UN VISTO TURISTICO E L’ODISSEA DEI MAASAI IN VIAGGIO VERSO L’ITALIA

Far venire un maasai in Italia non è né semplice né scontato, si rischia di gettare un sacco di tempo, soldi in documenti, assicurazioni e biglietti aerei per niente!

Nei mesi precedenti al nostro matrimonio abbiamo iniziato la prassi di richiesta di tutti i documenti necessari utili a sposarci nel comune di Dar es Salaam in Tanzania, una volta sposati abbiamo richiesto la trascrizione della nostra unione al mio comune di residenza in Trentino tramite l’ambasciata italiana situata a Dar e fino ad organizzare e richiederne il trasferimento di William in Italia.

Inutile spiegarvi in questo articolo le difficoltà che si incontrano, il cartaceo da espletare o dove recarsi, in questi ultimi anni sono cambiate le leggi e per questo motivo è sempre bene rivolgersi agli uffici governativi della Tanzania o all’ambasciata italiana in modo da essere consigliati passo a passo correttamente.

La città di Dar es Salaam vista dal traghetto

Vi abbiamo parlato di noi in questo articolo: IL RACCONTO DI UN MASAI E UN’ITALIANA IN TANZANIA e vi abbiamo raccontato come è nato il nostro amore fino a decidere di sposarci e stare insieme per vivere il nostro futuro insieme, adesso vi spieghiamo quanto è stata sofferta e impegnativa la nostra scelta…

LA RICHIESTA DI UN VISTO D’INGRESSO IN L’ITALIA

Diventati marito e moglie io e William chiediamo un appuntamento presso l’ambasciata italiana, portiamo e rilasciamo i documenti necessari, abbiamo dovuto far tradurre il certificato di matrimonio dalla lingua swahili a quella italiana con la convalida timbrata da un notaio autorizzato presso gli uffici governativi a Dar es Salaam, una volta pronti l’ambasciata li ha registrati e inviati in Italia tramite posta certificata “pec”.

Troviamo una delle impiegate italiane molto disponibile e cordiale nei nostri confronti, ci aiuta a richiedere il visto appropriato che servirà a mio marito in partenza per l’Italia, tra la “tanta carta” ci compila un lascia passare scritto in lingua italiana, autorizzando e certificando il motivo del viaggio di Willy poiché quest’ultimo sembrava servire a non incappare in nessuna difficoltà all’espatrio.

Il tutto ve lo stiamo descrivendo tralasciando tutti i giri dei vari uffici che ci rimbalzavano da una parte all’altra durato settimane, le tantissime telefonate d’informazione, le “mance” sottobanco in aiuto a velocizzare le pratiche, come purtroppo sono abituati a ricevere, in cambio di non incappare in lunghe attese organizzate apposta ecc… ecc… ecc…

Terminato ciò che per noi sembrava diventato un lavoro, faccio ritorno in Italia con la tranquillità di sapere che Willy mi avrebbe raggiunto a distanza di due mesi intraprendendo questo viaggio da solo, io lo avrei atteso all’aeroporto Valerio Catullo di Verona. Mio marito parla la lingua inglese perfettamente, ero certa che avrebbe saputo sbrigarsela da solo senza bisogno del mio aiuto, nel mentre, io riprendo la mia vita e quotidianità in Italia.

IL VIAGGIO E LA PARTENZA DALLA TANZANIA

Tutto era pronto, il suo volo era confermato con partenza dall’Aeroporto Internazionale Julius Nyerere di Dar es Salaam il 24 giugno 2015 alle ore 18.00.

William si presenta al check in della compagnia Qatar con tre ore di anticipo, gli si presenta il primo problema, gli contestano il fatto che possedeva un biglietto di viaggio per sola andata, gli chiedono un ticket di andata e ritorno. Lui cerca di spiegare che avrebbe raggiunto la moglie in Italia per rimanerci a vivere. A quel tempo non sapevamo ancora che sarebbe nato il progetto di Maasai Travel Life, da sempre sapevamo che volevamo terminare la nostra vita in savana a casa maasai ma in quei favolosi anni pensavamo solo a vivere insieme.

Interviene il personale dell’ufficio immigrazione chiamato dalla compagnia aerea… Fortunatamente, trovandosi ancora a Dar Es Salaam, si spiegavano benissimo usando la loro lingua madre “swahili”, ma i minuti e le ore scorrevano velocemente…

Lo chiamavo e non rispondeva al telefono, ero preoccupata, ormai davo per scontato che qualcosa non stava andando per il verso giusto, avevo delle testimonianze di qualche amica, ero venuta a conoscenza delle difficoltà che avevano incontrato alcuni tanzaniani in partenza verso l’Europa.

Nonostante i lascia passare autorizzati, sono molteplici gli esempi che potrei descrivere riguardo alcuni maasai, una volta addirittura raggiunta la destinazione fuori paese d’origine, sono stati rimandati indietro senza un giustificato motivo. Finalmente riesco a parlare con mio marito al telefono, mi racconta dell’inconveniente e mi rassicura dicendomi che si era appena accomodato pronto a volare e mi saluta velocemente, l’aereo era già movimento e pronto al decollo.

Willy è riuscito prendere quell’aereo solo per aver avuto la prontezza di chiamare il numero di cellulare fornitole dall’ambasciata italiana in cerca d’aiuto, ringrazierà sempre la disponibilità ricambiata da chi si trovava dall’altra parte del telefono nel spiegare alle autorità aeroportuali che tutto era a norma e poteva partire.

Nel mentre un poliziotto, chiama il numero interno della compagnia aerea, chiede di attendere qualche minuto la partenza del volo, accompagnano William con urgenza facendolo salire a bordo di una delle loro auto di servizio, si scusano del disagio creatogli augurandogli buona fortuna e si salutano con un “kila la kheri (buona vita in lingua swahili).

I motori dell’aereo erano accesi, aspettavano Willy, abbassano la pedana, lo invitano a salire a bordo urgentemente, giusto il tempo necessario di prendere posto senza aver avuto possibilità di ascoltare la registrazione pre-partenza, quella che tutti noi conosciamo benissimo, le sarebbe tornata utile in caso di necessità o a rendersi conto che stava decollando per la prima volta in vita sua. Allaccia le cinture mentre il volo si solleva da terra, Willy non ha avuto nemmeno il tempo di realizzare che si trovava a bordo di un vero aereo che stava volando sopra la terra ferma.

Willy: siii… “mi trovavo proprio su quella grande cosa rumorosa che in savana sentivo spesso con il suo forte rombo, lo osservavo passare, lasciava una scia come a pitturarne il cielo, a volte lo vedevo nascondersi tra le nuvole, ma mai avrei pensato di ritrovarmici a bordo un giorno”.

Per la compagnia aerea e la Tanzania il problema stava nel fatto che il lascia passare dell’ambasciata era scritto solo in lingua italiana, lo avrebbero voluto in lingua inglese, riportando inoltre un comune visto turistico anziché un visto “visita a famigliari”… (ma era la prassi corretta).

In tutti i casi è cosa alquanto impossibile da avere affinché non ci si trovi in Italia o altrove, si deve prima avere la possibilità di arrivarci a richiederlo se si vuole ritrovarsi in mano un regolare permesso di soggiorno, solo allora riporterà la dicitura voluta e corretta; “CARTA DI SOGGIORNO DI FAMILIARE DI UN CITTADINO DELL’UNIONE”

A quel tempo nulla era scontato e sembrava che nemmeno un regolare certificato di matrimonio registrato in entrambi i paesi potesse bastare.

LO SCALO A DOHA

Il volo avrebbe fatto scalo a Doha-Qatar verso mezzanotte ed io con lui non avrei più avuto nessun contatto fino a quando non si trovava finalmente in Italia.

All’ultimo nostro incontro, gli avevo lasciato una sim-card Vodafone da inserire nel suo cellulare da utilizzare una volta arrivato a Roma. Gli avevo anticipato che in aeroporto avrebbe dovuto raggiungere il Gate prima possibile, non avrebbe avuto molto tempo a disposizione, solo un’ora, fortunatamente conosce e parla molto bene anche la lingua inglese. Mio marito prende le mie parole alla lettera, sapeva che doveva chiedere o controllare sul biglietto il suo numero di ticket confrontandosi con i grandi monitor che rilasciano il numero di Gate. Arriva con il fiatone dopo una continua corsa, è stanco, vorrebbe rilassarsi, ma gli agenti lo accompagnano all’ufficio immigrazione e si ritrova con lo stesso precedente problema da risolvere ricominciando tutto da capo….

Anche questa volta la fortuna lo ha assistito risolvendo il disagio velocemente grazie al suo buon parlato inglese e la compagnia aerea, Qatar, lo ha atteso partendo nuovamente in ritardo.

Atterra a Roma, all’aeroporto di Fiumicino, doveva solo prendere un volo interno con destinazione Verona e tutto sarebbe finito…. Aveva a disposizione tre ore di scalo che sarebbero dovute servire a rilassarsi e realizzare che si trovava in Italia e a pochi chilometri da noi.

L’ARRIVO IN ITALIA

Segue le persone e si mette in coda al controllo passaporti, un poliziotto lo guarda e gli dice:

tu siediti li! William si siede e abbassa la testa, passa un’ora ma nessuno delle forze dell’ordine gli si avvicina, prende coraggio, si alza, si dirige verso i poliziotti e pretende spiegazioni, a tono deciso e in inglese le rispondono di attendere ancora, Willy perde la pazienza, e sempre utilizzando la lingua inglese che in quel momento gli veniva e conosceva meglio rispetto a quella italiana dice:

ascoltate….. io devo salire tra poco su un volo che mi porta a Verona dove già ho mia moglie italiana che mi attende in aeroporto, se volete le telefono e ci potete parlare. Adesso vi mostro tutti i documenti regolari che attestano il motivo del mio viaggio, se volete farmi entrare in Italia bene, altrimenti sappiate che non sono scappato da casa mia e nessuno mi ha costretto a venire fino a qua, se non mi volete, per favore, me lo dite subito senza farmi perdere tempo e me ne torno a casa mia volentieri!

I due poliziotti si guardano senza rispondere niente e cominciano un giro di chiamate interne, Willy non era ancora così bravo a comprendere e parlare italiano, sentiva solo loro che parlottavano con un “chiamo su o chiamo giù” (che tra l’altro tradotto in lingua Swahili ha il significato contrario dal nostro italiano). Sentiva che uno dei due voleva mettere il timbro di lascia passare nel passaporto e un collega non era d’accordo…. Ha vinto il poliziotto che aveva il timbro in mano, ha timbrato aggiungendo…. vai!!!!

