LA SAVANA E LA TRISTE REALTÀ DELL’ACQUA IN TANZANIA

LA DURA VITA IN SAVANA CON L’ACQUA

Un pozzo con rubinetto in savana
Il rubinetto dell’acqua situato a 100 metri da casa nostra in savana

Che in Africa l’acqua sia un bene prezioso da non sprecare credo sia noto a tutti.

A casa nostra siamo fortunati, circa dieci anni fa dei volontari hanno costruito un comodo rubinetto a pochi metri dal nostro villaggio maasai e arriva una bellissima acqua di colore trasparente che scende dalla montagna vicino.

Ne fanno uso tutti i villaggi circostanti ma non tutti hanno la fortuna di esserne in prossimità, alcune case distano dei chilometri da percorrere a piedi con secchi, bidoni e taniche sulla testa.

I comuni dei vari paesi sperduti in savana hanno programmato dei turni e a zone, se aprissero l’acqua a tutti contemporaneamente, l’acqua arriverebbe con un flusso molto debole o non sufficientemente potente e adatto a riempirne i contenitori, oppure esistono realtà con più possibilità economiche da potersi permettere di comprare delle grandi cisterne cui possono contenere anche oltre 3000 litri d’acqua collocandole a ridosso dei tetti delle case approfittando delle notti umide o delle giornate di pioggia affinché si riempiano.

Come funzionano i turni d’acqua in Tanzania;

In ogni zona del nostro distretto e precisamente a Gombero, Mtego, Kiberashi e Mtaazi, si prevede che l’acqua dei pozzi o dei rubinetti presenti in questi luoghi siano attivi solo ogni quattro giorni e a ogni turno si potrà utilizzare acqua a quantità illimitata per due giornate escludendo gli orari notturni che sarà nuovamente interrotta la fornitura in modo che non ci sia spreco.

ESEMPIO, se oggi il turno d’acqua si terrà a Gombero:

Nei paesi di Mtego, Mtaazi e Kiberashi, pozzi e rubinetti saranno chiusi e non funzionanti, si dovrà attendere il turno di giornata successiva allo scadere del quarto giorno a Gombero, poi toccherà a Mtego e via di seguito…

I locali dovranno approvvigionarsi acqua a sufficienza in modo da farsela bastare nelle quattro giornate di chiusura, sarà indispensabile per dissetarsi, cucinare, lavarsi, fare bucato e altre prime necessità, cosa che ormai portano avanti con abitudine e normalità.

La giornata di raccolta d’acqua è vissuta con la gioia di stare insieme anche a chi vive lontano e che si rivede grazie a questa ormai nota ricorrenza, si nota chi approfitta del caldo sole e si apparta a farsi una fresca doccia in mezzo ai cespugli e ben nascosto, chi fa bucato cantando o scambiando due parole allargando indumenti a terra attendendo che si asciughi, chi lava biciclette, moto, chi abbevera gli animali e tutto ciò che non ci si può permettere di fare fino al prossimo turno.

Le donne maasai e la fatica con l'acqua in savana
Il nostro vicino di casa e la fatica con l’acqua

Nella nostra zona, ed esattamente a Mtego nella regione Tanga in Tanzania, il rubinetto dell’acqua apre alle ore 9.00 e viene chiuso alle ore 20.00 c.a.

C’è chi si prepara davanti al rubinetto per essere primo sin dalla prima luce del sole e si creano delle file lunghissime che durano fino al tramonto, di certo non mancano discussioni per chi prova a passare avanti.

Dai residenti del nostro paese è stato nominato un maasai di fiducia, una volta al mese passa nelle case di tutte le famiglie cui fanno uso di quell’impianto e sanno di dover versare la somma di Tsh 1.000,00 a testa escludendo bambini e donne dal nucleo famigliare (equivale a circa Euro 1,00).

Chi ripara un tubo guasto in savana (Tanzania);

A volte accade che il tubo dell’acqua sistemato sotto la terra, ma non abbastanza in profondità e collocato in sentieri trafficati da moto e auto, si crepi con evidenti perdite d’acqua…

Di certo non ci pensano i comuni sparsi nella savana a riparare il guasto e nemmeno a fare dei sopralluoghi di controllo per il mantenimento, peccato che in questo caso la pompa dell’acqua verrà chiusa e salta il turno di approvvigionamento dell’acqua fino a giorno da definirsi o a guasto riparato grazie al fondo spesa raccolto e versato dai locali mensilmente come spiegato in precedenza.

Le donne e la fatica con l’acqua in Tanzania;

Quando capita la giornata piovosa e nel periodo di stagione delle forti piogge, tutti ne approfittano a sistemare secchi, bacinelle, pentole e recipienti sotto ogni tetto delle loro capanne o a ogni fonte disponibile (non tutti hanno la fortuna di avere una casa con un normale tetto o delle grondaie) che possa aiutare a riempire più quantità possibile i loro contenitori così “risparmiando” la fatica di camminare metri o chilometri con taniche da 20 litri sulla schiena o sulla testa (poi c’è chi riesce a portarne entrambi contemporaneamente). Ci impiegano giornate intere, percorrendo la strada da casa al pozzo “avanti e indietro” per ben due giorni di fila.

In queste giornate di “turno d’acqua” la savana è molto trafficata…. c’è chi arriva con l’asino carico di taniche da riempire, chi con la bicicletta e a metà strada s’accorge di aver bucato o addirittura ovalizzato le ruote poiché esagerando ci ha caricato ben cinque taniche da 20 litri l’una, chi può permettersi di pagare un driver con la moto per caricarci più contenitori possibili da portare a destinazione, i trattori con i cassoni carichi di bidoni e addirittura cisterne da colmare d’acqua, il conducente scende dal mezzo e senza chiedere con gentilezza “almeno permesso?” collega una lunga gomma al rubinetto senza la minima preoccupazione di pensare a quanto tempo prezioso farà perdere a tutti obbligandoli a interrompere i lavori che ne erano in corso.

