LA NOSTRA VITA AL VILLAGGIO MAASAI

Forse non tutti sapete che la nostra casa è stata costruita proprio nel centro di “Ingang’itie emaa” villaggio di famiglia (in lingua maa significa villaggio maasai). Siamo circondati da capanne e dal boma (recinto in lingua swahili) da capre, mucche e galline. E potrai vedere la nostra casa qua:

Una delle case maasai nel nostro villaggio

IL RISVEGLIO AL VILLAGGIO MAASAI

Non sono ancora le sei, mi siedo vicino al fuoco ed inizio a sorseggiare la mia tazza di caffè godendomi l’alba dai colori sorprendenti sempre pronta con il mio smartphone a postarvi qualche foto o diretta che vi aiuti a comprendere la vera vita del villaggio maasai.

Il mio entusiasmo è forte nel voler rendervi partecipi a questa realtà che all’apparenza potrebbe sembrare strana e serve a smentire cose insensate che mi capita purtroppo troppo spesso di leggere nei social, tipo a chi deve per forza farne un articolo sui maasai per poter venderne un viaggio, farne un libro carico di cose inventate  oppure ancora peggio chi copia e incolla ciò che di vero scrivo, cambiano le parole ma le frasi e le situazione sono solo vissuti miei.

Noi lavoriamo per viverci e non per speculare, con due stanze in un villaggio ricchi non lo diventeremo mai!

Il risveglio in savana è senz’altro il mio momento preferito e tra l’altro mi sveglio molto presto senza bisogno di una sveglia, ma questo sin da quando ero bambina, non sono mai stata una dormigliona. Il gallo inizia a cantare prima dell’alba e credo che a quel canto non ci si abituerà mai nemmeno la persona che cade nel sonno più profondo, ma con il cantare del gallo inizia la vita al villaggio maasai.

Le donne sono le prime ad aprire le porte delle loro capanne, si intravede il fumo che avvolge la casa e fa capire che stanno attizzando il fuoco che servirà a prepararne il chai (the maasai) con il latte appena munto. Mi sveglio all’alba sia in presenza di ospiti che non e la prima cosa che faccio è prepararmi una moka di caffè italiano, cosa che sul fuoco a volte è davvero un’impresa ma a modo mio ci riesco.

Ad ogni ospite chiedo gentilmente di portarmi un pacchetto di caffè altrimenti non saprei dove reperirlo in una savana dove non esiste nè un negozio fornito di alimentari e “men che meno” un supermercato.

Apro la porta della mia cucina e già si cominciano a sentire le prime grida dei bambini intenti nel gioco e le pecore belare, chi si organizza per andare a scuola e chi prepara i greggi di capre per il pascolo i bambini liberano le caprette e si notano già attivi nel gioco mentre svolgono le piccole mansioni che le sono state attribuite da papà maasai.

Quando non abbiamo ospiti ci sediamo tutti insieme attorno al fuoco, l’umidità del mattino da un po di brivido di freddo ed è piacevole sentirne il calore che ti avvolge mentre mama maasai ti passa una tazza di chai per colazione, a volte non si è solo in famiglia, possono arrivare anche i maasai dei villaggi adiacenti e ci siede in cerchio salutandoci con un “raga sidai”? = hai dormito bene? Questa frase ti verrà chiesta almeno fino a pomeriggio inoltrato poiché hanno piacere di sapere se hai dormito bene.

Saluto e rispondo al buongiorno dell’andirivieni di donne che passano davanti al nostro recinto di casa. Il mio sguardo con gli occhi ancora assonnati le segue, stanno entrando nel recinto delle mucche, altre donne stanno tagliando legna con un machete enorme, hanno una forza invidiabile il fumo intanto aumenta sempre più e mi chiedo come riescano a resistere cucinando all’interno della casa. Ma per loro è la normalità ed alcuni bambini e adulti si siedono attorno alla “mama maasi” in silenzio e in attesa.

LA NOSTRA ORGANIZZAZIONE DI LAVORO AL VILLAGGIO

Dopo aver preparato la tavola qualche ospite si è svegliato e dalla cucina odo i passi dal terrazzo, preparo un vassoio con una thermos di caffè con delle tazze, lo so bene per noi italiani quanto sia importante un caffè appena svegli, mi dirigo da loro con un buongiorno, lascio il tutto sul tavolino in modo che abbiano il tempo di svegliarsi con calma guardandosi attorno e a comprenderne dove sono arrivati.

Li vedo intenti ad osservare cosa sta accadendo attorno casa nostra e nel mentre che si attende il risveglio di tutti si godono un buon caffè nel centro di un vero villaggio maasai, questa è la nostra prima e piccola “coccola” durante le vostre meritate vacanze. Io torno in cucina a controllare che le mie cognate non si siano dimenticate di tagliare la frutta che dovrebbero aver imparato a ricordarsi ma ne è divenuto all’ordine del giorno ricordarlo ancora e ancora…..

