LA NOSTRA VITA AL VILLAGGIO MAASAI

Forse non tutti sapete che la nostra casa è stata costruita proprio nel centro di “Ingang’itie emaa” villaggio di famiglia (in lingua maa significa villaggio maasai). Siamo circondati da capanne e dal boma (recinto in lingua swahili) da capre, mucche e galline. E potrai vedere la nostra casa qua:

Una delle case maasai nel nostro villaggio

IL RISVEGLIO AL VILLAGGIO MAASAI

Non sono ancora le sei, mi siedo vicino al fuoco ed inizio a sorseggiare la mia tazza di caffè godendomi l’alba dai colori sorprendenti sempre pronta con il mio smartphone a postarvi qualche foto o diretta che vi aiuti a comprendere la vera vita del villaggio maasai.

Il mio entusiasmo è forte nel voler rendervi partecipi a questa realtà che all’apparenza potrebbe sembrare strana e serve a smentire cose insensate che mi capita purtroppo troppo spesso di leggere nei social, tipo a chi deve per forza farne un articolo sui maasai per poter venderne un viaggio, farne un libro carico di cose inventate  oppure ancora peggio chi copia e incolla ciò che di vero scrivo, cambiano le parole ma le frasi e le situazione sono solo vissuti miei.

Noi lavoriamo per viverci e non per speculare, con due stanze in un villaggio ricchi non lo diventeremo mai!

Il risveglio in savana è senz’altro il mio momento preferito e tra l’altro mi sveglio molto presto senza bisogno di una sveglia, ma questo sin da quando ero bambina, non sono mai stata una dormigliona. Il gallo inizia a cantare prima dell’alba e credo che a quel canto non ci si abituerà mai nemmeno la persona che cade nel sonno più profondo, ma con il cantare del gallo inizia la vita al villaggio maasai.

Le donne sono le prime ad aprire le porte delle loro capanne, si intravede il fumo che avvolge la casa e fa capire che stanno attizzando il fuoco che servirà a prepararne il chai (the maasai) con il latte appena munto. Mi sveglio all’alba sia in presenza di ospiti che non e la prima cosa che faccio è prepararmi una moka di caffè italiano, cosa che sul fuoco a volte è davvero un’impresa ma a modo mio ci riesco.

Ad ogni ospite chiedo gentilmente di portarmi un pacchetto di caffè altrimenti non saprei dove reperirlo in una savana dove non esiste nè un negozio fornito di alimentari e “men che meno” un supermercato.

Apro la porta della mia cucina e già si cominciano a sentire le prime grida dei bambini intenti nel gioco e le pecore belare, chi si organizza per andare a scuola e chi prepara i greggi di capre per il pascolo i bambini liberano le caprette e si notano già attivi nel gioco mentre svolgono le piccole mansioni che le sono state attribuite da papà maasai.

Quando non abbiamo ospiti ci sediamo tutti insieme attorno al fuoco, l’umidità del mattino da un po di brivido di freddo ed è piacevole sentirne il calore che ti avvolge mentre mama maasai ti passa una tazza di chai per colazione, a volte non si è solo in famiglia, possono arrivare anche i maasai dei villaggi adiacenti e ci siede in cerchio salutandoci con un “raga sidai”? = hai dormito bene? Questa frase ti verrà chiesta almeno fino a pomeriggio inoltrato poiché hanno piacere di sapere se hai dormito bene.

Saluto e rispondo al buongiorno dell’andirivieni di donne che passano davanti al nostro recinto di casa. Il mio sguardo con gli occhi ancora assonnati le segue, stanno entrando nel recinto delle mucche, altre donne stanno tagliando legna con un machete enorme, hanno una forza invidiabile il fumo intanto aumenta sempre più e mi chiedo come riescano a resistere cucinando all’interno della casa. Ma per loro è la normalità ed alcuni bambini e adulti si siedono attorno alla “mama maasi” in silenzio e in attesa.

LA NOSTRA ORGANIZZAZIONE DI LAVORO AL VILLAGGIO

Dopo aver preparato la tavola qualche ospite si è svegliato e dalla cucina odo i passi dal terrazzo, preparo un vassoio con una thermos di caffè con delle tazze, lo so bene per noi italiani quanto sia importante un caffè appena svegli, mi dirigo da loro con un buongiorno, lascio il tutto sul tavolino in modo che abbiano il tempo di svegliarsi con calma guardandosi attorno e a comprenderne dove sono arrivati.

Li vedo intenti ad osservare cosa sta accadendo attorno casa nostra e nel mentre che si attende il risveglio di tutti si godono un buon caffè nel centro di un vero villaggio maasai, questa è la nostra prima e piccola “coccola” durante le vostre meritate vacanze. Io torno in cucina a controllare che le mie cognate non si siano dimenticate di tagliare la frutta che dovrebbero aver imparato a ricordarsi ma ne è divenuto all’ordine del giorno ricordarlo ancora e ancora…..

Quattro donne maasai (le mie cognate) lavorano con noi portando avanti le stesse incombenze domestiche che noi donne comuni riusciremo a sbrigare in una mattinata e da sole (abbiamo solo due stanze, una piccola sala da pranzo, una cucina, un bagno e una doccia).

Insegno loro come si cura l’igiene, come si pulisce un bagno o una stanza, come si prepara la tavola e la colazione, come si ordina una cucina, facciamo il cambio lenzuola ogni giorno ma ancora non hanno capito che il lenzuolo pulito non si mette sopra quello usato la sera prima, che il pavimento non si pulisce a “secchiate d’acqua” altrimenti sporcano i muri e si deve nuovamente imbiancare.

Insomma io comprendo che di tutto questo prima di conoscere me non ne sapevano niente, considerando che nemmeno hanno mai avuto niente di tutto questo e ci vuole molta pazienza, ma io ogni tanto mi arrabbio e perdo le staffe.

E’ dal primo ospite che abbiamo avuto tre anni fa che ogni giorno spiego e predico la stessa cosa, ormai lo sanno che questa potrebbe diventare l’attività della loro vita garantendo un futuro ai loro figli, ancora non hanno capito che i clienti vorrebbero tutto preciso anche in un villaggio maasai e devono sapere che per vivere bisogna lavorare seriamente.

Mi sono organizzata, faccio una riunione famigliare ogni qualvolta ci sono partenze e arrivi dicendo loro cosa va bene e cosa non è andato bene, le paghiamo ogni settimana in modo che siano autonome nel gestire la loro famiglia, si comprano le caprette insomma la salita è ancora molto ardua ma ce la posso fare se pur ci sarà sempre qualche “mangiata di fegato”.

Mio cognato, di nome Jacopo è la nostra spalla, purtroppo non parla italiano ma ci aiuta molto in presenza di turisti, è uno dei nostri driver con le moto, è il preferito dai nostri ospiti dopo mio marito, è la guardia di casa ma non di notte, gli animali se lo potrebbero anche mangiare vivo da quanto dorme (ah ah ah).

E’ un po il tutto fare del villaggio in quanto se si impegna ha la fortuna di essere nato con le “mani d’oro”, riuscendo a riparare qualsiasi guasto, dopo tanto discutere ha iniziato a zappare l’orto, sarebbe troppo comodo trovare tutto fatto e raccogliere la verdura del nostro lavoro senza faticare per mangiare.

Ormai sa che in presenza di ospiti si deve svegliare presto ogni giorno, passa da me in cucina, prende il contenitore pulito che ho dedicato al suo “compito”, chiede la moto al fratello Willy e va a Kiberashi dalla signora che nel mentre mi ha telefonato per dirmi di fare presto che ci sono “chapati e mandazi” caldi preparati appositamente per noi.

A volte ci fa trovare del pane caldo ma sembra che per loro non sia di usanza così va di fortuna in base alla sua volontà e non lo farà nemmeno se le offriamo il doppio del prezzo pattuito. Jacopo non deve fermarsi a chiacchiere in paese poiché i nostri ospiti si aspettano di trovare a tavola la colazione pronta.

Chi non conosce questa realtà credo non abbia la minima idea della fatica che ho fatto a creare questa collaborazione famigliare, i maasai non sono per niente abituati a lavorare, in realtà prima di comprendere il progetto che io e Willy stavamo innescando mi rispondevano che faccende domestiche o simile non era per loro un lavoro poiché sono pastori!!

Se siete interessati a leggere la nostra descrizione viaggio la trovate cliccando qua:

LE NOTTI IN SAVANA ;

Abbiamo sei cani cui fungono da guardiani soprattutto nelle ore notturne, spesso durante la notte si sentono abbaiare in quanto la foresta adiacente casa nostra in quelle ore sembra molto animata, di certo non mi ha mai attratto l’idea di andare a vedere che sta accadendo ma i versi notturni sono molti, da dentro casa non fanno paura e anzi la cosa mi incuriosisce e ascolto chiedendo a mio marito di spiegarmi chi sono, d’altronde ci troviamo in una vera savana africana.

Una cosa interessante è stata quando i maasai mi hanno insegnato come distinguere l’abbaio dei cani in situazioni di pericolo, a volte abbaiano semplicemente in risposta ai cani dei villaggi vicino a casa (tutti i villaggi hanno dei cani).

A volte purtroppo capita che qualcuno prova ad entrare nel nostro territorio magari attratto dal fiuto di qualche cagnetta in calore e succede “il disastro”, sei cani fanno branco e si creano delle grandi ferite se non addirittura riuscendo ad uccidersi, capita spesso che mio marito si svegli nella notte alzandosi di sobbalzo iniziando a correre con un bastone facendo in modo di arrivare il prima possibile a separarli dal litigio prima che sia troppo tardi.

Non sempre è così semplice capire dove si trovano nel buio della foresta, non sempre accade in vicinanza ma grazie a dio si “schiodano” dal letto anche altri maasai e si unisce l’aiuto. I cani sono l’animale che più amo al mondo e nel mio villaggio sanno bene che per difenderli sarei pronta a tutto.

Lei si chiama Gina ed è la mia coccolona

Se invece si odono i cani dare un piccolo cenno di abbaio seguito da forti ringhiate questo è segnale di pericolo, qualche animale o qualche persona estranea si sta avvicinando al nostro villaggio. Dalle nostre parti abbiamo la iena molto presente ma generalmente all’udito dei cani o in presenza di una torcia puntata dall’uomo scappa, sempre che non siano in branco altrimenti sarei pronta a contrariare anche i maasai.