Era presente una signora italiana, ha assistito a tutta la scena, ne era rimasta sconvolta dal trattamento che le era stato riservato a mio marito, Willy passa la corda che delimita il passaggio, lasignora lo chiama, si parlano, lui le chiede dove deve dirigersi e Anna le risponde di seguirla, anche lei sarebbe stata sullo stesso volo, viaggiano insieme, ha trovato solidarietà ed aiuto da una sconosciuta italiana.

Atterrati a Verona Anna gli suggerisce di starle a fianco in modo di superare i controlli velocemente, tutto fila liscio, è arrivato. Grazie Anna!!

I nostri weekend in tenda in compagnia di altri maasai (Monte Bondone – Italia)

Inutile dirvi quanto sofferte per noi sono state quelle diciotto ore di viaggio, tra scali e paura per entrambi che qualcosa andasse storto, tutti e due con poche ore di sonno alle spalle. Ci abbracciamo increduli di avercela fatta e mi dice che vuole uscire da quell’aeroporto immediatamente.

Concordo senza esitare, ci dirigiamo alla cassa del parcheggio dove avevo lasciato la macchina, dovevo pagare, alle spalle sento rovistare, mi volto e noto Willy togliere dei documenti dallo zaino, chiedo se ha perso qualcosa, mi risponde che sta preparando i documenti da far visionare alla signora. Era così sconvolto e provato dai controlli subiti che non aveva capito che io stavo solo pagando il ticket del posto auto e che la sua “odissea” era finalmente finita.

Saliamo in macchina, prendiamo l’autostrada con direzione Trento, era la sua prima volta lontano dalla Tanzania… All’improvviso perde la parola, pensavo fosse colpa della stanchezza accumulata dal viaggio, non do peso al silenzio e proseguo alla guida. Arriviamo a casa, la prima cosa che incontra quando apro la porta è il mio cagnolino che ci corre a presso (un chiwawa), lo guarda e mi chiede se è un cane grande o un cucciolo, sorride si accomoda al divano e inizia a guardarsi attorno in silenzio.

Mi chiede dove si trova la stanza da letto, era davvero stanco, riposa qualche ora e al suo risveglio decidiamo di uscire. Pensiamo di visitare per prima la nostra città, adesso è diventata la sua seconda casa. Mi seguiva e mi ascoltava, ma parlava e chiedeva pochissimo, lo pensavo ancora sconvolto dal viaggio, stava in Italia da sole poche ore. La prima settimana trascorre velocemente tra un ufficio e l’altro già dal giorno successivo il suo arrivo come lo richiede la legge italiana.

La registrazione della sua presenza al comune di residenza andava effettuata entro le 48 ore dal suo arrivo, poi ci rechiamo all’ufficio immigrazione a richiederne una ricongiunzione famigliare, tra un appuntamento e l’altro ci prendiamo qualche spazio da passare in montagna o sulle spiagge dei nostri laghi in Trentino, abbiamo la fortuna di vivere a pochi minuti da tutto.

LA NOSTRA PRIMA VACANZA INSIEME IN ITALIA

Ormai eravamo in possesso della copia di richiesta del permesso di soggiorno così partiamo per una piccola vacanza sul Lago di Garda, avevamo bisogno di staccare la spina e stare insieme.

Pernottiamo in un campeggio, amiamo la vita all’aria aperta e vivere tra natura e semplicità.

Il posto e il panorama si affacciava direttamente sul lago, era tutto splendido ma il silenzio di mio marito persisteva, era disarmante. Io entro in crisi, inizio a elaborare pensieri negativi, mi chiedevo se forse avesse cambiato idea sul nostro amore, se non gli piacesse ciò che vede, se non fosse felice di essere con me in Italia e se magari gli stesse balenando l’idea di tornare a casa savana…. insomma quando ci troviamo comodi e tranquilli in spiaggia decido di parlare con lui.

Lago di Garda (Trento)

Gli spiego i miei cattivi pensieri, chiedo come sta e cosa lo stava turbando… mi prende tra le braccia e con il suo solito tono di voce tranquilla mi rassicura dicendo che tutto avrebbe pensato nella sua vita, ma che mai avrebbe immaginato che un giorno sarebbe arrivato in Italia, mi descrive il suo primo viaggio in aereo e quanto lo ha spaventato, mi descrive il momento del decollo, il forte rombo dei motori che gli pareva stesse esplodendo ritrovandosi a non voler guardare cosa stesse accadendo, non voleva guardare fuori dal finestrino, trovandosi chinato con il capo sulle sue ginocchia, a tranquillizzarsi solo nel momento in cui una hostess gli tocca una spalla chiedendo se volesse bere o mangiare.

Mi sentivo in colpa per non aver potuto raggiungerlo a fare quel viaggio della speranza insieme a lui, avevo poche ferie a disposizione e sapevo che dovevo conservarle per il suo arrivo, sapevo che potevo contare nella sua intraprendenza.

Prosegue il racconto…. uscito dall’aeroporto, non si immaginava un’Italia così, pensava ci fosse tanto cemento ed invece a casa nostra in Trentino, vedeva tanti boschi che le ricordavano la nostra foresta nei d’intorni di kiberashi, stava notando un ritmo di vita completamente diverso dal suo, stava realizzando che noi italiani non siamo poi tutti così ospitali e sorridenti come quando ci troviamo in vacanza a Zanzibar. Con molta delicatezza cercava di dirmi che non era molto entusiasta di tutto ciò che stava notando nei primi giorni di trascorso a Trento, era partito solo per stare con me e vivere il nostro rapporto insieme eliminando la distanza che ci separava.

L’INCONTRO TRA I DUE MAASAI

Circa un mese prima di William un’altro maasai sposato con un’italiana era arrivato in Italia, è un parente di mio marito che vive ad un paio d’ore da Trento, decido di telefonare alla moglie all’insaputa di Willy.

Inizio la conversazione confidandole il momento che stavo vivendo, lei mi conferma di aver provato le nostre stesse sensazioni d’impotenza nei primi dieci giorni di permanenza in Italia con suo marito, rilascio un sospiro di tranquillità e mi balena l’idea di organizzare un incontro a sorpresa ai due maasai, passando qualche giorno insieme in questa realtà così diversa dalla savana. Le invio la localizzazione del camping dove ci troviamo, concordando che avremo dormito tutti insieme nella nostra grande tenda, proprio come i maasai usano fare a casa loro.

Arriva il giorno tanto atteso, posteggiano l’auto dentro il parcheggio del camping, Willy stava ascoltando musica chiuso dentro la veranda della tenda, uso la scusante di aver bisogno di andare in bagno, invece era una scusante per assentarmi da sola, andavo a “prendere la sorpresa”. In compagnia degli ospiti ci avviciniamo a piedi e in silenzio alla nostra piazzola, faccio segno a Jacopo di proseguire avanti prima lui e….

William non se l’aspettava per niente, si sono salutati come solito usano i maasai, si sono abbracciati, si davano delle “pacche” sulla schiena in segno di gioia, erano felicissimi, noi emozionate e questo ritrovo a fatto tornare in Willy l’allegria e la simpatia di sempre.

ANDIAMO A GARDALAND

La seconda sorpresa fu di passare la serata a Gardaland “ahahaha”, ve li immaginate due maasai che dopo soli pochi giorni in Italia vedono un parco dei divertimenti del genere?

Beh…. io e la moglie di Jacopo ci siamo trovate sedute sul cavallino della giostra dei bambini che girava “ahahahah”, praticamente è stata la prima attrazione che abbiamo incontrato dopo l’entrata e scelta da loro, ancora non si rendevano conto di dove si trovavano. Niente in quel momento ci importava di chi ci guardava, oltre che dovete sapere che bastano solo due maasai insieme per sentirne lo stesso chiasso che riescono a fare dieci persone, incredibile….. quando parlano urlano e ridono a squarcia gola ininterrottamente…

Era tornata la gioia e la felicità che sempre conoscevamo nei nostri mariti.

Adesso William si è integrato perfettamente, ha nuovi amici e nuove prospettive di vita, da quell’anno 2015 gli anni sono corsi velocemente e noi siamo qui a raccontarvi della nostra vita tra Italia e savana…

Dite la verità…. vi ha commosso questo nostro percorso di vita?… Attendiamo la vostra risposta nei commenti, la vostra presenza e i vostri pensieri per noi sono fondamentali, ci date la carica di continuare a raccontare !!!

Se siete interessati a rimanere aggiornati sulla nostra vita in savana iscrivetevi al nostro blog, vi verrà inviata una email ad ogni nuovo racconto aggiunto, compila il modulo sotto, sarete i benvenuti, grazie del vostro sostegno…..

A presto, con affetto Cristina e William

ABITUDINI ALIMENTARI MASAI

I MAASAI NON BEVONO URINA;

Con il titolo di questo articolo, teniamo a precisare che il popolo maasai assolutamente non beve urina ne di capra ne di mucca come invece si sostiene in qualche articolo e post dove si “prova” a descrivere il popolo maasai !!

Navigando in Google e nei social, mi capita spesso di leggere articoli o informazioni inerenti il popolo maasai. Avendone sposato uno, convivendoci, e frequentando la terra maasai in Tanzania da dieci anni, mi chiedo come si possano divulgare informazioni che di tutto hanno meno che del vero. Si copiano frasi cambiando le parole, d’altronde le agenzie cercano tutte di tirare “l’acqua al proprio mulino”. Esiste inoltre una nicchia di persone che avendo visitato un villaggio maasai in sporadici periodi dell’anno, catturando qualche momento, ma divulgando informazioni e argomenti in modo scorretto o sbagliato. Questi esempi citati sono senz’altro dovuti alla mancanza del contatto e la frequentazione diretta di questo grande popolo maasai poiché documentandosi si darebbe occasione a lettori e viaggiatori di scoprire usanze e costumi di una cultura in fase di mutamento graduale.

ALIMENTAZIONE MAASAI:

La dieta maasai è ricca di carboidrati e proteine, si alimentano delle stesse pietanze a pranzo, a cena e nei giorni successivi senza bisogno di variare sapori come invece noi italiani siamo abituati. Il piatto primario dei maasai, è a base di polenta di mais bianco con una tazza di latte appena munto e della “emboga” (tradotto significa contorno di verdura), frutti di bosco, miele, Mihogo (sono radici di albero con il sapore delle patate bollite conosciute e denominate anche come magnoka). I maasai sono conosciuti come mangiatori di carne sia di capra che di mucca bevendone il loro sangue, ma in questi ultimi anni in Africa è in atto un mutamento climatico, e gli effetti di questa variazione sta influendo sul bestiame e di conseguenza il latte è divenuto un bene prezioso quasi raro quanto “l’oro”.