Quattro donne maasai (le mie cognate) lavorano con noi portando avanti le stesse incombenze domestiche che noi donne comuni riusciremo a sbrigare in una mattinata e da sole (abbiamo solo due stanze, una piccola sala da pranzo, una cucina, un bagno e una doccia).

Insegno loro come si cura l’igiene, come si pulisce un bagno o una stanza, come si prepara la tavola e la colazione, come si ordina una cucina, facciamo il cambio lenzuola ogni giorno ma ancora non hanno capito che il lenzuolo pulito non si mette sopra quello usato la sera prima, che il pavimento non si pulisce a “secchiate d’acqua” altrimenti sporcano i muri e si deve nuovamente imbiancare.

Insomma io comprendo che di tutto questo prima di conoscere me non ne sapevano niente, considerando che nemmeno hanno mai avuto niente di tutto questo e ci vuole molta pazienza, ma io ogni tanto mi arrabbio e perdo le staffe.

E’ dal primo ospite che abbiamo avuto nell’anno 2017 che ogni giorno spiego e predico la stessa cosa, ormai lo sanno che questa potrebbe diventare l’attività della loro vita garantendo un futuro ai loro figli, ancora non hanno capito che i clienti vorrebbero tutto preciso anche in un villaggio maasai e devono sapere che per vivere bisogna lavorare seriamente.

Mi sono organizzata, faccio una riunione famigliare ogni qualvolta ci sono partenze e arrivi dicendo loro cosa va bene e cosa non è andato bene, le paghiamo ogni settimana in modo che siano autonome nel gestire la loro famiglia, si comprano le caprette insomma la salita è ancora molto ardua ma ce la posso fare se pur ci sarà sempre qualche “mangiata di fegato”.

Mio cognato, di nome Jacopo è la nostra spalla, purtroppo non parla italiano ma ci aiuta molto in presenza di turisti, è uno dei nostri driver con le moto, è il preferito dai nostri ospiti dopo mio marito, è la guardia di casa ma non di notte, gli animali se lo potrebbero anche mangiare vivo da quanto dorme (ah ah ah).

E’ un po il tutto fare del villaggio in quanto se si impegna ha la fortuna di essere nato con le “mani d’oro”, riuscendo a riparare qualsiasi guasto, dopo tanto discutere ha iniziato a zappare l’orto, sarebbe troppo comodo trovare tutto fatto e raccogliere la verdura del nostro lavoro senza faticare per mangiare.

Ormai sa che in presenza di ospiti si deve svegliare presto ogni giorno, passa da me in cucina, prende il contenitore pulito che ho dedicato al suo “compito”, chiede la moto al fratello Willy e va a Kiberashi dalla signora che nel mentre mi ha telefonato per dirmi di fare presto che ci sono “chapati e mandazi” caldi preparati appositamente per noi.

A volte ci fa trovare del pane caldo ma sembra che per loro non sia di usanza così va di fortuna in base alla sua volontà e non lo farà nemmeno se le offriamo il doppio del prezzo pattuito. Jacopo non deve fermarsi a chiacchiere in paese poiché i nostri ospiti si aspettano di trovare a tavola la colazione pronta.

Chi non conosce questa realtà credo non abbia la minima idea della fatica che ho fatto a creare questa collaborazione famigliare, i maasai non sono per niente abituati a lavorare, in realtà prima di comprendere il progetto che io e Willy stavamo innescando mi rispondevano che faccende domestiche o simile non era per loro un lavoro poiché sono pastori!!

Se siete interessati a leggere la nostra descrizione viaggio la trovate cliccando qua:

LE NOTTI IN SAVANA ;

Abbiamo sei cani cui fungono da guardiani soprattutto nelle ore notturne, spesso durante la notte si sentono abbaiare in quanto la foresta adiacente casa nostra in quelle ore sembra molto animata, di certo non mi ha mai attratto l’idea di andare a vedere che sta accadendo ma i versi notturni sono molti, da dentro casa non fanno paura e anzi la cosa mi incuriosisce e ascolto chiedendo a mio marito di spiegarmi chi sono, d’altronde ci troviamo in una vera savana africana.

Una cosa interessante è stata quando i maasai mi hanno insegnato come distinguere l’abbaio dei cani in situazioni di pericolo, a volte abbaiano semplicemente in risposta ai cani dei villaggi vicino a casa (tutti i villaggi hanno dei cani).