Quando abbiamo ospiti nuovi avvisiamo sempre di non spaventarsi raccontando che la iena ne sarà una compagnia notturna, viviamo in un habitat naturale, è normale ci vivano animali ed è nostra abitudine sentirle ululare ogni sera in lontananza.

Willy sarà la vostra guida maasai e si alza più volte durante la notte in perlustrazione verificando che villaggio, ospiti e bestiame passino notti tranquille. Siamo circondati da ben diciannove villaggi maasai, di guerrieri direi che ne abbiamo (mica tutti nel sonno sono sordi come mio cognato)….

Organizziamo spesso fiaccolate notturne, i bambini maasai si divertono ad attizzare il fuoco fino a farlo raggiungere i due metri di altezza ed io mi agito e urlo di abbassare la fiamma, ho paura che il vento sempre presente nelle notti in savana aiuti ad innescare un incendio.

Ci si siede in silenzio, le donne maasai arrivano con del chai caldo, si ascoltano i rumori nel silenzio della natura, ci si gode il magico cielo stellato africano, la luna piena o a spicchio che sembra di toccarla con dito da quanto vicina sembra, in lontananza si notano delle torce e avvisiamo di stare tranquilli, sono dei maasai che si stanno spostando da un villaggio all’altro e poi ci si fanno delle sane risate insieme a questo popolo meraviglioso.

Il clima delle serate in savana è fresco tutto l’anno causa lo sbalzo termico, caldo o più caldo di giorno in base alle stagioni ma con clima secco, utile a non correre il rischio di dover convivere in mezzo alle zanzare, a parte nei mesi che vanno da marzo a fine aprile che sono i mesi di forti piogge e questi fastidiosi insetti prediligono l’umidità e quindi niente di diverso rispetto alle zone marittime.

COME SONO I VILLAGGI MASAI

Terminata la colazione, ogni giorno ci si reca con Willy (la vostra guida maasai) in qualche villaggio diverso, non sempre saranno maasai, sono centoventicinque le tribù presenti nel territorio della Tanzania e da noi ci sono Datoga, Wanguu, wamburu, ndorobo, ma noi ve le presentiamo tutte e poco per volta camminando in foresta in compagnia dei maasai.

In genere le case sono posizionate all’interno di un cerchio, a lato o nel centro del villaggio si trova il recinto delle vacche, delle capre e le galline costruito con dei rami spinati a farne da riparo ai predatori.

Il villaggio generalmente è grande quanto la famiglia, i più grossi sono quelli dove sono presenti più figli maschi in quanto è da tradizione che la nuova sposa vada a vivere nel villaggio del marito e lo stesso faranno i nuovi nati di sesso maschile da queste coppie. Quante cognate non vedo da anni poiché dopo sposate si sono trasferite troppo lontane da noi….. mancano!!!

Dove si nascondono i villaggi maasai

Tutti noi ci siamo fatti un’idea di come è fatto un villaggio maasai, ormai grazie a internet e i molti social media non è una rarità vederne le foto, qualche maasai è attrezzato di smartphone con Facebook o Instagram ad esempio, e postano sia foto che filmati dei loro villaggi e le loro famiglie.

I maasai vivono lontani dalle città, si trovano solo in foresta insieme al loro bestiame ed ecco da dove deriva il termine di “steppa maasai”, entrando nel vivo di un villaggio maasai è sicuramente un’altro effetto, in genere ci si arriva in moto (volendo anche in macchina), percorrendo qualche chilometro su strada sterrata, ondeggiante e disastrata tra alberi e cespugli.

Come si entra in terra maasai l’emozione inizia a farsi sentire, dagli alberi si notano le prime capanne e mentre ti avvicini si cominciano a udire e intravedere i primi gruppi di piccoli bambini che incuriositi iniziano a correre verso di te, vogliono capire chi sta arrivando, e poi vedono che sei un bianco e più piccini non sanno più se sorridere o piangere di paura alla tua vista!

Ti inseguono correndo dietro la moto fino a destinazione, ti osservano, ti scrutano, guardano il tuo bagaglio come se si aspettassero qualcosa, ma in realtà poi si scopre che stanno solo osservando la novità di ciò che indossi. Dopo qualche giorno iniziano a prendere confidenza, ti accarezzano ti toccano i capelli e vorrebbero sempre giocare solo con te, come si può non accontentarli?

Le giornate trascorrono tra movimento e forti emozioni arrivando a sera con tante nuove esperienze da elaborare tanto che a volte ciò che vivo mi sembra ancora irreale…. “a volte ho l’impressione di vivere nelle favole dei fumetti che leggevo da bambina e che tanto mi facevano sognare”.

IL POPOLO MAASAI E’ PARTE DEL PATRIMONIO DELL’UMANITÀ’ DELL’UNESCO

Questo è quanto possiamo offrirvi a casa nostra e speriamo che il nostro racconto sia stato di vostro interesse e se volete dire la vostra fatelo pure nei commenti.

A presto Cristina e William

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Da quando mio marito mi ha catapultato nella sua vita in savana, mi rendo conto di aver ritrovato una nuova famiglia, quella che sostituisce la mia a tutti gli effetti visto che i miei genitori mi hanno lasciato troppo presto. Ho una suocera che mi fa da mamma, un nuovo padre e tante sorelle e fratelli. La nonna ha 120 anni e pensiate che ha una figlia di 95 A lei mi sono affezionata particolarmente, quando ero piccola ero molto attaccata alla mia nonna materna, anche lei se ne era andata presto, avevo sei anni ed è stato il mio primo "boccone amaro" da digerire. Ci ho sofferto per decenni, tanto da pensarla ancora in ogni momento difficile da superare che mi si presenta. Quel giorno mi trovavo in cucina, Willy mi raggiunge e mi dice di seguirlo, strada facendo mi spiega che la nonna aveva la febbre da diversi giorni nonostante i maasai avessero già provato ad aiutarla con diversi metodi alternativi ai farmaci che praticano in questi casi (un giorno vi parlerò dei metodi curativi maasai). Entriamo nella capanna della nonna, c'era tanta gente poiché si usa che quando qualcuno sta male non si lascia mai solo… le accarezzo il viso con la mano per salutarla, bolliva da quanto scottava, aveva la febbre altissima e mi sono allarmata. Le dico di lavarsi e prepararsi senza attendere un minuto di più e riferisco a Willy di telefonare a un driver che la venga a prendere per accompagnarla immediatamente in ospedale. La wau (nonna) mi risponde di non avere soldi ma poi ha capito che l'avremmo aiutata noi e da quel giorno mi è riconoscente come se le avessi salvato la vita, mi viene a trovare a casa quasi ogni giorno ed io mi chiedo dove prende tutta l'energia che mette nelle sue lunghe passeggiate aiutandosi da un bastone. https://maasai-travel.com/2019/12/13/il-mio-percorso-di-vita-dal-cancro-a-un-viaggio-a-zanzibar/ #masaitravellife #instatraveling #visiting #family #mytravelgram #onedestination #nationalgeographic #travelgram #tourist #backpacking #traveling #travel #instatravel #travelingram #instagood #vacation #holiday #focu #fun #tourism #maasai #photooftheday #instagood #instapassport #lonelyplanet #trip #ocean #italianinelmondo #arountheworld #travelling

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ABITUDINI ALIMENTARI MASAI

I MAASAI NON BEVONO URINA;

Con il titolo di questo articolo, teniamo a precisare che il popolo maasai assolutamente non beve urina ne di capra ne di mucca come invece si sostiene in qualche articolo e post dove si “prova” a descrivere il popolo maasai !!

Navigando in Google e nei social, mi capita spesso di leggere articoli o informazioni inerenti il popolo maasai. Avendone sposato uno, convivendoci, e frequentando la terra maasai in Tanzania da dieci anni, mi chiedo come si possano divulgare informazioni che di tutto hanno meno che del vero. Si copiano frasi cambiando le parole, d’altronde le agenzie cercano tutte di tirare “l’acqua al proprio mulino”. Esiste inoltre una nicchia di persone che avendo visitato un villaggio maasai in sporadici periodi dell’anno, catturando qualche momento, ma divulgando informazioni e argomenti in modo scorretto o sbagliato. Questi esempi citati sono senz’altro dovuti alla mancanza del contatto e la frequentazione diretta di questo grande popolo maasai poiché documentandosi si darebbe occasione a lettori e viaggiatori di scoprire usanze e costumi di una cultura in fase di mutamento graduale.

ALIMENTAZIONE MAASAI:

La dieta maasai è ricca di carboidrati e proteine, si alimentano delle stesse pietanze a pranzo, a cena e nei giorni successivi senza bisogno di variare sapori come invece noi italiani siamo abituati. Il piatto primario dei maasai, è a base di polenta di mais bianco con una tazza di latte appena munto e della “emboga” (tradotto significa contorno di verdura), frutti di bosco, miele, Mihogo (sono radici di albero con il sapore delle patate bollite conosciute e denominate anche come magnoka). I maasai sono conosciuti come mangiatori di carne sia di capra che di mucca bevendone il loro sangue, ma in questi ultimi anni in Africa è in atto un mutamento climatico, e gli effetti di questa variazione sta influendo sul bestiame e di conseguenza il latte è divenuto un bene prezioso quasi raro quanto “l’oro”.

Le mucche stanno producendo molto meno latte a dispetto degli anni scorsi, tanto che;

A malapena è sufficiente per nutrire i vitelli, figuriamoci a soddisfare un Maasai che dipende da esso! Il latte è vita in savana e dopo i vitelli si da priorità a nutrire i piccoli bambini, dalla prima colazione, a dopo cena e la scarsa scorta di latte non permette sempre di soddisfare questi bisogni diventandone un problema preoccupante per tutti i villaggi della savana.

Molto difficile è invece che in casa maasai non si trovi un’ottimo “chai” caldo carico di “cucchiaiate” di zucchero… Io personalmente la definisco la bevanda più buona al mondo!