Le mucche stanno producendo molto meno latte a dispetto degli anni scorsi, tanto che;

A malapena è sufficiente per nutrire i vitelli, figuriamoci a soddisfare un Maasai che dipende da esso! Il latte è vita in savana e dopo i vitelli si da priorità a nutrire i piccoli bambini, dalla prima colazione, a dopo cena e la scarsa scorta di latte non permette sempre di soddisfare questi bisogni diventandone un problema preoccupante per tutti i villaggi della savana.

Molto difficile è invece che in casa maasai non si trovi un’ottimo “chai” caldo carico di “cucchiaiate” di zucchero… Io personalmente la definisco la bevanda più buona al mondo!

A causa di questo mutamento atmosferico, i masai stanno cambiando la loro alimentazione, lontana dai prodotti a base di lattosio dati gratuitamente dal loro bestiame e si stanno orientando sempre più verso il mais che la maggior parte di questo popolo coltiva insieme a patate e fagioli, mentre altri tipi di verdura devono essere comprate, in quanto necessitano di quantità elevata di acqua necessaria all’irrigazione nella crescita delle piante. Non sempre ci sono i soldi a disposizione per la spesa, non tutti i giorni si ha la possibilità di andare in città, i maasai vivono nella steppa e sono lontani da essa, e per questo motivo il pasto abituale dei maasai è una grande casseruola di alluminio colma di polenta o di una “kikombe” (tazza) di “chai” (foglie essiccate di te con latte bollito, nota bevanda usata dalla tribù maasai) o del te in mancanza del latte, dovendo rinunciare anche a un buon contorno di “emboga” ( (tradotto significa contorno di verdura).

IL TRADIZIONALE PASTO MASAI;

La polenta, detta “ugali“, è cucinata con farina di mais bianco senza sale, viene mangiata accompagnata da una tazza di latte con un tipo di verdura che in savana cresce spontaneamente e il sapore è paragonabile ai nostri spinaci, i maasai non usano spezie, ci aggiungono della cipolla fritta nell’olio fino a bruciarla e renderla di colore nero come se ne “esaltasse il sapore”, le verdure comuni che si trovano da noi in savana sono: patate, carote, peperoni,pomodori, spinaci e fagioli, nonostante l’Africa sia conosciuta per la quantità dell’ ottima frutta tropicale, da noi si trovano quasi esclusivamente solo la banane e le arance, mentre in altre stagioni e fino ad esaurimento scorte esistono anche mango, ananas, anguria, papaia e frutto della passione, ma attenzione…. terminate quest’ultime si dovrà attendere l’anno successivo!

E’ loro abitudine mangiare in compagnia e non necessariamente solo in famiglia ma anche solo tra amici o spostandosi nei vari villaggi adiacenti casa, in ogni capanna si è i benvenuti con una buona polenta calda, e non ci sono orari, si mangia quando si ha fame e anche più volte al giorno nell’arco dell’intera giornata, dove si trova cibo pronto ci si sente invitare con un “karibu sana” (benvenuti a pranzo) e guai provare a rifiutare, ci rimarrebbero male. Ci si siede sopra “olorika” (piccoli sgabelli tradizionali dei villaggi, sono di legno, molto comodi e fatti a mano) si forma un cerchio attorno alla pentola contenente la polenta di mais bianco appena cucinata e appoggiata in terra, con le mani si forma una pallina e una volta raggiunta la temperatura adatta si ingerisce.

In mancanza d’altro, i maasai mangiano solo polenta con una tazza d’acqua!

Il mais, necessario per cucinare “ugali” (polenta bianca), necessita d’essere macinato, pochi sono i macchinari esistenti, ad esempio tra Gombero e Kiberashi, quali cittadine più vicine a casa nostra, ne esistono quattro di queste macchine specifiche, sono costose d’acquistare, e le file di persone alla macina sono lunghe con l’attesa di oltre due ore ed è dispendioso, così come lo sono le verdure da acquistare. Spesso accade che il quantitativo da comprare non sia disponibile in quantità sufficienti a nutrire grandi famiglie, e in questi tristi episodi capita che mangino anche solo una volta al giorno se non addirittura niente rimanendo in attesa dei nuovi rifornimenti da parte delle bancarelle posizionate in strada. Non esistono negozi o supermercati in savana, “la spesa” è quanto la terra offre in base alle stagioni.

Pannocchie di mais bianco
Mais bianco coltivato dai maasai in savana

Il riso è un prodotto quasi di nicchia poiché il suo prezzo è elevato e per questo motivo viene consumato solo cogliendo le occasioni speciali come le cerimonie o la presenza di ospiti. Consideriamo che ad oggi che siamo vicini agli anni del 2020 a Kiberashi 1 Kg di riso costa c.a. € 1,50 cent. che si può paragonare tranquillamente al prezzo che si trova nei supermercati europei, per gli abitanti della savana è una spesa elevata considerando il loro basso stile di vita e anche la carne è diventata quasi un bene di lusso.

Pensiate inoltre che in questi tempi si comincia a reperire qualche cucchiaio, ma fino ad un paio di anni fa cercare di comprarne uno era quasi impossibile, se poi pensiamo alle forchette e ai coltelli da tavola è ancora più difficile, in savana si alimentano solo con le mani per qualsiasi pietanza.

SICCITÀ E DEFORESTAZIONE in savana (ANNO 2017):

Nell’anno 2017 la Tanzania è stata colpita da una forte siccità causa la mancata tradizionale stagione delle piogge che in genere ha inizio dal mese di marzo terminando verso la fine del mese di maggio. La secca non ha lasciato scampo nemmeno al bestiame che abitualmente si nutre di erba e di acqua, i risultati sono stati drastici per tutto il popolo che abita la savana.

Nel nostro villaggio maasai sono decedute c.a. quaranta mucche e mancate altrettante capre e pecore, altri villaggi sono rimasti a zero capi di bestiame e adesso per cause di forza maggiore, mucche e capre vengono macellate solo quando c’è bisogno di nutrire molte persone, come ad esempio in occasione delle cerimonie maasai, in presenza di qualche famigliare che non sta bene o vendendole ai mercati solo in caso di necessità economica.

Le nostre mucche ridotte "all'osso" !!!
Le nostre mucche senza cibo!

Anche la deforestazione ha comportato la perdita di ampie aree di pascoli su terreno agricolo, questo sta diventando un problema non solo aumentando la pressione sul loro stile di vita pastorale ma creando persino forti litigi tra proprietari di terreni e le comunità.

I guerrieri maasai in questi ultimi tempi trascorrono la maggior parte dell’anno lontani da casa con il bestiame in cerca di terre “verdi” lasciando a casa pochi capi tra mucche e capre necessari alla munta di qualche tazza di latte, oppure lavorano in città e località turistiche giusto da avere maggior introito di denaro utile a poter aiutare le loro famiglie a “sfamarsi”.

Sempre lo stesso anno 2017 il popolo residente in savana ha vissuto un duro colpo anche sull’agricoltura in assenza della stagione delle piogge, interi campi di mais, fagioli, patate, cipolle ecc. si sono completamente bruciati dal sole e dalla siccità. Alcuni villaggi pur avendo denaro non trovavano niente da mangiare nemmeno comprandolo e in molti hanno persino dovuto soffrire la fame causa il meteo. Ora e a dispetto dell’anno 2017 sta piovendo anche quando non dovrebbe ma bestiame e agricoltura finalmente sono in crescita. 

I maasai bevono sangue di mucca e capra;

Nella cultura maasai e per tradizione, le donne mangiano con le donne, gli uomini mangiano con gli uomini, solo i piccoli bambini e ospiti non appartenenti al popolo maasai possono mangiare con chi preferiscono.

“Ora leggendo immagino che vi starete chiedendo il motivo, o forse direte che non è una bella cosa”, ma non è così”…..

Provate invece a vivere la situazione serenamente esattamente come un maasai, dovete pensare che anche la nostra cultura in determinate circostanze fa sorridere loro, semplicemente siamo nati e cresciuti in mondi e modi di vivere differenti e con questo non vuol dire che in entrambi i casi non ci sia armonia pur mangiando separati, questa usanza è solo una profonda credenza maasai.

In occasione di qualche festa, i maasai si ritrovano in foresta nella preparazione della carne, sono anche a centinaia, si dividono i compiti ed è incredibile come mucche e capre vengono macellate, usano un modo che definirei quasi professionale senza avanzarne nemmeno lo zoccolo dell’animale, dividendo le parti destinate tra guerrieri, anziani, donne e bambini, poiché portando avanti la tradizione e cultura maasai che si differenzia in ruoli e mansioni diverse tra loro. Lo stomaco di una capra è destinato agli uomini con il tradizionale brodo di carne mescolato con delle radici d’albero specifiche che fungono da medicinale e secondo le loro credenze è curativo per lo stomaco. Alle donne sia giovani che anziane è riservata la parte più buona, lo scamone.

grigliata masai
Maasai grigliano carne di capra appena maccellata

Il sangue della mucca e della capra è per un maasai una bevanda ad alto contenuto proteico , ricostituente ed energizzante. E’ curativo come per noi una vitamina, dicono sia una bevanda molto dolce e squisita, aiuta a rinforzare le loro difese immunitarie donando loro più forza. Quando ad esempio un bambino sta male viene sacrificata una capra appositamente per lui prelevandone il sangue, che mescolato con del latte sembra dia lo stesso beneficio dell’antidolorifico, oppure in caso di rottura ossea, bevono”olio di pecora” (questo è il termine usato dai masai).

La pecora della savana ha la coda a forma di un triangolo ad alto contenuto di grasso, viene pelata, dopo di che viene deposta in una casseruola aggiungendo pochissima acqua, si lascia andare a fuoco lento fino a diventare una sostanza oleosa e molto concentrata, si lascia riposare qualche ora a fino ad arrivare a temperatura ambiente e poi la si da al bisognoso. Gli effetti collaterali che possono insorgere sono nausea, diarrea o anche niente. (Di credenze curative maasai ne parleremo entrando nello specifico in uno dei prossimi articoli).