A volte purtroppo capita che qualcuno prova ad entrare nel nostro territorio magari attratto dal fiuto di qualche cagnetta in calore e succede “il disastro”, sei cani fanno branco e si creano delle grandi ferite se non addirittura riuscendo ad uccidersi, capita spesso che mio marito si svegli nella notte alzandosi di sobbalzo iniziando a correre con un bastone facendo in modo di arrivare il prima possibile a separarli dal litigio prima che sia troppo tardi.

Non sempre è così semplice capire dove si trovano nel buio della foresta, non sempre accade in vicinanza ma grazie a dio si “schiodano” dal letto anche altri maasai e si unisce l’aiuto. I cani sono l’animale che più amo al mondo e nel mio villaggio sanno bene che per difenderli sarei pronta a tutto.

Lei si chiama Gina ed è la mia coccolona

Se invece si odono i cani dare un piccolo cenno di abbaio seguito da forti ringhiate questo è segnale di pericolo, qualche animale o qualche persona estranea si sta avvicinando al nostro villaggio. Dalle nostre parti abbiamo la iena molto presente ma generalmente all’udito dei cani o in presenza di una torcia puntata dall’uomo scappa, sempre che non siano in branco altrimenti sarei pronta a contrariare anche i maasai.

Quando abbiamo ospiti nuovi avvisiamo sempre di non spaventarsi raccontando che la iena ne sarà una compagnia notturna, viviamo in un habitat naturale, è normale ci vivano animali ed è nostra abitudine sentirle ululare ogni sera in lontananza.

Willy sarà la vostra guida maasai e si alza più volte durante la notte in perlustrazione verificando che villaggio, ospiti e bestiame passino notti tranquille. Siamo circondati da ben diciannove villaggi maasai, di guerrieri direi che ne abbiamo (mica tutti nel sonno sono sordi come mio cognato)….

Organizziamo spesso fiaccolate notturne, i bambini maasai si divertono ad attizzare il fuoco fino a farlo raggiungere i due metri di altezza ed io mi agito e urlo di abbassare la fiamma, ho paura che il vento sempre presente nelle notti in savana aiuti ad innescare un incendio.

Ci si siede in silenzio, le donne maasai arrivano con del chai caldo, si ascoltano i rumori nel silenzio della natura, ci si gode il magico cielo stellato africano, la luna piena o a spicchio che sembra di toccarla con dito da quanto vicina sembra, in lontananza si notano delle torce e avvisiamo di stare tranquilli, sono dei maasai che si stanno spostando da un villaggio all’altro e poi ci si fanno delle sane risate insieme a questo popolo meraviglioso.

Il clima delle serate in savana è fresco tutto l’anno causa lo sbalzo termico, caldo o più caldo di giorno in base alle stagioni ma con clima secco, utile a non correre il rischio di dover convivere in mezzo alle zanzare, a parte nei mesi che vanno da marzo a fine aprile che sono i mesi di forti piogge e questi fastidiosi insetti prediligono l’umidità e quindi niente di diverso rispetto alle zone marittime.

COME SONO I VILLAGGI MASAI

Terminata la colazione, ogni giorno ci si reca con Willy (la vostra guida maasai) in qualche villaggio diverso, non sempre saranno maasai, sono centoventicinque le tribù presenti nel territorio della Tanzania e da noi ci sono Datoga, Wanguu, wamburu, ndorobo, ma noi ve le presentiamo tutte e poco per volta camminando in foresta in compagnia dei maasai.

In genere le case sono posizionate all’interno di un cerchio, a lato o nel centro del villaggio si trova il recinto delle vacche, delle capre e le galline costruito con dei rami spinati a farne da riparo ai predatori.

Un villaggio maasai generalmente è grande quanto la famiglia, i più grossi sono quelli dove ci sono nati più figli maschi, sarà la sposa a trasferirsi e vivere nel villaggio del marito, la stessa tradizione verrà portata avanti dai nuovi nati da queste coppie maasai. Quante cognate non vedo da anni poiché dopo sposate si sono trasferite troppo lontane da noi….. mi mancano!!

Dove si nascondono i villaggi maasai

Tutti noi ci siamo fatti un’idea di come è fatto un villaggio maasai, ormai grazie a internet e i molti social media non è una rarità vederne le foto, qualche maasai è attrezzato di smartphone con Facebook o Instagram ad esempio, e postano sia foto che filmati dei loro villaggi e le loro famiglie.

I maasai vivono lontani dalle città, prediligono la foresta, vivono insieme al loro bestiame ed ecco da dove deriva il termine di “steppa maasai”. Entrando nel vivo di un villaggio maasai ha sicuramente altro effetto, in genere ci si arriva a piedi, in moto o volendo in macchina, percorrendo qualche chilometro su strada sterrata, ondeggiante e disastrata tra sabbia, alberi e cespugli.

