LA NOSTRA VITA AL VILLAGGIO MAASAI

Forse non tutti sapete che la nostra casa è stata costruita proprio nel centro di “Ingang’itie emaa” villaggio di famiglia (in lingua maa significa villaggio maasai). Siamo circondati da capanne e dal boma (recinto in lingua swahili) da capre, mucche e galline. E potrai vedere la nostra casa qua:

Una delle case maasai nel nostro villaggio

IL RISVEGLIO AL VILLAGGIO MAASAI

Non sono ancora le sei, mi siedo vicino al fuoco ed inizio a sorseggiare la mia tazza di caffè godendomi l’alba dai colori sorprendenti sempre pronta con il mio smartphone a postarvi qualche foto o diretta che vi aiuti a comprendere la vera vita del villaggio maasai.

Il mio entusiasmo è forte nel voler rendervi partecipi a questa realtà che all’apparenza potrebbe sembrare strana e serve a smentire cose insensate che mi capita purtroppo troppo spesso di leggere nei social, tipo a chi deve per forza farne un articolo sui maasai per poter venderne un viaggio, farne un libro carico di cose inventate  oppure ancora peggio chi copia e incolla ciò che di vero scrivo, cambiano le parole ma le frasi e le situazione sono solo vissuti miei.

Noi lavoriamo per viverci e non per speculare, con due stanze in un villaggio ricchi non lo diventeremo mai!

Il risveglio in savana è senz’altro il mio momento preferito e tra l’altro mi sveglio molto presto senza bisogno di una sveglia, ma questo sin da quando ero bambina, non sono mai stata una dormigliona. Il gallo inizia a cantare prima dell’alba e credo che a quel canto non ci si abituerà mai nemmeno la persona che cade nel sonno più profondo, ma con il cantare del gallo inizia la vita al villaggio maasai.

Le donne sono le prime ad aprire le porte delle loro capanne, si intravede il fumo che avvolge la casa e fa capire che stanno attizzando il fuoco che servirà a prepararne il chai (the maasai) con il latte appena munto. Mi sveglio all’alba sia in presenza di ospiti che non e la prima cosa che faccio è prepararmi una moka di caffè italiano, cosa che sul fuoco a volte è davvero un’impresa ma a modo mio ci riesco.

Ad ogni ospite chiedo gentilmente di portarmi un pacchetto di caffè altrimenti non saprei dove reperirlo in una savana dove non esiste nè un negozio fornito di alimentari e “men che meno” un supermercato.

Apro la porta della mia cucina e già si cominciano a sentire le prime grida dei bambini intenti nel gioco e le pecore belare, chi si organizza per andare a scuola e chi prepara i greggi di capre per il pascolo i bambini liberano le caprette e si notano già attivi nel gioco mentre svolgono le piccole mansioni che le sono state attribuite da papà maasai.

Quando non abbiamo ospiti ci sediamo tutti insieme attorno al fuoco, l’umidità del mattino da un po di brivido di freddo ed è piacevole sentirne il calore che ti avvolge mentre mama maasai ti passa una tazza di chai per colazione, a volte non si è solo in famiglia, possono arrivare anche i maasai dei villaggi adiacenti e ci siede in cerchio salutandoci con un “raga sidai”? = hai dormito bene? Questa frase ti verrà chiesta almeno fino a pomeriggio inoltrato poiché hanno piacere di sapere se hai dormito bene.

Saluto e rispondo al buongiorno dell’andirivieni di donne che passano davanti al nostro recinto di casa. Il mio sguardo con gli occhi ancora assonnati le segue, stanno entrando nel recinto delle mucche, altre donne stanno tagliando legna con un machete enorme, hanno una forza invidiabile il fumo intanto aumenta sempre più e mi chiedo come riescano a resistere cucinando all’interno della casa. Ma per loro è la normalità ed alcuni bambini e adulti si siedono attorno alla “mama maasi” in silenzio e in attesa.

LA NOSTRA ORGANIZZAZIONE DI LAVORO AL VILLAGGIO

Dopo aver preparato la tavola qualche ospite si è svegliato e dalla cucina odo i passi dal terrazzo, preparo un vassoio con una thermos di caffè con delle tazze, lo so bene per noi italiani quanto sia importante un caffè appena svegli, mi dirigo da loro con un buongiorno, lascio il tutto sul tavolino in modo che abbiano il tempo di svegliarsi con calma guardandosi attorno e a comprenderne dove sono arrivati.

Li vedo intenti ad osservare cosa sta accadendo attorno casa nostra e nel mentre che si attende il risveglio di tutti si godono un buon caffè nel centro di un vero villaggio maasai, questa è la nostra prima e piccola “coccola” durante le vostre meritate vacanze. Io torno in cucina a controllare che le mie cognate non si siano dimenticate di tagliare la frutta che dovrebbero aver imparato a ricordarsi ma ne è divenuto all’ordine del giorno ricordarlo ancora e ancora…..

Quattro donne maasai (le mie cognate) lavorano con noi portando avanti le stesse incombenze domestiche che noi donne comuni riusciremo a sbrigare in una mattinata e da sole (abbiamo solo due stanze, una piccola sala da pranzo, una cucina, un bagno e una doccia).

Insegno loro come si cura l’igiene, come si pulisce un bagno o una stanza, come si prepara la tavola e la colazione, come si ordina una cucina, facciamo il cambio lenzuola ogni giorno ma ancora non hanno capito che il lenzuolo pulito non si mette sopra quello usato la sera prima, che il pavimento non si pulisce a “secchiate d’acqua” altrimenti sporcano i muri e si deve nuovamente imbiancare.

Insomma io comprendo che di tutto questo prima di conoscere me non ne sapevano niente, considerando che nemmeno hanno mai avuto niente di tutto questo e ci vuole molta pazienza, ma io ogni tanto mi arrabbio e perdo le staffe.

E’ dal primo ospite che abbiamo avuto tre anni fa che ogni giorno spiego e predico la stessa cosa, ormai lo sanno che questa potrebbe diventare l’attività della loro vita garantendo un futuro ai loro figli, ancora non hanno capito che i clienti vorrebbero tutto preciso anche in un villaggio maasai e devono sapere che per vivere bisogna lavorare seriamente.

Mi sono organizzata, faccio una riunione famigliare ogni qualvolta ci sono partenze e arrivi dicendo loro cosa va bene e cosa non è andato bene, le paghiamo ogni settimana in modo che siano autonome nel gestire la loro famiglia, si comprano le caprette insomma la salita è ancora molto ardua ma ce la posso fare se pur ci sarà sempre qualche “mangiata di fegato”.

Mio cognato, di nome Jacopo è la nostra spalla, purtroppo non parla italiano ma ci aiuta molto in presenza di turisti, è uno dei nostri driver con le moto, è il preferito dai nostri ospiti dopo mio marito, è la guardia di casa ma non di notte, gli animali se lo potrebbero anche mangiare vivo da quanto dorme (ah ah ah).

