CREDENZE E METODI CURATIVI MAASAI: stavo male e mi hanno curato le mie tribù!

Mancava una settimana al decollo, mi sentivo al settimo cielo, tornavo a casa con mio marito dalla nostra grande famiglia maasai, sarei rimasta in Tanzania un anno intero. Iniziai ad avvertire un leggero male al dente, non volevo partire con il pensiero che avrebbe potuto causarmi non pochi problemi, non solo in spostamenti essendo che viviamo in una savana lontana da tutto, il pensiero del non sapere dove trovare un buon medico nel caso mi esplodesse all’improvviso il forte dolore.

Un ascesso in savana

Mi trovavo da “mama savana” ormai da qualche mese, tutto procedeva normalmente e del mio dolore ne sembrò rimasto un lontano ricordo, finché un giorno… iniziai improvvisamente ad accusare del fastidio proprio “lì”, un mattino mi svegliai con l’inizio di un ascesso mai avuto in vita mia! La mia guancia si stava gonfiando tanto fino a tal punto da riuscire a socchiudermi un’occhio, il gonfiore raggiunse persino l’orecchio. Dovevo assolutamente curarmi e cominciai una cura antibiotica nell’immediato.

Porto sempre con me “la farmacia italiana”, non che i loro farmaci non siano validi, ho avuto necessità di assumerne in varie occasioni, funzionano, ma non sopportato il fatto che li vendano separati dalla confezione, senza istruzioni come da sempre sono abituata a leggere, i dosaggi sembrano minori rispetto ai nostri, contano le pasticche appoggiandole direttamente sul palmo della tua mano o inserendole in piccoli sacchetti neri di plastica che ricordano i sacchi dell’immondizia. Se a fine cura i tuoi sintomi non sono svaniti potrai rivolgerti allo stesso dispensario ed acquistarne altre pasticche, qua funziona così, dal resto mi trovo in una savana nel bel mezzo del niente, come sempre vi rammento.

Il gonfiore ed il dolore causato dall’ascesso, iniziò a celare dopo qualche giorno, finalmente il mio viso stava rientrando alla normalità. Mi sentivo così debole che nemmeno avevo la forza di alzarmi dal letto, questo è l’effetto che a me lascia l’antibiotico, “mi ammazza”… Mio marito Willy in questi casi è più presente di sempre e subito pronto ad occuparsi di me. Lui, mia suocera e la presenza della famiglia la sento forte, fanno di tutto pur di aiutarmi a tornare in forza. William in Italia ha imparato a cucinare la nostra pasta, così pur di farmi tornare l’appetito, si mette al lavoro dinanzi al fuoco preparandomi ottimi pranzi, nonostante la mancanza di appetito cerco di non deludere e mangio. Dopo aver vissuto troppi anni l’esperienza delle chemioterapie questo è l’effetto rimastomi, sono forte e reagisco ad ogni imprevisto ma ci impiego più tempo. (vedi articolo cliccando qua sotto nel pulsante…)

L’antibiotico mi distrugge, mi servono settimane intere a raggiungerne la ripresa. Mia suocera nel vedermi così debole si preoccupò, ogni giorno si recava nell’adiacente foresta alla ricerca di qualche fresca pianta di aloe, mi raccontava che le foglie di questa preziosa pianta sono da loro maasai usate da sempre come rimedio naturale per molte cure, contengono proprietà medicinali miracolose. L’aloe ad esempio, mantiene lo stomaco pulito, basta mettere una foglia all’interno di una casseruola con dell’acqua portando il tutto ad ebollizione, la si lascia riposare fino che diventa fredda, se ne deve bere almeno un litro, sorseggiando come se si stesse gustando una tazza di thè. Il sapore non è il massimo, sa di erba molto amarognola, non è una bevanda gustosa per niente. Funge da fermento lattico curandone problemi di stiticità, cura qualsiasi ferita, poiché rompendone una foglia direttamente sulla parte lesa, fuoriesce del liquido gelatinoso che funge da disinfettante naturale.