Foglie di te con late bollito, nota bevanda usata dalla tribù maasai
Chai maasai

LA MIA ESPERIENZA DA ITALIANA CON IL CIBO MAASAI:

Se c’è una cosa che in savana mi ha stancato è proprio il cibo, si mangiano sempre le stesse cose, le donne maasai a casa mia sono molto brave a cucinare ed ognuna si diversifica nella propria ricetta, ma viverci non è come passarci un mese o qualche giorno in vacanza.

In savana non si trovano i supermercati con la scelta variegata di cibo, non esistono formaggi o affettati bensì solo bancarelle di frutta e verdura non sempre forniti e qualche negozietto dove si vende farina, zucchero e riso. Non sapete quanto ho apprezzato chi è riuscito a venire a trovarmi con il salamino piccante e del formaggio grana Trentino, non sentivo quei sapori da un anno e quel momento è stato una goduria al mio palato.

Quasi ogni settimana i villaggi vicini a casa nostra si alternano sacrificando una capra e dividendola con chiunque si trovi nei paraggi, Willy partecipa volentieri, tanto poi quel turno toccherà anche a lui e riesce sempre a farmene una sorpresa portandomi una fetta di carne della parte più buona dell’animale tagliata a modo europeo, lui sa bene quanto mi mancano i sapori della mia cucina italiana e finalmente posso cucinarla a modo mio, non che la carne “alla maniera maasai” non sia buona, solo che trovandomi da sola in mezzo a loro non sto a spiegare che non mi piace la carne cotta semi cruda o che ho paura mi possa fare male e così evito poiché non sono nemmeno appassionata di carne.

Forse a voi questo potrebbe suonare come una lagna ma in realtà anche questa è una delle tante sfide e rinunce che ho abbracciato per vivere quella vita nel bel mezzo del niente ma che mi sta arricchendo moltissimo d’animo.
Voi avete mai mangiato del cibo maasai? Siamo curiosi di saperlo… raccontateci la vostra nei commenti 👇👇👇

“Quando ci venite a trovare non vi dimenticate di portarmi una confezione di caffè italiano e qualcosa di gustoso, vi ringrazio in anticipo” 😁😁

By Cristina e William

Venire a trovarci in savana non è solo un viaggio nuovo e autentico carico di emozioni, significa portare monetizzazione e lavoro agli abitanti che la popolano.

VI ASPETTIAMO IN MEZZO ALLA TRIBÙ’ PIÙ’ CONOSCIUTA AL MONDO…. IL GRANDE POPOLO MAASAI DELLA TANZANIA !!

DAI UN’OCCHIATA ALLA NOSTRA STORIA :

ARRIVARCI E CONTATTO:

By Maasai Travel Life

“UN SOGNO DIVENTATO REALTÀ’ IN TANZANIA”…. Ringrazio mio marito maasai!

Quando misi piede nella vera Africa in savana mi ritrovai in un vero villaggio masai come da sempre sognavo di visitare, ma mai in vita mia avrei pensato di arrivarci davvero!

IL MIO PRIMO VIAGGIO NELLA SAVANA IN TANZANIA

Mi ci portarono dei masai che avevo conosciuto nella mia prima vacanza a Zanzibar e mentre eravamo in viaggio con l’autobus che attraversa la savana ….

uno di loro mi dice; Cristina…. la mia unica preoccupazione per te è che da noi al villaggio masai non esiste un frigo. Io sorrisi e le risposi che non sarebbe stato assolutamente un problema…

dentro di me ho pensato; fosse solo questo il problema principale, non so nemmeno dove sto andando e cosa troverò!

Arriviamo al villaggio maasai dopo ben sedici ore di viaggio con un autobus che lo vedevo “rotto” solo a guardarlo. Attualmente le cose si sono evolute, ma dieci anni fa quando si saliva in uno di questi bus tanzaniani si faceva il segno della croce prima di salire e un’altro prima di scendere, ringraziando Dio che era andato tutto bene.

In una occasione viaggiando con la mia amica Marta abbiamo rischiato il ribaltamento del mezzo per ben due volte nella tratta tra il Distretto di Kiteto nella regione Manyara e il Distretto di Kilindi nella regione di Tanga in Tanzania, eravamo dirette a Dar es Salam. Ci abbiamo impiegato ben tre giorni di viaggio con sosta obbligata a passare le notti in una Guest-House ad Handeni, non tornerei a dormire in quel “postaccio” nemmeno se fossero loro a pagarmi!

Quel bus causa guasti imprevisti era bloccato o non funzionante ogni istante del il viaggio e stavamo percorrendo una strada sterrata che chiamarla disastrata è poco, eravamo sedute vicino e all’improvviso ci siamo trovate nel bel mezzo di vetri frantumati senza nemmeno avere il tempo di capire cosa fosse accaduto e da dove provenivano. Era esploso un finestrino, il bus si ferma, arriva l’autista, ci fa alzare e con le mani nude si mette a spazzare i sedili come se al posto dei vetri ci fosse semplicemente della polvere, io e Marta eravamo “scioccate”, terminata la pulizia durata forse due minuti, ci fa accomodare e lo stesso mezzo riprende la sua corsa come niente fosse accaduto.

Per non farci mancare nulla quel giorno pioveva e il fango sul manto stradale rendeva tutto più difficile e pericoloso, in alcuni istanti il bus scivolava, usciva dalla traiettoria di marcia ma fortunatamente si fermava “incastrandosi” in qualche dosso a lato strada strada, così ancora fermi, tutti scendevano e aiutavano lo staff dell’autobus a scavare nel fango e a spingere per farlo ripartire, le ruote slittavano e insomma è stato un viaggio devastante.

Nel mentre dal finestrino notavamo altri autobus locali completamente ribaltati a bordo strada, macchine bloccate nel fango che impedivano il passaggio. A quel tempo i bus viaggiavano a velocità impensabili persino in discesa e nei tornanti. Fortunatamente da due anni a questa parte il governo ha inserito nel codice stradale il limite di velocità massimo a 50 km orari, e funziona, poiché i controlli stradali sono a tappeto con molteplici posti di blocco, come ad esempio in tutto il tragitto da Dar es Salam sino a casa nostra, i limiti vengono ovviamente rispettati altrimenti scatta la contravvenzione da saldare subito e… “senza ma o senza mo!

Per questo motivo si sconsigliano viaggi nella savana in Tanzania nei periodi delle forti piogge che in genere vanno da Aprile a fine maggio, informatevi prima di intraprendere questi tipi di viaggio!!

Se dovesse accadere una situazione simile al giorno d’oggi anche in savana arriva il l’autobus sostitutivo, basti avere la pazienza di attendere qualche ora, che tra l’altro rende il viaggio avventuroso, ma a quell’epoca non esisteva questa alternativa e si rischiava di passare la notte sullo stesso autobus!

DORMIRE IN CAPANNA MASAI (Tanzania)

Ma torniamo a noi….. Arrivata al villaggio maasai mi viene presentata “la capanna” che mi avrebbe ospitato un mese, era la mia prima volta e da sola, non sapevo e non conoscevo niente di un villaggio masai, non riuscivo a chiedere niente, mi sarei sentita “stupida” poiché sapevo che sarebbero state domande che loro non si ponevano, non avrei avuto la risposta che cercavo, ero io a casa loro.

Un mattino dopo le prime cinque notti passate in capanna mi svegliai con il “diluvio universale”, entrava acqua da tutte le parti, io mi agitai ed i maasai mi guardavano divertiti, ero arrabbiata ma quando li vedevo ridere causa la mia reazione non riuscivo a reagire, avrei voluto andarmene subito, ma non potevo dirlo, loro con me erano gentili e felici di avermi come ospite, non accade ogni giorno di avere un’ospite bianca in un villaggio masai che dorme a casa loro.

Mi avvicinai alla porta d’uscita, fuori sembrava ci fosse il mare, pioveva forte ed io pensavo;

“no, no, no non ce la posso fare a stare qua” !!!

I miei piedi erano inzuppati di fango con un mix di sterco di mucca, dovevo andare in bagno, ovviamente si trovava in foresta e a ciel sereno, mi indicarono la strada, misi un piede fuori e le mie infradito mi tradirono, feci una scivolata a terra tra melma e sterco di mucca, non serve dica come mi sono conciata, ero “incazzatissima”, ma non era colpa loro.

Ovviamente la loro risata infinita mi faceva ancora più arrabbiare e in quell’istante era tanta la voglia di mandarli a quel paese, ma mi sono trattenuta. Arrivò la mamma masai, mi guardò ridendo anche lei, mi disse pole sana (=mi dispiace), se ne andò ritornando poco dopo con un secchio d’acqua, mi disse di lavarmi tranquillamente in casa (tanto la terra del pavimento era già bagnata), rimasta sola iniziai la specie di doccia che non sapevo da che parte iniziare, dovevo scendere con le mani nel secchio e lanciarmi l’acqua addosso, a dirsi sembra facile ma vi assicuro che è stata un’impresa.

Nel mentre le giornate volavano immersa nella loro quotidianità tra donne, bambini, bestiame, animali che non conoscevo, natura e vita all’aria aperta che cominciava a non dispiacermi affatto. La curiosità era sempre più grande, rendendomi conto che in realtà il problema era solo mio e dovevo imparare a rendermi autonoma.

IL RITORNO DOPO UN MESE DI SAVANA IN TANZANIA

Rientrata in Italia ho avuto modo di rielaborare tutta la mia esperienza in savana e la nostalgia era tanta nonostante le difficoltà incontrate. Conobbi il mio attuale marito masai in una di queste circostanze in savana e non avrei mai creduto di diventarne sua moglie, anzi non ci pensavo proprio.

Mentre ero in Italia ricevevo qualche messaggio da William, ma tipo ogni due mesi, mi chiedeva come stavo, sino ad arrivare ad occupare le ore in chat con lui, il telefono era l’unico mezzo che ci permetteva di mantenere il contatto e non ci si poteva telefonare per sentire la voce, WhatsApp non aveva ancora la chiamata vocale o la video chiamata e Willy possedeva un cellulare che ancora adesso mi chiedo come potesse funzionare, sentirsi senza applicazione era impensabile visti i costi elevati.

Come già vi ho accennato in altri nostri racconti, che potrete leggere cliccando nei link in seguito:

Non ero intenzionata ad avere un rapporto a distanza senza avere la possibilità di viverlo giorno dopo giorno, e l’unico modo era sposarci. Gli ostacoli non sono stati pochi ad iniziare dalla richiesta dei documenti. Le informazioni che davano gli uffici informazioni sia dall’Italia che dalla Tanzania erano tante e non corrette ma alla fine ci siamo riusciti contattando l’ambasciata italiana in Tanzania e dirigendoci personalmente negli uffici del governo a Dar es Saalam.