E’ un po il tutto fare del villaggio in quanto se si impegna ha la fortuna di essere nato con le “mani d’oro”, riuscendo a riparare qualsiasi guasto, dopo tanto discutere ha iniziato a zappare l’orto, sarebbe troppo comodo trovare tutto fatto e raccogliere la verdura del nostro lavoro senza faticare per mangiare.

Ormai sa che in presenza di ospiti si deve svegliare presto ogni giorno, passa da me in cucina, prende il contenitore pulito che ho dedicato al suo “compito”, chiede la moto al fratello Willy e va a Kiberashi dalla signora che nel mentre mi ha telefonato per dirmi di fare presto che ci sono “chapati e mandazi” caldi preparati appositamente per noi.

A volte ci fa trovare del pane caldo ma sembra che per loro non sia di usanza così va di fortuna in base alla sua volontà e non lo farà nemmeno se le offriamo il doppio del prezzo pattuito. Jacopo non deve fermarsi a chiacchiere in paese poiché i nostri ospiti si aspettano di trovare a tavola la colazione pronta.

Chi non conosce questa realtà credo non abbia la minima idea della fatica che ho fatto a creare questa collaborazione famigliare, i maasai non sono per niente abituati a lavorare, in realtà prima di comprendere il progetto che io e Willy stavamo innescando mi rispondevano che faccende domestiche o simile non era per loro un lavoro poiché sono pastori!!

Se siete interessati a leggere la nostra descrizione viaggio la trovate cliccando qua:

LE NOTTI IN SAVANA ;

Abbiamo sei cani cui fungono da guardiani soprattutto nelle ore notturne, spesso durante la notte si sentono abbaiare in quanto la foresta adiacente casa nostra in quelle ore sembra molto animata, di certo non mi ha mai attratto l’idea di andare a vedere che sta accadendo ma i versi notturni sono molti, da dentro casa non fanno paura e anzi la cosa mi incuriosisce e ascolto chiedendo a mio marito di spiegarmi chi sono, d’altronde ci troviamo in una vera savana africana.

Una cosa interessante è stata quando i maasai mi hanno insegnato come distinguere l’abbaio dei cani in situazioni di pericolo, a volte abbaiano semplicemente in risposta ai cani dei villaggi vicino a casa (tutti i villaggi hanno dei cani).

A volte purtroppo capita che qualcuno prova ad entrare nel nostro territorio magari attratto dal fiuto di qualche cagnetta in calore e succede “il disastro”, sei cani fanno branco e si creano delle grandi ferite se non addirittura riuscendo ad uccidersi, capita spesso che mio marito si svegli nella notte alzandosi di sobbalzo iniziando a correre con un bastone facendo in modo di arrivare il prima possibile a separarli dal litigio prima che sia troppo tardi.

Non sempre è così semplice capire dove si trovano nel buio della foresta, non sempre accade in vicinanza ma grazie a dio si “schiodano” dal letto anche altri maasai e si unisce l’aiuto. I cani sono l’animale che più amo al mondo e nel mio villaggio sanno bene che per difenderli sarei pronta a tutto.

Lei si chiama Gina ed è la mia coccolona

Se invece si odono i cani dare un piccolo cenno di abbaio seguito da forti ringhiate questo è segnale di pericolo, qualche animale o qualche persona estranea si sta avvicinando al nostro villaggio. Dalle nostre parti abbiamo la iena molto presente ma generalmente all’udito dei cani o in presenza di una torcia puntata dall’uomo scappa, sempre che non siano in branco altrimenti sarei pronta a contrariare anche i maasai.

Quando abbiamo ospiti nuovi avvisiamo sempre di non spaventarsi raccontando che la iena ne sarà una compagnia notturna, viviamo in un habitat naturale, è normale ci vivano animali ed è nostra abitudine sentirle ululare ogni sera in lontananza.

Willy sarà la vostra guida maasai e si alza più volte durante la notte in perlustrazione verificando che villaggio, ospiti e bestiame passino notti tranquille. Siamo circondati da ben diciannove villaggi maasai, di guerrieri direi che ne abbiamo (mica tutti nel sonno sono sordi come mio cognato)….

Organizziamo spesso fiaccolate notturne, i bambini maasai si divertono ad attizzare il fuoco fino a farlo raggiungere i due metri di altezza ed io mi agito e urlo di abbassare la fiamma, ho paura che il vento sempre presente nelle notti in savana aiuti ad innescare un incendio.

Ci si siede in silenzio, le donne maasai arrivano con del chai caldo, si ascoltano i rumori nel silenzio della natura, ci si gode il magico cielo stellato africano, la luna piena o a spicchio che sembra di toccarla con dito da quanto vicina sembra, in lontananza si notano delle torce e avvisiamo di stare tranquilli, sono dei maasai che si stanno spostando da un villaggio all’altro e poi ci si fanno delle sane risate insieme a questo popolo meraviglioso.

Il clima delle serate in savana è fresco tutto l’anno causa lo sbalzo termico, caldo o più caldo di giorno in base alle stagioni ma con clima secco, utile a non correre il rischio di dover convivere in mezzo alle zanzare, a parte nei mesi che vanno da marzo a fine aprile che sono i mesi di forti piogge e questi fastidiosi insetti prediligono l’umidità e quindi niente di diverso rispetto alle zone marittime.

COME SONO I VILLAGGI MASAI

Terminata la colazione, ogni giorno ci si reca con Willy (la vostra guida maasai) in qualche villaggio diverso, non sempre saranno maasai, sono centoventicinque le tribù presenti nel territorio della Tanzania e da noi ci sono Datoga, Wanguu, wamburu, ndorobo, ma noi ve le presentiamo tutte e poco per volta camminando in foresta in compagnia dei maasai.

In genere le case sono posizionate all’interno di un cerchio, a lato o nel centro del villaggio si trova il recinto delle vacche, delle capre e le galline costruito con dei rami spinati a farne da riparo ai predatori.

Il villaggio generalmente è grande quanto la famiglia, i più grossi sono quelli dove sono presenti più figli maschi in quanto è da tradizione che la nuova sposa vada a vivere nel villaggio del marito e lo stesso faranno i nuovi nati di sesso maschile da queste coppie. Quante cognate non vedo da anni poiché dopo sposate si sono trasferite troppo lontane da noi….. mancano!!!

Dove si nascondono i villaggi maasai

Tutti noi ci siamo fatti un’idea di come è fatto un villaggio maasai, ormai grazie a internet e i molti social media non è una rarità vederne le foto, qualche maasai è attrezzato di smartphone con Facebook o Instagram ad esempio, e postano sia foto che filmati dei loro villaggi e le loro famiglie.

I maasai vivono lontani dalle città, si trovano solo in foresta insieme al loro bestiame ed ecco da dove deriva il termine di “steppa maasai”, entrando nel vivo di un villaggio maasai è sicuramente un’altro effetto, in genere ci si arriva in moto (volendo anche in macchina), percorrendo qualche chilometro su strada sterrata, ondeggiante e disastrata tra alberi e cespugli.

