ospite a casa nostra

LUISA LONGHEU: in viaggio dai maasai di Mtego in Tanzania

in viaggio dai maasai di Mtego in Tanzania

Dopo quasi un anno eccomi a raccontare il viaggio che desideravo fare, credo non sia stata una casualità trovare e conoscere Cristina e Willy, dico sempre che lo ha voluto il mio destino trovarli e conoscerli…

Volevo fare un viaggio, ma un viaggio vero e quel giorno cercai in Internet la voce “turismo responsabile “, cliccando nel tasto invio ricerca mi apparve Maasai Travel Life Tanzania, apro il link, ad ogni riga letta mi dicevo: “non è possibile “ è esattamente il mio sogno.

Era come se Cristina e Willy fossero lì ad aspettarmi, era il viaggio che cercavo e volevo.

Li contatto e dopo pochi mesi mi trovo in partenza con il mio primo viaggio in solitaria, alla scoperta del cuore nella vera Africa, con tanta emozione, un po’ di timore e tensione, ma con tanta sicurezza che tutto sarebbe andato meravigliosamente.

Arrivata finalmente a Dar es Salaam, dopo aver sbrigato le procedure del visto d’ingresso nel paese in aeroporto, in attesa dei bagagli sbirciai dalla porta di uscita, vidi Willy, ero felice come una “bimba” e questa emozione l’ho vissuta per tutta la durata della mia permanenza a casa loro.

Dopo la notte passata a Dar eccoci in partenza per il villaggio maasai, viaggio un po’ faticoso e lungo, in compagnia di Willy che era la guida e traduttore in aiuto di ogni necessità, altri due ospiti e l’autista del taxi che ormai chiamavo “Ziooo” proprio come solito fanno Cri e Willy.

Viaggiando la musica allieta i panorami di questa bellissima terra, le tappe per rifocillarci fotografando panorami, babbuini che ti attraversano la strada, un mercato ricco di colori dalle stoffe alla frutta, scorgere il primo tramonto e poi ricevere la telefonata da Cristina preoccupata per il nostro ritardo… Era tutto così entusiasmante che non ci siamo resi conto del tempo che passava a bordo auto viaggiando al ritmo del Pole Pole e Hakuna Matata.

Siamo giunti al villaggio maasai con il buio, si vedevano solo le luci di una casa (quella che mi avrebbe ospitato), Cristina ci stava attendendo sulla soglia del cancello in compagnia di tutta la Grande Famiglia Masai, un’emozione unica.

La mattina, dopo un ottimo riposo nell’accogliente camera, aprendo la porta mi sono resa conto delle meraviglie che mi circondavano, il panorama della savana, la quiete, i tanti animali, le case Masai sparse tutte attorno a noi, la quotidianità della vita maasai in diretta, un’ottima colazione preparata da Cristina e condivisa insieme alle alle guide e ospiti Maasai, la conoscenza dei tanti bambini, la sensazione di sentirsi già parte di questa grande ed accogliete famiglia.

Le mie notti in savana

La magia di quella notte resterà per sempre impressa nella mia mente e nel mio cuore come un grande abbraccio.

Erano già parecchie notti che sentivo i richiami dei ragazzi maasai per il ritrovo delle danze e fin dalla prima volta solo sentendo il richiamo avevo voglia di infilarmi le scarpe e raggiungerli nel buio della savana. Ero consapevole che inoltrarmi da sola in foresta non era prudente ed ho preferito attendere la serata nella quale Cristina e Willy mi hanno accompagnata.

Ci incamminammo nel buio, non si vedeva niente, avevamo la luce delle torce ma ho scoperto che i maasai riescono a vedere bene anche senza, Willy e le altre guide masai facevano strada e con molta premura si assicuravano che il nostro cammino fosse privo di ostacoli.

Eccomi immersa nella savana in compagnia di ragazzi e ragazze maasai che cantavano e ballavano… Dopo qualche attimo d’imbarazzo, stupore e tantissime sensazioni che fatico ad esprimere, mi sentivo quasi stordita ma tranquillizzata dalla dolcezza di Periuan (una ragazzina maasai e sorella di Willy).

Mi prese la mano e non la lasciò più, ho potuto vivere questa esperienza semplicemente travolgente.. La luna, le stelle, le danze, i canti, i loro corpi in movimento e persino gli alberi sembravano vibrare come corpi che si fondono in un abbraccio .♥️

Per 15 giorni, questo è il tempo che avevo pensato di trascorrere in savana…

Ho goduto ogni attimo della giornata, qualunque cosa si facesse, chiacchierando seduta in terrazza con Cristina approfittandone di prendere un po di tintarella al sole seppur vestite, andare a perlustrare la foresta a piedi con i maasai, Willy, Jacopo, Manuel e Ziooo, dirigendoci nei villaggi nascosti dalla steppa, eravamo ospitati in ogni casa a bere “chai” (il famoso thè speziato maasai)…

Le escursioni al lago, il grande mercato di kiberashi, Handeni, Kwediboma e Songe, le cene “in strada tra i locali”, le cene nelle capanne maasai, viaggi in moto con bravissimi driver gustandoci lo spettacolo della natura e la sensazione di sentirsi liberi in questa distesa infinita.

