HO SPOSATO UN MAASAI: la storia di Claudia tra Italia e Tanzania

Notti d’Africa

Ciao, sono Claudia e sono qua a raccontarvi la nostra storia:

La mia prima volta in Africa non sapevo cosa mi avrebbe investito e cambiato la vita per sempre. I primi ricordi sono olfattivi: l’aria inconfondibile salmastra e speziata dell’isola di Zanzibar, l’umidità della terra rossa sovrastata dal verde smeraldo della vegetazione, persone a piedi nudi nere come l’ebano, moltitudini di colori e frutti esotici, baracche fatiscenti come in un avamposto di una terra di confine …. eppure la sua bellezza mi avrebbe ipnotizzata per sempre.

La settimana programmata da turista era stata indimenticabile, avevo acquistato un “pacchetto” completo comprensivo di sole, spiaggia, mare e le stelle, stelle talmente luminose che ci sembrava di poterle toccare.

L’incontro con i guerrieri maasai, la loro bellezza primordiale ed allo stesso tempo elegante, mentre eseguivano le danze tradizionali con altissimi salti. Ricordo che la prima volta che ho visto un Masai di spalle ho pensato fosse una donna tanto era sottile e proporzionato. Se ne stava in equilibrio su una gamba, appoggiato al bastone ed in quella posa raffinata ricordava una ballerina od uno stambecco.

Ero arrivata lì con l’idea di fare la classica vacanza riposante e tonificante a bordo riva, all’occidentale, spiaggiata insieme ai miei pensieri. Sono ripartita con l’ansia di tornarci al più presto. Così tre mesi dopo mi sono rimbarcata su quell’aereo del tutto ignara, ancora una volta, di ciò che mi aspettava. In quel periodo della mia vita ero delusa dall’amore, triste e rassegnata dalla direzione che ormai sembrava aver preso la mia esistenza.

Quando ho incontrato quello che poi sarebbe diventato mio marito, non è stato esattamente un colpo di fulmine… ma mi è sembrato divertente, gentile e molto alto. Man mano che i giorni trascorrevano mi lasciavo andare nello sguardo dolce dei suoi occhi e nel suo sorriso contagioso. Un giorno in spiaggia mi ha vista triste ed ha cominciato a raccontarmi un’assurda storia di conchiglie, come si fa con i bambini.

Faceva parlare i protagonisti tra di loro:”Questa sera alla festa verranno anche Paguro e Stella Marina”diceva la lumaca di mare ed avvicinando il guscio al mio orecchio mi faceva ascoltare il dolce sciabordare delle onde sulla riva. In quel momento il tempo ha rallentato… nella semplicità di quel gesto ho intravisto il tipo di vita che avrei voluto intraprendere… scevra dagli scafandri che siamo abituati a portare ogni giorno, del tutto spontanea e naturale proprio come il suono del mare dentro quella conchiglia.

Quella sera stessa ci siamo baciati, mentre ballavamo un lento sulle note New age (nuova era) della musica del “Coccobello”. Quando sono ripartita non sapevo se e quando l’avrei rivisto ne come sarebbe proseguita quell’assurda avventura, ne che sarebbe diventata una storia d’amore. Parlavamo al telefono tutti i giorni anche un’ora e mezza e facevamo progetti per quando ci saremmo rivisti.

Nel frattempo ho lasciato mio marito (perché all’epoca ero sposata) e mi sono trasferita da un amica. Sono stati mesi incredibili, anche se eravamo a distanza. Ero persa completamente in un turbine di emozioni per me del tutto nuove: curiosità, incredulità, passione e mistero. Allora non sapevo ne avevo la certezza di come avremmo fatto a realizzare il nostro sogno di vivere assieme…

Ci abbiamo creduto… nonostante le brutte esperienze di conoscenti che mi venivano raccontate e le malelingue che a Zanzibar rappresentano il rovescio meno allettante della medaglia, ci abbiamo voluto credere senza troppe esitazioni.

Quando volevamo qualcosa ci mettevamo subito in moto per poterla realizzare e su questo eravamo perfettamente in sintonia. Quell’anno sono tornata in Tanzania cinque volte, delle quali due a casa sua in savana. Non sono mai stata impaurita dalla savana, anzi… il passare delle ore in famiglia, scandite dai ritmi quotidiani della pastorizia e della vita rurale me la facevano percepire con assoluta tranquillità.

Alla fine di quell’estate ci siamo sposati con il classico rito Masai in savana. C’è stata una lunga processione dalle case del villaggio fino al centro del boma (recinto), dove a terra era stata adagiata una pelle di mucca. Ci siamo scambiati le nostre promesse li sopra, con al polso dei braccialetti in pelle fresca che attiravano più mosche di una carcassa, attorniati da profumatissimi fiori Bianchi e dai volti di amici e parenti.

Poi ci sono state danze ed urla fino a notte fonda. A settembre sono rientrata in Italia sola ma con la consapevolezza che presto saremmo stati di nuovo insieme: avevamo infatti deciso di sposarci legalmente in municipio a dicembre. Mi sembrava incredibile che nel giro di un anno ero stata capace di rivoluzionare completamente la mia vita, uscire da un matrimonio infelice in tempi record e proiettare me stessa in una vita tutta nuova che mai avrei creduto possibile realizzare anche alla luce delle barriere culturali e linguistiche e dei preconcetti della gente ai quali spesso diamo un peso eccessivo.

A novembre ho scelto l’abito da sposa e le fedi ed il 29 dicembre 2017 convolavamo a nozze. Tornati in Italia, dove avevamo deciso di vivere, naturalmente la” realtà” ci ha investito… il nostro primo anno non è stato semplice.. tutt’altro ma le piccole crisi e le discussioni a poco a poco ci hanno fortificato. Oggi, a quasi tre anni di distanza abbiamo arredato un piccolo appartamento a Roma, mio marito ha trovato un lavoro, faticoso ma remunerativo e posso dire di aver realizzato la proiezione della vita che volevo.

A volte però, soprattutto in questi tempi duri per tutti noi, mi capita di sognare la mia amata Tanzania, il mio “ luogo sacro”. E’ un cuore pulsante, un luogo eterno dove tutto rimane possibile ed è come se le brutture del mondo esterno, nonostante la povertà e le epidemie, li non potessero mai entrare. Come se ci fosse una formula magica a protezione di quei luoghi dove gli albori dell’umanità hanno affondato le loro profonde radici.