Come si entra in terra maasai l’emozione inizia a farsi sentire, dagli alberi si notano le prime capanne e mentre ti avvicini si cominciano a udire e intravedere i primi gruppi di piccoli bambini che incuriositi iniziano a correre verso di te, vogliono capire chi sta arrivando, e poi vedono che sei un bianco e più piccini non sanno più se sorridere o piangere di paura alla tua vista!

Ti inseguono correndo dietro la moto fino a destinazione, ti osservano, ti scrutano, guardano il tuo bagaglio come se si aspettassero qualcosa, ma in realtà poi si scopre che stanno solo osservando la novità di ciò che indossi. Dopo qualche giorno iniziano a prendere confidenza, ti accarezzano ti toccano i capelli e vorrebbero sempre giocare solo con te, come si può non accontentarli?

Le giornate trascorrono tra movimento e forti emozioni arrivando a sera con tante nuove esperienze da elaborare tanto che a volte ciò che vivo mi sembra ancora irreale…. “a volte ho l’impressione di vivere nelle favole dei fumetti che leggevo da bambina e che tanto mi facevano sognare”.

IL POPOLO MAASAI E’ PARTE DEL PATRIMONIO DELL’UMANITÀ’ DELL’UNESCO

Questo è quanto possiamo offrirvi a casa nostra e speriamo che il nostro racconto sia stato di vostro interesse e se volete dire la vostra fatelo pure nei commenti.

A presto Cristina e William

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Da quando mio marito mi ha catapultato nella sua vita in savana, mi rendo conto di aver ritrovato una nuova famiglia, quella che sostituisce la mia a tutti gli effetti visto che i miei genitori mi hanno lasciato troppo presto. Ho una suocera che mi fa da mamma, un nuovo padre e tante sorelle e fratelli. La nonna ha 120 anni e pensiate che ha una figlia di 95 A lei mi sono affezionata particolarmente, quando ero piccola ero molto attaccata alla mia nonna materna, anche lei se ne era andata presto, avevo sei anni ed è stato il mio primo "boccone amaro" da digerire. Ci ho sofferto per decenni, tanto da pensarla ancora in ogni momento difficile da superare che mi si presenta. Quel giorno mi trovavo in cucina, Willy mi raggiunge e mi dice di seguirlo, strada facendo mi spiega che la nonna aveva la febbre da diversi giorni nonostante i maasai avessero già provato ad aiutarla con diversi metodi alternativi ai farmaci che praticano in questi casi (un giorno vi parlerò dei metodi curativi maasai). Entriamo nella capanna della nonna, c'era tanta gente poiché si usa che quando qualcuno sta male non si lascia mai solo… le accarezzo il viso con la mano per salutarla, bolliva da quanto scottava, aveva la febbre altissima e mi sono allarmata. Le dico di lavarsi e prepararsi senza attendere un minuto di più e riferisco a Willy di telefonare a un driver che la venga a prendere per accompagnarla immediatamente in ospedale. La wau (nonna) mi risponde di non avere soldi ma poi ha capito che l'avremmo aiutata noi e da quel giorno mi è riconoscente come se le avessi salvato la vita, mi viene a trovare a casa quasi ogni giorno ed io mi chiedo dove prende tutta l'energia che mette nelle sue lunghe passeggiate aiutandosi da un bastone. https://maasai-travel.com/2019/12/13/il-mio-percorso-di-vita-dal-cancro-a-un-viaggio-a-zanzibar/ #masaitravellife #instatraveling #visiting #family #mytravelgram #onedestination #nationalgeographic #travelgram #tourist #backpacking #traveling #travel #instatravel #travelingram #instagood #vacation #holiday #focu #fun #tourism #maasai #photooftheday #instagood #instapassport #lonelyplanet #trip #ocean #italianinelmondo #arountheworld #travelling

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ABITUDINI ALIMENTARI MASAI

I MAASAI NON BEVONO URINA;

Con il titolo di questo articolo, teniamo a precisare che il popolo maasai assolutamente non beve urina ne di capra ne di mucca come invece si sostiene in qualche articolo e post dove si “prova” a descrivere il popolo maasai !!

Navigando in Google e nei social, mi capita spesso di leggere articoli o informazioni inerenti il popolo maasai. Avendone sposato uno, convivendoci, e frequentando la terra maasai in Tanzania da dieci anni, mi chiedo come si possano divulgare informazioni che di tutto hanno meno che del vero. Si copiano frasi cambiando le parole, d’altronde le agenzie cercano tutte di tirare “l’acqua al proprio mulino”. Esiste inoltre una nicchia di persone che avendo visitato un villaggio maasai in sporadici periodi dell’anno, catturando qualche momento, ma divulgando informazioni e argomenti in modo scorretto o sbagliato. Questi esempi citati sono senz’altro dovuti alla mancanza del contatto e la frequentazione diretta di questo grande popolo maasai poiché documentandosi si darebbe occasione a lettori e viaggiatori di scoprire usanze e costumi di una cultura in fase di mutamento graduale.

ALIMENTAZIONE MAASAI:

La dieta maasai è ricca di carboidrati e proteine, si alimentano delle stesse pietanze a pranzo, a cena e nei giorni successivi senza bisogno di variare sapori come invece noi italiani siamo abituati. Il piatto primario dei maasai, è a base di polenta di mais bianco con una tazza di latte appena munto e della “emboga” (tradotto significa contorno di verdura), frutti di bosco, miele, Mihogo (sono radici di albero con il sapore delle patate bollite conosciute e denominate anche come magnoka). I maasai sono conosciuti come mangiatori di carne sia di capra che di mucca bevendone il loro sangue, ma in questi ultimi anni in Africa è in atto un mutamento climatico, e gli effetti di questa variazione sta influendo sul bestiame e di conseguenza il latte è divenuto un bene prezioso quasi raro quanto “l’oro”.

Le mucche stanno producendo molto meno latte a dispetto degli anni scorsi, tanto che;

A malapena è sufficiente per nutrire i vitelli, figuriamoci a soddisfare un Maasai che dipende da esso! Il latte è vita in savana e dopo i vitelli si da priorità a nutrire i piccoli bambini, dalla prima colazione, a dopo cena e la scarsa scorta di latte non permette sempre di soddisfare questi bisogni diventandone un problema preoccupante per tutti i villaggi della savana.

Molto difficile è invece che in casa maasai non si trovi un’ottimo “chai” caldo carico di “cucchiaiate” di zucchero… Io personalmente la definisco la bevanda più buona al mondo!

A causa di questo mutamento atmosferico, i masai stanno cambiando la loro alimentazione, lontana dai prodotti a base di lattosio dati gratuitamente dal loro bestiame e si stanno orientando sempre più verso il mais che la maggior parte di questo popolo coltiva insieme a patate e fagioli, mentre altri tipi di verdura devono essere comprate, in quanto necessitano di quantità elevata di acqua necessaria all’irrigazione nella crescita delle piante. Non sempre ci sono i soldi a disposizione per la spesa, non tutti i giorni si ha la possibilità di andare in città, i maasai vivono nella steppa e sono lontani da essa, e per questo motivo il pasto abituale dei maasai è una grande casseruola di alluminio colma di polenta o di una “kikombe” (tazza) di “chai” (foglie essiccate di te con latte bollito, nota bevanda usata dalla tribù maasai) o del te in mancanza del latte, dovendo rinunciare anche a un buon contorno di “emboga” ( (tradotto significa contorno di verdura).

