spiagge mozzafiato, mare cristallino, tramonti tipici africani e colori unici, ma non è solo il paradiso tropicale che tutti cercano ed ha dei lati oscuri del turismo che in questo articolo voglio raccontarvi e di cui si parla poco, poiché riguarda il turismo sessuale femminile.

Ad ogni nuovo arrivo di turisti iniziano gli amori fasulli, il rito iniziale è sempre lo stesso e la malcapitata già pensa alla nuova vita ai Tropici. Molte donne, illuse da tanti bei ragazzi locali, decidono di mollare tutto ed andare a vivere a Zanzibar già dopo soli dieci giorni di vacanza.

Alcune, accecate dall’amore, riescono a vendersi qualsiasi cosa, ritornando “nel paradiso tropicale” e lasciando tutto e tutti dalla sera alla mattina. Ci sono donne che sono riuscite a rinunciare ai figli piccoli, hanno svuotato i conti correnti di famiglia per costruirsi qualcosa a Zanzibar per poi scoprire che non ha funzionato poiché non si sono date il tempo di conoscere il posto, i locali e sopratutto di aver perso la testa per un uomo in una sola settimana di vacanza dovendo avviare battaglie legali inutili da lontano senza arrivare a nessuna conclusione se non che l’intestazione al locale ha funzionato alla perfezione.

Il panorama a Zanzibar (Tanzania)
Mare e spiaggia a Zanzibar (Tanzania)

Vacanze e amori tra spiaggia e savana;

Gli africani non sono abituati alle comodità ed hanno un ritmo di vita totalmente diverso da quello europeo. Non programmano mai nulla nella loro vita e vivono alla giornata, ma hanno capito che sulle belle spiagge di Zanzibar arrivano tante donne in cerca del grande amore (non importa come siano e chi siano) ed in tanti hanno imparato ad illudere la donna bianca per avere una vita più facile. Per alcuni cercare la donna bianca è diventato un mestiere di moda, sanno ormai molto bene che la “muzungu” (=donna bianca) li mantiene a distanza ed i soldi arrivano facilmente e soprattutto senza fare sacrifici tipo studiare cercando di crearsi opportunità di vita migliori.

Ogni volta che un bianco regala qualcosa sulla spiaggia ad un bambino o ad un adulto lo induce a credere che nella vita non si vive con l’impegno, ma è più facile andare sulla spiaggia ed approfittare dei bianchi che arrivano ogni settimana con l’aereo. Tutti facciamo l’errore di intenerirci, quando visitiamo Zanzibar e di voler aiutare, pensando che il nostro piccolo regalo possa risolvere qualcosa, mentre invece stiamo facendo un grosso danno alla popolazione locale. Questo discorso è ancora più importante tra le tante donne che arrivano a Zanzibar e pensano di aver trovato l’amore dopo una settimana passata in spiaggia tra passeggiate e complimenti.

Come rovinare la vita ad un africano;

Un africano ha il concetto di casa completamente diverso dal nostro modo di vivere, non guarda se i muri sono tinteggiati o rimangono di cemento o mattoni, a loro non interessa se manca il bagno, se hanno un letto, l’asciugamano, le lenzuola ecc…. le basta un posto per dormire. La differenza d’età nella coppia in Africa è poco rilevante, chi ama con il cuore è sincero, ma conosco situazioni che ritengo davvero incredibili e la prima domanda che mi viene spontaneamente è;

“ma queste la testa la usano” ???

S’innamorano del primo che incontrano passeggiando e dopo un solo giorno alcune hanno già perso “la capacità di intendere e volere”, ormai qualche complimento l’hanno ricevuto e al rientro in Italia iniziano ad aiutare il loro amato. Non parliamo poi degli abitanti della savana che vivono in “capanne” ed hanno ancora meno delle persone di Zanzibar abituate al turismo. Pensano di renderli felici, aiutarli e di rendersi utili ma non pensano che in realtà li stanno distruggendo, li fanno vivere come ricconi dove non c’è niente, rendendoli ridicoli agli occhi di tutti poiché non sanno gestire ne soldi ne attività, e li abituano solo a chiedere sempre di più non sapendo che adorano la casa che noi chiamiamo “capanna”.

I locali che risiedono dalle mie parti in savana ed hanno rapporti con qualche bianca sono facilmente riconoscibili, girano con Tablet, Computer e addirittura Iphone che pochi pure in Europa possono permettersi. In savana non hanno nemmeno i soldi da mantenere la linea internet al costo di c.a. € 5,00 al mese ma si accontentano di comprare “mega byte” solo per l’ascolto della musica e rispondere a qualche messaggio in WhatsApp alla “povera” bianca che intanto lamenta di non trovarlo mai online nonostante il suo “regalone” doveva fungere come metodo a potersi sentire spesso.