Nei momenti difficili, mi basta ripensare ai bianchi sorrisi dei miei amici, alle serate in spiaggia, alla musica dai ritmi coinvolgenti ed irrefrenabili per volare di nuovo la.

”Ashe Naleng Tanzania yangu” (grazie mille Tanzania mia)…

Ciao, Claudia Spallone

IL NOSTRO AMORE A COLORI: dalla Gambia all’Italia

La storia di Stella e Abib

Avevo programmato la mia vita con scrupolosa attenzione. Avevo calcolato ogni minimo dettaglio di ciò che sarebbe stato il mio futuro. Di certo una relazione interculturale non era nei piani. Non l’avevo minimamente prevista e neanche desiderata. 

È successo. Mi è capitata. E molto onestamente ho lottato con tutte le mie forze contro me stessa per impedire che accadesse. 

Mi sono innamorata di un ragazzo che veniva da lontano, con una vita, una cultura, un credo, anni luce lontano al mio, ormai tre anni fa.

Mi sono innamorata di quel ragazzo e non c’è stato niente da fare.

Timido come non avevo mai conosciuto nessuno, a testa bassa, a malapena riusciva a dirmi Ciao.

Ma nonostante ciò, ogni volta che i nostri sguardi si incontravano, qualcosa di magico accadeva nell’aria.

Sarei bugiarda a dire che è stato facile. Ho dovuto combattere con pregiudizi che neanche mai avrei pensato di avere. Io, che mi ero sempre reputata la persona più aperta alla diversità e priva di limiti, non riuscivo a fidarmi, offuscata da pensieri costruiti dalla mia stessa mente, frutto di ciò che questa società mi aveva insegnato.

Eppure lui è riuscito piano piano a farsi spazio nel mio cuore, distruggendo ogni timore e ogni preconcetto che vi si era insidiato.

Mi sono innamorata di un ragazzo che nonostante venisse da lontano, con una vita, una cultura, un credo anni luce lontano dal mio, ho scoperto essere così simile a me. Sembra impossibile, ma noi ci siamo ritrovati. Nei discorsi, nei valori, nei principi. Abbiamo passato mesi di notti insonni a parlare della vita e a scoprirci simili. 

Abbiamo anche passato mesi però a discutere sulle differenze, a non trovare un punto di incontro su tante cose, all’epoca mi sembravano troppe. Spesso ho pensato non potessimo funzionare. 

Abbiamo imparato ad amarci lentamente, a capirci intimamente, a comprenderci, a plasmarci e ad accettare che non dovevamo per forza andare d’accordo su tutto. 

Una relazione interculturale è un viaggio in cui scopri un mondo nuovo, e questo viaggio devi affrontarlo spensierata, devi essere pronta ad ascoltare profondamente spegnendo il giudizio che spesso ci limita. Scoprirai cose meravigliose, con un fascino unico, e sentirai la necessità di andare a fondo. Scoprirai anche cose che non ti piaceranno, che non condividi e preferiresti allontanare. Ho imparato che devi andare a fondo anche in quelle. Devi capire se potranno mai entrare nella tua vita. Fare parte di te. Quando ho capito questo segreto, ho imparato a far funzionare bene la mia relazione. 

Spesso ci rifiutiamo di accettare ciò che si allontana dal nostro sguardo, perché non lo abbiamo mai vissuto e quindi è automaticamente sbagliato. 

Eppure oltre il nostro piccolo orizzonte c’è un mondo intero che vive una realtà completamente opposta alla nostra, ma perfettamente armonica e affascinante ugualmente.

Quando ho conosciuto Abib ero solo una ragazza di 23 anni, perennemente in cerca di sé stessa, spesso abituata ad avere tutto e ad apprezzare poco. Lui mi ha insegnato il valore di ogni cosa che ci circonda, anche la più piccola. Mi ha insegnato la gratitudine, il rispetto estremo verso ciò che ci è stato dato in questa vita, e la dignità silenziosa di chi non si deve accontentare mai.

Da lui ogni giorno imparo la dedizione e la fatica con cui si dovrebbe affrontare questa vita, senza mai scoraggiarsi, prendere sé stessi per mano e puntare dritti al proprio obiettivo.

Nonostante la vita non sia stata poi cosi generosa con lui, e gli abbia tolto troppo, lui è riuscito a costruirsi da solo il suo futuro. E oltre al grande amore che provo per lui, provo profonda stima e ammirazione.

Vivere in Italia non è per niente semplice. È doloroso vedere la persona che ami dover faticare quotidianamente per i suoi diritti. Abbiamo sempre condiviso tanti sogni e speranze per il nostro futuro insieme, e ogni giorno lottiamo per costruirlo, mattone dopo mattone, con dignità e fiducia che prima o poi vedremo realizzarsi davanti ai nostri occhi ciò per cui abbiamo lavorato.

Andare in Gambia è uno dei primi progetti, che purtroppo abbiamo dovuto rimandare per il Covid.

Non vedo l’ora di poter finalmente conoscere totalmente la sua realtà, vederlo nel mondo dove è cresciuto, poter finalmente abbracciare la sua famiglia e abbandonare le chiamate sbrigative in cui la mia timidezza prende il sopravvento. Ma soprattutto vedere lui finalmente felice e spensierato come merita di essere, nuovamente circondato dalle persone che ama e che ormai sono quattro anni che non stringe a sé e spesso traspare dai suoi occhi, quella malinconia di chi è lontano da casa da troppo tempo.

Posso solo augurarci di continuare a guardarci con occhi sinceri, non abbiamo mai avuto bisogno di troppe parole, pur parlando due lingue diverse ci siamo sempre capiti al volo e spero non perderemo mai quella scintilla.

Avevo programmato la mia vita con scrupolosa attenzione e sono davvero felice che invece la vita abbia deciso di sorprendermi e farmi questo meraviglioso regalo.

Con affetto, Stella Falqui

ABITUDINI ALIMENTARI MASAI

I MAASAI NON BEVONO URINA;

Con il titolo di questo articolo, teniamo a precisare che il popolo maasai assolutamente non beve urina ne di capra ne di mucca come invece si sostiene in qualche articolo e post dove si “prova” a descrivere il popolo maasai !!