IL TRADIZIONALE PASTO MASAI;

La polenta, detta “ugali“, è cucinata con farina di mais bianco senza sale, viene mangiata accompagnata da una tazza di latte con un tipo di verdura che in savana cresce spontaneamente e il sapore è paragonabile ai nostri spinaci, i maasai non usano spezie, ci aggiungono della cipolla fritta nell’olio fino a bruciarla e renderla di colore nero come se ne “esaltasse il sapore”, le verdure comuni che si trovano da noi in savana sono: patate, carote, peperoni,pomodori, spinaci e fagioli, nonostante l’Africa sia conosciuta per la quantità dell’ ottima frutta tropicale, da noi si trovano quasi esclusivamente solo la banane e le arance, mentre in altre stagioni e fino ad esaurimento scorte esistono anche mango, ananas, anguria, papaia e frutto della passione, ma attenzione…. terminate quest’ultime si dovrà attendere l’anno successivo!

E’ loro abitudine mangiare in compagnia e non necessariamente solo in famiglia ma anche solo tra amici o spostandosi nei vari villaggi adiacenti casa, in ogni capanna si è i benvenuti con una buona polenta calda, e non ci sono orari, si mangia quando si ha fame e anche più volte al giorno nell’arco dell’intera giornata, dove si trova cibo pronto ci si sente invitare con un “karibu sana” (benvenuti a pranzo) e guai provare a rifiutare, ci rimarrebbero male. Ci si siede sopra “olorika” (piccoli sgabelli tradizionali dei villaggi, sono di legno, molto comodi e fatti a mano) si forma un cerchio attorno alla pentola contenente la polenta di mais bianco appena cucinata e appoggiata in terra, con le mani si forma una pallina e una volta raggiunta la temperatura adatta si ingerisce.

In mancanza d’altro, i maasai mangiano solo polenta con una tazza d’acqua!

Il mais, necessario per cucinare “ugali” (polenta bianca), necessita d’essere macinato, pochi sono i macchinari esistenti, ad esempio tra Gombero e Kiberashi, quali cittadine più vicine a casa nostra, ne esistono quattro di queste macchine specifiche, sono costose d’acquistare, e le file di persone alla macina sono lunghe con l’attesa di oltre due ore ed è dispendioso, così come lo sono le verdure da acquistare. Spesso accade che il quantitativo da comprare non sia disponibile in quantità sufficienti a nutrire grandi famiglie, e in questi tristi episodi capita che mangino anche solo una volta al giorno se non addirittura niente rimanendo in attesa dei nuovi rifornimenti da parte delle bancarelle posizionate in strada. Non esistono negozi o supermercati in savana, “la spesa” è quanto la terra offre in base alle stagioni.

Pannocchie di mais bianco
Mais bianco coltivato dai maasai in savana

Il riso è un prodotto quasi di nicchia poiché il suo prezzo è elevato e per questo motivo viene consumato solo cogliendo le occasioni speciali come le cerimonie o la presenza di ospiti. Consideriamo che ad oggi che siamo vicini agli anni del 2020 a Kiberashi 1 Kg di riso costa c.a. € 1,50 cent. che si può paragonare tranquillamente al prezzo che si trova nei supermercati europei, per gli abitanti della savana è una spesa elevata considerando il loro basso stile di vita e anche la carne è diventata quasi un bene di lusso.

Pensiate inoltre che in questi tempi si comincia a reperire qualche cucchiaio, ma fino ad un paio di anni fa cercare di comprarne uno era quasi impossibile, se poi pensiamo alle forchette e ai coltelli da tavola è ancora più difficile, in savana si alimentano solo con le mani per qualsiasi pietanza.

SICCITÀ E DEFORESTAZIONE in savana (ANNO 2017):

Nell’anno 2017 la Tanzania è stata colpita da una forte siccità causa la mancata tradizionale stagione delle piogge che in genere ha inizio dal mese di marzo terminando verso la fine del mese di maggio. La secca non ha lasciato scampo nemmeno al bestiame che abitualmente si nutre di erba e di acqua, i risultati sono stati drastici per tutto il popolo che abita la savana.

Nel nostro villaggio maasai sono decedute c.a. quaranta mucche e mancate altrettante capre e pecore, altri villaggi sono rimasti a zero capi di bestiame e adesso per cause di forza maggiore, mucche e capre vengono macellate solo quando c’è bisogno di nutrire molte persone, come ad esempio in occasione delle cerimonie maasai, in presenza di qualche famigliare che non sta bene o vendendole ai mercati solo in caso di necessità economica.

Le nostre mucche ridotte "all'osso" !!!
Le nostre mucche senza cibo!

Anche la deforestazione ha comportato la perdita di ampie aree di pascoli su terreno agricolo, questo sta diventando un problema non solo aumentando la pressione sul loro stile di vita pastorale ma creando persino forti litigi tra proprietari di terreni e le comunità.

I guerrieri maasai in questi ultimi tempi trascorrono la maggior parte dell’anno lontani da casa con il bestiame in cerca di terre “verdi” lasciando a casa pochi capi tra mucche e capre necessari alla munta di qualche tazza di latte, oppure lavorano in città e località turistiche giusto da avere maggior introito di denaro utile a poter aiutare le loro famiglie a “sfamarsi”.

Sempre lo stesso anno 2017 il popolo residente in savana ha vissuto un duro colpo anche sull’agricoltura in assenza della stagione delle piogge, interi campi di mais, fagioli, patate, cipolle ecc. si sono completamente bruciati dal sole e dalla siccità. Alcuni villaggi pur avendo denaro non trovavano niente da mangiare nemmeno comprandolo e in molti hanno persino dovuto soffrire la fame causa il meteo. Ora e a dispetto dell’anno 2017 sta piovendo anche quando non dovrebbe ma bestiame e agricoltura finalmente sono in crescita. 

I maasai bevono sangue di mucca e capra;

Nella cultura maasai e per tradizione, le donne mangiano con le donne, gli uomini mangiano con gli uomini, solo i piccoli bambini e ospiti non appartenenti al popolo maasai possono mangiare con chi preferiscono.

“Ora leggendo immagino che vi starete chiedendo il motivo, o forse direte che non è una bella cosa”, ma non è così”…..

Provate invece a vivere la situazione serenamente esattamente come un maasai, dovete pensare che anche la nostra cultura in determinate circostanze fa sorridere loro, semplicemente siamo nati e cresciuti in mondi e modi di vivere differenti e con questo non vuol dire che in entrambi i casi non ci sia armonia pur mangiando separati, questa usanza è solo una profonda credenza maasai.