Come ci si addentra in terra maasai l’emozione inizia a farsi sentire, tra gli alberi si notano le prime capanne, mentre ti avvicini si iniziano a intravedere i primi gruppi di piccoli bambini, corrono verso di te incuriositi, urlano a tono gioioso e festoso, vogliono capire chi sta arrivando e poi s’accorgono che sei un bianco, i più piccini non sanno se ridere o piangere di paura alla tua vista!

Ti osservano, ti scrutano, guardano il tuo bagaglio come se si aspettassero qualcosa, ma in realtà poi si scopre che stanno solo osservando la diversità tra te e loro, guardano come sei e chi sei, sei un bianco, sei diverso. Dopo qualche giorno iniziano a prendere confidenza, ti accarezzano ti toccano i capelli e vorrebbero sempre giocare solo con te, come si può non accontentarli?

Le giornate trascorrono tra conoscenze nuove e forti emozioni, arrivando a sera con tante nuove esperienze da elaborare, tanto che a volte mi sembra ancora di vivere una situazione irreale……. “come se avessi l’impressione di vivere nelle favole dei fumetti che leggevo da bambina e che tanto mi facevano sognare”.

IL POPOLO MAASAI E’ PARTE DEL PATRIMONIO DELL’UMANITÀ’ DELL’UNESCO

Questo è quanto possiamo offrirvi a casa nostra e speriamo che il nostro racconto sia stato di vostro interesse e se volete dire la vostra fatelo pure nei commenti.

A presto Cristina e William

View this post on Instagram

Da quando mio marito mi ha catapultato nella sua vita in savana, mi rendo conto di aver ritrovato una nuova famiglia, quella che sostituisce la mia a tutti gli effetti visto che i miei genitori mi hanno lasciato troppo presto. Ho una suocera che mi fa da mamma, un nuovo padre e tante sorelle e fratelli. La nonna ha 120 anni e pensiate che ha una figlia di 95 A lei mi sono affezionata particolarmente, quando ero piccola ero molto attaccata alla mia nonna materna, anche lei se ne era andata presto, avevo sei anni ed è stato il mio primo "boccone amaro" da digerire. Ci ho sofferto per decenni, tanto da pensarla ancora in ogni momento difficile da superare che mi si presenta. Quel giorno mi trovavo in cucina, Willy mi raggiunge e mi dice di seguirlo, strada facendo mi spiega che la nonna aveva la febbre da diversi giorni nonostante i maasai avessero già provato ad aiutarla con diversi metodi alternativi ai farmaci che praticano in questi casi (un giorno vi parlerò dei metodi curativi maasai). Entriamo nella capanna della nonna, c'era tanta gente poiché si usa che quando qualcuno sta male non si lascia mai solo… le accarezzo il viso con la mano per salutarla, bolliva da quanto scottava, aveva la febbre altissima e mi sono allarmata. Le dico di lavarsi e prepararsi senza attendere un minuto di più e riferisco a Willy di telefonare a un driver che la venga a prendere per accompagnarla immediatamente in ospedale. La wau (nonna) mi risponde di non avere soldi ma poi ha capito che l'avremmo aiutata noi e da quel giorno mi è riconoscente come se le avessi salvato la vita, mi viene a trovare a casa quasi ogni giorno ed io mi chiedo dove prende tutta l'energia che mette nelle sue lunghe passeggiate aiutandosi da un bastone. https://maasai-travel.com/2019/12/13/il-mio-percorso-di-vita-dal-cancro-a-un-viaggio-a-zanzibar/ #masaitravellife #instatraveling #visiting #family #mytravelgram #onedestination #nationalgeographic #travelgram #tourist #backpacking #traveling #travel #instatravel #travelingram #instagood #vacation #holiday #focu #fun #tourism #maasai #photooftheday #instagood #instapassport #lonelyplanet #trip #ocean #italianinelmondo #arountheworld #travelling

A post shared by Masai Travel Life (@maasai_travel_life) on

Published by

Masai Travel Life Tanzania

Ti porto a casa mia, per farti conoscere la mia cultura, la mia tribu, il mio popolo con un viaggio diverso e alternativo. Poi al rientro nel vostro mondo mi spiegherete cosa significa essere colpiti dal "mal d'Africa" questa malattia inguaribile ed indefinibile!

2 risposte a "LA NOSTRA VITA AL VILLAGGIO MAASAI"

  1. Sei una persona fantastica. Hai fatto una scekta di vita molto coraggiosa. Mi piace leggere storie del tuo diario, soero di riuscire a venirti a trovare l’Africa mi affascina. Ti auguro tanta felicita’un forte abbraccio Anna

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.