Navigando in Google e nei social, mi capita spesso di leggere articoli o informazioni inerenti il popolo maasai. Avendone sposato uno, convivendoci, e frequentando la terra maasai in Tanzania da dieci anni, mi chiedo come si possano divulgare informazioni che di tutto hanno meno che del vero. Si copiano frasi cambiando le parole, d’altronde le agenzie cercano tutte di tirare “l’acqua al proprio mulino”. Esiste inoltre una nicchia di persone che avendo visitato un villaggio maasai in sporadici periodi dell’anno, catturando qualche momento, ma divulgando informazioni e argomenti in modo scorretto o sbagliato. Questi esempi citati sono senz’altro dovuti alla mancanza del contatto e la frequentazione diretta di questo grande popolo maasai poiché documentandosi si darebbe occasione a lettori e viaggiatori di scoprire usanze e costumi di una cultura in fase di mutamento graduale.

ALIMENTAZIONE MAASAI:

La dieta maasai è ricca di carboidrati e proteine, si alimentano delle stesse pietanze a pranzo, a cena e nei giorni successivi senza bisogno di variare sapori come invece noi italiani siamo abituati. Il piatto primario dei maasai, è a base di polenta di mais bianco con una tazza di latte appena munto e della “emboga” (tradotto significa contorno di verdura), frutti di bosco, miele, Mihogo (sono radici di albero con il sapore delle patate bollite conosciute e denominate anche come magnoka). I maasai sono conosciuti come mangiatori di carne sia di capra che di mucca bevendone il loro sangue, ma in questi ultimi anni in Africa è in atto un mutamento climatico, e gli effetti di questa variazione sta influendo sul bestiame e di conseguenza il latte è divenuto un bene prezioso quasi raro quanto “l’oro”.

Le mucche stanno producendo molto meno latte a dispetto degli anni scorsi, tanto che;

A malapena è sufficiente per nutrire i vitelli, figuriamoci a soddisfare un Maasai che dipende da esso! Il latte è vita in savana e dopo i vitelli si da priorità a nutrire i piccoli bambini, dalla prima colazione, a dopo cena e la scarsa scorta di latte non permette sempre di soddisfare questi bisogni diventandone un problema preoccupante per tutti i villaggi della savana.

Molto difficile è invece che in casa maasai non si trovi un’ottimo “chai” caldo carico di “cucchiaiate” di zucchero… Io personalmente la definisco la bevanda più buona al mondo!

A causa di questo mutamento atmosferico, i masai stanno cambiando la loro alimentazione, lontana dai prodotti a base di lattosio dati gratuitamente dal loro bestiame e si stanno orientando sempre più verso il mais che la maggior parte di questo popolo coltiva insieme a patate e fagioli, mentre altri tipi di verdura devono essere comprate, in quanto necessitano di quantità elevata di acqua necessaria all’irrigazione nella crescita delle piante. Non sempre ci sono i soldi a disposizione per la spesa, non tutti i giorni si ha la possibilità di andare in città, i maasai vivono nella steppa e sono lontani da essa, e per questo motivo il pasto abituale dei maasai è una grande casseruola di alluminio colma di polenta o di una “kikombe” (tazza) di “chai” (foglie essiccate di te con latte bollito, nota bevanda usata dalla tribù maasai) o del te in mancanza del latte, dovendo rinunciare anche a un buon contorno di “emboga” ( (tradotto significa contorno di verdura).

IL TRADIZIONALE PASTO MASAI;

La polenta, detta “ugali“, è cucinata con farina di mais bianco senza sale, viene mangiata accompagnata da una tazza di latte con un tipo di verdura che in savana cresce spontaneamente e il sapore è paragonabile ai nostri spinaci, i maasai non usano spezie, ci aggiungono della cipolla fritta nell’olio fino a bruciarla e renderla di colore nero come se ne “esaltasse il sapore”, le verdure comuni che si trovano da noi in savana sono: patate, carote, peperoni,pomodori, spinaci e fagioli, nonostante l’Africa sia conosciuta per la quantità dell’ ottima frutta tropicale, da noi si trovano quasi esclusivamente solo la banane e le arance, mentre in altre stagioni e fino ad esaurimento scorte esistono anche mango, ananas, anguria, papaia e frutto della passione, ma attenzione…. terminate quest’ultime si dovrà attendere l’anno successivo!

E’ loro abitudine mangiare in compagnia e non necessariamente solo in famiglia ma anche solo tra amici o spostandosi nei vari villaggi adiacenti casa, in ogni capanna si è i benvenuti con una buona polenta calda, e non ci sono orari, si mangia quando si ha fame e anche più volte al giorno nell’arco dell’intera giornata, dove si trova cibo pronto ci si sente invitare con un “karibu sana” (benvenuti a pranzo) e guai provare a rifiutare, ci rimarrebbero male. Ci si siede sopra “olorika” (piccoli sgabelli tradizionali dei villaggi, sono di legno, molto comodi e fatti a mano) si forma un cerchio attorno alla pentola contenente la polenta di mais bianco appena cucinata e appoggiata in terra, con le mani si forma una pallina e una volta raggiunta la temperatura adatta si ingerisce.

In mancanza d’altro, i maasai mangiano solo polenta con una tazza d’acqua!

Il mais, necessario per cucinare “ugali” (polenta bianca), necessita d’essere macinato, pochi sono i macchinari esistenti, ad esempio tra Gombero e Kiberashi, quali cittadine più vicine a casa nostra, ne esistono quattro di queste macchine specifiche, sono costose d’acquistare, e le file di persone alla macina sono lunghe con l’attesa di oltre due ore ed è dispendioso, così come lo sono le verdure da acquistare. Spesso accade che il quantitativo da comprare non sia disponibile in quantità sufficienti a nutrire grandi famiglie, e in questi tristi episodi capita che mangino anche solo una volta al giorno se non addirittura niente rimanendo in attesa dei nuovi rifornimenti da parte delle bancarelle posizionate in strada. Non esistono negozi o supermercati in savana, “la spesa” è quanto la terra offre in base alle stagioni.

Pannocchie di mais bianco
Mais bianco coltivato dai maasai in savana

Il riso è un prodotto quasi di nicchia poiché il suo prezzo è elevato e per questo motivo viene consumato solo cogliendo le occasioni speciali come le cerimonie o la presenza di ospiti. Consideriamo che ad oggi che siamo vicini agli anni del 2020 a Kiberashi 1 Kg di riso costa c.a. € 1,50 cent. che si può paragonare tranquillamente al prezzo che si trova nei supermercati europei, per gli abitanti della savana è una spesa elevata considerando il loro basso stile di vita e anche la carne è diventata quasi un bene di lusso.