LA PAURA DI SPOSARE UN MASAI

In Italia raccontai che mi sarei sposata solo a pochi amici molto stretti, sapevo bene che avrei avuto dei disaccordi e dei pregiudizi che non avrei accettato.

Alcuni amici mi dissero;

“non siamo contrari alla tua scelta di vita ma tieni presente che la maggior parte di loro fa questo grande passo per soldi o per avere la cittadinanza italiana” …

Uno zio mi disse;

“non portare negri a casa” … ecc… ecc… ecc….

Questi commenti facevano male al cuore, nemmeno conoscevano la persona che stavano menzionando. I miei genitori erano morti da soli due anni, non dovevo giustificare niente a nessun’altro e in questa occorrenza capii che la maggior parte delle persone è solo pronta a criticare ma in altre circostanze non è nemmeno in grado di chiederti come stai, parenti compresi.

“A questo punto mi sono detta; Cristina, bambini che piangono a casa ad attenderti non ne hai, una famiglia vicino non c’è (solo una sorella ed una nipote cui erano d’accordo) e quindi di ciò che pensa il resto della gente te ne devi fregare, così lasciai tutti a bocca aperta mettendoli a fatto compiuto! Ci siamo sposati”.

La nostra decisione ormai era presa, mio suocero non era d’accordo, voleva che il figlio sposasse una donna masai e soprattutto aveva paura che in Europa William potesse cambiare perdendo le sue origini e tradizioni masai. Fissammo la data del nostro matrimonio e fu celebrato nel comune di Dar es Salam il 7 gennaio 2015, non invitai nessuno e ugualmente ero consapevole che nessuno sarebbe venuto, erano presenti solo alcuni amici masai e la mia testimone e amica italiana.

IL NOSTRO RAPPORTO

Non nascondo che la paura di sbagliarmi era tanta, saremmo diventati marito e moglie per la vita, mi facevo un sacco di domande e avevo paura che l’uomo con cui stavo per compiere il passo più importante della mia vita potesse magari cambiare e diventare diverso nel tempo. Sono figlia di divorziati e non volevo ripetere il passato della mia famiglia.

In vita mia ho vissuto una serie di sfortune, una attaccata all’altra, tante delusioni e amarezze, ma non solo in amore o dovute alla perdita dei miei giovani genitori. Da casa della mia famiglia d’origine me ne ero andata ai 18 anni compiuti, se tornassi indietro lo rifarei, sono maturata imparando a vivere e a non sentirmi sola raggiungendo presto una grande autonomia.

Al contrario di altre esperienze conosciute personalmente di matrimoni misti, devo dire di non aver mai sentito la diversità di cultura che spesso sento parlare, non mi sembra ci siano mai state occasioni da farci sentire tali, ma piuttosto siamo riusciti a costruire il nostro rapporto basato sull’amore, sull’onestà ed il rispetto reciproco dialogando molto e crescendo insieme andando entrambi nella stessa direzione con dei forti obbiettivi che ci legano oltre l’amore. Siamo riusciti ad ambientarci ed integrarci nei nostri due diversi mondi e modi di vivere grazie alla nostra apertura mentale e la voglia di conoscere insieme.

Sto scoprendo solo adesso la grande complicità e fiducia che ci lega, guardando il mio passato m’accorgo quanto sono cambiata grazie a mio marito. Con lui ho scoperto cosa significa e come ci si sente ad essere serena, tranquilla, amata, mi ha ridato la carica che non sapevo d’avere, ed è sempre al mio fianco nel bene e nel male.

VOGLIO VIVERE IN SAVANA (Tanzania)

La scelta della nostra nuova attività al villaggio masai è arrivata insieme, lui ha sempre saputo quanto amo la savana, è al corrente di quanto io sia consapevole del “pro e del contro” .

Quando decisi di trasferirmi a vivere in savana un anno filato notavo mio marito molto preoccupato, pensava a come avrei affrontato il periodo delle forti piogge in savana, come avrei passato le giornate, alle difficoltà che avrei incontrato, una lingua completamente diversa, le fatiche fisiche e a come me la sarei potuta cavare in un mondo completamente diverso al nostro.

Volevo provare questa nuova sfida con me stessa e capire se quel posto fosse davvero il mio futuro. Inizialmente stava sempre al mio fianco cercando di non farmelo notare, mi insegnava a rapportarmi con gli abitanti della savana, mi coinvolgeva nella sua quotidianità, mi correggeva se parlavo masai o swahili in modo errato, mi portava in moto nella savana rispettando la mia grande paura di andarci causa un incidente avuto anni fa e sempre in savana, fino a quando ha capito che in quel posto e con la mia nuova famiglia ci stavo veramente bene.

A casa savana sono riuscita a crearmi dei legami d’amicizia e affetto oltre la famiglia masai, riuscendo a spostarmi da un villaggio all’altro con naturalezza quasi come ci fossi nata e cresciuta.

William nel mentre mi faceva notare quanto stavo imparando, spesso mi diceva che mi vedeva serena e diversa rispetto alla mia vita in Italia, mi riportava che amici e vicini di casa le dicevano che mi vivono come una di loro e leggevo la soddisfazione nei suoi occhi mentre lo raccontava.

In questo mio marito ha ragione, con lui e nella vita in savana mi sento una persona diversa, riesco ad inventarmi e ad esprimermi come meglio credo senza paure, mi sento realizzata interiormente e riesco ad esternare i miei sentimenti con la mia vera personalità!

Arrivati ad oggi e dopo quasi dieci anni di conoscenza voglio dedicare questo scritto a mio marito e ringraziarlo.

Grazie William sei l’uomo che sempre ho sognato di avere al mio fianco e che grazie a te ho la forza di realizzare il desiderio di vivere la mia vita dove e come ho sempre sognato, in Africa, e ora sono consapevole che sarà la savana in Tanzania con te e la nostra grande famiglia masai!

 

Speriamo che questo racconto ti sia piaciuto e di averti presto nostro ospite a casa masai.

A presto,

Cristina e William

 

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Masai Travel Life
Kiberashi, Tanzania

L’AMORE NON SI COMPRA: storie di passioni e illusioni in viaggio a Zanzibar!

Non è semplice descrivere storie e relazioni conosciute in tutti questi anni di trascorso in Tanzania tra mare e savana! Ciò che mi piacerebbe trasmettere a chi legge questo blog è che la Tanzania è un paese meraviglioso, ma è povero ed è inevitabile che la popolazione vedendo i turisti in vacanza comincino a desiderare di più, perciò è importante confrontarsi con i tanti europei che vivono a Zanzibar o in savana in modo da capire che tipo di aiuto si può portare. Dopo tanti anni di trascorso e vissuto in questo paese credo sia giusto esprimere la mia opinione anche su questo fenomeno degli amori troppo facili, e si sappia che così come ci sono i furbetti, ci sono anche tantissime brave persone che vivono dignitosamente.

Vado a vivere ai Tropici (Zanzibar);

Zanzibar è un’isola meravigliosa, è fatta di panorami e spiagge mozzafiato, mare cristallino, tramonti tipici africani e colori unici, ma non è solo il paradiso tropicale che tutti cercano ed ha dei lati oscuri del turismo che in questo articolo voglio raccontarvi e di cui si parla poco, poiché riguarda il turismo sessuale femminile.

Ad ogni nuovo arrivo di turisti iniziano gli amori fasulli, il rito iniziale è sempre lo stesso e la malcapitata già pensa alla nuova vita ai Tropici. Molte donne, illuse da tanti bei ragazzi locali, decidono di mollare tutto ed andare a vivere a Zanzibar già dopo soli dieci giorni di vacanza.

Alcune, accecate dall’amore, riescono a vendersi qualsiasi cosa, ritornando “nel paradiso tropicale” e lasciando tutto e tutti dalla sera alla mattina. Ci sono donne che sono riuscite a rinunciare ai figli piccoli, hanno svuotato i conti correnti di famiglia per costruirsi qualcosa a Zanzibar per poi scoprire che non ha funzionato poiché non si sono date il tempo di conoscere il posto, i locali e sopratutto di aver perso la testa per un uomo in una sola settimana di vacanza dovendo avviare battaglie legali inutili da lontano senza arrivare a nessuna conclusione se non che l’intestazione al locale ha funzionato alla perfezione.

Il panorama a Zanzibar (Tanzania)
Mare e spiaggia a Zanzibar (Tanzania)

Vacanze e amori tra spiaggia e savana;

Gli africani non sono abituati alle comodità ed hanno un ritmo di vita totalmente diverso da quello europeo. Non programmano mai nulla nella loro vita e vivono alla giornata, ma hanno capito che sulle belle spiagge di Zanzibar arrivano tante donne in cerca del grande amore (non importa come siano e chi siano) ed in tanti hanno imparato ad illudere la donna bianca per avere una vita più facile. Per alcuni cercare la donna bianca è diventato un mestiere di moda, sanno ormai molto bene che la “muzungu” (=donna bianca) li mantiene a distanza ed i soldi arrivano facilmente e soprattutto senza fare sacrifici tipo studiare cercando di crearsi opportunità di vita migliori.

Ogni volta che un bianco regala qualcosa sulla spiaggia ad un bambino o ad un adulto lo induce a credere che nella vita non si vive con l’impegno, ma è più facile andare sulla spiaggia ed approfittare dei bianchi che arrivano ogni settimana con l’aereo. Tutti facciamo l’errore di intenerirci, quando visitiamo Zanzibar e di voler aiutare, pensando che il nostro piccolo regalo possa risolvere qualcosa, mentre invece stiamo facendo un grosso danno alla popolazione locale. Questo discorso è ancora più importante tra le tante donne che arrivano a Zanzibar e pensano di aver trovato l’amore dopo una settimana passata in spiaggia tra passeggiate e complimenti.

Come rovinare la vita ad un africano;

Un africano ha il concetto di casa completamente diverso dal nostro modo di vivere, non guarda se i muri sono tinteggiati o rimangono di cemento o mattoni, a loro non interessa se manca il bagno, se hanno un letto, l’asciugamano, le lenzuola ecc…. le basta un posto per dormire. La differenza d’età nella coppia in Africa è poco rilevante, chi ama con il cuore è sincero, ma conosco situazioni che ritengo davvero incredibili e la prima domanda che mi viene spontaneamente è;

“ma queste la testa la usano” ???

