La mia giornata tipo tra i Maasai

Per anni abbiamo dormito nella capanna di mia suocera poiché la nostra casa era ancora in costruzione e ci ha ceduto la sua casa in prestito fino a quando ne abbiamo avuto necessità, vivevamo ad un chilometro di distanza da dove ci troviamo adesso. Questa capanna, nonostante le sue dimensioni modeste, ha rappresentato un rifugio accogliente nei momenti di attesa e una testimonianza della generosità della mia famiglia. Avevo comprato un piccolissimo impianto solare, una mini batteria da 40W che si potesse collegare a una sola lampadina e caricare i nostri telefoni, oltre ad avere la luce accesa la sera; un acquisto semplice ma prezioso, che ci permetteva di sentirci un po’ più a casa anche in un luogo estraneo e diverso dal mondo occidentale.

Una delle mie sfide principali era rappresentata dalla mancanza di energia elettrica, sono una che sopporta e si adatta a ogni situazione, ma non fatemi stare al buio. più spesso che no, la torcia a cui ci affidavamo si trovava scarica, poiché si passa e si presta a chiunque te la chieda anche nell’arco della giornata, creando un certo senso di incertezza. Per me era davvero frustrante rimanere senza illuminazione, a partire dai primi momenti, avevo comunicato a mio marito che non avrei avuto alcun tipo di problema, ma che sarebbe stato impossibile per me rimanere completamente nell’oscurità delle notti in savana. Le notti in capanna erano silenziose, interrotte solo dai suoni della natura.

Oggi siamo fortunati, poiché abbiamo un fantastico impianto solare che ci consente di illuminare i nostri spazi, sia interni che esterni, per tutta la notte! Possiamo caricare tutti i nostri dispositivi senza preoccupazioni, sapendo che, anche senza grandi elettrodomestici, la nostra energia è pulita e sostenibile. In quegli anni, l’improvvisazione e l’adattamento erano diventati la nostra filosofia di vita. Nonostante le difficoltà e le limitazioni, abbiamo imparato a trarre vantaggio dalla situazione, mostrando resilienza e creatività. Ogni sera, grazie al piccolo pannello solare, riuscivamo ad illuminare la nostra modesta casa maasai con una luce soffusa ma accogliente.

Nonostante ciò, ho imparato a prendere questa situazione come un’opportunità per apprezzare le semplici gioie della vita. Trascorrevamo le serate raccolti intorno a un fuoco, condividendo storie, risate e momenti preziosi in famiglia. Quel periodo arduo ma significativo mi ha insegnato l’importanza di adattarsi alle circostanze e di trovare il lato positivo anche nelle situazioni più difficili.

Ogni tanto mi chiedete come passo le giornate e se non mi annoio nelle mie lunghe giornate a casa dei maasai; ebbene, la mia risposta è assolutamente no! In assenza di ospiti, mi ritrovo a mezzogiorno ancora in pigiama e ve ne do una motivazione. La mia giornata inizia con la fresca alba che si affaccia sull’orizzonte.

Mi piace svegliarmi lentamente, respirando l’aria pura e sentendo i suoni della natura che si risveglia e, proprio al mattino presto, approfitto del silenzio per scrivere, proprio come faccio ora, oppure posto sui social per condividere con voi i miei attimi migliori di questa vita a casa dei maasai. Inoltre, non mi perdo l’opportunità di esplorare il mondo virtuale tramite i social. Attraverso la tecnologia, posso connettermi con persone di ogni parte del globo. È un modo per mantenere un dialogo aperto con il mondo esterno a questo.

Poi, mentre il sole si alza sempre più alto nel cielo, mi dedico ai compiti domestici. Mi piace occuparmi della mia abitazione, pulendo e organizzando gli spazi, assicurandomi che l’ambiente dia una sensazione di accoglienza calorosa. Durante la giornata, mi dedico a coltivare le mie passioni, lasciandomi trasportare dal momento e imparando sempre qualcosa di nuovo poi, sono anche una fonte inesauribile di creatività, mi dedico alla scrittura, sperimento nuove ricette, propongo nuovi progetti al villaggio, del resto la nostra casa è arrivata grazie alle nostre ingegnose idee e se vuoi vederla la trovi qua; LA NOSTRA CASA

Non mi annoio mai, grazie alla meravigliosa compagnia della mia famiglia e ai nuovi amici con cui ho la fortuna di interagire e condividere esperienze significative. Ci supportiamo a vicenda, ci divertiamo e risvegliamo la nostra creatività attraverso i nostri lavori artigianali di tradizione maasai, un’arte che ho imparato anch’io con tanto amore e dedizione. Quindi, come puoi vedere, le mie giornate sono piene di attività e divertimento. Non c’è spazio per la noia quando ci sono così tanti interessi da coltivare e condividere. Sono grato di aver avuto l’opportunità di vivere questa vita a casa dei maasai nonostante mai l’avessi nemmeno immaginato prima di metterci piede la prima volta.