A causa di questo mutamento atmosferico, i masai stanno cambiando la loro alimentazione, lontana dai prodotti a base di lattosio dati gratuitamente dal loro bestiame e si stanno orientando sempre più verso il mais che la maggior parte di questo popolo coltiva insieme a patate e fagioli, mentre altri tipi di verdura devono essere comprate, in quanto necessitano di quantità elevata di acqua necessaria all’irrigazione nella crescita delle piante. Non sempre ci sono i soldi a disposizione per la spesa, non tutti i giorni si ha la possibilità di andare in città, i maasai vivono nella steppa e sono lontani da essa, e per questo motivo il pasto abituale dei maasai è una grande casseruola di alluminio colma di polenta o di una “kikombe” (tazza) di “chai” (foglie essiccate di te con latte bollito, nota bevanda usata dalla tribù maasai) o del te in mancanza del latte, dovendo rinunciare anche a un buon contorno di “emboga” ( (tradotto significa contorno di verdura).

IL TRADIZIONALE PASTO MASAI;

La polenta, detta “ugali“, è cucinata con farina di mais bianco senza sale, viene mangiata accompagnata da una tazza di latte con un tipo di verdura che in savana cresce spontaneamente e il sapore è paragonabile ai nostri spinaci, i maasai non usano spezie, ci aggiungono della cipolla fritta nell’olio fino a bruciarla e renderla di colore nero come se ne “esaltasse il sapore”, le verdure comuni che si trovano da noi in savana sono: patate, carote, peperoni,pomodori, spinaci e fagioli, nonostante l’Africa sia conosciuta per la quantità dell’ ottima frutta tropicale, da noi si trovano quasi esclusivamente solo la banane e le arance, mentre in altre stagioni e fino ad esaurimento scorte esistono anche mango, ananas, anguria, papaia e frutto della passione, ma attenzione…. terminate quest’ultime si dovrà attendere l’anno successivo!

E’ loro abitudine mangiare in compagnia e non necessariamente solo in famiglia ma anche solo tra amici o spostandosi nei vari villaggi adiacenti casa, in ogni capanna si è i benvenuti con una buona polenta calda, e non ci sono orari, si mangia quando si ha fame e anche più volte al giorno nell’arco dell’intera giornata, dove si trova cibo pronto ci si sente invitare con un “karibu sana” (benvenuti a pranzo) e guai provare a rifiutare, ci rimarrebbero male. Ci si siede sopra “olorika” (piccoli sgabelli tradizionali dei villaggi, sono di legno, molto comodi e fatti a mano) si forma un cerchio attorno alla pentola contenente la polenta di mais bianco appena cucinata e appoggiata in terra, con le mani si forma una pallina e una volta raggiunta la temperatura adatta si ingerisce.

In mancanza d’altro, i maasai mangiano solo polenta con una tazza d’acqua!

Il mais, necessario per cucinare “ugali” (polenta bianca), necessita d’essere macinato, pochi sono i macchinari esistenti, ad esempio tra Gombero e Kiberashi, quali cittadine più vicine a casa nostra, ne esistono quattro di queste macchine specifiche, sono costose d’acquistare, e le file di persone alla macina sono lunghe con l’attesa di oltre due ore ed è dispendioso, così come lo sono le verdure da acquistare. Spesso accade che il quantitativo da comprare non sia disponibile in quantità sufficienti a nutrire grandi famiglie, e in questi tristi episodi capita che mangino anche solo una volta al giorno se non addirittura niente rimanendo in attesa dei nuovi rifornimenti da parte delle bancarelle posizionate in strada. Non esistono negozi o supermercati in savana, “la spesa” è quanto la terra offre in base alle stagioni.

Pannocchie di mais bianco
Mais bianco coltivato dai maasai in savana

Il riso è un prodotto quasi di nicchia poiché il suo prezzo è elevato e per questo motivo viene consumato solo cogliendo le occasioni speciali come le cerimonie o la presenza di ospiti. Consideriamo che ad oggi che siamo vicini agli anni del 2020 a Kiberashi 1 Kg di riso costa c.a. € 1,50 cent. che si può paragonare tranquillamente al prezzo che si trova nei supermercati europei, per gli abitanti della savana è una spesa elevata considerando il loro basso stile di vita e anche la carne è diventata quasi un bene di lusso.

Pensiate inoltre che in questi tempi si comincia a reperire qualche cucchiaio, ma fino ad un paio di anni fa cercare di comprarne uno era quasi impossibile, se poi pensiamo alle forchette e ai coltelli da tavola è ancora più difficile, in savana si alimentano solo con le mani per qualsiasi pietanza.

SICCITÀ E DEFORESTAZIONE in savana (ANNO 2017):

Nell’anno 2017 la Tanzania è stata colpita da una forte siccità causa la mancata tradizionale stagione delle piogge che in genere ha inizio dal mese di marzo terminando verso la fine del mese di maggio. La secca non ha lasciato scampo nemmeno al bestiame che abitualmente si nutre di erba e di acqua, i risultati sono stati drastici per tutto il popolo che abita la savana.

Nel nostro villaggio maasai sono decedute c.a. quaranta mucche e mancate altrettante capre e pecore, altri villaggi sono rimasti a zero capi di bestiame e adesso per cause di forza maggiore, mucche e capre vengono macellate solo quando c’è bisogno di nutrire molte persone, come ad esempio in occasione delle cerimonie maasai, in presenza di qualche famigliare che non sta bene o vendendole ai mercati solo in caso di necessità economica.

Le nostre mucche ridotte "all'osso" !!!
Le nostre mucche senza cibo!

Anche la deforestazione ha comportato la perdita di ampie aree di pascoli su terreno agricolo, questo sta diventando un problema non solo aumentando la pressione sul loro stile di vita pastorale ma creando persino forti litigi tra proprietari di terreni e le comunità.

I guerrieri maasai in questi ultimi tempi trascorrono la maggior parte dell’anno lontani da casa con il bestiame in cerca di terre “verdi” lasciando a casa pochi capi tra mucche e capre necessari alla munta di qualche tazza di latte, oppure lavorano in città e località turistiche giusto da avere maggior introito di denaro utile a poter aiutare le loro famiglie a “sfamarsi”.

Sempre lo stesso anno 2017 il popolo residente in savana ha vissuto un duro colpo anche sull’agricoltura in assenza della stagione delle piogge, interi campi di mais, fagioli, patate, cipolle ecc. si sono completamente bruciati dal sole e dalla siccità. Alcuni villaggi pur avendo denaro non trovavano niente da mangiare nemmeno comprandolo e in molti hanno persino dovuto soffrire la fame causa il meteo. Ora e a dispetto dell’anno 2017 sta piovendo anche quando non dovrebbe ma bestiame e agricoltura finalmente sono in crescita. 

I maasai bevono sangue di mucca e capra;

Nella cultura maasai e per tradizione, le donne mangiano con le donne, gli uomini mangiano con gli uomini, solo i piccoli bambini e ospiti non appartenenti al popolo maasai possono mangiare con chi preferiscono.

“Ora leggendo immagino che vi starete chiedendo il motivo, o forse direte che non è una bella cosa”, ma non è così”…..

Provate invece a vivere la situazione serenamente esattamente come un maasai, dovete pensare che anche la nostra cultura in determinate circostanze fa sorridere loro, semplicemente siamo nati e cresciuti in mondi e modi di vivere differenti e con questo non vuol dire che in entrambi i casi non ci sia armonia pur mangiando separati, questa usanza è solo una profonda credenza maasai.

In occasione di qualche festa, i maasai si ritrovano in foresta nella preparazione della carne, sono anche a centinaia, si dividono i compiti ed è incredibile come mucche e capre vengono macellate, usano un modo che definirei quasi professionale senza avanzarne nemmeno lo zoccolo dell’animale, dividendo le parti destinate tra guerrieri, anziani, donne e bambini, poiché portando avanti la tradizione e cultura maasai che si differenzia in ruoli e mansioni diverse tra loro. Lo stomaco di una capra è destinato agli uomini con il tradizionale brodo di carne mescolato con delle radici d’albero specifiche che fungono da medicinale e secondo le loro credenze è curativo per lo stomaco. Alle donne sia giovani che anziane è riservata la parte più buona, lo scamone.

grigliata masai
Maasai grigliano carne di capra appena maccellata

Il sangue della mucca e della capra è per un maasai una bevanda ad alto contenuto proteico , ricostituente ed energizzante. E’ curativo come per noi una vitamina, dicono sia una bevanda molto dolce e squisita, aiuta a rinforzare le loro difese immunitarie donando loro più forza. Quando ad esempio un bambino sta male viene sacrificata una capra appositamente per lui prelevandone il sangue, che mescolato con del latte sembra dia lo stesso beneficio dell’antidolorifico, oppure in caso di rottura ossea, bevono”olio di pecora” (questo è il termine usato dai masai).

La pecora della savana ha la coda a forma di un triangolo ad alto contenuto di grasso, viene pelata, dopo di che viene deposta in una casseruola aggiungendo pochissima acqua, si lascia andare a fuoco lento fino a diventare una sostanza oleosa e molto concentrata, si lascia riposare qualche ora a fino ad arrivare a temperatura ambiente e poi la si da al bisognoso. Gli effetti collaterali che possono insorgere sono nausea, diarrea o anche niente. (Di credenze curative maasai ne parleremo entrando nello specifico in uno dei prossimi articoli).

Foglie di te con late bollito, nota bevanda usata dalla tribù maasai
Chai maasai

LA MIA ESPERIENZA DA ITALIANA CON IL CIBO MAASAI:

Se c’è una cosa che in savana mi ha stancato è proprio il cibo, si mangiano sempre le stesse cose, le donne maasai a casa mia sono molto brave a cucinare ed ognuna si diversifica nella propria ricetta, ma viverci non è come passarci un mese o qualche giorno in vacanza.

In savana non si trovano i supermercati con la scelta variegata di cibo, non esistono formaggi o affettati bensì solo bancarelle di frutta e verdura non sempre forniti e qualche negozietto dove si vende farina, zucchero e riso. Non sapete quanto ho apprezzato chi è riuscito a venire a trovarmi con il salamino piccante e del formaggio grana Trentino, non sentivo quei sapori da un anno e quel momento è stato una goduria al mio palato.