Quando si rientra al villaggio maasai, i bambini ti raggiungono correndo per salutarti, ti prendono per mano accompagnandoti dove meno te lo aspetti e una sera mi hanno portato all’interno del recinto delle mucche mentre le donne mungevano il latte, il sole stava tramontando creando un’atmosfera molto suggestiva ed io ne rimasi colpita.

Il tredicesimo giorno mi svegliai pensando che il giorno seguente avrei dovuto fare i bagagli, la mia esperienza era giunta quasi al termine e presa dall’angoscia di dover lasciare il villaggio andai da Cristina (con la quale si è creato un bellissimo rapporto), le dissi che io non volevo partire, proprio come una “bimba” capricciosa e prolungai la mia permanenza di una settimana…

Ridiamo tutt’oggi in ricordo di quell’istante poiché entrai in sala da pranzo, Cristina e Willy erano seduti a tavola, mi attendevano per fare colazione insieme ed esclamai: no, no, no… Cristina mi chiede subito, cosa accade? Ed io rispondo… Ho deciso che non parto domani ed ho spostato il volo in partenza per l’Italia. Li avevo spaventati con il mio tono!

ESCURSIONE IN SAVANA NON AUTORIZZATA

Una sera Jacopo e zioo mi proposero di andare a fare visita di un villaggio maasai a circa un’ora di distanza dal nostro ed accettai volentieri, la partenza fu fissata al giorno seguente ore 7.00.

Piovigginava e le strade non sarebbero state molto belle da percorrere in moto, Cristina era sveglia e si trovava dinanzi al fuoco in cucina, mi vide dirigermi verso il cancello pronta a partire, mi chiese dove stavo andando… non era stata informata e riprese Jacopo per non aver avvisato e per aver preso una decisione senza il loro consenso!

Ovviamente sentendosi responsabili per la sicurezza dei loro ospiti non riteneva idonea questa uscita. Mi scusai, e dopo esserci chiariti rassicurandola che saremmo stati molto prudenti partiamo… Tutto andò bene e feci un’altra bellissima esperienza .

Era arrivata l’ora dei saluti alla Grande Famiglia Masai, la sera prima della mia partenza fu acceso un grande falò nel buio totale della foresta in savana in mio onore e ci mettemmo tutti attorno a bere del chai caldo mentre i bambini si divertivano ad attizzare il fuoco.

I saluti in aeroporto, dove sono stata accompagnata da Cristina, Willy, Jacopo e Zioo non finivano mai, non riuscivo a salire quelle scale che mi avrebbero divisa da loro, da quella meravigliosa terra e meravigliosa gente che porterò sempre nel cuore e mentre le scale mobili salivano li guardavo, si allontanavano lentamente sempre di più e gli urlai: ritornerò, a presto!!

Ciao Luisa

La mia ultima serata al villaggio maasai

BARBARA RIGA E SANDRO CECCHETELLI: in viaggio dai maasai

UN VIAGGIO DURATO DUE GIORNI MA CHE CI RIMARRÀ’ NEL CUORE A VITA!

Ciao, mi chiamo Barbara e con mio marito Sandro andiamo a Zanzibar in vacanza da più di dieci anni poichè di questa isola ce ne siamo innamorati dal momento in cui ci abbiamo messo piede!

Nel contempo ci siamo costruiti ottimi rapporti e in particolare abbiamo legato con un maasai, spesse volte ci ha invitato ad andare con lui nel suo villaggio in savana ma non ci sentivamo pronti e così nei lunghi trascorsi a Zanzibar con lui alla fine ci siamo decisi e presi dalla curiosità un bel giorno siamo partiti. Era il luglio dell’anno 2018 e Manuel (il nome del nostro amico maasai) ci raccontava che viveva in un posto molto lontano da Zanzibar, noi ad ascoltarlo eravamo sempre più interessati, ci preparava ad affrontare il viaggio, ci si sarebbero volute ben 10/12 ore di autobus, ma noi lo abbiamo preso come un vero tour che un normale turista pagherebbe fior di quattrini per fare lo stesso percorso!!!