Al mattino mi sveglio presto, mi dirigo in cucina, accendo il fuoco per sentire il suo tepore. Ad alcuni di voi sembrerà incredibile, ma non tutti sanno che in Tanzania abbiamo la stagione invernale con temperature notturne che si abbassano fino ad arrivare anche a 9°. La luce del mattino filtra attraverso le finestre, creando un’atmosfera calda e accogliente, e il profumo del chai aromatico che arriva dalla capanna di fronte riempie l’aria, portando con sé un senso di convivialità e tradizione.

Dopo poco mio marito mi raggiunge, pace finita, da lì a poco siamo circondati da almeno otto Maasai per una tazza di chai in nostra compagnia. Senza esitare, mi metto al lavoro e comincio a lavare le tazze usate, mentre intorno a me si svolge un vivace dialogo in lingua maasai, con risate e racconti che si intrecciano, creando per me un momento di pura meraviglia e connessione culturale. I maasai parlano e parlano sempre a voce alta, sovrapponendosi l’uno all’altro e sprofondando nelle risate; anzi… parlano così veloce che non pensate sia in grado di comprendere tutto, ma metto insieme frasi grazie alle tante parole in lingua maasai che ho imparato nei lunghi anni che vivo con loro.

Improvvisamente, una voce proveniente dall’esterno chiama il mio nome “Tina!” (così mi hanno battezzato in modo affettuoso), mi domandano se ho avvistato una certa persona o se ho notizie su qualcun altro. Nel frattempo, i bambini giocano liberamente all’aperto e lasciano scappare alcune capre dal recinto. Una di queste capre, attratta dalle nostre piante di pomodoro, riesce ad infiltrarsi nel nostro boma, dando il via a una vivace caccia per scacciare l’intrusa in compagnia dei coraggiosi più piccoli maasai.

La scena è piena di vita e movimento: le risate dei Maasai riecheggiano nell’aria mentre i bambini corrono intorno, agitando braccia e urlando per guidare la capra fuori dal nostro territorio. Non posso fare a meno di sorridere mentre osservo questa scena pittoresca. La vita nel villaggio Maasai è così, ricca di avventure e sorprese! La vita nel villaggio può essere semplice, ma è arricchita da queste interazioni spontanee, da questi momenti di condivisione e da questa meravigliosa atmosfera comunitaria che ho imparato ad amare fin dal primo giorno in cui mi sono unita alla famiglia Maasai.

Sembra appena arrivato il momento tranquillo in cui poter andare a lavarmi, ma sembra che “no”, la tranquillità sia stata interrotta da qualcuno che si sta già rivolgendo a me per chiedere se il telefono è carico o chi porta il telefono a caricare, se prestiamo questo o quello ecc. Non ci sono momenti di pace e tranquillità a casa nostra, è come un porto di mare, un continuo andare e venire; forse questa è l’unica cosa che mi manca, tipo qualche minuto di solitudine…

Negli anni, ho costruito un’amicizia speciale con un’anziana signora e vicina di casa, Mama Fiorello. Adoro trascorrere del tempo con lei; è una donna straordinaria. Sin dal primo momento in cui l’ho incontrata, ho sentito una connessione speciale con lei. Il suo sorriso caloroso e i suoi occhi brillanti rappresentano una fonte infinita di sicurezza per me. Durante i nostri incontri al villaggio, condividiamo esperienze, riflettiamo sulla vita, ci scambiamo pareri e le nostre tante risate nell’interscambio di confidenze. Ho trovato un’altra spalla certa di cui so di poterci contare.