Quasi ogni settimana i villaggi vicini a casa nostra si alternano sacrificando una capra e dividendola con chiunque si trovi nei paraggi, Willy partecipa volentieri, tanto poi quel turno toccherà anche a lui e riesce sempre a farmene una sorpresa portandomi una fetta di carne della parte più buona dell’animale tagliata a modo europeo, lui sa bene quanto mi mancano i sapori della mia cucina italiana e finalmente posso cucinarla a modo mio, non che la carne “alla maniera maasai” non sia buona, solo che trovandomi da sola in mezzo a loro non sto a spiegare che non mi piace la carne cotta semi cruda o che ho paura mi possa fare male e così evito poiché non sono nemmeno appassionata di carne.

Forse a voi questo potrebbe suonare come una lagna ma in realtà anche questa è una delle tante sfide e rinunce che ho abbracciato per vivere quella vita nel bel mezzo del niente ma che mi sta arricchendo moltissimo d’animo.
Voi avete mai mangiato del cibo maasai? Siamo curiosi di saperlo… raccontateci la vostra nei commenti 👇👇👇

“Quando ci venite a trovare non vi dimenticate di portarmi una confezione di caffè italiano e qualcosa di gustoso, vi ringrazio in anticipo” 😁😁

By Cristina e William

Venire a trovarci in savana non è solo un viaggio nuovo e autentico carico di emozioni, significa portare monetizzazione e lavoro agli abitanti che la popolano.

VI ASPETTIAMO IN MEZZO ALLA TRIBÙ’ PIÙ’ CONOSCIUTA AL MONDO…. IL GRANDE POPOLO MAASAI DELLA TANZANIA !!

DAI UN’OCCHIATA ALLA NOSTRA STORIA :

ARRIVARCI E CONTATTO:

By Maasai Travel Life

“UN SOGNO DIVENTATO REALTÀ’ IN TANZANIA”…. Ringrazio mio marito maasai!

Quando misi piede nella vera Africa in savana mi ritrovai in un vero villaggio masai come da sempre sognavo di visitare, ma mai in vita mia avrei pensato di arrivarci davvero!

IL MIO PRIMO VIAGGIO NELLA SAVANA IN TANZANIA

Mi ci portarono dei masai che avevo conosciuto nella mia prima vacanza a Zanzibar e mentre eravamo in viaggio con l’autobus che attraversa la savana ….

uno di loro mi dice; Cristina…. la mia unica preoccupazione per te è che da noi al villaggio masai non esiste un frigo. Io sorrisi e le risposi che non sarebbe stato assolutamente un problema…

dentro di me ho pensato; fosse solo questo il problema principale, non so nemmeno dove sto andando e cosa troverò!

Arriviamo al villaggio maasai dopo ben sedici ore di viaggio con un autobus che lo vedevo “rotto” solo a guardarlo. Attualmente le cose si sono evolute, ma dieci anni fa quando si saliva in uno di questi bus tanzaniani si faceva il segno della croce prima di salire e un’altro prima di scendere, ringraziando Dio che era andato tutto bene.

In una occasione viaggiando con la mia amica Marta abbiamo rischiato il ribaltamento del mezzo per ben due volte nella tratta tra il Distretto di Kiteto nella regione Manyara e il Distretto di Kilindi nella regione di Tanga in Tanzania, eravamo dirette a Dar es Salam. Ci abbiamo impiegato ben tre giorni di viaggio con sosta obbligata a passare le notti in una Guest-House ad Handeni, non tornerei a dormire in quel “postaccio” nemmeno se fossero loro a pagarmi!

Quel bus causa guasti imprevisti era bloccato o non funzionante ogni istante del il viaggio e stavamo percorrendo una strada sterrata che chiamarla disastrata è poco, eravamo sedute vicino e all’improvviso ci siamo trovate nel bel mezzo di vetri frantumati senza nemmeno avere il tempo di capire cosa fosse accaduto e da dove provenivano. Era esploso un finestrino, il bus si ferma, arriva l’autista, ci fa alzare e con le mani nude si mette a spazzare i sedili come se al posto dei vetri ci fosse semplicemente della polvere, io e Marta eravamo “scioccate”, terminata la pulizia durata forse due minuti, ci fa accomodare e lo stesso mezzo riprende la sua corsa come niente fosse accaduto.

Per non farci mancare nulla quel giorno pioveva e il fango sul manto stradale rendeva tutto più difficile e pericoloso, in alcuni istanti il bus scivolava, usciva dalla traiettoria di marcia ma fortunatamente si fermava “incastrandosi” in qualche dosso a lato strada strada, così ancora fermi, tutti scendevano e aiutavano lo staff dell’autobus a scavare nel fango e a spingere per farlo ripartire, le ruote slittavano e insomma è stato un viaggio devastante.

Nel mentre dal finestrino notavamo altri autobus locali completamente ribaltati a bordo strada, macchine bloccate nel fango che impedivano il passaggio. A quel tempo i bus viaggiavano a velocità impensabili persino in discesa e nei tornanti. Fortunatamente da due anni a questa parte il governo ha inserito nel codice stradale il limite di velocità massimo a 50 km orari, e funziona, poiché i controlli stradali sono a tappeto con molteplici posti di blocco, come ad esempio in tutto il tragitto da Dar es Salam sino a casa nostra, i limiti vengono ovviamente rispettati altrimenti scatta la contravvenzione da saldare subito e… “senza ma o senza mo!

Per questo motivo si sconsigliano viaggi nella savana in Tanzania nei periodi delle forti piogge che in genere vanno da Aprile a fine maggio, informatevi prima di intraprendere questi tipi di viaggio!!

Se dovesse accadere una situazione simile al giorno d’oggi anche in savana arriva il l’autobus sostitutivo, basti avere la pazienza di attendere qualche ora, che tra l’altro rende il viaggio avventuroso, ma a quell’epoca non esisteva questa alternativa e si rischiava di passare la notte sullo stesso autobus!

DORMIRE IN CAPANNA MASAI (Tanzania)

Ma torniamo a noi….. Arrivata al villaggio maasai mi viene presentata “la capanna” che mi avrebbe ospitato un mese, era la mia prima volta e da sola, non sapevo e non conoscevo niente di un villaggio masai, non riuscivo a chiedere niente, mi sarei sentita “stupida” poiché sapevo che sarebbero state domande che loro non si ponevano, non avrei avuto la risposta che cercavo, ero io a casa loro.

Un mattino dopo le prime cinque notti passate in capanna mi svegliai con il “diluvio universale”, entrava acqua da tutte le parti, io mi agitai ed i maasai mi guardavano divertiti, ero arrabbiata ma quando li vedevo ridere causa la mia reazione non riuscivo a reagire, avrei voluto andarmene subito, ma non potevo dirlo, loro con me erano gentili e felici di avermi come ospite, non accade ogni giorno di avere un’ospite bianca in un villaggio masai che dorme a casa loro.

Mi avvicinai alla porta d’uscita, fuori sembrava ci fosse il mare, pioveva forte ed io pensavo;

“no, no, no non ce la posso fare a stare qua” !!!

I miei piedi erano inzuppati di fango con un mix di sterco di mucca, dovevo andare in bagno, ovviamente si trovava in foresta e a ciel sereno, mi indicarono la strada, misi un piede fuori e le mie infradito mi tradirono, feci una scivolata a terra tra melma e sterco di mucca, non serve dica come mi sono conciata, ero “incazzatissima”, ma non era colpa loro.

Ovviamente la loro risata infinita mi faceva ancora più arrabbiare e in quell’istante era tanta la voglia di mandarli a quel paese, ma mi sono trattenuta. Arrivò la mamma masai, mi guardò ridendo anche lei, mi disse pole sana (=mi dispiace), se ne andò ritornando poco dopo con un secchio d’acqua, mi disse di lavarmi tranquillamente in casa (tanto la terra del pavimento era già bagnata), rimasta sola iniziai la specie di doccia che non sapevo da che parte iniziare, dovevo scendere con le mani nel secchio e lanciarmi l’acqua addosso, a dirsi sembra facile ma vi assicuro che è stata un’impresa.

Nel mentre le giornate volavano immersa nella loro quotidianità tra donne, bambini, bestiame, animali che non conoscevo, natura e vita all’aria aperta che cominciava a non dispiacermi affatto. La curiosità era sempre più grande, rendendomi conto che in realtà il problema era solo mio e dovevo imparare a rendermi autonoma.

IL RITORNO DOPO UN MESE DI SAVANA IN TANZANIA

Rientrata in Italia ho avuto modo di rielaborare tutta la mia esperienza in savana e la nostalgia era tanta nonostante le difficoltà incontrate. Conobbi il mio attuale marito masai in una di queste circostanze in savana e non avrei mai creduto di diventarne sua moglie, anzi non ci pensavo proprio.

Mentre ero in Italia ricevevo qualche messaggio da William, ma tipo ogni due mesi, mi chiedeva come stavo, sino ad arrivare ad occupare le ore in chat con lui, il telefono era l’unico mezzo che ci permetteva di mantenere il contatto e non ci si poteva telefonare per sentire la voce, WhatsApp non aveva ancora la chiamata vocale o la video chiamata e Willy possedeva un cellulare che ancora adesso mi chiedo come potesse funzionare, sentirsi senza applicazione era impensabile visti i costi elevati.

Come già vi ho accennato in altri nostri racconti, che potrete leggere cliccando nei link in seguito:

Non ero intenzionata ad avere un rapporto a distanza senza avere la possibilità di viverlo giorno dopo giorno, e l’unico modo era sposarci. Gli ostacoli non sono stati pochi ad iniziare dalla richiesta dei documenti. Le informazioni che davano gli uffici informazioni sia dall’Italia che dalla Tanzania erano tante e non corrette ma alla fine ci siamo riusciti contattando l’ambasciata italiana in Tanzania e dirigendoci personalmente negli uffici del governo a Dar es Saalam.

LA PAURA DI SPOSARE UN MASAI

In Italia raccontai che mi sarei sposata solo a pochi amici molto stretti, sapevo bene che avrei avuto dei disaccordi e dei pregiudizi che non avrei accettato.

Alcuni amici mi dissero;

“non siamo contrari alla tua scelta di vita ma tieni presente che la maggior parte di loro fa questo grande passo per soldi o per avere la cittadinanza italiana” …

Uno zio mi disse;

“non portare negri a casa” … ecc… ecc… ecc….

Questi commenti facevano male al cuore, nemmeno conoscevano la persona che stavano menzionando. I miei genitori erano morti da soli due anni, non dovevo giustificare niente a nessun’altro e in questa occorrenza capii che la maggior parte delle persone è solo pronta a criticare ma in altre circostanze non è nemmeno in grado di chiederti come stai, parenti compresi.