I maasai hanno le mani curative

La stessa pianta viene da loro utilizzata in caso di dolori articolari, muscolari, slogature, fratture. Colgono selezionando delle grandi foglie di Aloe, che guarda caso sembrano avere la forma dei loro sandali di copertone, la foglia viene adagiata delicatamente sopra il fuoco, la scaldano a tal punto da sentirne con la mano il liquido interno senza farlo fuoriuscire, (non so come facciano a non bruciarla). A lavoro ultimato le foglie di aloe ancora bollenti, vengono sistemate a terra e cercano di calzarle come fosse una scarpa e dovranno starci sopra qualche ora così da ricavarne beneficio a al termine del trattamento.

I maasai hanno le mani curative, con l’aiuto del liquido di Aloe o addirittura senza, riescono a massaggiare parti del corpo tese, dolenti o altro. Mio marito pratica spesso massaggi linfodrenanti al mio braccio assente di linfonodi, colpa dei miei precedenti interventi causati da due cancri. In qualche occasione di forte stress è accaduto si sia gonfiato, in ospedale mi davano sei mesi di attesa ad ogni bisogno di un massaggio linfodrenante, lui risolve il mio edema in pochi minuti di massaggio aiutandosi con dei bendaggi di acqua calda. A volte percepiscono i tuoi mali nascosti senza che tu nemmeno sappia di averli e di questo argomento ve ne farò senz’altro un altro articolo entrando nello specifico riguardo un’altra mia disavventura vissuta in passato e curata grazie alle loro indicazioni.

Mi ha curato la tribù datoga

Torniamo al mio dente…. Dalla mia guarigione non passarono nemmeno due mesi che tornò il secondo ascesso, Willy mi voleva portare in ospedale, io rifiutavo, avevo paura che invece di curarmi il dente me lo togliessero così non volendo ascoltare nessuno ricominciai con l’antibiotico. I risultati furono gli stessi devastanti della volta precedente con la risposta di ripresa molto lenta del mio fisico. Ritorna una terza volta il male, Willy mi aiuta nuovamente a riflettere ricordando il mio problema ad ingerire antibiotici, mi fece presente che probabilmente ne sarei diventata resistente e che mi avrebbe solo “distrutto” fisicamente così mi propose un’insolita cura alternativa e mi disse:

se ti fidi e te la senti, conosco una donna della tribù datoga che può curare il tuo dolore, non sarà per sempre, non usano medicinali, non ti toccheranno provocandoti ferite o fuoriuscite di sangue e non sentirai alcun dolore, da lei ci andiamo in tanti per svariati motivi…. Vuoi provarci?

Tentennai nel darne una risposta definitiva ma accettai, mi fido di mio marito, ho avuto modo di assistere a diversi dei loro riti di guarigioni ben più gravi rispetto al dolore di un dente. Salgo sulla moto con lui, mi porta in un villaggio distante venti minuti da casa nostra, con speranza di trovare la persona che si occupa di questo rito. Era una signora, non si trovava in casa, c’erano i figli di questa donna che alla vista del mio viso si preoccuparono a tal punto di correre a cercarla. Mi portarono una sedia, mi dissero di mettermi comoda e attendere, un paio d’ore più tardi arrivò.

A prima vista provai fiducia ma salì l’agitazione, iniziai a tremare di paura, mio marito sempre accanto e con il suo solito tono di voce tranquilla, inizia la traduzione di quanto la signora diceva. Mi spiegò che niente sarebbe accaduto, che non avrei provato dolore ma che avrebbe solo fatto smettere il mio male. Preparò una bacinella con dell’acqua adagiandola in terra di fronte ai miei pedi, sarebbe servita nel caso si staccasse il dente dalla gengiva o avessi avuto bisogno di sputare. Immaginatevi per un po’ la scena, non sapevo se ridere o piangere, tremavo e basta. La donna iniziò a maneggiare la cannula di una pianta, era uno stelo lungo circa 80 cm, di colore verde, sottile e vuoto all’interno. Iniziò a pelare un frutto selvatico in modo da estrarne i suoi semi appiccicosi e li fissava su di uno straccio, stavano attaccati come se usasse l’aiuto della colla.