Partiti con un volo dall’Italia e atterrati a Dar es Salam abbiamo pernottato in un hotel e poi alle sei del mattino abbiamo preso il pullman e iniziando questa avventura, la prima sosta è stata ad Handeni dopo c.a. 6 ore, quà abbiamo fatto un cambio bus e senza l’aiuto di Manuel non sarebbe stato semplice in quanto confermo che ad intraprendere un viaggio simile ci vuole davvero la conoscenza di un locale.

Durante il viaggio eravamo molto ammassati, fanno salire le persone finché c’è posto per respirare, ho avuto un bambino in braccio per tutto il resto del tragitto, mi dispiaceva vederlo in piedi e schiacciato dalla “calca di gente”, ma tutto sommato aumenta l’adrenalina del viaggio trasformandola in un’avventura favolosa. Partiti da Handeni inizia la strada sterrata e quindi le buche si sentono ma alle sei di sera siamo arrivati a Songe, il villaggio maasai dove eravamo diretti si trova a tre ore più avanti rispetto al paese di Cristina e Willy.

Questo lungo viaggio mi ha compensato con nuove emozioni vedendo colori e paesaggi diversi, questa terra rossa ti fa riflettere, queste persone molto solari che anche se non ti conoscono sanno regalarti fiducia a prima vista , ti entrano nel cuore e ti restano impressi i loro visi a vita regalandoti una carica pazzesca.

Conosciamo Cristina e Willy da lunghi anni, volevamo soggiornare da loro ma quando li abbiamo contatti ci hanno spiegato che eravamo troppo lontani rispetto al villaggio del nostro amico e con dispiacere abbiamo dormito in una guest house del posto e mangiato nelle bancarelle sulla strada con le persone locali dovendo prendere una moto con driver ogni mattino per arrivare al villaggio dell’amico maasai, durante il tragitto su strada ondeggiante notavo colori bellissimi ed io che ho paura della moto non mi sono neanche accorta di esserci, mi guardavo intorno e cercavo di capire in che momento ero immensa tra campi di mais e mandrie di mucche con tutti questi ragazzini maasai che le seguivano.

Arrivati a villaggio si ha veramente possibilità di conoscere un mondo infinito di una bellezza straordinaria e indescrivibile, tutte le donne maasai con i loro bambini al seguito ci hanno accolto con il chai (tipico the speziato). L’affetto che ho ricevuto in quei due giorni passati con loro me li sono portata nel cuore, i sorrisi dei bambini che con delle semplici bolle di sapone e con una semplice pallina hanno passato l’intero giorno a giocare con noi e altre piccole, piccole cose gli riempivano gli occhi di gioia, questo non lo potremo mai dimenticare dalla nostra mente, se chiudo gli occhi ancora viviamo le splendide emozioni vissute in questa esperienza.

Assolutamente consigliamo questa esperienza, ma non fatela in soli quattro giorni (dei quali due li abbiamo passati in spostamenti), affidatevi a Cristina e Willy che vivendo la savana da sempre sapranno catapultarvi nella vita maasai e delle tribù circostanti senza farvi mancare l’assistenza necessaria che serve per farvi vivere un viaggio meraviglioso e se potete viaggiate in macchina, sarà certamente un viaggio più piacevole magari sostando nella zona dei beduini per qualche scatto fotografico.

Un abbraccio da Barbara e Sandro

Una parte della famiglia di Cri e Willy

CHIARA E SIMONA MONTEMURRO: il sogno di una vita, abbiamo dormito nella vera "capanna maasai"!

IL NOSTRO PRIMO VIAGGIO NELL’AFRICA VERA:

Sono passati già due anni da quando per caso abbiamo trovato il contatto di Cristina e Willy (Maasai Travel Life) tramite Facebook e ci hanno portato ed accolto nel loro villaggio maasai come se ci conoscessimo da sempre.

Con mia sorella Simona siamo partite a fine gennaio da Matera in Basilicata, abbiamo preso tre voli aerei per raggiungerli in Tanzania iniziando il viaggio da Bari poi scalo a Roma, ripartite da Roma con un’altro scalo a Istanbll e da lì siamo poi arrivate a Dar es Salaam. In aeroporto siamo state avvolte da “un’areata afosa”, faceva caldissimo, eravamo tantissimi era piena notte e dopo aver presentato il visto e superato i vari controlli della polizia aeroportuale abbiamo visto il “nostro” maasai Willy ad attenderci all’uscita. Abbiamo preso un taxi e siamo arrivati finalmente in albergo, erano quasi le ore 5,00 del mattino.