Pensiate inoltre che in questi tempi si comincia a reperire qualche cucchiaio, ma fino ad un paio di anni fa cercare di comprarne uno era quasi impossibile, se poi pensiamo alle forchette e ai coltelli da tavola è ancora più difficile, in savana si alimentano solo con le mani per qualsiasi pietanza.

SICCITÀ E DEFORESTAZIONE in savana (ANNO 2017):

Nell’anno 2017 la Tanzania è stata colpita da una forte siccità causa la mancata tradizionale stagione delle piogge che in genere ha inizio dal mese di marzo terminando verso la fine del mese di maggio. La secca non ha lasciato scampo nemmeno al bestiame che abitualmente si nutre di erba e di acqua, i risultati sono stati drastici per tutto il popolo che abita la savana.

Nel nostro villaggio maasai sono decedute c.a. quaranta mucche e mancate altrettante capre e pecore, altri villaggi sono rimasti a zero capi di bestiame e adesso per cause di forza maggiore, mucche e capre vengono macellate solo quando c’è bisogno di nutrire molte persone, come ad esempio in occasione delle cerimonie maasai, in presenza di qualche famigliare che non sta bene o vendendole ai mercati solo in caso di necessità economica.

Le nostre mucche ridotte "all'osso" !!!
Le nostre mucche senza cibo!

Anche la deforestazione ha comportato la perdita di ampie aree di pascoli su terreno agricolo, questo sta diventando un problema non solo aumentando la pressione sul loro stile di vita pastorale ma creando persino forti litigi tra proprietari di terreni e le comunità.

I guerrieri maasai in questi ultimi tempi trascorrono la maggior parte dell’anno lontani da casa con il bestiame in cerca di terre “verdi” lasciando a casa pochi capi tra mucche e capre necessari alla munta di qualche tazza di latte, oppure lavorano in città e località turistiche giusto da avere maggior introito di denaro utile a poter aiutare le loro famiglie a “sfamarsi”.

Sempre lo stesso anno 2017 il popolo residente in savana ha vissuto un duro colpo anche sull’agricoltura in assenza della stagione delle piogge, interi campi di mais, fagioli, patate, cipolle ecc. si sono completamente bruciati dal sole e dalla siccità. Alcuni villaggi pur avendo denaro non trovavano niente da mangiare nemmeno comprandolo e in molti hanno persino dovuto soffrire la fame causa il meteo. Ora e a dispetto dell’anno 2017 sta piovendo anche quando non dovrebbe ma bestiame e agricoltura finalmente sono in crescita. 

I maasai bevono sangue di mucca e capra;

Nella cultura maasai e per tradizione, le donne mangiano con le donne, gli uomini mangiano con gli uomini, solo i piccoli bambini e ospiti non appartenenti al popolo maasai possono mangiare con chi preferiscono.

“Ora leggendo immagino che vi starete chiedendo il motivo, o forse direte che non è una bella cosa”, ma non è così”…..

Provate invece a vivere la situazione serenamente esattamente come un maasai, dovete pensare che anche la nostra cultura in determinate circostanze fa sorridere loro, semplicemente siamo nati e cresciuti in mondi e modi di vivere differenti e con questo non vuol dire che in entrambi i casi non ci sia armonia pur mangiando separati, questa usanza è solo una profonda credenza maasai.

In occasione di qualche festa, i maasai si ritrovano in foresta nella preparazione della carne, sono anche a centinaia, si dividono i compiti ed è incredibile come mucche e capre vengono macellate, usano un modo che definirei quasi professionale senza avanzarne nemmeno lo zoccolo dell’animale, dividendo le parti destinate tra guerrieri, anziani, donne e bambini, poiché portando avanti la tradizione e cultura maasai che si differenzia in ruoli e mansioni diverse tra loro. Lo stomaco di una capra è destinato agli uomini con il tradizionale brodo di carne mescolato con delle radici d’albero specifiche che fungono da medicinale e secondo le loro credenze è curativo per lo stomaco. Alle donne sia giovani che anziane è riservata la parte più buona, lo scamone.

grigliata masai
Maasai grigliano carne di capra appena maccellata

Il sangue della mucca e della capra è per un maasai una bevanda ad alto contenuto proteico , ricostituente ed energizzante. E’ curativo come per noi una vitamina, dicono sia una bevanda molto dolce e squisita, aiuta a rinforzare le loro difese immunitarie donando loro più forza. Quando ad esempio un bambino sta male viene sacrificata una capra appositamente per lui prelevandone il sangue, che mescolato con del latte sembra dia lo stesso beneficio dell’antidolorifico, oppure in caso di rottura ossea, bevono”olio di pecora” (questo è il termine usato dai masai).

La pecora della savana ha la coda a forma di un triangolo ad alto contenuto di grasso, viene pelata, dopo di che viene deposta in una casseruola aggiungendo pochissima acqua, si lascia andare a fuoco lento fino a diventare una sostanza oleosa e molto concentrata, si lascia riposare qualche ora a fino ad arrivare a temperatura ambiente e poi la si da al bisognoso. Gli effetti collaterali che possono insorgere sono nausea, diarrea o anche niente. (Di credenze curative maasai ne parleremo entrando nello specifico in uno dei prossimi articoli).

Foglie di te con late bollito, nota bevanda usata dalla tribù maasai
Chai maasai

LA MIA ESPERIENZA DA ITALIANA CON IL CIBO MAASAI:

Se c’è una cosa che in savana mi ha stancato è proprio il cibo, si mangiano sempre le stesse cose, le donne maasai a casa mia sono molto brave a cucinare ed ognuna si diversifica nella propria ricetta, ma viverci non è come passarci un mese o qualche giorno in vacanza.

In savana non si trovano i supermercati con la scelta variegata di cibo, non esistono formaggi o affettati bensì solo bancarelle di frutta e verdura non sempre forniti e qualche negozietto dove si vende farina, zucchero e riso. Non sapete quanto ho apprezzato chi è riuscito a venire a trovarmi con il salamino piccante e del formaggio grana Trentino, non sentivo quei sapori da un anno e quel momento è stato una goduria al mio palato.