Non tutti i villaggi sono coperti da linea internet o telefonica, si accontentano di qualche trasferta nella cittadina più vicina ogni tanto senza pensare o sapere che l’amata è triste nel non sentirli e nel mentre passano il tempo con qualche film e a giga terminati rientrano al villaggio senza aver fatto in tempo ad avvisare “l’amica”, internet finito.

In Tanzania la banconota di taglio più grosso è da Tsh 10.000 (equivale a c.a. € 5,00) ma alcune sostengono che l’aiuto in danaro faccia bene, inviano somme che in Europa alcuni non guadagnano nemmeno lavorando un mese intero, così l’uomo di “savana” si ritrova in mano cifre che nemmeno aveva mai visto se non forse sognato. Gli comprano moto, macchine, intestano loro case, attività, abiti costosi e firmati all’ultima moda, orologi costosissimi, occhiali che siano rigorosamente Ray-Ban, pozzi, spuntano persino nuove “onlus” in aiuto del singolo villaggio, e tutto ciò che secondo loro serve a rendere una vita migliore, ma forse sono all’oscuro che tale materiale la maggior parte delle volte viene rivenduto a cifre simboliche per monetizzare, o aiutano molti ragazzi a mantenerli alcolizzati.

Dove termina la strada asfaltata e inizia quella sterrata. (Savana)
Case e strade sterrate in Tanzania

La maggior parte non sa ne leggere ne scrivere, ed essendo analfabeti devono persino farsi aiutare a contare, a cambiare con la valuta locale e ancor peggio cedere il telefono a qualche amico per rispondere ai messaggi della buona samaritana, è rilevante mantenerne il contatto di comodo. A tanti piace bere, grazie ai soldi hanno strada libera e aperta nello spendere tutto in alcool, rimanendo con niente, nemmeno un pugno di mosche in mano, rispetto a tutto ciò che avrebbero potuto imparare a gestire se al loro fianco avessero trovato una donna intelligente da comprendere a priori il loro stile di vita e che le avesse insegnato a guadagnare per vivere pensando al futuro anziché regalare.

Regali da “ricchi” dal mare alla savana;

Quando il portafoglio è svuotato, le poverine si rendono conto che forse sono solo state usate ed io penso:

ma anche in Italia regali una macchina, una moto, tantissimi soldi ad uno sconosciuto solo perché ci sei stata a letto mentre eri in vacanza? Ho conosciuto donne (e sono tante) in possesso di attività piuttosto famose in Italia, non solo un’ottima posizione lavorativa ma anche culturale e spesso mi sono chiesta…. sono così intelligenti e non si rendono conto della situazione???

moto in savana (Tanzania)
Una moto masai in savana (Tanzania)

Queste donne perdono la dignità senza nemmeno rendersene conto!!! Obbligate poi a chiedere finanziamenti per vivere e arrivare a fine mese, donne che dopo aver lasciato tutto non hanno nemmeno più chi le ospiti nuovamente in Italia e non un soldo da poter comprare un biglietto aereo di rientro, obbligate a cercare un lavoro da badante presso qualche famiglia pur di essere ospitate con domicilio, residenza ed avere vitto e alloggio, da quanto ricche erano si sono ridotte a non avere niente di niente.

“Alcuni” esempi di donne illuse a Zanzibar;

HO CONOSCIUTO;