“A questo punto mi sono detta; Cristina, bambini che piangono a casa ad attenderti non ne hai, una famiglia vicino non c’è (solo una sorella ed una nipote cui erano d’accordo) e quindi di ciò che pensa il resto della gente te ne devi fregare, così lasciai tutti a bocca aperta mettendoli a fatto compiuto! Ci siamo sposati”.

La nostra decisione ormai era presa, mio suocero non era d’accordo, voleva che il figlio sposasse una donna masai e soprattutto aveva paura che in Europa William potesse cambiare perdendo le sue origini e tradizioni masai. Fissammo la data del nostro matrimonio e fu celebrato nel comune di Dar es Salam il 7 gennaio 2015, non invitai nessuno e ugualmente ero consapevole che nessuno sarebbe venuto, erano presenti solo alcuni amici masai e la mia testimone e amica italiana.

IL NOSTRO RAPPORTO

Non nascondo che la paura di sbagliarmi era tanta, saremmo diventati marito e moglie per la vita, mi facevo un sacco di domande e avevo paura che l’uomo con cui stavo per compiere il passo più importante della mia vita potesse magari cambiare e diventare diverso nel tempo. Sono figlia di divorziati e non volevo ripetere il passato della mia famiglia.

In vita mia ho vissuto una serie di sfortune, una attaccata all’altra, tante delusioni e amarezze, ma non solo in amore o dovute alla perdita dei miei giovani genitori. Da casa della mia famiglia d’origine me ne ero andata ai 18 anni compiuti, se tornassi indietro lo rifarei, sono maturata imparando a vivere e a non sentirmi sola raggiungendo presto una grande autonomia.

Al contrario di altre esperienze conosciute personalmente di matrimoni misti, devo dire di non aver mai sentito la diversità di cultura che spesso sento parlare, non mi sembra ci siano mai state occasioni da farci sentire tali, ma piuttosto siamo riusciti a costruire il nostro rapporto basato sull’amore, sull’onestà ed il rispetto reciproco dialogando molto e crescendo insieme andando entrambi nella stessa direzione con dei forti obbiettivi che ci legano oltre l’amore. Siamo riusciti ad ambientarci ed integrarci nei nostri due diversi mondi e modi di vivere grazie alla nostra apertura mentale e la voglia di conoscere insieme.

Sto scoprendo solo adesso la grande complicità e fiducia che ci lega, guardando il mio passato m’accorgo quanto sono cambiata grazie a mio marito. Con lui ho scoperto cosa significa e come ci si sente ad essere serena, tranquilla, amata, mi ha ridato la carica che non sapevo d’avere, ed è sempre al mio fianco nel bene e nel male.

VOGLIO VIVERE IN SAVANA (Tanzania)

La scelta della nostra nuova attività al villaggio masai è arrivata insieme, lui ha sempre saputo quanto amo la savana, è al corrente di quanto io sia consapevole del “pro e del contro” .

Quando decisi di trasferirmi a vivere in savana un anno filato notavo mio marito molto preoccupato, pensava a come avrei affrontato il periodo delle forti piogge in savana, come avrei passato le giornate, alle difficoltà che avrei incontrato, una lingua completamente diversa, le fatiche fisiche e a come me la sarei potuta cavare in un mondo completamente diverso al nostro.

Volevo provare questa nuova sfida con me stessa e capire se quel posto fosse davvero il mio futuro. Inizialmente stava sempre al mio fianco cercando di non farmelo notare, mi insegnava a rapportarmi con gli abitanti della savana, mi coinvolgeva nella sua quotidianità, mi correggeva se parlavo masai o swahili in modo errato, mi portava in moto nella savana rispettando la mia grande paura di andarci causa un incidente avuto anni fa e sempre in savana, fino a quando ha capito che in quel posto e con la mia nuova famiglia ci stavo veramente bene.

A casa savana sono riuscita a crearmi dei legami d’amicizia e affetto oltre la famiglia masai, riuscendo a spostarmi da un villaggio all’altro con naturalezza quasi come ci fossi nata e cresciuta.

William nel mentre mi faceva notare quanto stavo imparando, spesso mi diceva che mi vedeva serena e diversa rispetto alla mia vita in Italia, mi riportava che amici e vicini di casa le dicevano che mi vivono come una di loro e leggevo la soddisfazione nei suoi occhi mentre lo raccontava.

In questo mio marito ha ragione, con lui e nella vita in savana mi sento una persona diversa, riesco ad inventarmi e ad esprimermi come meglio credo senza paure, mi sento realizzata interiormente e riesco ad esternare i miei sentimenti con la mia vera personalità!

Arrivati ad oggi e dopo quasi dieci anni di conoscenza voglio dedicare questo scritto a mio marito e ringraziarlo.

Grazie William sei l’uomo che sempre ho sognato di avere al mio fianco e che grazie a te ho la forza di realizzare il desiderio di vivere la mia vita dove e come ho sempre sognato, in Africa, e ora sono consapevole che sarà la savana in Tanzania con te e la nostra grande famiglia masai!

 

Speriamo che questo racconto ti sia piaciuto e di averti presto nostro ospite a casa masai.

A presto,

Cristina e William

 

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Masai Travel Life
Kiberashi, Tanzania

L’AMORE NON SI COMPRA: storie di passioni e illusioni in viaggio a Zanzibar!

Non è semplice descrivere storie e relazioni conosciute in tutti questi anni di trascorso in Tanzania tra mare e savana! Ciò che mi piacerebbe trasmettere a chi legge questo blog è che la Tanzania è un paese meraviglioso, ma è povero ed è inevitabile che la popolazione vedendo i turisti in vacanza comincino a desiderare di più, perciò è importante confrontarsi con i tanti europei che vivono a Zanzibar o in savana in modo da capire che tipo di aiuto si può portare. Dopo tanti anni di trascorso e vissuto in questo paese credo sia giusto esprimere la mia opinione anche su questo fenomeno degli amori troppo facili, e si sappia che così come ci sono i furbetti, ci sono anche tantissime brave persone che vivono dignitosamente.

Vado a vivere ai Tropici (Zanzibar);

Zanzibar è un’isola meravigliosa, è fatta di panorami e spiagge mozzafiato, mare cristallino, tramonti tipici africani e colori unici, ma non è solo il paradiso tropicale che tutti cercano ed ha dei lati oscuri del turismo che in questo articolo voglio raccontarvi e di cui si parla poco, poiché riguarda il turismo sessuale femminile.

Ad ogni nuovo arrivo di turisti iniziano gli amori fasulli, il rito iniziale è sempre lo stesso e la malcapitata già pensa alla nuova vita ai Tropici. Molte donne, illuse da tanti bei ragazzi locali, decidono di mollare tutto ed andare a vivere a Zanzibar già dopo soli dieci giorni di vacanza.

Alcune, accecate dall’amore, riescono a vendersi qualsiasi cosa, ritornando “nel paradiso tropicale” e lasciando tutto e tutti dalla sera alla mattina. Ci sono donne che sono riuscite a rinunciare ai figli piccoli, hanno svuotato i conti correnti di famiglia per costruirsi qualcosa a Zanzibar per poi scoprire che non ha funzionato poiché non si sono date il tempo di conoscere il posto, i locali e sopratutto di aver perso la testa per un uomo in una sola settimana di vacanza dovendo avviare battaglie legali inutili da lontano senza arrivare a nessuna conclusione se non che l’intestazione al locale ha funzionato alla perfezione.

Il panorama a Zanzibar (Tanzania)
Mare e spiaggia a Zanzibar (Tanzania)

Vacanze e amori tra spiaggia e savana;

Gli africani non sono abituati alle comodità ed hanno un ritmo di vita totalmente diverso da quello europeo. Non programmano mai nulla nella loro vita e vivono alla giornata, ma hanno capito che sulle belle spiagge di Zanzibar arrivano tante donne in cerca del grande amore (non importa come siano e chi siano) ed in tanti hanno imparato ad illudere la donna bianca per avere una vita più facile. Per alcuni cercare la donna bianca è diventato un mestiere di moda, sanno ormai molto bene che la “muzungu” (=donna bianca) li mantiene a distanza ed i soldi arrivano facilmente e soprattutto senza fare sacrifici tipo studiare cercando di crearsi opportunità di vita migliori.

Ogni volta che un bianco regala qualcosa sulla spiaggia ad un bambino o ad un adulto lo induce a credere che nella vita non si vive con l’impegno, ma è più facile andare sulla spiaggia ed approfittare dei bianchi che arrivano ogni settimana con l’aereo. Tutti facciamo l’errore di intenerirci, quando visitiamo Zanzibar e di voler aiutare, pensando che il nostro piccolo regalo possa risolvere qualcosa, mentre invece stiamo facendo un grosso danno alla popolazione locale. Questo discorso è ancora più importante tra le tante donne che arrivano a Zanzibar e pensano di aver trovato l’amore dopo una settimana passata in spiaggia tra passeggiate e complimenti.

Come rovinare la vita ad un africano;

Un africano ha il concetto di casa completamente diverso dal nostro modo di vivere, non guarda se i muri sono tinteggiati o rimangono di cemento o mattoni, a loro non interessa se manca il bagno, se hanno un letto, l’asciugamano, le lenzuola ecc…. le basta un posto per dormire. La differenza d’età nella coppia in Africa è poco rilevante, chi ama con il cuore è sincero, ma conosco situazioni che ritengo davvero incredibili e la prima domanda che mi viene spontaneamente è;

“ma queste la testa la usano” ???

S’innamorano del primo che incontrano passeggiando e dopo un solo giorno alcune hanno già perso “la capacità di intendere e volere”, ormai qualche complimento l’hanno ricevuto e al rientro in Italia iniziano ad aiutare il loro amato. Non parliamo poi degli abitanti della savana che vivono in “capanne” ed hanno ancora meno delle persone di Zanzibar abituate al turismo. Pensano di renderli felici, aiutarli e di rendersi utili ma non pensano che in realtà li stanno distruggendo, li fanno vivere come ricconi dove non c’è niente, rendendoli ridicoli agli occhi di tutti poiché non sanno gestire ne soldi ne attività, e li abituano solo a chiedere sempre di più non sapendo che adorano la casa che noi chiamiamo “capanna”.