S’innamorano del primo che incontrano passeggiando e dopo un solo giorno alcune hanno già perso “la capacità di intendere e volere”, ormai qualche complimento l’hanno ricevuto e al rientro in Italia iniziano ad aiutare il loro amato. Non parliamo poi degli abitanti della savana che vivono in “capanne” ed hanno ancora meno delle persone di Zanzibar abituate al turismo. Pensano di renderli felici, aiutarli e di rendersi utili ma non pensano che in realtà li stanno distruggendo, li fanno vivere come ricconi dove non c’è niente, rendendoli ridicoli agli occhi di tutti poiché non sanno gestire ne soldi ne attività, e li abituano solo a chiedere sempre di più non sapendo che adorano la casa che noi chiamiamo “capanna”.

I locali che risiedono dalle mie parti in savana ed hanno rapporti con qualche bianca sono facilmente riconoscibili, girano con Tablet, Computer e addirittura Iphone che pochi pure in Europa possono permettersi. In savana non hanno nemmeno i soldi da mantenere la linea internet al costo di c.a. € 5,00 al mese ma si accontentano di comprare “mega byte” solo per l’ascolto della musica e rispondere a qualche messaggio in WhatsApp alla “povera” bianca che intanto lamenta di non trovarlo mai online nonostante il suo “regalone” doveva fungere come metodo a potersi sentire spesso.

Non tutti i villaggi sono coperti da linea internet o telefonica, si accontentano di qualche trasferta nella cittadina più vicina ogni tanto senza pensare o sapere che l’amata è triste nel non sentirli e nel mentre passano il tempo con qualche film e a giga terminati rientrano al villaggio senza aver fatto in tempo ad avvisare “l’amica”, internet finito.

In Tanzania la banconota di taglio più grosso è da Tsh 10.000 (equivale a c.a. € 5,00) ma alcune sostengono che l’aiuto in danaro faccia bene, inviano somme che in Europa alcuni non guadagnano nemmeno lavorando un mese intero, così l’uomo di “savana” si ritrova in mano cifre che nemmeno aveva mai visto se non forse sognato. Gli comprano moto, macchine, intestano loro case, attività, abiti costosi e firmati all’ultima moda, orologi costosissimi, occhiali che siano rigorosamente Ray-Ban, pozzi, spuntano persino nuove “onlus” in aiuto del singolo villaggio, e tutto ciò che secondo loro serve a rendere una vita migliore, ma forse sono all’oscuro che tale materiale la maggior parte delle volte viene rivenduto a cifre simboliche per monetizzare, o aiutano molti ragazzi a mantenerli alcolizzati.

Dove termina la strada asfaltata e inizia quella sterrata. (Savana)
Case e strade sterrate in Tanzania

La maggior parte non sa ne leggere ne scrivere, ed essendo analfabeti devono persino farsi aiutare a contare, a cambiare con la valuta locale e ancor peggio cedere il telefono a qualche amico per rispondere ai messaggi della buona samaritana, è rilevante mantenerne il contatto di comodo. A tanti piace bere, grazie ai soldi hanno strada libera e aperta nello spendere tutto in alcool, rimanendo con niente, nemmeno un pugno di mosche in mano, rispetto a tutto ciò che avrebbero potuto imparare a gestire se al loro fianco avessero trovato una donna intelligente da comprendere a priori il loro stile di vita e che le avesse insegnato a guadagnare per vivere pensando al futuro anziché regalare.

Regali da “ricchi” dal mare alla savana;

Quando il portafoglio è svuotato, le poverine si rendono conto che forse sono solo state usate ed io penso:

ma anche in Italia regali una macchina, una moto, tantissimi soldi ad uno sconosciuto solo perché ci sei stata a letto mentre eri in vacanza? Ho conosciuto donne (e sono tante) in possesso di attività piuttosto famose in Italia, non solo un’ottima posizione lavorativa ma anche culturale e spesso mi sono chiesta…. sono così intelligenti e non si rendono conto della situazione???

moto in savana (Tanzania)
Una moto masai in savana (Tanzania)

Queste donne perdono la dignità senza nemmeno rendersene conto!!! Obbligate poi a chiedere finanziamenti per vivere e arrivare a fine mese, donne che dopo aver lasciato tutto non hanno nemmeno più chi le ospiti nuovamente in Italia e non un soldo da poter comprare un biglietto aereo di rientro, obbligate a cercare un lavoro da badante presso qualche famiglia pur di essere ospitate con domicilio, residenza ed avere vitto e alloggio, da quanto ricche erano si sono ridotte a non avere niente di niente.

“Alcuni” esempi di donne illuse a Zanzibar;

HO CONOSCIUTO;

  • una donna massacrata di botte e chiamata vecchia (aveva nemmeno cinquant’anni), dopo aver costruito una guest house a Zanzibar con tutti i suoi risparmi si è ritrovata con costole rotte, denti da rifare e salvata in extremis dall’ambasciata con l’aiuto al rimpatrio immediato
  • donne che mettono al mondo figli scagliandosi contro le ex mogli dello stesso farabutto diventato il padre dei suoi nuovi bambini, senza provare a capire che la precedente è stata lasciata sola e con i figli per aver trovato un portafoglio migliore da usare “la guerra tra donne usate”.
  • una donna di quasi ottant’anni, si riteneva follemente innamorata e al suo decesso ha lasciato un’eredità miliardaria, ad oggi in causa dalla famiglia il marito tanzaniano
  • moglie e marito in vacanza insieme e mentre il consorte fa il riposino pomeridiano la “mogliettina” ha già appuntamento in luoghi appartati e rientrata all’ovile fa le scenate di gelosia all’amante se nota che in spiaggia passeggia o parla con qualche donna…..
  • donne tornate per sorprendere l’amato e scoprire che il giorno stesso era in volo verso l’Europa per sposarsi con un’altra
  • donne che arrivano in savana, pensando di essere al villaggio di famiglia ma in realtà non sanno di trovarsi al villaggio di amici o fratelli, cercano di nascondere la famiglia e i figli africani per paura di essere lasciati e non più finanziati o stipendiati
  • donne che sanno ma ciecamente innamorate a tal punto di sposarsi pur di averlo al loro fianco in Italia, a Zanzibar sanno che non rimarrebbe fedele
  • donne che provano ad ingelosirli facendo figli con un’altro della zona per poi ritornare e sposarsi con chi l’ha sempre umiliata e tradita
  • donne che non sanno di essere una delle tante ad essere usate
Mucche al pascolo sulla spiaggia di Kigamboni in Tanzania
Mangrovie sulle spiagge di Kigamboni in Tanzania

Vivere UN rapporto a distanza con L’AMATO A Zanzibar;

Ovviamente in una settimana avete capito chi avete incontrato, con un rapporto a distanza ancora di più, tanto da essere diventate esperte d’Africa, incinta e sposate in pochissime settimane, o l’esempio di chi arriva per quindici giorni l’anno convinta di essere l’unica ad essere attesa, ma che rapporto si costruisce frequentandosi due settimane l’anno? Eppure esiste chi porta avanti queste storie negli anni tenendo nascosta la verità sia ad amici che parenti, si vergognano, non prendono nessuna decisione in merito, ma frequentano l’africano e lo ritengono il loro uomo esclusivo vivendo nell’ambiguità..

Vi sale l’ansia, dovete inventarvi assolutamente qualcosa, tipo sposarvi o partire, inventarvi un lavoro in Tanzania ma di chi è la colpa? E da chi si confida notiamo spesso la solita frase che ormai sembra fatta ma non lo è, l’amato risponde: ma sei stata tu a decidere di aiutarmi io non ti ho rubato niente, scusate se lo pensiamo ma hanno ragione… Voi non accettereste tanto denaro e materiale da chi ve lo dona senza nessuna fatica? Ora chi sarà mai il poverino da aiutare, e soprattutto chi aiuterà voi a rialzarvi?

Ma insistiamo ad usare il termine poverini….

Eh…. cara Cristina (il mio nome)…. quando vieni contattata per informazioni o provi a metterle in guardia, non dire di stare attente e che stanno prendendo una fregatura, non dire che hanno moglie e figli da mantenere in Tanzania e magari pure in giro nel mondo. Ti dicono che le vuoi rubare l’uomo, che vogliono le prove, che sei pazza e invidiosa arrivando a fare branco e comunella tra loro per poi scagliarsi contro di te pensando che parli male di loro! Mi vergogno delle mie connazionali, sono le donne come queste in alcuni esempi che ho citato a rovinare l’Africa. E’ una vergogna tenere il prosciutto sugli occhi piuttosto di rinunciare all’uomo sbagliato, e rifletti se il tuo uomo ti sta tenendo lontana da chi ti vuole mettere in guardia giudicando e criticando la persona che ti vuole aiutare (io in questo caso) lo fa per paura di perdere i tuoi soldi, ti sta facendo male usandoti e strizzandoti come uno straccio poiché l’amore non si compra, mentre al tuo rientro o a tua insaputa con me risulta un agnellino che riesce a pagarmi pranzi o sode con i soldi che tu le hai appena inviato e sa benissimo che le conviene avermi come amica e non nemica, vivo e lavoro con loro…. ( sia chiaro che non ne sono fiera di raccontarti questa verità ma mi auguro che serva come tua riflessione).

Se mi impegnassi di più a scrivere e ad entrare nello specifico delle situazioni dovrei farne un libro e non un articolo di un blog, vedo situazioni incredibili e inaccettabili! Vorrei tanto che questo scritto possa servire in aiuto a chi si sente in dubbio nel rapporto in atto e che colga il messaggio che forse è giunto il momento di ammettere che stiamo sbagliando, è ora di riprendere in mano la situazione e di fermarsi. Poniamoci delle domande e diamoci un limite, la vita è solo una e va vissuta con il rispetto di sé stesse e non con chi ci illude solo per avere soldi dalle nostre tasche, di problemi ne esistono di ben peggiori a dispetto di un amore malato.

Comprendo benissimo che ormai siate immerse sino al collo dalla situazione, voi credete nel loro amore e i vostri amati confermano, ma il dubbio lo avete eccome, soffermatevi alle richieste di denaro, provate semplicemente a pensare che prima di conoscere voi vivevano ugualmente e pensate che il tenore di vita che gli state regalando non è consono al loro stile. Viveteli, conosceteli, poiché l’amore vero rende felici, non vi rende ansiose e vulnerabili, non vi rende fragili davanti ai suoi occhi, ormai lui conosce il tuo punto debole, difenditi! L’amore è uguale in tutto il mondo e si vive senza scusanti sia tra culture diverse sia in povertà.