Mama Fiorello mi ha insegnato tanto sulla semplicità della vita maasai. Insegnamenti che porto con me ogni giorno. Attraverso il suo modo di vivere, ho scoperto il valore della comunità, l’importanza di aiutarsi reciprocamente e di condividere ciò che si ha. La sua accoglienza mi ha fatto sentire parte della sua famiglia e mi ha aperto a nuovi orizzonti. Ogni volta che mi ritrovo in sua compagnia, mi sento avvolto da una sensazione di pace e tranquillità. Camminiamo lungo le strade polverose del villaggio, ammirando la bellezza delle colline verdi che circondano la zona. Entriamo nelle case tradizionali e mi racconta le storie delle sue radici maasai. Ascoltare le sue parole è come immergersi in un mondo antico, ricco di tradizioni e saggezza.

In quel momento di quiete e serenità che sto cercando, Mama Fiorello è un rifugio dalla frenesia della vita quotidiana. Mi permette di rilassarmi, di staccare la spina e di rigenerarmi. La sua presenza mi ricorda l’importanza di trovare equilibrio e pace interiore e vi confesso che ogni volta mi rammenta la serenità che mi dava la mia nonna materna che tanto mi manca, quella nonna che mi aveva cresciuto con tanto amore. Mi sento grata di averla nella mia con l’energia positiva che mi trasmette.

La mia grande amica maasai

I maasai, preferiscono la polenta come piatto tradizionale. Tuttavia, a casa mia, non manca mai la pasta. Quando non andiamo noi sulla costa, la faccio acquistare da uno zio che vive a Dar es Salaam, una delle città più famose della Tanzania ed ex capitale. Mi viene trasportata tramite l’autobus che percorre la savana ormai quotidianamente. È un modo per mantenere vive le mie tradizioni culinarie anche al villaggio maasai e godere dei sapori che la pasta italiana offre. La ricetta della pasta può essere molto versatile. Si può condire con sugo di pomodoro fresco, aglio e olio o abbinarla a salse più elaborate come quelle locali, tipo quella al cherry. L’impasto per pane e pizza è molto inventivo, in base a ciò che mama natura offre, ma la mia fortuna sta nel fatto che so cucinare abbastanza bene da sempre. Così i profumi e i sapori si mescolano, creando piatti che adorano anche i nostri ospiti.

Non siate così certi che tutti i maasai preferiscano la cucina italiana a quella tradizionale maasai. La verità è che la loro cultura alimentare è profondamente radicata nelle tradizioni locali e, in realtà, essi nutrono una grande passione per i piatti tipici della loro gente. Infatti, oltre alla polenta e ai fagioli, spesso preparano anche piatti a base di carne, come il nyama choma, e utilizzano ingredienti freschi e locali che rendono i loro pasti unici. Loro adorano polenta e fagioli tutti i santi giorni della loro vita, ma non disdegnano nemmeno le altre specialità che riflettono la loro identità culturale, creando un mix di sapori che racconta la storia della loro comunità e delle tradizioni che li uniscono.

Mi trovo all’ombra di un albero maestoso, seduta sul “olorika” – uno sgabello tipico dei Maasai – dopo una lunga mattinata passata a lavare tazze, piatti, padelle, aver cucinato e poi ancora piatti, bicchieri e posate. Questo è il mio momento di tranquillità. Mentre mi siedo lì, non posso fare a meno di ammirare le “mie donne Maasai” sparse sull’erba, alcune immerse nel sonno o altre impegnate con diligenza nella creazione di braccialetti di perline. In questa atmosfera serena, ogni tanto mi avventuro fuori dai confini del nostro villaggio, accompagnata dalle mie cognate tra gli insediamenti della savana. Queste piccole escursioni ci offrono la perfetta occasione per socializzare e scambiare chiacchiere spensierate, o semplicemente per rigenerarci camminando. È sorprendente quanto bene riusciamo a comprenderci, nonostante le barriere linguistiche.

Mentre ho imparato a comprendere la loro lingua in modo abbastanza soddisfacente, talvolta mi ritrovo a inserire parole italiane, aggiungendo un mix divertente alle nostre conversazioni, tanto che a volte, nel mio non comprendere, mi ripetono la parola in italiano: ah ah ah…Ogni istante trascorso con “le mie donne” mi fa apprezzare profondamente la forza, la resilienza e la saggezza che posseggono. Attraverso la loro compagnia, ho imparato a comprendere l’intreccio intricato delle loro usanze e ho adottato il loro stile di vita come se fosse il mio.