Ci siamo riposate qualche ora e verso le ore 08,00 ci siamo dirette in sala colazione, abbiamo conosciuto la moglie di nome Cristina e la piccola Nassy, la loro nipotina, e abbiamo espresso il desiderio di visitare la città di Dar es Salaam. Ci organizzarono il “tour” con un “bajaji”, è il tipico mezzo locale a tre ruote che funge da taxi uguale alla nostra Ape-Piaggio ma modificata con l’aggiunta di sedili ed una tettoia al posto del cassone. Eravamo in cinque più l’autista, cose da pazzi ma ci siamo divertite un sacco (una di noi era seduta sopra una grande cassa stereo)!! (cambiamo dei soldi in valuta locale, compriamo una sim card telefonica locale per i nostri cellulari). Abbiamo pranzato in spiaggia e ci siamo fatte mettere lo smalto 😝

Il giorno dopo alle ore 04,00 è suonata la sveglia, ci siamo avviati verso la stazione dei bus che si trova a due passi dal nostro albergo, Willy fischiò ad un ragazzo che passava e caricò le nostre valige su un carrettino a due ruote aiutandoci a trasportarle fino al nostro bus. Notavamo tantissima gente che correva da una parte all’altra, centinaia di bus in partenza e un caos totale, noi siamo rimaste incollate a Willy per tutto il tragitto a piedi (c.a. 10 minuti), Cristina dietro a noi con la sua bimba in braccio e una volta sul bus abbiamo iniziato a documentare il tutto con la nostra reflex, il viaggio più bello della nostra vita.

Nove ore di bus passando da zone verdi a zone aride, paesaggi meravigliosi, villaggi e babbuini in mezzo alla strada nella pace più totale, le strade non erano sempre asfaltate e in alcuni momenti sembrava di stare su una giostra, ad ogni fermata c’era gente che saliva e scendeva. Appena sostava qualche attimo il bus veniva accerchiato da venditori di bibite e cibo (pannocchie bollite o grigliate, frutta e biscotti) ti passavano dal finestrino ed alcuni addirittura salivano sul bus per una tratta e scendevano alla fermata successiva pur di vendere qualcosa, pagando il normale importo del biglietto.

Verso metà percorso c’è una tappa obbligatoria di controllo dei mezzi, a terra si trova una bilancia che pesa i bus e se non rientrano nel peso a norma scatta la sanzione obbligandoli a scaricare sia cose che persone in quell’istante. Superata la città di nome Handeni iniziano ben tre ore di strada solo sterrata, ma proprio in questo tratto nessuno controlla niente, inizia la vera vita africana, a questo punto ci sono stati momenti in cui eravamo veramente in tanti su questo mezzo disastrato e il calore della savana cominciava a farsi sentire, fanno salire chiunque e si notavano persone anche aggrappate all’esterno del bus.

Al nostro arrivo a Kiberashi ci attendevano i maasai Jacopo (fratello di Willy) e il cugino Manuel (i nostri personal driver per tutta la nostra permanenza al villaggio). Saliamo nelle loro super moto piene di lucine colorate e dotate di casse stereo con musica a tutto volume “ahahhaha”, nell’altra moto hanno caricato e legato le nostre quattro valigie (2 grandi e 2 più piccole) noi non volevamo crederci, pensavamo non sarebbero arrivate integre al villaggio “ahhahaha” scusate le nostre risate ma ritornando a quei momenti risale il ricordo di quanto ci siamo divertite, non era una situazione a noi non molto normale ma è proprio la vera originalità tipica africana che rende bello e unico questo viaggio.

Arrivate a casa maasai di Cristina e Willy ci siamo trovate circondate dalle donne e i bambini del villaggio ansiosi di conoscerci, è stato molto emozionante vedere persone che non ci conoscevano ma che ci aspettavano con tanta gioia ma questo popolo maasai è così, sa trasmettere serenità ed allegria. Dopo i saluti “Ima” (in lingua maasai significa mamma) la mamma di willy, si allontana verso la sua casa (una capanna a fianco della casa di Cri) per poi ritornare da noi con un buon “chai” (the maasai) di benvenuto per farci sentire come a casa.

“Questi gesti e quel calore rimarranno per sempre nel cuore”

Nel vivere questa esperienza ci vuole anche un po’ di fortuna e noi l’abbiamo avuta, siamo state invitate ad una vera cerimonia maasai organizzata in onore di un passaggio di ruolo di alcuni ragazzi, “la circoncisione maschile” in un villaggio di nome Elerai. Prima di partire per il villaggio le donne masai ci hanno “ingioiellate” con collane e bracciali, eravamo davvero pronte. La partecipazione è stata spettacolare, il sogno di una vita, non riuscivamo a credere di stare in mezzo ad un vero party maasai e in terra maasai nella savana a ballare insieme a loro con al collo le loro collane e di essere ospitate nelle loro capanne semplicemente a bere un po’ di chai in loro compagnia.