In occasione di qualche festa, i maasai si ritrovano in foresta nella preparazione della carne, sono anche a centinaia, si dividono i compiti ed è incredibile come mucche e capre vengono macellate, usano un modo che definirei quasi professionale senza avanzarne nemmeno lo zoccolo dell’animale, dividendo le parti destinate tra guerrieri, anziani, donne e bambini, poiché portando avanti la tradizione e cultura maasai che si differenzia in ruoli e mansioni diverse tra loro. Lo stomaco di una capra è destinato agli uomini con il tradizionale brodo di carne mescolato con delle radici d’albero specifiche che fungono da medicinale e secondo le loro credenze è curativo per lo stomaco. Alle donne sia giovani che anziane è riservata la parte più buona, lo scamone.

grigliata masai
Maasai grigliano carne di capra appena maccellata

Il sangue della mucca e della capra è per un maasai una bevanda ad alto contenuto proteico , ricostituente ed energizzante. E’ curativo come per noi una vitamina, dicono sia una bevanda molto dolce e squisita, aiuta a rinforzare le loro difese immunitarie donando loro più forza. Quando ad esempio un bambino sta male viene sacrificata una capra appositamente per lui prelevandone il sangue, che mescolato con del latte sembra dia lo stesso beneficio dell’antidolorifico, oppure in caso di rottura ossea, bevono”olio di pecora” (questo è il termine usato dai masai).

La pecora della savana ha la coda a forma di un triangolo ad alto contenuto di grasso, viene pelata, dopo di che viene deposta in una casseruola aggiungendo pochissima acqua, si lascia andare a fuoco lento fino a diventare una sostanza oleosa e molto concentrata, si lascia riposare qualche ora a fino ad arrivare a temperatura ambiente e poi la si da al bisognoso. Gli effetti collaterali che possono insorgere sono nausea, diarrea o anche niente. (Di credenze curative maasai ne parleremo entrando nello specifico in uno dei prossimi articoli).

Foglie di te con late bollito, nota bevanda usata dalla tribù maasai
Chai maasai

LA MIA ESPERIENZA DA ITALIANA CON IL CIBO MAASAI:

Se c’è una cosa che in savana mi ha stancato è proprio il cibo, si mangiano sempre le stesse cose, le donne maasai a casa mia sono molto brave a cucinare ed ognuna si diversifica nella propria ricetta, ma viverci non è come passarci un mese o qualche giorno in vacanza.

In savana non si trovano i supermercati con la scelta variegata di cibo, non esistono formaggi o affettati bensì solo bancarelle di frutta e verdura non sempre forniti e qualche negozietto dove si vende farina, zucchero e riso. Non sapete quanto ho apprezzato chi è riuscito a venire a trovarmi con il salamino piccante e del formaggio grana Trentino, non sentivo quei sapori da un anno e quel momento è stato una goduria al mio palato.

Quasi ogni settimana i villaggi vicini a casa nostra si alternano sacrificando una capra e dividendola con chiunque si trovi nei paraggi, Willy partecipa volentieri, tanto poi quel turno toccherà anche a lui e riesce sempre a farmene una sorpresa portandomi una fetta di carne della parte più buona dell’animale tagliata a modo europeo, lui sa bene quanto mi mancano i sapori della mia cucina italiana e finalmente posso cucinarla a modo mio, non che la carne “alla maniera maasai” non sia buona, solo che trovandomi da sola in mezzo a loro non sto a spiegare che non mi piace la carne cotta semi cruda o che ho paura mi possa fare male e così evito poiché non sono nemmeno appassionata di carne.

Forse a voi questo potrebbe suonare come una lagna ma in realtà anche questa è una delle tante sfide e rinunce che ho abbracciato per vivere quella vita nel bel mezzo del niente ma che mi sta arricchendo moltissimo d’animo.
Voi avete mai mangiato del cibo maasai? Siamo curiosi di saperlo… raccontateci la vostra nei commenti 👇👇👇

“Quando ci venite a trovare non vi dimenticate di portarmi una confezione di caffè italiano e qualcosa di gustoso, vi ringrazio in anticipo” 😁😁

By Cristina e William

Venire a trovarci in savana non è solo un viaggio nuovo e autentico carico di emozioni, significa portare monetizzazione e lavoro agli abitanti che la popolano.

VI ASPETTIAMO IN MEZZO ALLA TRIBÙ’ PIÙ’ CONOSCIUTA AL MONDO…. IL GRANDE POPOLO MAASAI DELLA TANZANIA !!

DAI UN’OCCHIATA ALLA NOSTRA STORIA :

ARRIVARCI E CONTATTO:

By Maasai Travel Life

VIAGGIO “AVVENTURA” AL MERCATO MASAI DI KWEDIBOMA IN SAVANA ! (Tanzania)

L’ alba in savana;

Un mattino ci svegliamo alle 5.30, l’alba vista dal nostro villaggio masai era di colore rosa fluorescente, stava iniziando a sorgere il sole. Nel mentre accendo il fuoco ed inizio a preparare un buon caffè italiano portatoci dai nostri ospiti, ci sediamo in terrazza, nessuno parlava, stavamo ammirando lo spettacolo che la natura ci stava regalando.

Alba in savana (Tanzania)

Iniziamo l’ avventura africana;

Non appena tutti pronti ci dirigiamo in moto (piki piki in lingua swahili) alla stazione dei bus di Kiberashi (c.a. 5 minuti di strada sterrata dal nostro villaggio), William (la guida masai) si dirige verso un locale a comprare i biglietti, (ci stavamo recando al coloratissimo mercato masai nella cittadina di Kwediboma nella Regione Tanga in Tanzania), torna presto indietro poiché ci comunica che i posti in bus erano terminati. Vedo avvicinarsi un uomo, ci chiede se volevamo un passaggio, William “il masai”, lo conosceva ed accetta, eravamo in otto e lui aveva una macchina tipo monovolume a dieci posti.

Sembrava la soluzione adatta, era comoda, spaziosa e con l’aria condizionata….Si parte, inizia la musica a volume alto fino a sentire gli altoparlanti “gracchiare” tutto manca, ma video e musica in nessun mezzo sono assenti, persino le moto hanno la radio con uscita usb, il viaggio prosegue ma all’improvviso il mezzo si ferma, apre il baule posteriore e si accomodano due persone, noi sorridiamo e la macchina riparte, arriviamo ad un’altro villaggio, si ferma ancora apre il baule e risalgono altre tre persone.

mercato masai Tnzania
All’avventura con il bus locale con destinazione Kwediboma al mercato masai

Per arrivare a destinazione mancava ancora c.a. mezz’ora di strada, guardo Willy e sorrido in quanto già sapevo che non sarebbe finita con i carichi e nel mentre avviso i nostri ospiti che non saremmo rimasti in poche persone seduti comodi ….. Arrivati a Kwediboma ci siamo contati, nella macchina eravamo in ben 18 persone. Il vero viaggio africano è anche questo, condividere la quotidianità insieme ai locali, e tutti erano felici di aver vissuto i veri spostamenti in savana insieme a loro e tante risate tutti insieme.

Cosa offre il mercato masai;

Il mercato ci ha entusiasmato tutti, si trova di tutto a partire dalla frutta, la verdura, abbigliamento e scarpe, usato con etichette attestanti la provenienza dall’Europa, stoffe coloratissime, animali e quanto noi non sapremo nemmeno immaginare possa esistere!!