I locali che risiedono dalle mie parti in savana ed hanno rapporti con qualche bianca sono facilmente riconoscibili, girano con Tablet, Computer e addirittura Iphone che pochi pure in Europa possono permettersi. In savana non hanno nemmeno i soldi da mantenere la linea internet al costo di c.a. € 5,00 al mese ma si accontentano di comprare “mega byte” solo per l’ascolto della musica e rispondere a qualche messaggio in WhatsApp alla “povera” bianca che intanto lamenta di non trovarlo mai online nonostante il suo “regalone” doveva fungere come metodo a potersi sentire spesso.

Non tutti i villaggi sono coperti da linea internet o telefonica, si accontentano di qualche trasferta nella cittadina più vicina ogni tanto senza pensare o sapere che l’amata è triste nel non sentirli e nel mentre passano il tempo con qualche film e a giga terminati rientrano al villaggio senza aver fatto in tempo ad avvisare “l’amica”, internet finito.

In Tanzania la banconota di taglio più grosso è da Tsh 10.000 (equivale a c.a. € 5,00) ma alcune sostengono che l’aiuto in danaro faccia bene, inviano somme che in Europa alcuni non guadagnano nemmeno lavorando un mese intero, così l’uomo di “savana” si ritrova in mano cifre che nemmeno aveva mai visto se non forse sognato. Gli comprano moto, macchine, intestano loro case, attività, abiti costosi e firmati all’ultima moda, orologi costosissimi, occhiali che siano rigorosamente Ray-Ban, pozzi, spuntano persino nuove “onlus” in aiuto del singolo villaggio, e tutto ciò che secondo loro serve a rendere una vita migliore, ma forse sono all’oscuro che tale materiale la maggior parte delle volte viene rivenduto a cifre simboliche per monetizzare, o aiutano molti ragazzi a mantenerli alcolizzati.

Dove termina la strada asfaltata e inizia quella sterrata. (Savana)
Case e strade sterrate in Tanzania

La maggior parte non sa ne leggere ne scrivere, ed essendo analfabeti devono persino farsi aiutare a contare, a cambiare con la valuta locale e ancor peggio cedere il telefono a qualche amico per rispondere ai messaggi della buona samaritana, è rilevante mantenerne il contatto di comodo. A tanti piace bere, grazie ai soldi hanno strada libera e aperta nello spendere tutto in alcool, rimanendo con niente, nemmeno un pugno di mosche in mano, rispetto a tutto ciò che avrebbero potuto imparare a gestire se al loro fianco avessero trovato una donna intelligente da comprendere a priori il loro stile di vita e che le avesse insegnato a guadagnare per vivere pensando al futuro anziché regalare.

Regali da “ricchi” dal mare alla savana;

Quando il portafoglio è svuotato, le poverine si rendono conto che forse sono solo state usate ed io penso:

ma anche in Italia regali una macchina, una moto, tantissimi soldi ad uno sconosciuto solo perché ci sei stata a letto mentre eri in vacanza? Ho conosciuto donne (e sono tante) in possesso di attività piuttosto famose in Italia, non solo un’ottima posizione lavorativa ma anche culturale e spesso mi sono chiesta…. sono così intelligenti e non si rendono conto della situazione???

moto in savana (Tanzania)
Una moto masai in savana (Tanzania)

Queste donne perdono la dignità senza nemmeno rendersene conto!!! Obbligate poi a chiedere finanziamenti per vivere e arrivare a fine mese, donne che dopo aver lasciato tutto non hanno nemmeno più chi le ospiti nuovamente in Italia e non un soldo da poter comprare un biglietto aereo di rientro, obbligate a cercare un lavoro da badante presso qualche famiglia pur di essere ospitate con domicilio, residenza ed avere vitto e alloggio, da quanto ricche erano si sono ridotte a non avere niente di niente.

“Alcuni” esempi di donne illuse a Zanzibar;

HO CONOSCIUTO;

  • una donna massacrata di botte e chiamata vecchia (aveva nemmeno cinquant’anni), dopo aver costruito una guest house a Zanzibar con tutti i suoi risparmi si è ritrovata con costole rotte, denti da rifare e salvata in extremis dall’ambasciata con l’aiuto al rimpatrio immediato
  • donne che mettono al mondo figli scagliandosi contro le ex mogli dello stesso farabutto diventato il padre dei suoi nuovi bambini, senza provare a capire che la precedente è stata lasciata sola e con i figli per aver trovato un portafoglio migliore da usare “la guerra tra donne usate”.
  • una donna di quasi ottant’anni, si riteneva follemente innamorata e al suo decesso ha lasciato un’eredità miliardaria, ad oggi in causa dalla famiglia il marito tanzaniano
  • moglie e marito in vacanza insieme e mentre il consorte fa il riposino pomeridiano la “mogliettina” ha già appuntamento in luoghi appartati e rientrata all’ovile fa le scenate di gelosia all’amante se nota che in spiaggia passeggia o parla con qualche donna…..
  • donne tornate per sorprendere l’amato e scoprire che il giorno stesso era in volo verso l’Europa per sposarsi con un’altra
  • donne che arrivano in savana, pensando di essere al villaggio di famiglia ma in realtà non sanno di trovarsi al villaggio di amici o fratelli, cercano di nascondere la famiglia e i figli africani per paura di essere lasciati e non più finanziati o stipendiati
  • donne che sanno ma ciecamente innamorate a tal punto di sposarsi pur di averlo al loro fianco in Italia, a Zanzibar sanno che non rimarrebbe fedele
  • donne che provano ad ingelosirli facendo figli con un’altro della zona per poi ritornare e sposarsi con chi l’ha sempre umiliata e tradita
  • donne che non sanno di essere una delle tante ad essere usate
Mucche al pascolo sulla spiaggia di Kigamboni in Tanzania
Mangrovie sulle spiagge di Kigamboni in Tanzania

Vivere UN rapporto a distanza con L’AMATO A Zanzibar;

Ovviamente in una settimana avete capito chi avete incontrato, con un rapporto a distanza ancora di più, tanto da essere diventate esperte d’Africa, incinta e sposate in pochissime settimane, o l’esempio di chi arriva per quindici giorni l’anno convinta di essere l’unica ad essere attesa, ma che rapporto si costruisce frequentandosi due settimane l’anno? Eppure esiste chi porta avanti queste storie negli anni tenendo nascosta la verità sia ad amici che parenti, si vergognano, non prendono nessuna decisione in merito, ma frequentano l’africano e lo ritengono il loro uomo esclusivo vivendo nell’ambiguità..

Vi sale l’ansia, dovete inventarvi assolutamente qualcosa, tipo sposarvi o partire, inventarvi un lavoro in Tanzania ma di chi è la colpa? E da chi si confida notiamo spesso la solita frase che ormai sembra fatta ma non lo è, l’amato risponde: ma sei stata tu a decidere di aiutarmi io non ti ho rubato niente, scusate se lo pensiamo ma hanno ragione… Voi non accettereste tanto denaro e materiale da chi ve lo dona senza nessuna fatica? Ora chi sarà mai il poverino da aiutare, e soprattutto chi aiuterà voi a rialzarvi?

Ma insistiamo ad usare il termine poverini….

Eh…. cara Cristina (il mio nome)…. quando vieni contattata per informazioni o provi a metterle in guardia, non dire di stare attente e che stanno prendendo una fregatura, non dire che hanno moglie e figli da mantenere in Tanzania e magari pure in giro nel mondo. Ti dicono che le vuoi rubare l’uomo, che vogliono le prove, che sei pazza e invidiosa arrivando a fare branco e comunella tra loro per poi scagliarsi contro di te pensando che parli male di loro! Mi vergogno delle mie connazionali, sono le donne come queste in alcuni esempi che ho citato a rovinare l’Africa. E’ una vergogna tenere il prosciutto sugli occhi piuttosto di rinunciare all’uomo sbagliato, e rifletti se il tuo uomo ti sta tenendo lontana da chi ti vuole mettere in guardia giudicando e criticando la persona che ti vuole aiutare (io in questo caso) lo fa per paura di perdere i tuoi soldi, ti sta facendo male usandoti e strizzandoti come uno straccio poiché l’amore non si compra, mentre al tuo rientro o a tua insaputa con me risulta un agnellino che riesce a pagarmi pranzi o sode con i soldi che tu le hai appena inviato e sa benissimo che le conviene avermi come amica e non nemica, vivo e lavoro con loro…. ( sia chiaro che non ne sono fiera di raccontarti questa verità ma mi auguro che serva come tua riflessione).

Se mi impegnassi di più a scrivere e ad entrare nello specifico delle situazioni dovrei farne un libro e non un articolo di un blog, vedo situazioni incredibili e inaccettabili! Vorrei tanto che questo scritto possa servire in aiuto a chi si sente in dubbio nel rapporto in atto e che colga il messaggio che forse è giunto il momento di ammettere che stiamo sbagliando, è ora di riprendere in mano la situazione e di fermarsi. Poniamoci delle domande e diamoci un limite, la vita è solo una e va vissuta con il rispetto di sé stesse e non con chi ci illude solo per avere soldi dalle nostre tasche, di problemi ne esistono di ben peggiori a dispetto di un amore malato.

Comprendo benissimo che ormai siate immerse sino al collo dalla situazione, voi credete nel loro amore e i vostri amati confermano, ma il dubbio lo avete eccome, soffermatevi alle richieste di denaro, provate semplicemente a pensare che prima di conoscere voi vivevano ugualmente e pensate che il tenore di vita che gli state regalando non è consono al loro stile. Viveteli, conosceteli, poiché l’amore vero rende felici, non vi rende ansiose e vulnerabili, non vi rende fragili davanti ai suoi occhi, ormai lui conosce il tuo punto debole, difenditi! L’amore è uguale in tutto il mondo e si vive senza scusanti sia tra culture diverse sia in povertà.