  • una donna massacrata di botte e chiamata vecchia (aveva nemmeno cinquant’anni), dopo aver costruito una guest house a Zanzibar con tutti i suoi risparmi si è ritrovata con costole rotte, denti da rifare e salvata in extremis dall’ambasciata con l’aiuto al rimpatrio immediato
  • donne che mettono al mondo figli scagliandosi contro le ex mogli dello stesso farabutto diventato il padre dei suoi nuovi bambini, senza provare a capire che la precedente è stata lasciata sola e con i figli per aver trovato un portafoglio migliore da usare “la guerra tra donne usate”.
  • una donna di quasi ottant’anni, si riteneva follemente innamorata e al suo decesso ha lasciato un’eredità miliardaria, ad oggi in causa dalla famiglia il marito tanzaniano
  • moglie e marito in vacanza insieme e mentre il consorte fa il riposino pomeridiano la “mogliettina” ha già appuntamento in luoghi appartati e rientrata all’ovile fa le scenate di gelosia all’amante se nota che in spiaggia passeggia o parla con qualche donna…..
  • donne tornate per sorprendere l’amato e scoprire che il giorno stesso era in volo verso l’Europa per sposarsi con un’altra
  • donne che arrivano in savana, pensando di essere al villaggio di famiglia ma in realtà non sanno di trovarsi al villaggio di amici o fratelli, cercano di nascondere la famiglia e i figli africani per paura di essere lasciati e non più finanziati o stipendiati
  • donne che sanno ma ciecamente innamorate a tal punto di sposarsi pur di averlo al loro fianco in Italia, a Zanzibar sanno che non rimarrebbe fedele
  • donne che provano ad ingelosirli facendo figli con un’altro della zona per poi ritornare e sposarsi con chi l’ha sempre umiliata e tradita
  • donne che non sanno di essere una delle tante ad essere usate
Mucche al pascolo sulla spiaggia di Kigamboni in Tanzania
Mangrovie sulle spiagge di Kigamboni in Tanzania

Vivere UN rapporto a distanza con L’AMATO A Zanzibar;

Ovviamente in una settimana avete capito chi avete incontrato, con un rapporto a distanza ancora di più, tanto da essere diventate esperte d’Africa, incinta e sposate in pochissime settimane, o l’esempio di chi arriva per quindici giorni l’anno convinta di essere l’unica ad essere attesa, ma che rapporto si costruisce frequentandosi due settimane l’anno? Eppure esiste chi porta avanti queste storie negli anni tenendo nascosta la verità sia ad amici che parenti, si vergognano, non prendono nessuna decisione in merito, ma frequentano l’africano e lo ritengono il loro uomo esclusivo vivendo nell’ambiguità..

Vi sale l’ansia, dovete inventarvi assolutamente qualcosa, tipo sposarvi o partire, inventarvi un lavoro in Tanzania ma di chi è la colpa? E da chi si confida notiamo spesso la solita frase che ormai sembra fatta ma non lo è, l’amato risponde: ma sei stata tu a decidere di aiutarmi io non ti ho rubato niente, scusate se lo pensiamo ma hanno ragione… Voi non accettereste tanto denaro e materiale da chi ve lo dona senza nessuna fatica? Ora chi sarà mai il poverino da aiutare, e soprattutto chi aiuterà voi a rialzarvi?

Ma insistiamo ad usare il termine poverini….

Eh…. cara Cristina (il mio nome)…. quando vieni contattata per informazioni o provi a metterle in guardia, non dire di stare attente e che stanno prendendo una fregatura, non dire che hanno moglie e figli da mantenere in Tanzania e magari pure in giro nel mondo. Ti dicono che le vuoi rubare l’uomo, che vogliono le prove, che sei pazza e invidiosa arrivando a fare branco e comunella tra loro per poi scagliarsi contro di te pensando che parli male di loro! Mi vergogno delle mie connazionali, sono le donne come queste in alcuni esempi che ho citato a rovinare l’Africa. E’ una vergogna tenere il prosciutto sugli occhi piuttosto di rinunciare all’uomo sbagliato, e rifletti se il tuo uomo ti sta tenendo lontana da chi ti vuole mettere in guardia giudicando e criticando la persona che ti vuole aiutare (io in questo caso) lo fa per paura di perdere i tuoi soldi, ti sta facendo male usandoti e strizzandoti come uno straccio poiché l’amore non si compra, mentre al tuo rientro o a tua insaputa con me risulta un agnellino che riesce a pagarmi pranzi o sode con i soldi che tu le hai appena inviato e sa benissimo che le conviene avermi come amica e non nemica, vivo e lavoro con loro…. ( sia chiaro che non ne sono fiera di raccontarti questa verità ma mi auguro che serva come tua riflessione).

Se mi impegnassi di più a scrivere e ad entrare nello specifico delle situazioni dovrei farne un libro e non un articolo di un blog, vedo situazioni incredibili e inaccettabili! Vorrei tanto che questo scritto possa servire in aiuto a chi si sente in dubbio nel rapporto in atto e che colga il messaggio che forse è giunto il momento di ammettere che stiamo sbagliando, è ora di riprendere in mano la situazione e di fermarsi. Poniamoci delle domande e diamoci un limite, la vita è solo una e va vissuta con il rispetto di sé stesse e non con chi ci illude solo per avere soldi dalle nostre tasche, di problemi ne esistono di ben peggiori a dispetto di un amore malato.