Quasi ogni settimana i villaggi vicini a casa nostra si alternano sacrificando una capra e dividendola con chiunque si trovi nei paraggi, Willy partecipa volentieri, tanto poi quel turno toccherà anche a lui e riesce sempre a farmene una sorpresa portandomi una fetta di carne della parte più buona dell’animale tagliata a modo europeo, lui sa bene quanto mi mancano i sapori della mia cucina italiana e finalmente posso cucinarla a modo mio, non che la carne “alla maniera maasai” non sia buona, solo che trovandomi da sola in mezzo a loro non sto a spiegare che non mi piace la carne cotta semi cruda o che ho paura mi possa fare male e così evito poiché non sono nemmeno appassionata di carne.

Forse a voi questo potrebbe suonare come una lagna ma in realtà anche questa è una delle tante sfide e rinunce che ho abbracciato per vivere quella vita nel bel mezzo del niente ma che mi sta arricchendo moltissimo d’animo.
Voi avete mai mangiato del cibo maasai? Siamo curiosi di saperlo… raccontateci la vostra nei commenti 👇👇👇

“Quando ci venite a trovare non vi dimenticate di portarmi una confezione di caffè italiano e qualcosa di gustoso, vi ringrazio in anticipo” 😁😁

By Cristina e William

Venire a trovarci in savana non è solo un viaggio nuovo e autentico carico di emozioni, significa portare monetizzazione e lavoro agli abitanti che la popolano.

VI ASPETTIAMO IN MEZZO ALLA TRIBÙ’ PIÙ’ CONOSCIUTA AL MONDO…. IL GRANDE POPOLO MAASAI DELLA TANZANIA !!

DAI UN’OCCHIATA ALLA NOSTRA STORIA :

ARRIVARCI E CONTATTO:

By Maasai Travel Life

PASSAGGI DI RUOLO, RITI E USANZE DELLA TRIBÙ MASAI

La mia vita in mezzo al popolo masai nella savana della Tanzania;

Conoscere e capire questa cultura vivendo insieme alla tribù masai è davvero affascinante, non smettono mai di stupirmi ed è sempre più forte il legame che mi unisce a questo grande popolo maasai.

Questo è solo l’inizio della prima parte di cerimonia masai, in questi giorni verranno stabilite le date di celebrazione di “EMANYATA” (in masai uomo grande), cui anche William quale mio marito, sarà uno dei tanti festeggiati. E’ una delle feste più attese e di grande rilievo, rimarrà segnata nella storia dei masai con persino la partecipazione delle TV locali più famose.

Spesso sulla nostra pagina Facebook quale;

Posto foto e dirette, è grande l’entusiasmo che provo a rendervi partecipi nella mia quotidianità di vita nella savana della Tanzania, ma a volte mi riesce davvero difficile spiegarvi il momento e le forti emozioni che mi avvolgono.

La preparazione della festa/celebrazione masai;

Nei giorni scorsi, sempre tramite la nostra pagina Facebook vi ho mostrato una cerimonia della durata di tre giorni tra salti, balli e canti svoltasi ad Elerai, un grande villaggio sito nella steppa masai del distretto di Kilindi in Tanzania nella regione di Tanga.

Si trova a soli dieci minuti di moto da casa nostra, percorrendo una strada sterrata dai tanti colori a partire dal beige al rosso fino ad arrivare al colore bianco come la farina, girovagando in savana a volte rimango incredula nell’osservare la vegetazione e dai colori così tanti e diversi a distanza di pochi metri (ma di questi spettacoli ve ne parlerò in altro articolo, non voglio uscire dal tema).

Passaggi di ruolo, cultura e tradizione masai;

In realtà la festa menzionata, è iniziata mesi prima tra celebrazioni, riunioni maasai e autorizzazioni dei grandi capi maasai, si doveva decidere con la comunità se le fasce dei maasai più piccoli erano idonei a diventare dei veri guerrieri quali denominati “morani” in lingua maasai, nel contempo si doveva decidere chi lasciava il posto ai nuovi morani poiché i precedenti guerrieri prendevano il nuovo ruolo subentrando nella fascia degli adulti a vita.

Questi passaggi non sono ovviamente scelte fatte a caso, si vanno a coprire ruoli importanti, bisogna risultare affidabili e molto responsabili, più si va avanti e più si ha potere decisionale delle fasce più piccole, non è sempre semplice decidere per altre persone, e i meeting maasai in merito durano lunghi mesi prima di effettuare alcuna celebrazione, sono ponderate con molta attenzione.

Una volta che un maasai diventa grande, non sarà vietato, ma si abbandoneranno anche le magnifiche acconciature di capelli o code lunghe fino al fondo schiena, grazie a della lana nera che finge da “extension”. Sono gli uomini stessi ad aiutarsi tra loro e dare forma a creare tantissime “minuscole” treccine che in genere la maggior parte dei giovani guerrieri maasai usano portare e si passa al capello corto o a testa rasata per tutto il resto della vita.

Le donne maasai hanno un grande lavoro di preparazione in attesa del grande giorno di festa, i loro figli diventano i nuovi guerrieri detti “morani” in lingua maasai, o i loro mariti diventano “grandi”, questa celebrazione deve essere bella e ricordata da tutti, soprattutto in famiglia.

Con la gioia dell’attesa ed entusiasmo le “yeyo” (donna maasai) iniziano mesi prima la preparazione di bellissimi ed incredibili lavori artigianali di perline e “ghinghilli” che per tradizione e cultura maasai lavorano da sempre. I loro famigliari devono essere belli e diversi, si fanno o rifanno bracciali, collane, porta tabacco, cinte, orecchini, addobbi per capelli, cavaliere e molto altro ancora.

Iniziano i lavori di restaurazione e abbellimento delle case, si attendono i mercati maasai, è giunto il momento di vendere mucche o capre, serve monetizzazione ad organizzare la spesa di pasti e bevande agli invitati, i nuovi guerrieri dovranno essere vestiti (seruni in lingua maasai) di nero e si coloreranno parti del capo e del corpo di colore rosso, con della polvere ricavata da un frutto.

In genere a queste feste i maasai partecipanti sono a centinaia o anche più e possono arrivare anche da lunghe distanze. Il capo famiglia deciderà la parte del bestiame da sacrificare, alla festa scorsa ad esempio sono state macellate ben quattro mucche pronte da grigliare, i presenti erano a centinaia e provenienti da più comuni della Tanzania.