La compravendita del bestiame in Tanzania;

Osservare come svolgono la scelta dell’acquisto di una mucca è davvero coinvolgente, chi compra gira, osserva e sceglie in lontananza, poi si avvicina iniziando la trattativa. Noi bianchi dobbiamo stare lontani altrimenti il prezzo lieviterebbe non poco a chi deve concludere l’affare.

Maasai e locali partono all’alba con mucche, capre o galline, a piedi o con il mezzo che li possa ospitare per raggiungere la località del mercato prescelto, stanno fermi tutta la giornata sotto il sole cuocente per cercare di vendere o barattare.

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Mercato Masai in savana (Kiberashi, Dodoma, Tanzania)

Finito il giro delle bancarelle abbiamo fame, decidiamo di mangiare della carne di capra appena macellata e infilzata in legni lunghi a forma di uncino posizionati avanti al fuoco, era la carne più buona che avessimo mai mangiato (in Italia la carne di capra non mi era mai piaciuta) senza sale, spezie o altro, completamente al naturale ma molto saporita e morbida. Qua in Tanzania carne e ortaggi sono freschi e niente conservanti, ” ad esempio “….

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Mangiando carne grigliata di capra al mercato masai

Il viaggio di ritorno;

Oltre essere in mezzo alla vita dei locali ci si è goduti la foresta e i panorami della savana in sella della moto fino ad arrivare in città. Decidiamo di rientrare al villaggio, l’autobus non si capiva a che ora “voleva” arrivare (in Africa non esiste l’orologio svizzero), ci siamo seduti tutti sul bordo strada mettendoci ad osservare tutta la loro vita, passanti, negozietti, fotografare di nascosto chi non voleva essere “immortalato”, chi cuciva e chi voleva venderci qualsiasi cosa.

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Il centro della cittadina di Kwediboma, Tanzania

All’improvviso sentiamo un forte rombo di motore avvicinarsi, era il bus locale con una nuvola di polvere al seguito, ci alziamo e prepariamo a salire ma era troppo pieno di gente, nel mentre ci passa affianco un pulmino tipo i nostri scuola bus, William fischia, accosta e ne approfittiamo salendo a bordo.

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Eravamo in otto ma in un attimo rimase appena lo spazio del respiro, qualcuno di noi con un bambino in braccio altri hanno lasciato il posto a qualche anziano e ad ogni fermata gente che scendeva a quantità ma altrettanto ne saliva, mentre dal finestrino stavamo osservando tutto ciò che si caricava e scaricava sia dal vano valigie sia dal tetto.

Destinazione villaggio masai nel buio totale;

Dopo circa un’ora e nel bel mezzo di un affascinante tramonto arriviamo a destinazione Kiberashi nella regione Tanga in Tanzania, erano circa le ore 19.00, il tempo di sgranchirci un poco, cenare, berci qualcosa di fresco e si è fatta notte.

Willy la nostra guida masai , inizia ad organizzarci il trasporto in moto per destinazione casa al villaggio maasai . Saliamo in moto e partiamo, non si vedeva niente, l’unico punto luce era il faro della moto su una strada a dir poco “sfasciata” ma che i driver sanno percorrere benissimo e con tanto di complimenti per come portano la loro due ruote, non esistono altri mezzi tipo taxi come mezzo di trasporto nei villaggi adiacenti le cittadine, solo le moto, che ritengo inoltre le più sicure nel percorrere le strade sterrate e ondeggianti in savana.

La savana di notte;

Si osservava la vegetazione nel buio, qualche uccello di grandi dimensioni si alzava volando via, qualche occhio giallo fluorescente ci osservava passare nascosto nei cespugli, ma il tutto vissuto con tranquillità e curiosità perché si sapeva di essere in compagnia dei guerrieri maasai e con loro nulla ti può accadere anzi ti insegnano a scoprire!

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Notte stellata in savana da Maasai Travel Life a Gombero, Tanzania

Arriviamo a casa masai “stanchi morti” ma con il ricordo di una giornata bellissima ed indimenticabile vissuta nella vera savana con i locali con un viaggio vero, bellissimo e indimenticabile che mai saremo stati in grado di intraprendere da soli.

Cos’altro ci potrebbe essere di meglio se non una guida locale e maasai per vivere un’esperienza vera come questa in Tanzania?

ARRIVARCI E CONTATTO: 

Maasai Travel Life effettua una serie di partenze con destinazione villaggio maasai in Tanzania comprendendo una vasta gamma di date di partenza e attività per soddisfare i diversi gusti. Siamo eccitati all’idea di mostrarti questo nostro grande popolo maasai!

By Maasai Travel Life

Cristina e William

PICCOLI “GRANDI” GUERRIERI MASAI IN CRESCITA

Chi sono i piccoli guerrieri maasai;

I Piccoli ing’era (bambini in lingua maasai), lo sono solo per età e statura; in realtà sembrano dei “grandi guerrieri responsabili”. Mai in vita mia ho conosciuto dei bambini così obbedienti e rispettosi del più grande sin dalla tenera età.

Qualsiasi richiesta o ordine le venga imposto viene eseguito con la capacità di lasciare persino il gioco. Le bambine aiutano la mamma nelle incombenze di casa, a soli cinque anni già sanno cucinare come una donna adulta, ed io ne rimango stupefatta.

I bambini masai si distinguono dall’abito e dai colori, quali; rosso fuoco (shuka in lingua maasai) per i maschi, mentre le bambine masai (endito in lingua masai) indossano un vestito di colore indaco o di colore glicine.

Ormai i tempi stanno cambiando anche nella steppa masai e sempre più si notano bambini vestiti “stile europeo”, vuoi che qualche turista ce lo portiamo noi, vuoi che fare un qualsiasi regalo fatto a loro porta molta soddisfazione, ma torniamo nel tema, di questo argomento certamente ne parlerò al prossimo articolo.

Come giocano i bambini masai;

Bambini felici che giocano e corrono spensierati dal villaggio alla savana, non hanno giocattoli e forse nemmeno ne conoscono l’esistenza, (salvo in questi “ultimi tempi”, qualche turista inizia ad arrivare con valigie cariche di giochi).

I piccoli masai si accontentano nel prendere di mira qualche alveare o qualche “mal capitato” uccello e addirittura gufi colpendoli con dei sassi, si arrampicano sugli alberi, costruiscono altalene usando dei rami di albero, o nel giocare a nascondino.

La sera, dopo cena è il momento più bello, è buio non si vede niente, eppure nel silenzio della savana si sentono gli schiamazzi dei piccoli masai gridano felici giocando in lontananza da casa. Mi chiedo come facciano a vederci, questi bambini non hanno paura di niente!

I palloni da calcio o gioco in savana sono di difficile reperibilità , ma i piccoli masai non demordono e costruiscono con le loro mani palle con foglie e fango usando uno spago fino a darle la forma rotonda.