Comprendo benissimo che ormai siate immerse sino al collo dalla situazione, voi credete nel loro amore e i vostri amati confermano, ma il dubbio lo avete eccome, soffermatevi alle richieste di denaro, provate semplicemente a pensare che prima di conoscere voi vivevano ugualmente e pensate che il tenore di vita che gli state regalando non è consono al loro stile. Viveteli, conosceteli, poiché l’amore vero rende felici, non vi rende ansiose e vulnerabili, non vi rende fragili davanti ai suoi occhi, ormai lui conosce il tuo punto debole, difenditi! L’amore è uguale in tutto il mondo e si vive senza scusanti sia tra culture diverse sia in povertà.

I masai sanno amare;

Per anni ho combattuto con me stessa se scrivere questa grande verità in quanto ho sposato un africano ed è un masai. Leggi la storia di mio marito masai; https://maasai-travel.com/il-racconto-di-un-masai-e-unitaliana-in-tanzania/, di coppie miste come noi ne esistono tantissime altre a darne il buon esempio che il vero amore esiste in tutto il mondo. Sono felice di condividere la mia vita in savana al fianco di mio marito e la famiglia masai, stando lontana da Zanzibar e dal turismo di massa vivo in modo sereno e salutare senza sentirmi coinvolta in questi “strani amori”.

masai e italiana
Io e mio marito masai (Tanzania)

Per correttezza ho chiesto il parere del mio scritto a mio marito, le è piaciuto, ha aggiunto solamente il suo pensiero dicendo che un vero africano non va a Zanzibar per “vendersi”, ci va per lavorare e che appoggia appieno il mio articolo. Tengo a ribadire che i maasai o i zanzibarini non sono tutti uguali, conosco e frequento moltissime brave persone dignitose, a cui non interessa il portafoglio di nessuno e mai hanno chiesto qualcosa a qualcuno, sono orientati ai loro progetti futuri e lavorano dignitosamente come qualsiasi uomo del mondo.

“I FURBETTI TANZANIANI ORMAI SI CONOSCONO E GUARDA CASO SONO SEMPRE GLI STESSI A CREARNE UNA BRUTTA ETICHETTA FACENDONE DIVENTARE DI TUTTA UN’ERBA UN FASCIO, PORTANDO IL BRUTTO ESEMPIO A FRATELLI ED AMICI DI COME AVERE I SOLDI FACILI ANDANDO A ZANZIBAR ANZICHÉ’ STUDIARE E CREARE UNA POSIZIONE LAVORATIVA PER LA VITA. IN FONDO A ZANZIBAR CI SI DIVERTE GUADAGNANDO SENZA FARE FATICA” !!!

Dopo aver letto questo articolo contattaci e visita l’Africa vera tra gli abitanti della savana con noi, qua nessuno ti chiederà niente!

By Cristina e William

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COME COMPORTARSI IN UNA RELAZIONE CON UN MAASAI O COPPIA MISTA? Ogni rapporto è a sé, come si può sentirsi in diritto di consigliare? Non c’è una regola scritta, un decalogo da seguire, delle istruzioni dettate da chissà quale guru del sentimento. Non ponetevi troppe domande, non fatene a nessuno che vive un rapporto di coppia con un maasai come voi, talvolta porta confusione poiché la risposta arriva dalla loro storia che non può essere paragonata alla tua. Conosci, rispetta e immergiti nella cultura maasai, create uno scambio culturale nel vostro nuovo rapporto, fatevi domande, pretendete e datevi delle risposte che servano a maturare e crescere in questa nuova vita insieme… Non cominciare a postare nei social foto in cui vi state baciando, il popolo maasai non usa manifestare in pubblico la propria intimità, di questa ne fa parte anche un banale bacio sulla guancia, lo si fa in privato tra voi due. Prima di postarla chiedine a lui se puoi e se te ne darà il consenso sappi che mancherà di rispetto alla propria cultura e tu acconsentirai al suo sgarbo… Se vuoi sentirti la donna di un maasai, cerca di farne parte anche tu di questa fantastica tribù, non fermarti a passare la vacanza solo nella splendida Zanzibar, non saranno mare e spiaggia da favola a darti le risposte che poi cerchi scrivendo richieste informazioni alle donne dei maasai. Vivetevi il rapporto normalmente per come sta nascendo, le risposte le troverete strada facendo, come accade in tutti rapporti di coppia che esistono sul pianeta! Adesso lo sai…. Ciao Cri e Willy https://maasai-travel.com/2018/05/29/spesso-mi-viene-chiesto-come-la-vita-con-un-guerriero-maasai/ #mixedcouples #worlderlust #maasai #travellife #thebestshooter #tribe #beautifuldestinations #instapic #worldplaces #nationalgeographic #instatravel #instagood #naturephotography #bestvacations #maasai #photograph #wanderlust #instaafrica #masaitravellife #amazingtrips #nature_perfection #savannah #wonderfulplaces #photowall #exploringtheglobe #photos #world #worldwide #thebest #wishlist