Conoscete la storia passata delle usanze e tradizioni masai?

Nelle antiche tradizioni maasai, i vecchi vogliono ricordare quanto accadeva nella vita passata e raccontano che nella storia i maasai facevano spesso guerriglie anche tra loro, tra villaggi e non solo quindi le usanze e i motivi di questi passaggi di ruolo e cerimonie nella loro vita sono solo ed esclusivamente QUATTRO e denominate come quanto segue;

  • ELATIM; in lingua maasai significa circoncisione maschile che il ragazzino attende e vive come un traguardo importante della sua vita. (Voglio ricordare che l’infibulazione femminile è invece non più usata dal popolo masai e vietata per legge).
  • EUNOTO; la cerimonia segna la transizione dei morani (guerrieri junior) diventando guerrieri anziani. Un volta dopo che i morani vivevano fino a 10 anni insieme in un “campo guerrieri” lontano dai loro villaggi di origine. Durante questo periodo, imparano come prendersi cura dei loro animali, proteggere la loro famiglia e portare gli obblighi di un guerriero Maasai (ora i tempi stanno cambiando e alcune tradizioni come queste si portano avanti ma non più in tutte le zone o villaggi maasai della Tanzania).
  • EMANYATA; in lingua maasai significa diventare grande, lasciando spazio ad un nuovo guerriero o detto “morani”, abbandonato il ruolo si diventa uomo maturo e adulto con molte più responsabilità.
  • LORBAAK; in lingua maasai è il termine dato a ricordare le guerriglie del passato tra tribù maasai e ora usato a festeggiare le attuali e future cerimonie ricordando sempre pace e serenità, non dimenticando il passato ma vivendo le feste in armonia. Un maasai dopo essere diventato grande e aver festeggiato con EMANYATA potrà festeggiare LORBAAK scegliendo il maasai a lui più caro, la persona selezionata non potrà rifiutare l’invito per nessun motivo è sarà obbligato a dividere la spesa della cerimonia. Passeranno due giorni di festa stando sempre vicino e insieme dimostrando l’amicizia tra loro in segno di pace per la vita.

Tutti conosciamo i masai come cacciatori di leoni;

Al passaggio “EMANYATA” (uomo adulto) in ricordo di “LORBAAK” verrà indossata sul capo l’originale criniera del leone, la stessa è tramandata da generazioni a generazioni, non esiste da comprare, fa parte del passato, i nonni e bisnonni cacciavano i leoni per difendere il bestiame, la loro persona e i villaggi abitati. Ad ogni capo veniva prelevata la criniera in ricordo di quel momento, ecco uno dei motivi per cui ancora viene utilizzata nelle celebrazioni maasai. Questo popolo ha tradizioni e culture sradicate negli anni che portano avanti con fierezza.

Al giorno d’oggi non esiste che un maasai o altra persona ammazzi un leone, sono protetti, chi trasgredisce la legge sarà punito con il carcere e un’ammenda molto salata. Ormai anche in Tanzania i leoni sono diventati l’attrazione turistica più ricercata dal viaggiatore, e sono protetti in parchi naturali insieme ad altri tanti animali, realizzandone i famosi “safari”, ed in Tanzania ce ne sono molti.

Non è raro l’avvistamento di leoni, elefanti e altri nella nostra zona, siamo solo a tre ore di bus dalla regione Manyara, ove si trova “il Parco Nazionale del lago Manyara” . Gli animali sono controllati e protetti dalle guardie forestali come anti bracconaggio dei parchi, e in questo caso i locali vengono avvisati di prestare la massima attenzione negli spostamenti con il bestiame, ma in genere dopo qualche giorno riescono a farli rientrare alla base.

Qual’è l’animale pericoloso per un mAasai?

Avete mai provato a chiedere ad un masai quale possa essere l’animale che più lo intimorisce?

secondo voi quale potrebbe essere la risposta?

  • il leone?
  • il leopardo?

Risposta errata;

vi direbbero che questi animali potenzialmente conosciuti come pericolosi, li saprebbero cacciare e combattere, mentre gli animali cui rendono un maasai indifeso e impotente sono elefanti e bufali, incredibile ma vero.

In passato gli animali non erano custoditi nei grandi parchi che la Tanzania possiede, in poche ore percorrevano km di strada spostandosi velocemente, gli elefanti hanno dimensioni enormi e creavano non pochi danni distruggendo case e villaggi interi, il bufalo poiché è silenzioso e velocissimo nell’attacco. Per questo motivo i maasai erano nomadi e non si fermavano troppo tempo nello stesso territorio.

By Cristina e William

Un viaggio speciale, un’esperienza indimenticabile anche per te, ti aspettiamo in mezzo alle tribù della savana in Tanzania!

Se l’articolo vi è piaciuto lasciateci un commento, a noi farà piacere leggervi e rispondervi. Vi attendiamo in savana!

CONTATTO;

VIAGGIO “AVVENTURA” AL MERCATO MASAI DI KWEDIBOMA IN SAVANA ! (Tanzania)

L’ alba in savana;

Un mattino ci svegliamo alle 5.30, l’alba vista dal nostro villaggio masai era di colore rosa fluorescente, stava iniziando a sorgere il sole. Nel mentre accendo il fuoco ed inizio a preparare un buon caffè italiano portatoci dai nostri ospiti, ci sediamo in terrazza, nessuno parlava, stavamo ammirando lo spettacolo che la natura ci stava regalando.

Alba in savana (Tanzania)

Iniziamo l’ avventura africana;

Non appena tutti pronti ci dirigiamo in moto (piki piki in lingua swahili) alla stazione dei bus di Kiberashi (c.a. 5 minuti di strada sterrata dal nostro villaggio), William (la guida masai) si dirige verso un locale a comprare i biglietti, (ci stavamo recando al coloratissimo mercato masai nella cittadina di Kwediboma nella Regione Tanga in Tanzania), torna presto indietro poiché ci comunica che i posti in bus erano terminati. Vedo avvicinarsi un uomo, ci chiede se volevamo un passaggio, William “il masai”, lo conosceva ed accetta, eravamo in otto e lui aveva una macchina tipo monovolume a dieci posti.