I masai sanno amare;

Per anni ho combattuto con me stessa se scrivere questa grande verità in quanto ho sposato un africano ed è un masai. Leggi la storia di mio marito masai; https://maasai-travel.com/il-racconto-di-un-masai-e-unitaliana-in-tanzania/, di coppie miste come noi ne esistono tantissime altre a darne il buon esempio che il vero amore esiste in tutto il mondo. Sono felice di condividere la mia vita in savana al fianco di mio marito e la famiglia masai, stando lontana da Zanzibar e dal turismo di massa vivo in modo sereno e salutare senza sentirmi coinvolta in questi “strani amori”.

masai e italiana
Io e mio marito masai (Tanzania)

Per correttezza ho chiesto il parere del mio scritto a mio marito, le è piaciuto, ha aggiunto solamente il suo pensiero dicendo che un vero africano non va a Zanzibar per “vendersi”, ci va per lavorare e che appoggia appieno il mio articolo. Tengo a ribadire che i maasai o i zanzibarini non sono tutti uguali, conosco e frequento moltissime brave persone dignitose, a cui non interessa il portafoglio di nessuno e mai hanno chiesto qualcosa a qualcuno, sono orientati ai loro progetti futuri e lavorano dignitosamente come qualsiasi uomo del mondo.

“I FURBETTI TANZANIANI ORMAI SI CONOSCONO E GUARDA CASO SONO SEMPRE GLI STESSI A CREARNE UNA BRUTTA ETICHETTA FACENDONE DIVENTARE DI TUTTA UN’ERBA UN FASCIO, PORTANDO IL BRUTTO ESEMPIO A FRATELLI ED AMICI DI COME AVERE I SOLDI FACILI ANDANDO A ZANZIBAR ANZICHÉ’ STUDIARE E CREARE UNA POSIZIONE LAVORATIVA PER LA VITA. IN FONDO A ZANZIBAR CI SI DIVERTE GUADAGNANDO SENZA FARE FATICA” !!!

Dopo aver letto questo articolo contattaci e visita l’Africa vera tra gli abitanti della savana con noi, qua nessuno ti chiederà niente!

By Cristina e William

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COME COMPORTARSI IN UNA RELAZIONE CON UN MAASAI O COPPIA MISTA? Ogni rapporto è a sé, come si può sentirsi in diritto di consigliare? Non c’è una regola scritta, un decalogo da seguire, delle istruzioni dettate da chissà quale guru del sentimento. Non ponetevi troppe domande, non fatene a nessuno che vive un rapporto di coppia con un maasai come voi, talvolta porta confusione poiché la risposta arriva dalla loro storia che non può essere paragonata alla tua. Conosci, rispetta e immergiti nella cultura maasai, create uno scambio culturale nel vostro nuovo rapporto, fatevi domande, pretendete e datevi delle risposte che servano a maturare e crescere in questa nuova vita insieme… Non cominciare a postare nei social foto in cui vi state baciando, il popolo maasai non usa manifestare in pubblico la propria intimità, di questa ne fa parte anche un banale bacio sulla guancia, lo si fa in privato tra voi due. Prima di postarla chiedine a lui se puoi e se te ne darà il consenso sappi che mancherà di rispetto alla propria cultura e tu acconsentirai al suo sgarbo… Se vuoi sentirti la donna di un maasai, cerca di farne parte anche tu di questa fantastica tribù, non fermarti a passare la vacanza solo nella splendida Zanzibar, non saranno mare e spiaggia da favola a darti le risposte che poi cerchi scrivendo richieste informazioni alle donne dei maasai. Vivetevi il rapporto normalmente per come sta nascendo, le risposte le troverete strada facendo, come accade in tutti rapporti di coppia che esistono sul pianeta! Adesso lo sai…. Ciao Cri e Willy https://maasai-travel.com/2018/05/29/spesso-mi-viene-chiesto-come-la-vita-con-un-guerriero-maasai/ #mixedcouples #worlderlust #maasai #travellife #thebestshooter #tribe #beautifuldestinations #instapic #worldplaces #nationalgeographic #instatravel #instagood #naturephotography #bestvacations #maasai #photograph #wanderlust #instaafrica #masaitravellife #amazingtrips #nature_perfection #savannah #wonderfulplaces #photowall #exploringtheglobe #photos #world #worldwide #thebest #wishlist

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PASSAGGI DI RUOLO, RITI E USANZE DELLA TRIBÙ MASAI

La mia vita in mezzo al popolo masai nella savana della Tanzania;

Conoscere e capire questa cultura vivendo insieme alla tribù masai è davvero affascinante, non smettono mai di stupirmi ed è sempre più forte il legame che mi unisce a questo grande popolo maasai.

Questo è solo l’inizio della prima parte di cerimonia masai, in questi giorni verranno stabilite le date di celebrazione di “EMANYATA” (in masai uomo grande), cui anche William quale mio marito, sarà uno dei tanti festeggiati. E’ una delle feste più attese e di grande rilievo, rimarrà segnata nella storia dei masai con persino la partecipazione delle TV locali più famose.

Spesso sulla nostra pagina Facebook quale;

Posto foto e dirette, è grande l’entusiasmo che provo a rendervi partecipi nella mia quotidianità di vita nella savana della Tanzania, ma a volte mi riesce davvero difficile spiegarvi il momento e le forti emozioni che mi avvolgono.

La preparazione della festa/celebrazione masai;

Nei giorni scorsi, sempre tramite la nostra pagina Facebook vi ho mostrato una cerimonia della durata di tre giorni tra salti, balli e canti svoltasi ad Elerai, un grande villaggio sito nella steppa masai del distretto di Kilindi in Tanzania nella regione di Tanga.

Si trova a soli dieci minuti di moto da casa nostra, percorrendo una strada sterrata dai tanti colori a partire dal beige al rosso fino ad arrivare al colore bianco come la farina, girovagando in savana a volte rimango incredula nell’osservare la vegetazione e dai colori così tanti e diversi a distanza di pochi metri (ma di questi spettacoli ve ne parlerò in altro articolo, non voglio uscire dal tema).

Passaggi di ruolo, cultura e tradizione masai;

In realtà la festa menzionata, è iniziata mesi prima tra celebrazioni, riunioni maasai e autorizzazioni dei grandi capi maasai, si doveva decidere con la comunità se le fasce dei maasai più piccoli erano idonei a diventare dei veri guerrieri quali denominati “morani” in lingua maasai, nel contempo si doveva decidere chi lasciava il posto ai nuovi morani poiché i precedenti guerrieri prendevano il nuovo ruolo subentrando nella fascia degli adulti a vita.

Questi passaggi non sono ovviamente scelte fatte a caso, si vanno a coprire ruoli importanti, bisogna risultare affidabili e molto responsabili, più si va avanti e più si ha potere decisionale delle fasce più piccole, non è sempre semplice decidere per altre persone, e i meeting maasai in merito durano lunghi mesi prima di effettuare alcuna celebrazione, sono ponderate con molta attenzione.

Una volta che un maasai diventa grande, non sarà vietato, ma si abbandoneranno anche le magnifiche acconciature di capelli o code lunghe fino al fondo schiena, grazie a della lana nera che finge da “extension”. Sono gli uomini stessi ad aiutarsi tra loro e dare forma a creare tantissime “minuscole” treccine che in genere la maggior parte dei giovani guerrieri maasai usano portare e si passa al capello corto o a testa rasata per tutto il resto della vita.

Le donne maasai hanno un grande lavoro di preparazione in attesa del grande giorno di festa, i loro figli diventano i nuovi guerrieri detti “morani” in lingua maasai, o i loro mariti diventano “grandi”, questa celebrazione deve essere bella e ricordata da tutti, soprattutto in famiglia.

Con la gioia dell’attesa ed entusiasmo le “yeyo” (donna maasai) iniziano mesi prima la preparazione di bellissimi ed incredibili lavori artigianali di perline e “ghinghilli” che per tradizione e cultura maasai lavorano da sempre. I loro famigliari devono essere belli e diversi, si fanno o rifanno bracciali, collane, porta tabacco, cinte, orecchini, addobbi per capelli, cavaliere e molto altro ancora.

Iniziano i lavori di restaurazione e abbellimento delle case, si attendono i mercati maasai, è giunto il momento di vendere mucche o capre, serve monetizzazione ad organizzare la spesa di pasti e bevande agli invitati, i nuovi guerrieri dovranno essere vestiti (seruni in lingua maasai) di nero e si coloreranno parti del capo e del corpo di colore rosso, con della polvere ricavata da un frutto.

In genere a queste feste i maasai partecipanti sono a centinaia o anche più e possono arrivare anche da lunghe distanze. Il capo famiglia deciderà la parte del bestiame da sacrificare, alla festa scorsa ad esempio sono state macellate ben quattro mucche pronte da grigliare, i presenti erano a centinaia e provenienti da più comuni della Tanzania.

Conoscete la storia passata delle usanze e tradizioni masai?

Nelle antiche tradizioni maasai, i vecchi vogliono ricordare quanto accadeva nella vita passata e raccontano che nella storia i maasai facevano spesso guerriglie anche tra loro, tra villaggi e non solo quindi le usanze e i motivi di questi passaggi di ruolo e cerimonie nella loro vita sono solo ed esclusivamente QUATTRO e denominate come quanto segue;

  • ELATIM; in lingua maasai significa circoncisione maschile che il ragazzino attende e vive come un traguardo importante della sua vita. (Voglio ricordare che l’infibulazione femminile è invece non più usata dal popolo masai e vietata per legge).
  • EUNOTO; la cerimonia segna la transizione dei morani (guerrieri junior) diventando guerrieri anziani. Un volta dopo che i morani vivevano fino a 10 anni insieme in un “campo guerrieri” lontano dai loro villaggi di origine. Durante questo periodo, imparano come prendersi cura dei loro animali, proteggere la loro famiglia e portare gli obblighi di un guerriero Maasai (ora i tempi stanno cambiando e alcune tradizioni come queste si portano avanti ma non più in tutte le zone o villaggi maasai della Tanzania).
  • EMANYATA; in lingua maasai significa diventare grande, lasciando spazio ad un nuovo guerriero o detto “morani”, abbandonato il ruolo si diventa uomo maturo e adulto con molte più responsabilità.
  • LORBAAK; in lingua maasai è il termine dato a ricordare le guerriglie del passato tra tribù maasai e ora usato a festeggiare le attuali e future cerimonie ricordando sempre pace e serenità, non dimenticando il passato ma vivendo le feste in armonia. Un maasai dopo essere diventato grande e aver festeggiato con EMANYATA potrà festeggiare LORBAAK scegliendo il maasai a lui più caro, la persona selezionata non potrà rifiutare l’invito per nessun motivo è sarà obbligato a dividere la spesa della cerimonia. Passeranno due giorni di festa stando sempre vicino e insieme dimostrando l’amicizia tra loro in segno di pace per la vita.