I masai sanno amare;

Per anni ho combattuto con me stessa se scrivere questa grande verità in quanto ho sposato un africano ed è un masai. Leggi la storia di mio marito masai; https://maasai-travel.com/il-racconto-di-un-masai-e-unitaliana-in-tanzania/, di coppie miste come noi ne esistono tantissime altre a darne il buon esempio che il vero amore esiste in tutto il mondo. Sono felice di condividere la mia vita in savana al fianco di mio marito e la famiglia masai, stando lontana da Zanzibar e dal turismo di massa vivo in modo sereno e salutare senza sentirmi coinvolta in questi “strani amori”.

masai e italiana
Io e mio marito masai (Tanzania)

Per correttezza ho chiesto il parere del mio scritto a mio marito, le è piaciuto, ha aggiunto solamente il suo pensiero dicendo che un vero africano non va a Zanzibar per “vendersi”, ci va per lavorare e che appoggia appieno il mio articolo. Tengo a ribadire che i maasai o i zanzibarini non sono tutti uguali, conosco e frequento moltissime brave persone dignitose, a cui non interessa il portafoglio di nessuno e mai hanno chiesto qualcosa a qualcuno, sono orientati ai loro progetti futuri e lavorano dignitosamente come qualsiasi uomo del mondo.

“I FURBETTI TANZANIANI ORMAI SI CONOSCONO E GUARDA CASO SONO SEMPRE GLI STESSI A CREARNE UNA BRUTTA ETICHETTA FACENDONE DIVENTARE DI TUTTA UN’ERBA UN FASCIO, PORTANDO IL BRUTTO ESEMPIO A FRATELLI ED AMICI DI COME AVERE I SOLDI FACILI ANDANDO A ZANZIBAR ANZICHÉ’ STUDIARE E CREARE UNA POSIZIONE LAVORATIVA PER LA VITA. IN FONDO A ZANZIBAR CI SI DIVERTE GUADAGNANDO SENZA FARE FATICA” !!!

Dopo aver letto questo articolo contattaci e visita l’Africa vera tra gli abitanti della savana con noi, qua nessuno ti chiederà niente!

By Cristina e William

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COME COMPORTARSI IN UNA RELAZIONE CON UN MAASAI O COPPIA MISTA? Ogni rapporto è a sé, come si può sentirsi in diritto di consigliare? Non c’è una regola scritta, un decalogo da seguire, delle istruzioni dettate da chissà quale guru del sentimento. Non ponetevi troppe domande, non fatene a nessuno che vive un rapporto di coppia con un maasai come voi, talvolta porta confusione poiché la risposta arriva dalla loro storia che non può essere paragonata alla tua. Conosci, rispetta e immergiti nella cultura maasai, create uno scambio culturale nel vostro nuovo rapporto, fatevi domande, pretendete e datevi delle risposte che servano a maturare e crescere in questa nuova vita insieme… Non cominciare a postare nei social foto in cui vi state baciando, il popolo maasai non usa manifestare in pubblico la propria intimità, di questa ne fa parte anche un banale bacio sulla guancia, lo si fa in privato tra voi due. Prima di postarla chiedine a lui se puoi e se te ne darà il consenso sappi che mancherà di rispetto alla propria cultura e tu acconsentirai al suo sgarbo… Se vuoi sentirti la donna di un maasai, cerca di farne parte anche tu di questa fantastica tribù, non fermarti a passare la vacanza solo nella splendida Zanzibar, non saranno mare e spiaggia da favola a darti le risposte che poi cerchi scrivendo richieste informazioni alle donne dei maasai. Vivetevi il rapporto normalmente per come sta nascendo, le risposte le troverete strada facendo, come accade in tutti rapporti di coppia che esistono sul pianeta! Adesso lo sai…. Ciao Cri e Willy https://maasai-travel.com/2018/05/29/spesso-mi-viene-chiesto-come-la-vita-con-un-guerriero-maasai/ #mixedcouples #worlderlust #maasai #travellife #thebestshooter #tribe #beautifuldestinations #instapic #worldplaces #nationalgeographic #instatravel #instagood #naturephotography #bestvacations #maasai #photograph #wanderlust #instaafrica #masaitravellife #amazingtrips #nature_perfection #savannah #wonderfulplaces #photowall #exploringtheglobe #photos #world #worldwide #thebest #wishlist

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PASSAGGI DI RUOLO, RITI E USANZE DELLA TRIBÙ MASAI

La mia vita in mezzo al popolo masai nella savana della Tanzania;

Conoscere e capire questa cultura vivendo insieme alla tribù masai è davvero affascinante, non smettono mai di stupirmi ed è sempre più forte il legame che mi unisce a questo grande popolo maasai.

Questo è solo l’inizio della prima parte di cerimonia masai, in questi giorni verranno stabilite le date di celebrazione di “EMANYATA” (in masai uomo grande), cui anche William quale mio marito, sarà uno dei tanti festeggiati. E’ una delle feste più attese e di grande rilievo, rimarrà segnata nella storia dei masai con persino la partecipazione delle TV locali più famose.

Spesso sulla nostra pagina Facebook quale;

Posto foto e dirette, è grande l’entusiasmo che provo a rendervi partecipi nella mia quotidianità di vita nella savana della Tanzania, ma a volte mi riesce davvero difficile spiegarvi il momento e le forti emozioni che mi avvolgono.

La preparazione della festa/celebrazione masai;

Nei giorni scorsi, sempre tramite la nostra pagina Facebook vi ho mostrato una cerimonia della durata di tre giorni tra salti, balli e canti svoltasi ad Elerai, un grande villaggio sito nella steppa masai del distretto di Kilindi in Tanzania nella regione di Tanga.

Si trova a soli dieci minuti di moto da casa nostra, percorrendo una strada sterrata dai tanti colori a partire dal beige al rosso fino ad arrivare al colore bianco come la farina, girovagando in savana a volte rimango incredula nell’osservare la vegetazione e dai colori così tanti e diversi a distanza di pochi metri (ma di questi spettacoli ve ne parlerò in altro articolo, non voglio uscire dal tema).

Passaggi di ruolo, cultura e tradizione masai;

In realtà la festa menzionata, è iniziata mesi prima tra celebrazioni, riunioni maasai e autorizzazioni dei grandi capi maasai, si doveva decidere con la comunità se le fasce dei maasai più piccoli erano idonei a diventare dei veri guerrieri quali denominati “morani” in lingua maasai, nel contempo si doveva decidere chi lasciava il posto ai nuovi morani poiché i precedenti guerrieri prendevano il nuovo ruolo subentrando nella fascia degli adulti a vita.

Questi passaggi non sono ovviamente scelte fatte a caso, si vanno a coprire ruoli importanti, bisogna risultare affidabili e molto responsabili, più si va avanti e più si ha potere decisionale delle fasce più piccole, non è sempre semplice decidere per altre persone, e i meeting maasai in merito durano lunghi mesi prima di effettuare alcuna celebrazione, sono ponderate con molta attenzione.

Una volta che un maasai diventa grande, non sarà vietato, ma si abbandoneranno anche le magnifiche acconciature di capelli o code lunghe fino al fondo schiena, grazie a della lana nera che finge da “extension”. Sono gli uomini stessi ad aiutarsi tra loro e dare forma a creare tantissime “minuscole” treccine che in genere la maggior parte dei giovani guerrieri maasai usano portare e si passa al capello corto o a testa rasata per tutto il resto della vita.

Le donne maasai hanno un grande lavoro di preparazione in attesa del grande giorno di festa, i loro figli diventano i nuovi guerrieri detti “morani” in lingua maasai, o i loro mariti diventano “grandi”, questa celebrazione deve essere bella e ricordata da tutti, soprattutto in famiglia.

Con la gioia dell’attesa ed entusiasmo le “yeyo” (donna maasai) iniziano mesi prima la preparazione di bellissimi ed incredibili lavori artigianali di perline e “ghinghilli” che per tradizione e cultura maasai lavorano da sempre. I loro famigliari devono essere belli e diversi, si fanno o rifanno bracciali, collane, porta tabacco, cinte, orecchini, addobbi per capelli, cavaliere e molto altro ancora.

Iniziano i lavori di restaurazione e abbellimento delle case, si attendono i mercati maasai, è giunto il momento di vendere mucche o capre, serve monetizzazione ad organizzare la spesa di pasti e bevande agli invitati, i nuovi guerrieri dovranno essere vestiti (seruni in lingua maasai) di nero e si coloreranno parti del capo e del corpo di colore rosso, con della polvere ricavata da un frutto.

In genere a queste feste i maasai partecipanti sono a centinaia o anche più e possono arrivare anche da lunghe distanze. Il capo famiglia deciderà la parte del bestiame da sacrificare, alla festa scorsa ad esempio sono state macellate ben quattro mucche pronte da grigliare, i presenti erano a centinaia e provenienti da più comuni della Tanzania.

Conoscete la storia passata delle usanze e tradizioni masai?

Nelle antiche tradizioni maasai, i vecchi vogliono ricordare quanto accadeva nella vita passata e raccontano che nella storia i maasai facevano spesso guerriglie anche tra loro, tra villaggi e non solo quindi le usanze e i motivi di questi passaggi di ruolo e cerimonie nella loro vita sono solo ed esclusivamente QUATTRO e denominate come quanto segue;

  • ELATIM; in lingua maasai significa circoncisione maschile che il ragazzino attende e vive come un traguardo importante della sua vita. (Voglio ricordare che l’infibulazione femminile è invece non più usata dal popolo masai e vietata per legge).
  • EUNOTO; la cerimonia segna la transizione dei morani (guerrieri junior) diventando guerrieri anziani. Un volta dopo che i morani vivevano fino a 10 anni insieme in un “campo guerrieri” lontano dai loro villaggi di origine. Durante questo periodo, imparano come prendersi cura dei loro animali, proteggere la loro famiglia e portare gli obblighi di un guerriero Maasai (ora i tempi stanno cambiando e alcune tradizioni come queste si portano avanti ma non più in tutte le zone o villaggi maasai della Tanzania).
  • EMANYATA; in lingua maasai significa diventare grande, lasciando spazio ad un nuovo guerriero o detto “morani”, abbandonato il ruolo si diventa uomo maturo e adulto con molte più responsabilità.
  • LORBAAK; in lingua maasai è il termine dato a ricordare le guerriglie del passato tra tribù maasai e ora usato a festeggiare le attuali e future cerimonie ricordando sempre pace e serenità, non dimenticando il passato ma vivendo le feste in armonia. Un maasai dopo essere diventato grande e aver festeggiato con EMANYATA potrà festeggiare LORBAAK scegliendo il maasai a lui più caro, la persona selezionata non potrà rifiutare l’invito per nessun motivo è sarà obbligato a dividere la spesa della cerimonia. Passeranno due giorni di festa stando sempre vicino e insieme dimostrando l’amicizia tra loro in segno di pace per la vita.