A lavoro completato legò il canovaccio al fondo della cannula e diede fuoco alla stoffa con i semi. La procedura ebbe inizio, mi disse di tenere la cannula appoggiata al dente dolente e di non fare altro. In effetti non avvertivo nessun dolore, la fiamma creava solo calore, nella mia bocca sentivo tanto vapore acqueo caldo dal sapore fruttato (quasi come fosse una sigaretta elettronica), dovei resistere affinché non si fosse spenta naturalmente la fiamma. Tutto durò una quarantina di minuti. La mia tensione passò, mi stavo rendendo conto di non accusare assolutamente nessun fastidio se non della bava alla bocca creata dal vapore acqueo.

La signora ha voluto essere pagata con la somma di TSH 4.000 che equivalgono a nemmeno due euro, ringraziamo e ci disse di tornare nel caso ne avessi avuto nuovamente bisogno. Si sapeva che non si sarebbe risolto il problema per sempre ma in ogni caso mi sono svegliata il giorno dopo che stavo come se mai avessi avuto niente e da quel giorno non mi è mai più tornato il male. A distanza di più di un anno mi sono presentata dal mio dentista in Italia per un semplice controllo, non causa un ritorno del male al dente, tutto si concluse con la seconda devitalizzazione della seconda radice in modo da evitarne eventuali dolori.

Gli raccontai l’esperienza vissuta spiegandogli tutto dettagliatamente, ne rimase alquanto incredulo, aggiunse soltanto che il calore aiuta ad allontanare gonfiore e dolore ma non cura l’infezione. Su questo ne ero già al corrente prima di quell’esperienza dalla signora datoga. Adesso esiste un bravo medico nel nuovo reparto di impiantistica e deontologia nell’ospedale di Songe, dista a un’ora di autobus da casa nostra, ma non vi nascondo che se dovesse nuovamente capitarmi qualcosa ho molta fiducia nei metodi curativi dei miei maasai.

I Maasai prevengono il male

Nell’anno 2012 feci un brutto incidente in moto nella savana del Distretto di kiteto (regione Manyara), mi trovai a terra con tre costole rotte e clavicola spezzata (mancava un solo centimetro all’osso del collo e non sarei qua a raccontarvi questo episodio). Un vecchio maasai mi rimise apposto l’osso con le mani ed ha saputo farmi la stessa fasciatura ad otto che usano da protocollo nei nostri ospedali in questi casi. Di questa esperienza più avanti ve ne farò un’articolo entrando in ogni dettaglio.

Anni fa una donna maasai mi disse che avevo un problema allo stomaco solo guardandomi ed indicandomi con la mano il punto da curare senza che io fossi ancora a conoscenza di questo eventuale male. In Italia appurai che aveva ragione, mi tolsero un polipo di ben quattro cm che mi otturava l’intestino. Anche di questo ve ne parlerò in altro articolo.

Concludo questo episodio precisando che questi riti non si chiamano “MAKUMBA” questo termine terrorizza chiunque, i maasai di casa mia, non vogliono nemmeno sentirla nominare, figuriamoci praticarla o parteciparvi. Se invece ci vogliamo credere, sappiate che anche qui esistono tanti finti stregoni come quelli che esistono in ogni parte del mondo, vi dicono che vi fanno guarire da ogni male ma sono solo dei truffatori, a questi stiamo attenti.

By Cristina Valcanover

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Masai Travel Life Tanzania

Ti porto a casa mia, per farti conoscere la mia cultura, la mia tribu, il mio popolo con un viaggio diverso e alternativo. Poi al rientro nel vostro mondo mi spiegherete cosa significa essere colpiti dal "mal d'Africa" questa malattia inguaribile ed indefinibile!

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