Sembrava la soluzione adatta, era comoda, spaziosa e con l’aria condizionata….Si parte, inizia la musica a volume alto fino a sentire gli altoparlanti “gracchiare” tutto manca, ma video e musica in nessun mezzo sono assenti, persino le moto hanno la radio con uscita usb, il viaggio prosegue ma all’improvviso il mezzo si ferma, apre il baule posteriore e si accomodano due persone, noi sorridiamo e la macchina riparte, arriviamo ad un’altro villaggio, si ferma ancora apre il baule e risalgono altre tre persone.

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All’avventura con il bus locale con destinazione Kwediboma al mercato masai

Per arrivare a destinazione mancava ancora c.a. mezz’ora di strada, guardo Willy e sorrido in quanto già sapevo che non sarebbe finita con i carichi e nel mentre avviso i nostri ospiti che non saremmo rimasti in poche persone seduti comodi ….. Arrivati a Kwediboma ci siamo contati, nella macchina eravamo in ben 18 persone. Il vero viaggio africano è anche questo, condividere la quotidianità insieme ai locali, e tutti erano felici di aver vissuto i veri spostamenti in savana insieme a loro e tante risate tutti insieme.

Cosa offre il mercato masai;

Il mercato ci ha entusiasmato tutti, si trova di tutto a partire dalla frutta, la verdura, abbigliamento e scarpe, usato con etichette attestanti la provenienza dall’Europa, stoffe coloratissime, animali e quanto noi non sapremo nemmeno immaginare possa esistere!!

La compravendita del bestiame in Tanzania;

Osservare come svolgono la scelta dell’acquisto di una mucca è davvero coinvolgente, chi compra gira, osserva e sceglie in lontananza, poi si avvicina iniziando la trattativa. Noi bianchi dobbiamo stare lontani altrimenti il prezzo lieviterebbe non poco a chi deve concludere l’affare.

Maasai e locali partono all’alba con mucche, capre o galline, a piedi o con il mezzo che li possa ospitare per raggiungere la località del mercato prescelto, stanno fermi tutta la giornata sotto il sole cuocente per cercare di vendere o barattare.

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Mercato Masai in savana (Kiberashi, Dodoma, Tanzania)

Finito il giro delle bancarelle abbiamo fame, decidiamo di mangiare della carne di capra appena macellata e infilzata in legni lunghi a forma di uncino posizionati avanti al fuoco, era la carne più buona che avessimo mai mangiato (in Italia la carne di capra non mi era mai piaciuta) senza sale, spezie o altro, completamente al naturale ma molto saporita e morbida. Qua in Tanzania carne e ortaggi sono freschi e niente conservanti, ” ad esempio “….

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Mangiando carne grigliata di capra al mercato masai

Il viaggio di ritorno;

Oltre essere in mezzo alla vita dei locali ci si è goduti la foresta e i panorami della savana in sella della moto fino ad arrivare in città. Decidiamo di rientrare al villaggio, l’autobus non si capiva a che ora “voleva” arrivare (in Africa non esiste l’orologio svizzero), ci siamo seduti tutti sul bordo strada mettendoci ad osservare tutta la loro vita, passanti, negozietti, fotografare di nascosto chi non voleva essere “immortalato”, chi cuciva e chi voleva venderci qualsiasi cosa.

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Il centro della cittadina di Kwediboma, Tanzania

All’improvviso sentiamo un forte rombo di motore avvicinarsi, era il bus locale con una nuvola di polvere al seguito, ci alziamo e prepariamo a salire ma era troppo pieno di gente, nel mentre ci passa affianco un pulmino tipo i nostri scuola bus, William fischia, accosta e ne approfittiamo salendo a bordo.

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Eravamo in otto ma in un attimo rimase appena lo spazio del respiro, qualcuno di noi con un bambino in braccio altri hanno lasciato il posto a qualche anziano e ad ogni fermata gente che scendeva a quantità ma altrettanto ne saliva, mentre dal finestrino stavamo osservando tutto ciò che si caricava e scaricava sia dal vano valigie sia dal tetto.

Destinazione villaggio masai nel buio totale;

Dopo circa un’ora e nel bel mezzo di un affascinante tramonto arriviamo a destinazione Kiberashi nella regione Tanga in Tanzania, erano circa le ore 19.00, il tempo di sgranchirci un poco, cenare, berci qualcosa di fresco e si è fatta notte.

Willy la nostra guida masai , inizia ad organizzarci il trasporto in moto per destinazione casa al villaggio maasai . Saliamo in moto e partiamo, non si vedeva niente, l’unico punto luce era il faro della moto su una strada a dir poco “sfasciata” ma che i driver sanno percorrere benissimo e con tanto di complimenti per come portano la loro due ruote, non esistono altri mezzi tipo taxi come mezzo di trasporto nei villaggi adiacenti le cittadine, solo le moto, che ritengo inoltre le più sicure nel percorrere le strade sterrate e ondeggianti in savana.

La savana di notte;

Si osservava la vegetazione nel buio, qualche uccello di grandi dimensioni si alzava volando via, qualche occhio giallo fluorescente ci osservava passare nascosto nei cespugli, ma il tutto vissuto con tranquillità e curiosità perché si sapeva di essere in compagnia dei guerrieri maasai e con loro nulla ti può accadere anzi ti insegnano a scoprire!

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Notte stellata in savana da Maasai Travel Life a Gombero, Tanzania

Arriviamo a casa masai “stanchi morti” ma con il ricordo di una giornata bellissima ed indimenticabile vissuta nella vera savana con i locali con un viaggio vero, bellissimo e indimenticabile che mai saremo stati in grado di intraprendere da soli.

Cos’altro ci potrebbe essere di meglio se non una guida locale e maasai per vivere un’esperienza vera come questa in Tanzania?

ARRIVARCI E CONTATTO: 

Maasai Travel Life effettua una serie di partenze con destinazione villaggio maasai in Tanzania comprendendo una vasta gamma di date di partenza e attività per soddisfare i diversi gusti. Siamo eccitati all’idea di mostrarti questo nostro grande popolo maasai!

By Maasai Travel Life

Cristina e William

PICCOLI “GRANDI” GUERRIERI MASAI IN CRESCITA

Chi sono i piccoli guerrieri maasai;

I Piccoli ing’era (bambini in lingua maasai), lo sono solo per età e statura; in realtà sembrano dei “grandi guerrieri responsabili”. Mai in vita mia ho conosciuto dei bambini così obbedienti e rispettosi del più grande sin dalla tenera età.