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COSA VISITARE, PREZZI, VACCINI VIAGGIANDO A ZANZIBAR, SAFARI, E TRIBÙ IN TANZANIA;

Strade e percorsi in Tanzania;

Da quando io (italiana) e mio marito (masai) abbiamo iniziato a proporre questo nuovo viaggio avventuroso e alternativo, nel cuore dell’ Africa vera in mezzo alle tribù della savana, comprendiamo dalle vostre richieste, che non tutti siete informati sugli spostamenti, distanze e di quanto grande sia la Tanzania tra strade sterrate e il “pole, pole” africano (piano, piano in lingua Swahili). Tutti siete in attesa delle meritate vacanze e giustamente in soli 15 giorni di ferie vorreste visitare e fare tutto, il vostro primo pensiero è; “visto sono in Tanzania ed il viaggio in aereo è lungo ne approfitto a vedere tutto“!

Quanto è grande la Tanzania?

La Tanzania è un paese dell’Africa orientale, al giorno d’oggi riesce difficile fare una stima degli effettivi abitanti poiché è conosciuta anche per vaste zone selvagge abitate da tribù che nemmeno ne immaginiamo l’esistenza. Gli abitanti della savana praticano ancora le nascite in casa per cui non tutti hanno un certificato di nascita. Tribù masai e tribù datoga addirittura non usano nemmeno festeggiare i compleanni e spesso perdono la conta dei loro anni….

Ad oggi in Tanzania si parla di una popolazione che comprende ben 60.425.321 abitanti, ma facendo una ricerca in Google le informazioni in merito sono molteplici, mentre l’Italia ammonta a 60.391.000 e tutto stimato a gennaio 2019. Osservando le mappe questi dati aiutano a comprendere che in Tanzania qualche abitante non è registrato all’anagrafe oltre al fatto che molte zone non sono disabitate, ma torniamo a noi……

Prima di intraprendere un qualsiasi viaggio è sempre consigliabile informarsi il più possibile del paese e meta scelta, è importante conoscere il tipo di visto necessario ad entrare nel paese e se si necessita di eventuali vaccini obbligatori per l’entrata nel paese.

Scegliamo a priori cosa visitare, altrimenti si rischia di perdere giornate intere in spostamenti senza viversi tutto al meglio, rientrando a casa con il bisogno di un’ulteriore vacanza fatta di riposo assoluto senza essersi dati la possibilità di conoscere e viversi appieno il luogo…

Prendiamo in esempio la cartina dell’Italia e posizioniamola vicino alla cartina della Tanzania;

Come noterete dalle foto sotto postate, la Tanzania è un pase “enorme“! Faccio volutamente il paragone con l’Italia poiché la maggior parte delle richieste di viaggio verso il nostro villaggio masai in Tanzania, provengono dal viaggiatore italiano.

La Tanzania comprende anche alcune isole quali Zanzibar, Mafia e Pemba (cito queste isole poiché risultano le più frequentate dal turismo).

Tante sono le strutture e i prezzi che potrete trovare sia in booking che in altri motori di ricerca a prezzi vantaggiosi. Saranno le stesse strutture ove alloggerete a proporvi dei pacchetti escursioni, io consiglierei di trattare il prezzo con qualche beach boys in spiaggia, hanno costi più contenuti e tra l’altro la maggior parte sono gli stessi che collaborano con i resort, basta assicurarsi siano guide esperte. Vero, all’inizio forse sembrano troppo “assillanti” ma pensiate che voi state offrendo la possibilità di lavoro, ecco la motivazione, ognuno di loro vorrebbe avervi con sè per guadagnare.

Visitare le tribù della savana in Tanzania;

Un nuovo viaggio per catapultarvi nella vera vita masai !