Molto emozionante è stato dormire con le donne masai nella capanna della mamma di Willy sull’originale letto maasai con la pelle di mucca al posto del materasso, erano incredule volessimo veramente dormire con loro. Una sera, a dormire nella stessa capanna eravamo in sette più le galline, i gattini e le pecorelle, l’odore del fumo, la terra che ogni tanto cadeva e la mattina il gallo che cantava sotto il letto è il gattino che si sdraiava sui piedi e il nostro piccolo masai Jeremy che vegliava ai nostri piedi pronto ad intervenire in caso di necessità.

Per adesso sappiamo di essere state le prime e le uniche italiane dopo Cristina a dormire con loro nel villaggio della famiglia di Willy. Crediamo inoltre, che se si decide di fare un’esperienza come questa bisogna viverla a pieno senza lasciarsi prendere da nessun timore, da lontano sembra tutto difficile ma entrando nella loro realtà tutto sembra più semplice. Non parlavamo la loro lingua, ma gli occhi, il sorriso e i gesti sono bastati per far nascere un grande affetto.

Accanto alla casa di Tina e Willy si trovano una scuola ed una Chiesa, sono un popolo molto credente e abbiamo avuto la fortuna di assistere al loro rito domenicale, una vera festa! Si cantava e si ballava; le più anziane dicevano le loro preghiere ad alta voce ringraziando sempre il Signore per quel poco che hanno.

LA CASA DI CRISTINA E WILLY “E’ UN PORTO DI MARE” CI SONO MAASAI CHE VANNO E VENGONO, HANNO DEDICATO UN’ANGOLO PROPRIO TUTTO A LORO ED HANNO OTTIMI RAPPORTI CON TUTTI.”

Uno degli ultimi giorni di permanenza da Maasai Travel Life ricordiamo di aver assistito, ad una riunione di solo uomini masai, un mattino l’angolo terrazza a casa di Cristina era occupato da tanti maasai che discutevano della necessità di avere una seconda scuola per i bambini più grandi e dove costruire. Io e mia sorella siamo state felici di contribuire alla colletta che stavano iniziando a raccogliere tra di loro.

Pensiamo che noi riusciamo a spendere un sacco di euro per avere un iPhone che ormai tanti abbiamo in tasca, basterebbe davvero poco a dare una mano ai maasai per aiutarli a terminare la scuola, a loro costa tanti sacrifici, come ad esempio vendersi una capra o una mucca. Cristina ci ha tenute aggiornate sui lavori e costruzione della nuova scuola anche una volta tornate in Italia e vederla ora, anche se non è ancora pronta mi riempie di gioia.

Per adeguarci allo stile locale, ci siamo fatte accompagnare a Kiberashi in un salone da due sorelle parrucchiere e ci siamo ritrovate con delle treccine spettacolari passando tutta la giornata con loro, pensate che una di loro “mama Baraka” era al nono mese di gravidanza e aveva un pancione enorme. Ci sono volute otto ore di lavoro, ma ne è valsa la pena per le nostre fantastiche acconciature. Il giorno dopo siamo venute a sapere che la ragazza dopo le prime contrazioni era andata da sola in ospedale per partorire e nei giorni seguenti siamo andate a trovarla a casa per conoscere la sua meravigliosa bimba.
Tutti i nostri spostamenti li abbiamo fatti sulle nostre super moto con la musica a tutto volume! Ricordo ancora la canzone preferita di Jacopo, “Gigamo pesa”, che ascoltava in continuazione…. 

Abbiamo visitato tanti altri villaggi e tribù, siamo state al mercato di Gombero e abbiamo avuto anche l’onore di assistere e fare il tifo durante un derby di calcio tra il nostro villaggio maasai e il villaggio di un’altro paese. Alla fine di ogni escursione si faceva tappa a Kiberashi dove c’è qualche negozietto e passavamo dal bar per mangiare qualcosa o a bere del chai. Lì si creava il “Tratto” come diciamo a Matera, ovvero il passeggio, era il ritrovo tra maasai e non solo. Passavamo le ore lì tra una chiacchiera e l’altra, l’orologio in Africa non esiste, “Pole pole” (piano piano) è l’unica parola consentita, tutto andava a rallentatore, tutto veniva fatto con la massima calma e tranquillità. Tornare in Italia con i ritmi accelerati e i mille impegni non è stato per niente semplice.

in conclusione; VIAGGIO/ESPERIENZA riuscito e SUPER CONSIGLIATO:

Quando si decide di fare un’esperienza come questa è importante viverla appieno, abbandonando ogni timore o pregiudizio. Non parlavamo la loro lingua, ma i gesti, gli sguardi e il sorriso sono bastati per far nascere un grande affetto. Ci siamo legate veramente tanto a loro! Seguiamo sempre le dirette di Cristina che magicamente accorciano le distanze tra l’Africa e l’Italia e qualche volta riusciamo a vederci tutti grazie alle video-chiamate. Non vedo l’ora di riabbracciarli tutti, mi mancano un sacco!