Qualsiasi richiesta o ordine le venga imposto viene eseguito con la capacità di lasciare persino il gioco. Le bambine aiutano la mamma nelle incombenze di casa, a soli cinque anni già sanno cucinare come una donna adulta, ed io ne rimango stupefatta.

I bambini masai si distinguono dall’abito e dai colori, quali; rosso fuoco (shuka in lingua maasai) per i maschi, mentre le bambine masai (endito in lingua masai) indossano un vestito di colore indaco o di colore glicine.

Ormai i tempi stanno cambiando anche nella steppa masai e sempre più si notano bambini vestiti “stile europeo”, vuoi che qualche turista ce lo portiamo noi, vuoi che fare un qualsiasi regalo fatto a loro porta molta soddisfazione, ma torniamo nel tema, di questo argomento certamente ne parlerò al prossimo articolo.

Come giocano i bambini masai;

Bambini felici che giocano e corrono spensierati dal villaggio alla savana, non hanno giocattoli e forse nemmeno ne conoscono l’esistenza, (salvo in questi “ultimi tempi”, qualche turista inizia ad arrivare con valigie cariche di giochi).

I piccoli masai si accontentano nel prendere di mira qualche alveare o qualche “mal capitato” uccello e addirittura gufi colpendoli con dei sassi, si arrampicano sugli alberi, costruiscono altalene usando dei rami di albero, o nel giocare a nascondino.

La sera, dopo cena è il momento più bello, è buio non si vede niente, eppure nel silenzio della savana si sentono gli schiamazzi dei piccoli masai gridano felici giocando in lontananza da casa. Mi chiedo come facciano a vederci, questi bambini non hanno paura di niente!

I palloni da calcio o gioco in savana sono di difficile reperibilità , ma i piccoli masai non demordono e costruiscono con le loro mani palle con foglie e fango usando uno spago fino a darle la forma rotonda.

E’ sorprendente vederli inventivi costruendosi qualsiasi gioco con le mani con ciò che trovano strada facendo, è altrettanto sorprendente osservare come tra loro nasca un forte legame condividendo questi semplici giochi; un rapporto che cresce e viene mantenuto per l’intera vita, nei momenti di gioia e di dolore.

Rischi e pericoli in savana;

Ora è arrivato il momento di unire al gioco anche alla vera vita masai e spetta al padre giudicare quando il proprio figlio è ritenuto idoneo a scoprire la foresta con rischi e pericoli, non importa quanti anni abbia il bambino, deve vederlo preparato in questa nuova missione che segnerà l’inizio della sua crescita.

Il Papà, in collaborazione del capo villaggio e tutta la famiglia, prepara il figlioletto verbalmente da sempre, il bambino masai sin dalla tenera età saprà che arriverà il momento in cui dovrà sfidare la savana correndo rischi e pericoli.

Finché un giorno si parte a piedi percorrendo chilometri di strada, fino a raggiungere la foresta da loro ritenuta critica, ci saranno animali molto pericolosi, sentieri imprudenti. Dovranno imparare a bere e nutrirsi con ciò che la savana offre, come ripararsi e difendersi davanti ai pericoli.

Arrivato il momento “il piccolo masaino” si troverà a combattere davvero anche con qualche animale ma con la certezza che il padre sta assistendo ed è pronto a intervenire!

Quali sono responsabilità di un bambino masai;

Superata la dimostrazione che può durare anche mesi lontani da casa, il piccolo “ing’era” (piccolo masai) risulta pronto ad ottenere delle nuove responsabilità all’interno del villaggio nativo.

Le verrà affidato il compito di accudire capre e mucche e dovrà essere in grado di difenderle da attacchi esterni. Partirà al mattino con il bestiame rientrando al tramonto, strada facendo si unirà ad altri “masaini” e greggi, camminando e pascolando insieme e uniti più che mai.

La bellezza di questo cammino sta nel partire da casa con trenta capre e ritrovarsi in mezzo a tantissimi bambini con una mandria in-contabile di bestiame fra capre, pecore e mucche con panorami e posti magici che la savana della Tanzania offre.

Arrivati nella distesa erbosa mentre gli animali pascolano i piccoli masai che hanno una media di età a partire dai tre anni in avanti, si ciberanno di solo latte fresco munto sul posto o in assenza di acqua, iniziano a giocare e passano la giornata finché il sole inizia a calare, ora si ritorna al villaggio.

Bambini masai che perdono di vista il bestiame dando spazio al gioco;

Nella loro spensieratezza infantile a volte capita che perdano qualche capra o mucca strada facendo, arrivano a casa senza e sapendo a priori che le spetterà la ricerca in foresta anche nel buio della notte per ritrovare il capo smarrito!

Nostro nipote, di nome Jemsi, nel perdere non “un capo”, ma tutto il bestiame o non custodirlo preferendo il gioco, è ormai un classico all’ordine del giorno. Al tramonto arrivano le mucche da sole fino a casa e di lui non c’è traccia, questa situazione per la famiglia masai è grave, non riescono ad educarlo in tal senso in nessun modo. A me questa cosa fa sorridere, per noi europei è normale che un bambino giochi.

Uscite al pascolo con i masai;

Ascoltando i bambini masai durante il pascolo rimango incredula nel rendermi conto che sanno riconoscere ogni belato di capra abbinando un nome alla stessa, come stesso esempio udendo muggire una mucca.

Come moglie di un masai e parte di questa splendida famiglia mi risulta difficile darvi l’emozione che si prova vivendo la quotidianità con questa magica tribù masai in savana, questi bambini nonostante la tenera età sanno dare una protezione incredibile, sembrano guerrieri masai adulti!

Tramonto africano (Tanzania)

Speriamo che questo articolo possa esserti stato d’aiuto per conoscere un’altra cultura lontana dal nostro mondo.

Grazie di averci dedicato il tuo tempo in questa lettura.

Ciao Cristina e William

ARRIVARCI E CONTATTO:

Maasai Travel Life effettua una serie di partenze con destinazione villaggio maasai in Tanzania comprendendo una vasta gamma di date di partenza e attività per soddisfare i diversi gusti. Siamo eccitati all’idea di mostrarti questo nostro grande popolo maasai!

guarda dove siamo;

By William e Cristina