Tutti conosciamo i masai come cacciatori di leoni;

Al passaggio “EMANYATA” (uomo adulto) in ricordo di “LORBAAK” verrà indossata sul capo l’originale criniera del leone, la stessa è tramandata da generazioni a generazioni, non esiste da comprare, fa parte del passato, i nonni e bisnonni cacciavano i leoni per difendere il bestiame, la loro persona e i villaggi abitati. Ad ogni capo veniva prelevata la criniera in ricordo di quel momento, ecco uno dei motivi per cui ancora viene utilizzata nelle celebrazioni maasai. Questo popolo ha tradizioni e culture sradicate negli anni che portano avanti con fierezza.

Al giorno d’oggi non esiste che un maasai o altra persona ammazzi un leone, sono protetti, chi trasgredisce la legge sarà punito con il carcere e un’ammenda molto salata. Ormai anche in Tanzania i leoni sono diventati l’attrazione turistica più ricercata dal viaggiatore, e sono protetti in parchi naturali insieme ad altri tanti animali, realizzandone i famosi “safari”, ed in Tanzania ce ne sono molti.

Non è raro l’avvistamento di leoni, elefanti e altri nella nostra zona, siamo solo a tre ore di bus dalla regione Manyara, ove si trova “il Parco Nazionale del lago Manyara” . Gli animali sono controllati e protetti dalle guardie forestali come anti bracconaggio dei parchi, e in questo caso i locali vengono avvisati di prestare la massima attenzione negli spostamenti con il bestiame, ma in genere dopo qualche giorno riescono a farli rientrare alla base.

Qual’è l’animale pericoloso per un mAasai?

Avete mai provato a chiedere ad un masai quale possa essere l’animale che più lo intimorisce?

secondo voi quale potrebbe essere la risposta?

  • il leone?
  • il leopardo?

Risposta errata;

vi direbbero che questi animali potenzialmente conosciuti come pericolosi, li saprebbero cacciare e combattere, mentre gli animali cui rendono un maasai indifeso e impotente sono elefanti e bufali, incredibile ma vero.

In passato gli animali non erano custoditi nei grandi parchi che la Tanzania possiede, in poche ore percorrevano km di strada spostandosi velocemente, gli elefanti hanno dimensioni enormi e creavano non pochi danni distruggendo case e villaggi interi, il bufalo poiché è silenzioso e velocissimo nell’attacco. Per questo motivo i maasai erano nomadi e non si fermavano troppo tempo nello stesso territorio.

By Cristina e William

Un viaggio speciale, un’esperienza indimenticabile anche per te, ti aspettiamo in mezzo alle tribù della savana in Tanzania!

Se l’articolo vi è piaciuto lasciateci un commento, a noi farà piacere leggervi e rispondervi. Vi attendiamo in savana!

CONTATTO;

VIAGGIO “AVVENTURA” AL MERCATO MASAI DI KWEDIBOMA IN SAVANA ! (Tanzania)

L’ alba in savana;

Un mattino ci svegliamo alle 5.30, l’alba vista dal nostro villaggio masai era di colore rosa fluorescente, stava iniziando a sorgere il sole. Nel mentre accendo il fuoco ed inizio a preparare un buon caffè italiano portatoci dai nostri ospiti, ci sediamo in terrazza, nessuno parlava, stavamo ammirando lo spettacolo che la natura ci stava regalando.

Alba in savana (Tanzania)

Iniziamo l’ avventura africana;

Non appena tutti pronti ci dirigiamo in moto (piki piki in lingua swahili) alla stazione dei bus di Kiberashi (c.a. 5 minuti di strada sterrata dal nostro villaggio), William (la guida masai) si dirige verso un locale a comprare i biglietti, (ci stavamo recando al coloratissimo mercato masai nella cittadina di Kwediboma nella Regione Tanga in Tanzania), torna presto indietro poiché ci comunica che i posti in bus erano terminati. Vedo avvicinarsi un uomo, ci chiede se volevamo un passaggio, William “il masai”, lo conosceva ed accetta, eravamo in otto e lui aveva una macchina tipo monovolume a dieci posti.

Sembrava la soluzione adatta, era comoda, spaziosa e con l’aria condizionata….Si parte, inizia la musica a volume alto fino a sentire gli altoparlanti “gracchiare” tutto manca, ma video e musica in nessun mezzo sono assenti, persino le moto hanno la radio con uscita usb, il viaggio prosegue ma all’improvviso il mezzo si ferma, apre il baule posteriore e si accomodano due persone, noi sorridiamo e la macchina riparte, arriviamo ad un’altro villaggio, si ferma ancora apre il baule e risalgono altre tre persone.

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All’avventura con il bus locale con destinazione Kwediboma al mercato masai

Per arrivare a destinazione mancava ancora c.a. mezz’ora di strada, guardo Willy e sorrido in quanto già sapevo che non sarebbe finita con i carichi e nel mentre avviso i nostri ospiti che non saremmo rimasti in poche persone seduti comodi ….. Arrivati a Kwediboma ci siamo contati, nella macchina eravamo in ben 18 persone. Il vero viaggio africano è anche questo, condividere la quotidianità insieme ai locali, e tutti erano felici di aver vissuto i veri spostamenti in savana insieme a loro e tante risate tutti insieme.

Cosa offre il mercato masai;

Il mercato ci ha entusiasmato tutti, si trova di tutto a partire dalla frutta, la verdura, abbigliamento e scarpe, usato con etichette attestanti la provenienza dall’Europa, stoffe coloratissime, animali e quanto noi non sapremo nemmeno immaginare possa esistere!!

La compravendita del bestiame in Tanzania;

Osservare come svolgono la scelta dell’acquisto di una mucca è davvero coinvolgente, chi compra gira, osserva e sceglie in lontananza, poi si avvicina iniziando la trattativa. Noi bianchi dobbiamo stare lontani altrimenti il prezzo lieviterebbe non poco a chi deve concludere l’affare.

Maasai e locali partono all’alba con mucche, capre o galline, a piedi o con il mezzo che li possa ospitare per raggiungere la località del mercato prescelto, stanno fermi tutta la giornata sotto il sole cuocente per cercare di vendere o barattare.

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Mercato Masai in savana (Kiberashi, Dodoma, Tanzania)

Finito il giro delle bancarelle abbiamo fame, decidiamo di mangiare della carne di capra appena macellata e infilzata in legni lunghi a forma di uncino posizionati avanti al fuoco, era la carne più buona che avessimo mai mangiato (in Italia la carne di capra non mi era mai piaciuta) senza sale, spezie o altro, completamente al naturale ma molto saporita e morbida. Qua in Tanzania carne e ortaggi sono freschi e niente conservanti, ” ad esempio “….

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Mangiando carne grigliata di capra al mercato masai

Il viaggio di ritorno;

Oltre essere in mezzo alla vita dei locali ci si è goduti la foresta e i panorami della savana in sella della moto fino ad arrivare in città. Decidiamo di rientrare al villaggio, l’autobus non si capiva a che ora “voleva” arrivare (in Africa non esiste l’orologio svizzero), ci siamo seduti tutti sul bordo strada mettendoci ad osservare tutta la loro vita, passanti, negozietti, fotografare di nascosto chi non voleva essere “immortalato”, chi cuciva e chi voleva venderci qualsiasi cosa.

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Il centro della cittadina di Kwediboma, Tanzania

All’improvviso sentiamo un forte rombo di motore avvicinarsi, era il bus locale con una nuvola di polvere al seguito, ci alziamo e prepariamo a salire ma era troppo pieno di gente, nel mentre ci passa affianco un pulmino tipo i nostri scuola bus, William fischia, accosta e ne approfittiamo salendo a bordo.

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Eravamo in otto ma in un attimo rimase appena lo spazio del respiro, qualcuno di noi con un bambino in braccio altri hanno lasciato il posto a qualche anziano e ad ogni fermata gente che scendeva a quantità ma altrettanto ne saliva, mentre dal finestrino stavamo osservando tutto ciò che si caricava e scaricava sia dal vano valigie sia dal tetto.

Destinazione villaggio masai nel buio totale;

Dopo circa un’ora e nel bel mezzo di un affascinante tramonto arriviamo a destinazione Kiberashi nella regione Tanga in Tanzania, erano circa le ore 19.00, il tempo di sgranchirci un poco, cenare, berci qualcosa di fresco e si è fatta notte.

Willy la nostra guida masai , inizia ad organizzarci il trasporto in moto per destinazione casa al villaggio maasai . Saliamo in moto e partiamo, non si vedeva niente, l’unico punto luce era il faro della moto su una strada a dir poco “sfasciata” ma che i driver sanno percorrere benissimo e con tanto di complimenti per come portano la loro due ruote, non esistono altri mezzi tipo taxi come mezzo di trasporto nei villaggi adiacenti le cittadine, solo le moto, che ritengo inoltre le più sicure nel percorrere le strade sterrate e ondeggianti in savana.

La savana di notte;

Si osservava la vegetazione nel buio, qualche uccello di grandi dimensioni si alzava volando via, qualche occhio giallo fluorescente ci osservava passare nascosto nei cespugli, ma il tutto vissuto con tranquillità e curiosità perché si sapeva di essere in compagnia dei guerrieri maasai e con loro nulla ti può accadere anzi ti insegnano a scoprire!

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Notte stellata in savana da Maasai Travel Life a Gombero, Tanzania

Arriviamo a casa masai “stanchi morti” ma con il ricordo di una giornata bellissima ed indimenticabile vissuta nella vera savana con i locali con un viaggio vero, bellissimo e indimenticabile che mai saremo stati in grado di intraprendere da soli.

Cos’altro ci potrebbe essere di meglio se non una guida locale e maasai per vivere un’esperienza vera come questa in Tanzania?

ARRIVARCI E CONTATTO: 

Maasai Travel Life effettua una serie di partenze con destinazione villaggio maasai in Tanzania comprendendo una vasta gamma di date di partenza e attività per soddisfare i diversi gusti. Siamo eccitati all’idea di mostrarti questo nostro grande popolo maasai!

By Maasai Travel Life

Cristina e William