Vi salutiamo con tanta nostalgia e contiamo di ritornare presto tra voi

Chiara e Simona

Trekking in savana

CESARE RESNATI: l'esperienza di un viaggio tra i maasai di "Mtego" a Kiberashi.

IL RACCONTO DI CESARE IN VIAGGIO CON NOI NEL MAASAI – LAND.

Mal d’Africa… poche espressioni oggi sono più abusate di questa, forse perché fa tendenza….

Si dice che ci si “ammala” dopo il rientro dal primo viaggio e sembra che nessuno ne abbia mai trovato l’antidoto: su questo concordo! Ognuno di noi ha contratto un proprio “male” personale e quindi vorrei brevemente parlare del mio, che ha come principale sintomatologia la nostalgia verso persone o cose.

Lo contrassi nell’ormai lontano 1985 rientrando da una missione di lavoro nello Zambia, con sconfino in Malawi (come geologo ero incaricato di rilevare le sorgenti calde –hot springs- per impianti geotermici che avrebbero prodotto energia elettrica); durante quel periodo si girava col fuoristrada per villaggi lontani centinaia di chilometri dall’ultima città e molto spesso eravamo gli unici bianchi nel raggio di centinaia di km… anche qualche adulto non ne aveva mai visti!

Quella era la vera Africa, con la sua gente, i suoi animali (erano i primi anni che veniva scoperta la Luangwa Valley, con I Big Five)… La vera Africa con i propri imprevisti, la macchina ribaltata da raddrizzare o impantanata durante un guado di fiume con coccodrilli….il dormire e mangiare dove capitava, gli elefanti che si grattavano la schiena contro la “capannetta” di paglia in cui a volte si dormiva, ma anche il sorriso dei bambini (e delle donne, gli uomini raramente), i cuccioli di leone girata una curva o la mandria di iene che ci minacciava durante un tragitto a piedi poiché neppure il fuoristrada sarebbe riuscito ad arrivare dove ci trovavamo… All’opposto ho contratto solo una specie di Mal d’Africa di ritorno da un villaggio turistico in Senegal o in Kenya, mentre un’idea di vera Africa l’ho avuta anche in Marocco, girando con la famiglia in fuoristrada e bucando di sera una gomma su una strada sterrata sull’Atlante a oltre 3000 metri…. o girando in lungo e in largo per il Sudafrica.

Ho quindi capito che questo Mal d’Africa è tanto più forte quanto più si ha la possibilità o l’occasione di vivere e visitare determinati luoghi e situazioni… e arrivo a noi:

Quante volte ci siamo detti che sarebbe bello potere conoscere la vita delle popolazioni africane immerse nel loro mondo, ma senza pericoli e rischi od imprevisti particolari; sappiamo che vengono organizzate escursioni nei villaggi indigeni partendo dai “villaggi” turistici, ma ci accorgiamo subito di quanto sia falso e artefatto quanto ci viene proposto, a parte la gioia e l’allegria dei bambini, sempre sincera!

Una delle tribù africane che ha sempre destato il nostro interesse e curiosità è sicuramente il popolo Masai, presente, suddivisa in alcuni clan, tra Kenya e Tanzania.

DOVE VIVONO CRISTINA E WILLIAM:

Quest’estate abbiamo avuto la possibilità non direi di visitare, quanto di essere ospiti di un villaggio Masai in Tanzania (si direbbe più correttamente Maasai, essendo il “Maa” la loro lingua…), già, appunto la lingua! Il primo ostacolo anche per il più intraprendente dei turisti autonomi, ma che con un “Willy maasai”, che traduce tutto nella tua lingua e da bravo residente ti aiuta, il viaggio è molto più chiaro e semplice. Questa rara possibilità di essere (almeno per poco tempo) uno di loro e quindi vivere e condividere gioie ma anche a volte dolori è stata grazie a Maasai Travel Life di Cristina e Willy, lei Italiana e lui un Masai, felicemente sposati dopo un percorso di vita particolare e molto bello.

L’arrivo al villaggio comporta già da subito una “full immersion” nella realtà Africana della Tanzania, fatta di molti aspetti apparentemente contraddittori, come il nuovo terminal aeroportuale dalle linee avveniristiche e le vicine capanne dell’immensa periferia di Dar-es-Salaam, dalle strade a scorrimento veloce ben asfaltate alle strade sterrate (dove non c’era altro) piene di buche.

Il contatto con la popolazione locale lascia subito un’impressione di cordialità e ci si sente subito a proprio agio. Il viaggio di trasferimento al villaggio maasai è dunque un primo assaggio della realtà tanzaniana, sia esso con taxi sia, maggiormente, utilizzando il bus di linea locale; I tempi sono sempre dilatati, come se ci fosse una proporzione tra le dimensioni dell’Africa e dell’Europa….