Il tempo scorre veloce e verso le 17.00 ci avviamo a casa, giusto in tempo per vedere i bambini tornare con i greggi e le mucche; che spettacolo! Le donne si preparano a mungere le mucche, mentre io mi precipito a casa per accendere il fuoco. Quando il camino inizia a fumare, sembra che stia chiamando nel profondo della foresta, e indovinate un po’? Tina è tornata! Corriamo da lei, riprendiamo i telefoni caricati e così riprende il trambusto, un’ora di caos e poi, finalmente, posso dedicarmi all’arte sublime di cucinare la cena con ciò che ha offerto mama natura!

La sera, mentre il sole scende e il cielo si colora di sfumature di rosso e arancio, mi piace immaginare la gioia dei bambini rientrati dal pascolo, le donne che mungono le mucche per ottenere il latte fresco, e l’odore del fumo che si diffonde nell’aria di chi ha acceso il fuoco in capanna. È un momento magico, in cui sembra che la natura stessa ci chiami a unirsi a lei. Quando è ora di preparare la cena, capisco che la giornata è finita. Adoro il tramonto africano, con i suoi colori vivaci che colorano il cielo. Mi ricorda quanto sia bello vivere qui, circondata dalla natura. Mio marito passa il suo tempo con i maasai a Kiberashi, dove si riuniscono per socializzare, giocare a bigliardo, fare partite di calcio e discutere i problemi quotidiani dei villaggi. Se volete saperne di più su questo argomento interessante, vi consiglio di leggere questo articolo: COSA SONO LE RIUNIONI MAASAI

Quindi, mentre la luna sale nel cielo stellato, trovo conforto nella presenza delle donne Maasai, le mie sorelle, che mi hanno insegnato il vero significato dell’unità, dell’amore e dell’accettazione e mi ritrovo a riflettere sulla bellezza che si cela nelle connessioni umane e sulla potenza delle esperienze condivise. La serata prosegue a tavola; in genere, io e mio marito ceniamo soli, con qualche ospite o con Marlen e Nasignary, che sono le nostre splendide bambine con i sorrisi soddisfatti del cibo in tavola. È un momento di condivisione e convivialità, in cui ci prendiamo il tempo per apprezzare la cena e raccontarci le avventure o le disavventure della giornata. I pasti sono momenti speciali, in cui ci nutriamo non solo di cibo, ma anche di calore familiare e affetto.

Dopo la cena, la serata continua con momenti di relax seduti accanto al camino, ascoltiamo il crepitio del fuoco e ci immergiamo in conversazioni piacevoli. È un momento in cui ci riuniamo come famiglia oppure un momento di riposo, di ricarica per affrontare la giornata successiva con rinnovata energia sotto il magnifico cielo stellato della savana.

Non sento mai la necessità o la nostalgia di guardare la televisione, poiché ho imparato a riscoprire la bellezza di stare semplicemente in compagnia, senza fare nulla di particolare. È incredibile come le conversazioni e il legame familiare possano arricchire la serata, creando un’atmosfera di calore e affetto che nessun programma televisivo potrebbe eguagliare. Ricordo serate passate a raccontarci storie, a ridere e a condividere sogni.

Anche le piccole cose, come preparare insieme una cena o giocare a un gioco da tavolo, diventano attimi preziosi che resteranno impressi nella memoria. Sono grata per la nostra famiglia e per questi momenti speciali che trascorriamo insieme, perché ogni istante condiviso è un dono che valorizza i nostri legami e ci rende più uniti. Adoro ogni singolo istante della vita che sto vivendo insieme a alla mia grande famiglia maasai e il popolo maasai!

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Con affetto, Cristina Valcanover

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5 pensieri su “La mia giornata tipo tra i Maasai

  1. Avatar di Serena Losa Serena Losa

    Ti adoro Cristina, mi fai sognare ad occhi aperti. La vita ti ha tolto molto, ma questo risarcimento emotivo è un regalo inestimabile. Ti penso spessissimo e con un sincero affetto. Serena, tua cugina

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  2. Interessante scorcio sulla quotidianità Maasai. Quando si visitano i boma, chiedere sempre se la comunità è coinvolta nel prezzo dell’escursione e se sono previste micro-royalty per foto e performance. La pastorizia è un pilastro economico ma fragile: acquistare prodotti artigianali direttamente dalle donne (perline, tessili) contribuisce alla crescita dell’economia locale.

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