Arrivare in Tanzania o in Kenya per guardare il mare o stare sdraiata su un lettino non è di certo il mio modo di viaggiare, soprattutto dopo essermi fatta tante ore di viaggio in volo per vivermi l’Africa. La curiosità di conoscere la savana e i suoi abitanti per me è sempre stata tanta ed ora che addirittura vivo in un villaggio maasai ed ho sposato un maasai non l’avrei mai pensato che la mia vita cambiasse così tanto e mi rendesse così serena !!!

In savana non si trovano solo i masai, che certo sono il popolo più conosciuto al mondo, ma esistono anche la tribù datoga che abbiamo come vicini di casa e altre che ancora al giorno d’oggi nemmeno si conosce né nome né origini.

E’ davvero un gran peccato non unire la vacanza su una spiaggia selvaggia della Tanzania o Zanzibar alla conoscenza delle tribù della savana o a un safari.

I tuoi occhi vedranno la vera quotidianità dei locali nel cuore dell’Africa vera, ove è rara la presenza del turismo.

Per esempio ove viviamo noi di faccia pallida trovate solo la mia e dei nostri ospiti, ma proprio perché vi ci portiamo noi, molto difficile arrivarci soli come solito usano fare i viaggiatori zaino in spalla…. (in dieci anni non ho mai incontrato nessuno da queste parti in viaggio da solo).

Avrete la possibilità di fotografare paesaggi, panorami, tramonti dai colori spettacolari e, con un pizzico di fortuna, incontrare qualcuno degli animali caratteristici delle foreste tanzaniane, come scimmiette, tartarughe terrestri, camaleonti e tanti altri.

Le tribù che vivono nei Parchi Nazionali o nei dintorni di Arusha sono ormai molto preparate ad accogliere il turista. Infatti, c’è chi si è inventato villaggi ove si pagano $50 solo per entrare qualche ora con i masai che vi attendono danzando tutti belli truccati, colorati e magari facendovi sentire quasi in obbligo nell’acquisto di qualche bracciale, stesso esempio vale per la tribù datoga, Hadzabe’e o altre adiacenti, cosa che in genere non accade se non in rituali da loro ritenuti importanti per cultura e non come attrazione turistica..

Da noi di organizzato troverete solo la nostra guida e i transfer in quanto avrete bisogno di supporto e traduzioni per tutta la vostra permanenza, si vedranno i veri mercati africani, i masai e il baratto del bestiame, la varietà di frutta, stoffe coloratissime e le vere cerimonie masai nei periodi indicati per loro cultura e non in base alla richiesta dei viaggiatori, è un viaggio vero, non è inventato a fungere da attrazione turistica…

È un viaggio di vita vera in savana, una vacanza alternativa per poi tornare a casa e poter raccontare che hai visto e vissuto davvero l’Africa vera e che forse avrai contratto e capito che significa avere il mal d’Africa.

ll prezzo è in formula all inclusive nella nostra accogliente casa posta nel centro del villaggio masai di famiglia e comprende transfer, Lodge o Hotel di appoggio al vostro arrivo e partenza, pernottamento in pensione completa, guida masai parlante 4 lingue.

Abbiamo creato una catena di lavoro e la nostra faticosa organizzazione va compensata con equa retribuzione. Anzi, l’organizzazione in savana è particolarmente difficile e non è affatto esente da spese.

Safari in Tanzania;

Sicuramente è il viaggio e l’attrazione più richiesta, anche agenzie e tour opere-tor sono ormai in tantissimi a proporli, rispetto al Kenya sono un po più alti di prezzo ma è anche vero che la Tanzania ha tantissimi Parchi Nazionali e molti di questi non sono così turistici e conosciuti.

Esempio di Parchi Nazionali non molto frequentati dal turismo di massa:

  • Parco Nazionale di Sadaani
  • Parco Nazionale di Mkomazi
  • Parco Nazionale di Mkumi
  • Parco Nazionale di Ruaha
  • Parco Nazionale di Kitulo Plateau
  • Parco Nazionale dei Monti Udzungwa

Parchi Nazionali conosciuti e frequentati dal turismo di massa:

  • Parco Nazionale del Tarangire
  • Parco Nazionale di Arusha
  • Parco Nazionale del Kilimanjaro
  • Parco Nazionale del Serengeti
  • Parco Nazionale del Lago Manyara
  • Riserva naturale del Ngorongoro all’interno di un cratere vulcanico

Prezzi d’entrata ai Parchi Nazionali e spese in Tanzania;

I prezzi d’entrata variano dai $53 ai $72 per ogni turista e a giornata, queste tasse scadono dopo 24 ore dall’entrata nei parchi quindi prolungando i tempi si deve ripagare gli stessi importi, ma non dimentichiamoci altri costi.