E’ sorprendente vederli inventivi costruendosi qualsiasi gioco con le mani con ciò che trovano strada facendo, è altrettanto sorprendente osservare come tra loro nasca un forte legame condividendo questi semplici giochi; un rapporto che cresce e viene mantenuto per l’intera vita, nei momenti di gioia e di dolore.

Rischi e pericoli in savana;

Ora è arrivato il momento di unire al gioco anche alla vera vita masai e spetta al padre giudicare quando il proprio figlio è ritenuto idoneo a scoprire la foresta con rischi e pericoli, non importa quanti anni abbia il bambino, deve vederlo preparato in questa nuova missione che segnerà l’inizio della sua crescita.

Il Papà, in collaborazione del capo villaggio e tutta la famiglia, prepara il figlioletto verbalmente da sempre, il bambino masai sin dalla tenera età saprà che arriverà il momento in cui dovrà sfidare la savana correndo rischi e pericoli.

Finché un giorno si parte a piedi percorrendo chilometri di strada, fino a raggiungere la foresta da loro ritenuta critica, ci saranno animali molto pericolosi, sentieri imprudenti. Dovranno imparare a bere e nutrirsi con ciò che la savana offre, come ripararsi e difendersi davanti ai pericoli.

Arrivato il momento “il piccolo masaino” si troverà a combattere davvero anche con qualche animale ma con la certezza che il padre sta assistendo ed è pronto a intervenire!

Quali sono responsabilità di un bambino masai;

Superata la dimostrazione che può durare anche mesi lontani da casa, il piccolo “ing’era” (piccolo masai) risulta pronto ad ottenere delle nuove responsabilità all’interno del villaggio nativo.

Le verrà affidato il compito di accudire capre e mucche e dovrà essere in grado di difenderle da attacchi esterni. Partirà al mattino con il bestiame rientrando al tramonto, strada facendo si unirà ad altri “masaini” e greggi, camminando e pascolando insieme e uniti più che mai.

La bellezza di questo cammino sta nel partire da casa con trenta capre e ritrovarsi in mezzo a tantissimi bambini con una mandria in-contabile di bestiame fra capre, pecore e mucche con panorami e posti magici che la savana della Tanzania offre.

Arrivati nella distesa erbosa mentre gli animali pascolano i piccoli masai che hanno una media di età a partire dai tre anni in avanti, si ciberanno di solo latte fresco munto sul posto o in assenza di acqua, iniziano a giocare e passano la giornata finché il sole inizia a calare, ora si ritorna al villaggio.

Bambini masai che perdono di vista il bestiame dando spazio al gioco;

Nella loro spensieratezza infantile a volte capita che perdano qualche capra o mucca strada facendo, arrivano a casa senza e sapendo a priori che le spetterà la ricerca in foresta anche nel buio della notte per ritrovare il capo smarrito!

Nostro nipote, di nome Jemsi, nel perdere non “un capo”, ma tutto il bestiame o non custodirlo preferendo il gioco, è ormai un classico all’ordine del giorno. Al tramonto arrivano le mucche da sole fino a casa e di lui non c’è traccia, questa situazione per la famiglia masai è grave, non riescono ad educarlo in tal senso in nessun modo. A me questa cosa fa sorridere, per noi europei è normale che un bambino giochi.

Uscite al pascolo con i masai;

Ascoltando i bambini masai durante il pascolo rimango incredula nel rendermi conto che sanno riconoscere ogni belato di capra abbinando un nome alla stessa, come stesso esempio udendo muggire una mucca.

Come moglie di un masai e parte di questa splendida famiglia mi risulta difficile darvi l’emozione che si prova vivendo la quotidianità con questa magica tribù masai in savana, questi bambini nonostante la tenera età sanno dare una protezione incredibile, sembrano guerrieri masai adulti!

Tramonto africano (Tanzania)

Speriamo che questo articolo possa esserti stato d’aiuto per conoscere un’altra cultura lontana dal nostro mondo.

Grazie di averci dedicato il tuo tempo in questa lettura.

Ciao Cristina e William

ARRIVARCI E CONTATTO:

Maasai Travel Life effettua una serie di partenze con destinazione villaggio maasai in Tanzania comprendendo una vasta gamma di date di partenza e attività per soddisfare i diversi gusti. Siamo eccitati all’idea di mostrarti questo nostro grande popolo maasai!

guarda dove siamo;

By William e Cristina

CHI SONO I CAPI MASAI E COSA SONO LE RIUNIONI MASAI

Per capire chi sono i capi maasai e in cosa consistono le loro riunioni, facciamo un po’ di chiarezza:


Oggi parliamo di Tanzania, ma le stesse regole vengono applicate anche alla tribù maasai del Kenya, il popolo maasai vive a stretto contatto non solo con la famiglia d’origine, ma anche con i villaggi adiacenti.

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Al centro uno dei capi masai della nostra zona (Tanzania)

I maasai possono incontrarsi, non conoscersi o non essersi mai visti ma si sentono ugualmente “fratelli” portando avanti le stesse tradizioni e la stessa cultura tutta la vita, parlano lo stesso dialetto denominato il “Maa” dalla Tanzania al Kenya.

RUOLI IMPORTANTI DEI CAPI MASAI:

CHI E’ IL CAPO VILLAGGIO DI FAMIGLIA: (in lingua masai: orkitok’o lengang); ogni famiglia ha un capo villaggio, in genere è sempre il più anziano ad avere questo ruolo e dopo di lui il compito passerà al figlio maschio più grande.

Esistono diversi ruoli, utili a garantire la pace e la serenità del popolo maasai.

CHI E’ IL CAPO DI TANTI VILLAGGI: (sia in lingua “maa” che swahili): mwenyekiti);
un maasai scelto dalla comunità, non giovane/non vecchio, gira spesso nei villaggi per assicurarsi che tutto vada bene, che non ci siano litigi o problemi di normale quotidianità, cerca di risolvere ogni questione con dei meeting, controllando periodicamente che il caso sia “chiuso”. Collabora con il governo, riporta problematiche burocratiche, autorizza o compila documenti come certificati di nascita, il rinnovo di un documento d’identità, certifica proprietà di bestiame, terreni o case ed ogni residente che avrà bisogno di uno di questi “esempi” dovrà presentarsi negli uffici governativi specifici con l’autocertificazione e l’autorizzazione comprovata dal capo maasai referente.

Uno dei tanti capi famiglia masai
Uno dei tanti capi famiglia masai a “Mtego” (Kiberashi)

CHI E’ IL CAPO MASAI TEMPORANEO: in questo caso prendiamo in esempio Zanzibar, località turistica dove ormai è nota la presenza capillare di maasai emigrati per lavoro, in spiaggia con bancarelle, nei resort come guardie o altro. Viene nominato anche lì un capo maasai che si occupi di supervisione e di fare da porta voce al “grande capo maasai della savana”.
Si tratta di un impiego temporaneo poiché non vive in “terra maasai”, e il potere decisionale di qualsiasi eventualità resta al capo maasai regionale.

CHI E’ IL GRANDE CAPO MAASAI REGIONALE: (in lingua masai “olaingwenani”): si può diventare capo maasai a qualsiasi età, l’importante è essere maggiorenni. Il suo compito è di seguire gli avvenimenti della propria regione ed essere a capo di ogni importante decisione.