All’arrivo al villaggio si è ormai fatta notte, è buio, si entra come in una dimensione di magia e fiaba…. Le luci fioche, il silenzio rotto solo da qualche verso di animali, domestici o non, dal vociare di bambini…. Poi ci accoglie Cristina col suo bel sorriso e la grande cordialità, offrendoci da bere e mostrandoci il nostro alloggio modesto, ma con tutto l’essenziale in una casa molto carina e confortevole situata proprio nel centro del loro villaggio maasai di famiglia.

Debbo anche dire che in alcuni periodi dell’anno il clima è semplicemente fantastico (la savana è qui oltre 1000 m sul livello mare) secco, freddo di notte e fresco di giorno, ma con sole caldo che ti abbraccia!

Nei giorni seguenti si organizzano quindi attività di esplorazione del villaggio, dei dintorni, nella savana con altri villaggi e contemporaneamente si vedono altre popolazioni e tribù, si conoscono altre persone…. Si godono tramonti indimenticabili magari di fronte ad un lago o a spazi immensi punteggiati da voli di uccelli come ad esempio le cicogne in stormo…

Si vive la vita della cittadina di Kiberashi, raggiungibile in moto, ricordando magari i tempi passati quando in “vespa” si girava per le nostre campagne e monti. Con loro si mangiano cibi genuini della loro terra, appena cucinati, Tina e Willy tengono molto al loro “orticello” oppure si ha occasione di essere invitati a cena nelle capanne dei maasai tra polenta bianca, riso e verdure di stagione. La guida maasai ha accompagnato mia moglie da “mama Baraka”, la parrucchiera di Cristina a Kiberashi che fa delle treccine spettacolari, ci siamo fatti confezionare un abito su misura dopo avere scelto la stoffa da un bravissimo sarto di Kiberashi, si partecipa alle loro feste, siano religiose o pagane, senza che si abbia l’impressione di essere estranei, perché qui non c’è affatto turismo e quindi non esiste il concetto di essere trattati come polli da spennare!

E intanto, giorno dopo giorno, si conoscono di più le persone, magari ci si affeziona in modo maggiore per l’uno o per l’altra.. per il bambino, come per l’anziano…. E ogni giorno si scopre come si abbia molto ancora da imparare da gente semplice, ma dal cuore grande.

LA MIA ESPERIENZA TRA I MAASAI:

Nella mia vita (ora farò 66 anni) non avevo mai portato braccialetti, ora ho al polso un “braccialettino” di perline colorate regalatomi da una donna masai : nessuno me lo potrà togliere…

altra banalità: lo schermo del mio iPhone ha l’immagine di Jeremiah, piccolo Masai e nipote di Tina e Willy che ha trovato il suo posto fisso ed inamovibile nel mio già affollato cuore 💓 e a oltre 50-60 si pensa che le persone non ti possano impartire lezioni di vita…. sembrerebbe
un paradosso averne ricevute da persone semplici e genuine come sono loro, con uno spirito di solidarietà e tolleranza reciproca veramente impressionante!


Questo era l’aspetto umano, non cerco di spiegare emozioni ed impressioni dell’ambiente che alimentano il mal d’Africa, contro il quale nessun antidoto e’ stato ancora scoperto, non sarebbe semplice, sono da vivere con Maasai Travel Life Tanzania!!

VIAGGIO CON I MAASAI RIUSCITO!

Un abbraccio a Cristina, Willy e a tutte le persone che ho conosciuto in questa splendida esperienza…

Un caro saluto

Cesare

MARTA GILARDI: il mio primo viaggio in savana dalla famiglia di mio marito maasai.

LA STORIA DI MARTA GILARDI:

Ciao sono Marta e volevo innanzitutto complimentarmi con l’idea avuta da Cristina e suo marito Willy di “inventarsi” una vacanza alternativa, unendo la vacanza ad esperienze uniche e sicuramente non scontate.

Ho conosciuto Cristina tanti anni fa, credo fosse nel 2009 quando lavoravo a Zanzibar, e nonostante i problemi, si cercava di tirare avanti e il nostro “tirare avanti” non era solo un modo di dire … Lei, mi ha poi confessato in seguito, che di me pensava fossi una “pazza” mica tanto a posto che viveva insieme a un maasai … ancora mica lo sapeva che sarebbe stata giudicata ancora più “matta” di me nel trasferirsi poi in seguito a vivere in una savana sconosciuta al mondo intero e a vivere nel niente tra tribù che oltre ai maasai, ad altre nemmeno si riesce a risalirne alle origini e darne un nome”. 😂