Ci vuole una macchina, il prezzo varia dai $200 ai $250 al giorno (ma in questo caso non a persona), la guida certificata va pagata e se ne trovate una che non conosce la vostra lingua (cosa che accade) o voi non conoscete la lingua Inglese e Swahili? Come farete a comprendervi e ad essere informati?

La tenda o i lodge hanno svariati costi, ma partono ugualmente da una media di $40 a notte in base al periodo, poi vengono applicate le tasse di soggiorno e costano quasi come l’entrata nei Parchi Nazionali. “Se si decide di viaggiare ad agosto, Natale o in altre festività del calendario, si sappia, sono i periodi più caldi dell’anno quindi non meravigliamoci dei prezzi in pennata”.

Ci sarà necessità di mangiare e bere, all’interno dei parchi non ci si può spostare a piedi e da soli alla ricerca del supermercato o del ristorantino, quindi dovremo mettere in preventivo anche i pasti e l’organizzatore del tuo safari va retribuito.

Se poi ad esempio ci si trova nel Parco Nazionale del Tarangire e si volesse scendere fino alla Riserva naturale del Ngorongoro che si trova all’interno di un cratere vulcanico, si ricorda che è altro parco e quindi altra entrata e tasse da pagare al giorno e a persona.

Spesso si trovano safari a prezzi sin troppo “stracciati” e su questo argomento mi si aprirebbe un mondo…… ad esempio guide sotto pagate o non pagate con il rischio di trovarvi a fare dei safari con delle guide si certificate, ma in realtà potrebbero essere dei cacciatori e nemmeno saprete che lo siano fungendo da guida armata ai vostri occhi, con spari che fanno passare per prove o finte minacce alla vostra persona durante la vista di presunti animali pericolosi.

Macchine o Jeep a dir poco allo sfascio o non in sicurezza, magari con appena il posto del respiro, insomma nel caso dei safari è bene il detto “chi più spende meno spende”, ameno che non conosciate qualche locale che abbia buone conoscenze in Tanzania e che vi sappia indirizzare a qualche organizzazione di fiducia.

Cosa sapere prima di scegliere un Tour Operator affidabile in safari Tanzania;

Noi ad esempio, collaboriamo con un tour operator locale molto affidabile e professionale, ha esperienza decennale e conosce la lingua italiana, ha più mezzi da 8 o 4 posti, evita i gruppi che non si conoscano tra loro e nella Jeep ha persino la possibilità di caricare laptop e cellulari ad ogni posto a sedere, i sedili sono separati proprio pensati a stare comodi e fotografare senza urtarsi.

D’altronde le comodità tornano utili e vanta di recensioni ottime!!

Il safari sarà un ricordo indelebile, giusto ponderare anche i prezzi, ma informatevi prima con chi vivere l’esperienza, sarà un piacere trovare un tour operator o l’agenzia che vi giustifica la spesa, non soffermatevi al prezzo e prima di chiedere un’altro preventivo alla concorrenza esigete spiegazioni, abituatevi a leggere le recensioni.

Una recensione su 50, in media, ci sta che non sia positiva ma proviamo a ponderarne la motivazione, scrivete, interrogate chi ha postato un pensiero sia negativo che positivo, molti non stanno bene da nessuna parte e tanti altri scrivono recensioni danno voti e stelle senza nemmeno aver mai intrapreso tali esperienze, nei social e nel web esistono persone che nella vita hanno poco da fare, o non stanno bene di testa e si divertono a neutralizzare il prossimo.

Cosa offre Zanzibar;

L’arcipelago di Zanzibar è “paradisiaca”, è circondato dall’oceano indiano conosciuto anche per le sue calde acque, la temperatura può raggiungere fino ai 30° e vi assicuro che è un piacere entrare in quell’acqua cristallina senza doversi battere con il brivido del freddo iniziale prima di fare un bagno. Altro effetto che personalmente trovo spettacolare è il fenomeno della bassa marea, si percorreranno centinaia di metri nel mezzo di stelle marine. Zanzibar oltre ad avere spiagge bianche come la farina e mare turchese offre diverse tipologie di escursioni.

Cosa visitare a Zanzibar;

TOUR DELLE SPEZIE; è il modo migliore per conoscere dove e come coltivano le spezie, verrete catapultati da profumi e odori all’interno dei campi di contadini locali, la vostra guida saprà spiegarvi ogni diversità di pianta e lavorazione tra cannella, zenzero, vaniglia, pepe, caffè, peperoncino, noce moscata, chiodi di garofano, zafferano, hennè, oltre a piante e alberi di banana, cocco, mango, ananas e papaya.