Nello specifico, si occupa di:

  • problemi di tipo politico;
  • problemi tra tribù;
  • discordanze per acquisti di terreni o simili;
  • problema della siccità e dove pascolare;
  • singoli maasai o interi villaggi che trasgrediscono le regole;

Maasai lontani dalla famiglia per troppo tempo;

  • cerimonie importanti per l’assegnazione di titoli e ruoli nella tribù;
  • date da decidere;
  • problemi di vario genere dove si chiamerà in prima persona chi ha sbagliato per risolvere la grave questione (come un vero e proprio processo tribale!)

MEETING/RIUNIONI MASAI;

La cosa che più mi stupisce di questo grande popolo masai è la fratellanza che contraddistingue ogni singolo elemento, viene percepita anche tra due persone che non vanno d’accordo caratterialmente!

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Un esempio di riunione masai (Tanzania)

Quasi una volta a settimana, si ritrovano gli uomini provenienti da tanti villaggi, formano dei gruppi, stanno ore (o giorni!) seduti a parlare.

Non sempre si tratta di condizioni di difficoltà, spesso parlano della loro vita, cercano di migliorarla, formano collette o raccolgono soldi per i fratelli bisognosi e per cose utili tipo costruzioni di Chiese e scuole. Decidono insieme l’importo e tutti dovranno versare, chi non può attenderà la giornata di mercato, venderà una capra , una mucca o una gallina per saldare l’importo dovuto.

In questa tribù non esiste IL TERMINE rubare!

Picchiare ed esprimersi in modo volgare e violento, sono attività condannate ed osteggiate come previsto da regolamento maasai.
Si tratta di un popolo tranquillo, parlano e risolvono tutto con la massima calma, nessuno urla addosso a nessuno. Organizzano meeting affrontando argomenti di vario genere, telefonandosi o dandosi appuntamento tramite passa parola.

Ovviamente nessuno è obbligato a partecipare alle riunioni, ma se non esiste un imprevisto valido l’invito viene rifiutato di rado. Nelle riunioni con il capo maasai è di rilevanza almeno la presenza del capo villaggio, essendo un raduno di regioni il luogo d’appuntamento sarà a meta strada e comodo a tutti da raggiungere.

QUALCHE ESEMPIO DI TRASGRESSIONE DELLE REGOLE MAASAI:

La spiaggia di Uroa a Zanzibar
La spiaggia di Uroa a Zanzibar

La parola d’ordine di un maasai è aiutarsi;

  • Un altro esempio delle necessità che portano i maasai ad una riunione è quando si allontanano da casa per lavoro, se non si danno notizie alla famiglia, se non si torna per mesi o anni, se non si contribuisce economicamente, la riunione si concluderà con l’intervento del capo maasai di zona in questione.
  • L’interessato verrà obbligatoriamente intimato a rientrare, se non fosse in possesso di denaro per spese viaggio il meeting servirà per raccogliere la spesa necessaria e se non verrà accettata la proposta il maasai verrà cacciato dalla comunità e non potrà più lavorare in quella zona (es. Zanzibar).
Un matrimonio masai/mzungu che non doveva essere celebrato!
Io ad un matrimonio masai/mzungu ! (Tanzania)

UN MATRIMONIO TRA UN MASAI E UNA DONNA BIANCA NEGATO;

Rispetta il parere della tua famiglia!
Anni fa ho avuto modo di assistere a un matrimonio tra un maasai ed una “mzungu” (donna bianca), nessuno era d’accordo venisse celebrato, il parere negativo arrivava soprattutto dalla già presente moglie maasai, lui non diede retta a nessuno per far felice la donna bianca, iniziò la cerimonia ugualmente, ad un certo punto vennero interrotti canti e balli, tutti si allontanarono di punto in bianco e velocemente, io non capivo cosa stesse accadendo, la casa dello sposo fu imbrattata di sangue all’esterno.

Mi venne poi spiegato che quel matrimonio con la donna bianca non poteva essere celebrato, la prima e attuale moglie maasai non aveva acconsentito alle seconde nozze con la nuova arrivata e delle regole erano state infrante. Subito venne chiamato il capo maasai, si fece una settimana di riunione, in conclusione venne deciso che quel maasai non avrebbe potuto ne frequentare ne mangiare in nessun villaggio o casa maasai e ha dovuto pagare una multa di due mucche per aver provato a fare il furbo e mancanza di rispetto per la sua famiglia maasai.

La povera sposa bianca, ignara di tutta la situazione, era impaurita e confusa!

BANDITA LA DISONESTA’ DAL POPOLO MASAI

In una circostanza, mi sono trovata ad assistere ad un’altro grosso problema, un maasai aveva rubato una mucca e l’aveva venduta al macello.

Una trasgressione gravissima… rubare non fa parte della cultura maasai!

La persona in questione ovviamente scappò, non si sapeva dove fosse. Il capo famiglia (padre o chi ne fa le veci) dovette assumersi tutta la responsabilità e pagare una multa con ben due mucche da restituire al derubato.

con i maasai a festeggiare un importante traguardo
Con i maasai a festeggiare un importante traguardo nella savana della Tanzania

I MASAI NON VOGLIONO PROBLEMI

In definitiva…
I maasai non vogliono problemi, cercano di risolvere tutto senza arrivare a soluzioni drastiche evitando tensioni nella comunità, amano vivere sereni, ma se qualcuno cerca di irrompere il loro silenzio, sanno diventare molto duri affinché diventi e se ne crei esempio a chi non vuole accettare queste regole… “PAROLA DA MAASAI”.

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Venite a trovaci, vi aspettiamo nella vera Africa della Tanzania per un viaggio di esperienza indimenticabile in mezzo ai locali della savana.

 

MODULO CONTATTO:

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UN VIAGGIO DI QUINDICI GIORNI DALLE TRIBÙ DELLA SAVANA A ZANZIBAR (Tanzania)!

UN VIAGGIO DI QUINDICI GIORNI DALLE TRIBÙ DELLA SAVANA A ZANZIBAR !

Vi portiamo in Tanzania a conoscere la tribù  datoga (Mang’ati in lingua locale) . Sono pastori e nomadi, le loro radici derivano dalla regione Manyara o di Dodoma in Tanzania. In genere si spostano, non stanno mai fermi a lungo nello stesso posto ma in questo raro caso vivono a pochi passi da casa nostra.

Vi faremo vivere la quotidianità nella savana con il popolo Masai;

si imparano i rituali, si conoscono gli animali, la fauna, cieli stellati, tramonti spettacolari. Si trascorreranno le giornate a stretto contatto con la tribù, magiche serate, si faranno escursioni a piedi in foresta o in moto alla scoperta di posti e panorami ancora sconosciuti al turismo.

Per terminare la vostra vacanza in relax vi accompagniamo a Zanzibar, chiamata anche isola delle spezie, circondata da mare cristallino, spiagge di sabbia bianca e fine come borotalco.

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Zanzibar

Contattateci i posti sono limitatati !!

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