A questo punto cade il silenzio a irrompere quegli istanti di gioia che si erano creati stando insieme e tutti devono fermare il lavoro che avevano iniziato con l’acqua senza il coraggio di dire qualcosa o addirittura di opporsi considerando che il trattore arriva da altri comuni, ma si attende che il grosso mezzo termini “il pieno” e se ne vada , insomma in questi giorni si vedono i veri bisogni primari di questo popolo residente in savana.

In altre zone della savana in Tanzania ho avuto modo di vedere realtà ancora più tristi e dure. Non tutti sono così fortunati ad avere un rubinetto o un pozzo vicino casa, molti devono accontentarsi delle grandi pozzanghere di colore marrone che si creano nei periodi di forte pioggia.

Ho visto donne caricare asini di più taniche o secchi si potesse, partendo al mattino e rientrando solo al tramonto con un secchio da 20 litri anche sulla testa, dopo ore di cammino a raggiungere il primo pozzo più vicino, un lago o qualche ruscello.

Il “miraggio” di un pozzo in savana (Tanzania);

Ho conosciuto dei locali che sono riusciti a trovare l’acqua sotto la terra, grazie alle offerte inviate dall’Europa, ma pagando migliaia di euro per avere le autorizzazioni necessarie, la macchina trivellatrice, il materiale e gli operai, arrivando al termine dei lavori e doversi ritrovare con un pozzo di acqua salata inutilizzabile ovviamente molti vanno a buon fine ma il tutto dipende sempre dall’onestà e dall’esperienza di chi organizza.

Un pozzo costa dai € 10.000 ai € 15.000 ad un locale, mentre un “volontario bianco” arriva a pagarne anche fino a € 30.000 o oltre ma senza nessuna garanzia di successo in quanto sembra si riesca a sfruttarne l’occasione per farne un “business”.

Per chiunque volesse donare un importo di cifre così importanti e non solo, il mio consiglio è di appoggiarvi a qualche missione o O.N.L.U.S. di vostra conoscenza, ed io in questo caso dalle mie parti ne vedo solo ed esclusivamente due operare davvero onestamente ed essere presenti in savana, solo in questo modo le ditte che gestiranno il lavoro lo faranno a scopo morale senza trarne ulteriore profitto grazie alla certezza e fiducia che riconoscono in queste O.N.L.U.S. Sanno bene di aver bisogno di loro, non potrebbero mai fregarle!

Molti di quelli che riescono a costruire un pozzo con raccolte di denaro da parte dei privati, saranno quasi certamente soldi destinati per un pozzo posto nel mezzo del loro terreno privato e lo trasformeranno in un guadagno personale, l’acqua verrà consumata prima dalla famiglia residente e poi sicuramente venduta a chiunque possegga del denaro per acquistarla onde evitare ore di cammino e fatica, questi sono gli errori che in genere vengono commessi dai disinformati che regalano somme ingenti di denaro pensando di aiutare. Basti vedere ad esempio, alcune persone che si inventano raccolte fondi, pochi hanno il coraggio di scrivere che l’aiuto sarà al singolo villaggio dell’amico/a o dell’amato/a e non alla comunità.

Qua nasce il mio rammarico, il non poter entrare nei particolari, mi sento legata e sola in questa battaglia, ormai so bene che per vivere in pace in una savana corrotta dall’uomo bianco è meglio il silenzio, ma mi è doveroso e corretto con questo articolo farvi sapere che i maggiori disonesti in raccolte di denaro siamo noi “bianchi” ma non solo i miei connazionali italiani e queste persone sarebbero le prime da eliminare a far si di avere un’Africa tranquilla che se la cava benissimo anche senza queste persone disoneste

Vorrei tanto consigliare o poter aiutare tutti, ma l’esperienza che sto maturando vivendo la savana in prima persona mi porta a comprendere che molte situazioni non sono aiuti e forse non sarei creduta da chi non ha esperienza in materia!

Ora invece vi elenco alcuni esempi di buona fede:

Ho conosciuto una coppia formata da un maasai e una “bianca”, avevano un pozzo, una notte in loro assenza hanno avuto la visita di “strani ladri”, sono scomparsi solo i documenti del pozzo, senza tale certificazione non potranno ne utilizzarlo ne risultare di proprietà di un loro bene rubato nonostante si trovi all’interno del loro terreno. A distanza di anni e nonostante sia stato rintracciato il nuovo proprietario, si sta ancora indagando per trovare il colpevole, la corruzione di questo caso è palese ma non vorrei dilungarmi nello specifico caso.

Un altro esempio ne è il nostro villaggio masai: un rubinetto a pochi metri da casa sul quale “qualcuno” vorrebbe lucrare con una tassa mensile davanti alla nostra richiesta di costruirci a spese nostre un allacciamento tutto nostro e ad uso dei villaggi adiacenti casa nostra in modo da abbreviarle il tragitto di fatica con i carichi d’acqua in una savana sperduta e dimenticata da tutti!

Venite a trovaci, e ciò che scriviamo ve lo presentiamo dal vivo!

Vi spettiamo

By William e Cristina

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2 pensieri riguardo “LA SAVANA E LA TRISTE REALTÀ DELL’ACQUA IN TANZANIA

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