Tutti conosciamo i masai come cacciatori di leoni;

Al passaggio “EMANYATA” (uomo adulto) in ricordo di “LORBAAK” verrà indossata sul capo l’originale criniera del leone, la stessa è tramandata da generazioni a generazioni, non esiste da comprare, fa parte del passato, i nonni e bisnonni cacciavano i leoni per difendere il bestiame, la loro persona e i villaggi abitati. Ad ogni capo veniva prelevata la criniera in ricordo di quel momento, ecco uno dei motivi per cui ancora viene utilizzata nelle celebrazioni maasai. Questo popolo ha tradizioni e culture sradicate negli anni che portano avanti con fierezza.

Al giorno d’oggi non esiste che un maasai o altra persona ammazzi un leone, sono protetti, chi trasgredisce la legge sarà punito con il carcere e un’ammenda molto salata. Ormai anche in Tanzania i leoni sono diventati l’attrazione turistica più ricercata dal viaggiatore, e sono protetti in parchi naturali insieme ad altri tanti animali, realizzandone i famosi “safari”, ed in Tanzania ce ne sono molti.

Non è raro l’avvistamento di leoni, elefanti e altri nella nostra zona, siamo solo a tre ore di bus dalla regione Manyara, ove si trova “il Parco Nazionale del lago Manyara” . Gli animali sono controllati e protetti dalle guardie forestali come anti bracconaggio dei parchi, e in questo caso i locali vengono avvisati di prestare la massima attenzione negli spostamenti con il bestiame, ma in genere dopo qualche giorno riescono a farli rientrare alla base.

Qual’è l’animale pericoloso per un mAasai?

Avete mai provato a chiedere ad un masai quale possa essere l’animale che più lo intimorisce?

secondo voi quale potrebbe essere la risposta?

  • il leone?
  • il leopardo?

Risposta errata;

vi direbbero che questi animali potenzialmente conosciuti come pericolosi, li saprebbero cacciare e combattere, mentre gli animali cui rendono un maasai indifeso e impotente sono elefanti e bufali, incredibile ma vero.

In passato gli animali non erano custoditi nei grandi parchi che la Tanzania possiede, in poche ore percorrevano km di strada spostandosi velocemente, gli elefanti hanno dimensioni enormi e creavano non pochi danni distruggendo case e villaggi interi, il bufalo poiché è silenzioso e velocissimo nell’attacco. Per questo motivo i maasai erano nomadi e non si fermavano troppo tempo nello stesso territorio.

By Cristina e William

Un viaggio speciale, un’esperienza indimenticabile anche per te, ti aspettiamo in mezzo alle tribù della savana in Tanzania!

Se l’articolo vi è piaciuto lasciateci un commento, a noi farà piacere leggervi e rispondervi. Vi attendiamo in savana!

CONTATTO;

VIAGGIO “AVVENTURA” AL MERCATO MASAI DI KWEDIBOMA IN SAVANA ! (Tanzania)

L’ alba in savana;

Un mattino ci svegliamo alle 5.30, l’alba vista dal nostro villaggio masai era di colore rosa fluorescente, stava iniziando a sorgere il sole. Nel mentre accendo il fuoco ed inizio a preparare un buon caffè italiano portatoci dai nostri ospiti, ci sediamo in terrazza, nessuno parlava, stavamo ammirando lo spettacolo che la natura ci stava regalando.

Alba in savana (Tanzania)

Iniziamo l’ avventura africana;

Non appena tutti pronti ci dirigiamo in moto (piki piki in lingua swahili) alla stazione dei bus di Kiberashi (c.a. 5 minuti di strada sterrata dal nostro villaggio), William (la guida masai) si dirige verso un locale a comprare i biglietti, (ci stavamo recando al coloratissimo mercato masai nella cittadina di Kwediboma nella Regione Tanga in Tanzania), torna presto indietro poiché ci comunica che i posti in bus erano terminati. Vedo avvicinarsi un uomo, ci chiede se volevamo un passaggio, William “il masai”, lo conosceva ed accetta, eravamo in otto e lui aveva una macchina tipo monovolume a dieci posti.

Sembrava la soluzione adatta, era comoda, spaziosa e con l’aria condizionata….Si parte, inizia la musica a volume alto fino a sentire gli altoparlanti “gracchiare” tutto manca, ma video e musica in nessun mezzo sono assenti, persino le moto hanno la radio con uscita usb, il viaggio prosegue ma all’improvviso il mezzo si ferma, apre il baule posteriore e si accomodano due persone, noi sorridiamo e la macchina riparte, arriviamo ad un’altro villaggio, si ferma ancora apre il baule e risalgono altre tre persone.

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All’avventura con il bus locale con destinazione Kwediboma al mercato masai

Per arrivare a destinazione mancava ancora c.a. mezz’ora di strada, guardo Willy e sorrido in quanto già sapevo che non sarebbe finita con i carichi e nel mentre avviso i nostri ospiti che non saremmo rimasti in poche persone seduti comodi ….. Arrivati a Kwediboma ci siamo contati, nella macchina eravamo in ben 18 persone. Il vero viaggio africano è anche questo, condividere la quotidianità insieme ai locali, e tutti erano felici di aver vissuto i veri spostamenti in savana insieme a loro e tante risate tutti insieme.

Cosa offre il mercato masai;

Il mercato ci ha entusiasmato tutti, si trova di tutto a partire dalla frutta, la verdura, abbigliamento e scarpe, usato con etichette attestanti la provenienza dall’Europa, stoffe coloratissime, animali e quanto noi non sapremo nemmeno immaginare possa esistere!!

La compravendita del bestiame in Tanzania;

Osservare come svolgono la scelta dell’acquisto di una mucca è davvero coinvolgente, chi compra gira, osserva e sceglie in lontananza, poi si avvicina iniziando la trattativa. Noi bianchi dobbiamo stare lontani altrimenti il prezzo lieviterebbe non poco a chi deve concludere l’affare.

Maasai e locali partono all’alba con mucche, capre o galline, a piedi o con il mezzo che li possa ospitare per raggiungere la località del mercato prescelto, stanno fermi tutta la giornata sotto il sole cuocente per cercare di vendere o barattare.

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Mercato Masai in savana (Kiberashi, Dodoma, Tanzania)

Finito il giro delle bancarelle abbiamo fame, decidiamo di mangiare della carne di capra appena macellata e infilzata in legni lunghi a forma di uncino posizionati avanti al fuoco, era la carne più buona che avessimo mai mangiato (in Italia la carne di capra non mi era mai piaciuta) senza sale, spezie o altro, completamente al naturale ma molto saporita e morbida. Qua in Tanzania carne e ortaggi sono freschi e niente conservanti, ” ad esempio “….

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Mangiando carne grigliata di capra al mercato masai

Il viaggio di ritorno;

Oltre essere in mezzo alla vita dei locali ci si è goduti la foresta e i panorami della savana in sella della moto fino ad arrivare in città. Decidiamo di rientrare al villaggio, l’autobus non si capiva a che ora “voleva” arrivare (in Africa non esiste l’orologio svizzero), ci siamo seduti tutti sul bordo strada mettendoci ad osservare tutta la loro vita, passanti, negozietti, fotografare di nascosto chi non voleva essere “immortalato”, chi cuciva e chi voleva venderci qualsiasi cosa.

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Il centro della cittadina di Kwediboma, Tanzania

All’improvviso sentiamo un forte rombo di motore avvicinarsi, era il bus locale con una nuvola di polvere al seguito, ci alziamo e prepariamo a salire ma era troppo pieno di gente, nel mentre ci passa affianco un pulmino tipo i nostri scuola bus, William fischia, accosta e ne approfittiamo salendo a bordo.

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Eravamo in otto ma in un attimo rimase appena lo spazio del respiro, qualcuno di noi con un bambino in braccio altri hanno lasciato il posto a qualche anziano e ad ogni fermata gente che scendeva a quantità ma altrettanto ne saliva, mentre dal finestrino stavamo osservando tutto ciò che si caricava e scaricava sia dal vano valigie sia dal tetto.

Destinazione villaggio masai nel buio totale;

Dopo circa un’ora e nel bel mezzo di un affascinante tramonto arriviamo a destinazione Kiberashi nella regione Tanga in Tanzania, erano circa le ore 19.00, il tempo di sgranchirci un poco, cenare, berci qualcosa di fresco e si è fatta notte.

Willy la nostra guida masai , inizia ad organizzarci il trasporto in moto per destinazione casa al villaggio maasai . Saliamo in moto e partiamo, non si vedeva niente, l’unico punto luce era il faro della moto su una strada a dir poco “sfasciata” ma che i driver sanno percorrere benissimo e con tanto di complimenti per come portano la loro due ruote, non esistono altri mezzi tipo taxi come mezzo di trasporto nei villaggi adiacenti le cittadine, solo le moto, che ritengo inoltre le più sicure nel percorrere le strade sterrate e ondeggianti in savana.

La savana di notte;

Si osservava la vegetazione nel buio, qualche uccello di grandi dimensioni si alzava volando via, qualche occhio giallo fluorescente ci osservava passare nascosto nei cespugli, ma il tutto vissuto con tranquillità e curiosità perché si sapeva di essere in compagnia dei guerrieri maasai e con loro nulla ti può accadere anzi ti insegnano a scoprire!

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Notte stellata in savana da Maasai Travel Life a Gombero, Tanzania

Arriviamo a casa masai “stanchi morti” ma con il ricordo di una giornata bellissima ed indimenticabile vissuta nella vera savana con i locali con un viaggio vero, bellissimo e indimenticabile che mai saremo stati in grado di intraprendere da soli.

Cos’altro ci potrebbe essere di meglio se non una guida locale e maasai per vivere un’esperienza vera come questa in Tanzania?

ARRIVARCI E CONTATTO: 

Maasai Travel Life effettua una serie di partenze con destinazione villaggio maasai in Tanzania comprendendo una vasta gamma di date di partenza e attività per soddisfare i diversi gusti. Siamo eccitati all’idea di mostrarti questo nostro grande popolo maasai!

By Maasai Travel Life

Cristina e William