Zanzibar è conosciuta come l’isola delle spezie!

STONE TOWN; quale capitale di Zanzibar, detta anche città della pietra. Il centro storico è un miscuglio di abitanti trà arabi, cinesi, indiani, africani ed europei con dei vicoletti molto stretti in mezzo alle case assomiglianti ai nostri “paesini” del sud Italia ed è davvero bella e particolare grazie a questo “mix” di culture e costruzioni.

Ci sono infinità di negozietti ove potrete sbizzarrivi allo shopping di splendide stoffe colorate e altro, ma non dimenticate di visitare il museo degli schiavi, il Palazzo delle Meraviglie affacciato sul mare, i resti di una fortezza portoghese e la casa dove è nato e vissuto il cantante dei Queen, Freddie Mercury che ora ne è diventata un museo in suo ricordo.

LA FORESTA DI JOZANI; si trova all’interno dell’isola e habitat naturale di una scimmia che si trova a Zanzibar e prende nome di: Colobo rosso di Kirk.

IL VILLAGGIO DALLE CASE DI FANGO; ti immergerai nella vita locale ove vivono parte dei zanzibarini, in capanne costruite con il fango e coperte con tetti di zinco ed altri realizzati con un misto di rami e foglie secche, non hanno elettricità e vivono con ciò che la terra offre.

Case con tetto di paglia a Zanzibar

Safari Blue a Zanzibar;

In spiaggia troverete sicuramente chi ve lo propone, vi porteranno con delle imbarcazioni verso un’isolotto che all’arrivo dell’alta marea scompare, farete snorkeling e il bagno con i delfini, natura e paesaggi da favola accompagnati da grigliata di pesce, frutta e bibite.

Delfini nelle acque di Zanzibar

Quanto costa volare in Tanzania;

I prezzi di viaggio in aereo dall’Italia verso la Tanzania, variano da un minimo di € 360,00, ovviamente extra festività, fino ad arrivare anche a € 1.200,00 nei mesi di agosto e Natale.

In viaggio verso Dar es Salaam (Tanzania)

Consiglio di scegliere Dar es Salaam come aeroporto d’arrivo e partenza, il prezzo del volo sarà più basso trovando collegamenti per spostarsi comodamente in tutto il territorio.

Tasse e visti di A/R in Tanzania;

All’uscita del paese non verrà richiesta o applicata nessuna tassa di soggiorno come invece accade all’uscita del paese dall’aeroporto di Zanzibar, si pagherà solo il visto d’ingresso di $50 con carta di credito (funziona anche la carta prepagata postepay). Vi verrà chiesto il cash in euro o dollaro e sempre arrotondato a $50 o € 50,00 solo se ci dovessero essere problemi di linea o corrente.

NUOVA PROCEDURA VISTI D’ENTRATA IN TANZANIA;

Da inizio anno 2019 è attiva la procedura visti online con risposta di accettato o rifiutato in 48 ore, in caso di esito positivo vi verrà inviato via email con un codice a barre da stampare e da presentare al personale dedicato che vi attende all’entrata nel paese.

Per maggiori informazioni visitate il sito ufficiale dell’ambasciata italiana presente in Tanzania

Profilassi e vaccini in Tanzania;

A mio parere si legge molto “terrorismo” in merito, ma non sono un medico e mai potrei assumermi una responsabilità così grande nel consigliare il tipo di vaccino o meno. Starà nel vostro buon senso decidere e soprattutto informarvi prima di partire verso qualsiasi destinazione del mondo. Per quanto riguarda noi una cosa sola è certa, poiché in savana il clima è secco, fresco mattino e sera grazie allo sbalzo termico che vige in savana certamente non si corre il rischio di vivere in mezzo alle zanzare.

Consiglio di visitare il sito VIAGGIARE SICURI all’indirizzo;
http://www.viaggiaresicuri.it/paesi/dettaglio/tanzania.html?no_cache=1 è costantemente aggiornato.

Per quale motivo un viaggio si organizza mesi prima?

Altro consiglio è la formula “mi organizzo prima“, oltre trovare prezzi di prenotazioni abbordabili sia sui voli che nelle strutture, serve a partire informati e a non trovare sorprese a ridosso della partenza.

Speriamo che queste informazioni vi possano venire utili.

By William e Cristina

Vi attendiamo in mezzo delle tribù della savana

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