IL MIO VIAGGIO IN SAVANA

Ma arriviamo al mio viaggio in savana… il primo ( quello che non si scorda mai….).
Il villaggio della mia esperienza in Savana era a Maphisa e distante c.a. un’ora da Kibersahi dove vivono Cri e Willy, arrivai a sera inoltrata, dopo un estenuante viaggio su un pullman ma non mi dilungherò perché già raccontato da Cristina tempo fa in questo articolo: https://maasai-travel.com/2019/11/08/un-sogno-diventato-realta-in-tanzania-ringrazio-mio-marito-maasai/

Arrivai sulle classiche moto che fungono da taxi, carichiamo il borsone legandolo saldamente sul retro della moto che a malapena ci stavamo io e il guidatore, ovviamente mio marito era su un’altra moto con l’altra parte di bagaglio ma mi è andata bene considerando che loro sono abituati a salirci anche a famiglie intere… non ci avrei scommesso uno scellino tanzaniano sul loro funzionamento! Passammo attraverso strade che somigliano alle nostre di campagna (per chi ovviamente sa cosa voglia dire abitare in campagna), sterrate e piene di buche, tra campi con l’aggiunta di sentieri improvvisati che attraversavano direttamente la savana, con i rovi che all’improvviso mi frustavano braccia, gambe e viso…

Sembravamo in mezzo al nulla più completo…solo il rumore del motore e la visuale data dalla luce fioca del fanale della moto… poi all’improvviso la svolta, una curva e in mezzo al nulla ecco delle lucine con quattro capanne, quelle classiche, tipiche di fango.
Questa fu la prima volta che conobbi la famiglia di mio marito maasai la prima volta che timidamente mi ritrovai ad abbracciare e tra l’altro per loro non è usanza comune… un po’ impacciata ed emozionata e a soddisfare la curiosità di chi anche non aveva mai visto una “mzungu” (una bianca) , i bimbi soprattutto in quel caso, ma anche donne che non avevano mai lasciato il villaggio.

Mi perderei di nuovo in quei ricordi, in quelle emozioni da provare e vivere in modo completamente diverso dal nostro “ok, io in Africa già ci vivevo…ma lì non era la stessa cosa”!

Tagliando, con grande dispiacere, molto di ciò che vorrei raccontare altrimenti potrei scrivere direttamente un libro, dico solo che i giorni trascorsi passarono velocemente e non uno uguale all’altro…erano talmente tante le cose da fare, da imparare a fare, che arrivavi a sera e manco te ne rendevi conto e soprattutto mi sarei saziata a vita dell’importanza e del calore trasmesso da una “nuova famiglia” che dopo tutto mi aveva appena conosciuto.
Ci è stata ceduta una stanza, nella capanna della mamma di mio marito, una stanza costruita da poco, c’era ancora il fango fresco, te ne accorgervi toccando le pareti… Ci è stato ceduto un letto fatto di assi di legno su cui era posta sopra la classica pelle di vacca. L’unica che non ci aveva completamente ceduto il letto era stata mamma chioccia e le sue uova dietro le nostre teste, ma quello è stato ,oltre che divertente, quasi un gesto protettivo, come a dire “va beh intanto che bado alle mie uova veglio anche su di voi…” 😊

La sera poi, la mamma di mio marito ci ha preparato un calderone…era un pentolone davvero enorme, messo sul fuoco con tanta acqua bollente per farci fare il bagno, per togliere la stanchezza del viaggio (e questo non potrò mai dimenticarlo). In quelle capanne poi ci sono solo piccoli buchi qua e là grandi quasi come il cerchio di un bicchiere, aria e luce passano da lì quindi ci si deve abituare un po’ all’oscurità e se si accende anche il fuoco per scaldarsi il fumo può essere un po’ fastidioso per occhi e gola, per chi non è abituato, e io ne so qualcosa visto che ho rovesciato un pentolino di acqua per fare il loro squisitissimo chai-maziwa (the con latte) speziato…colta da un improvviso eccesso di tosse…che poi la scena si è trasformata in una ridicolissima scena “tragicomica”..

E come dimenticare la prima volta che le yeyo (donne maasai) volevano insegnarmi a mungere, un disastro, la mucca non collaborava! O la doccia col secchio fuori in cortile sotto le stelle, o il suono delle iene la sera mentre eri dietro la capanna a fare “ngollak” (pipì) e sperando che nessun animale decidesse di assaggiare il mio “endullí” (sedere) proprio in quel momento… Il giorno del mercato di bestiame, andammo praticamente caricati sopra un camion, sul retro di un camion per la precisione..insomma…non potrei mai dimenticare tutto questo e tanto altro ancora che non riuscirei a raccontare in breve tempo…

Tutto questo per dirvi che, se Cristina e Willy hanno deciso di condividere con voi tutto questo e altro ancora, non lasciatevi scappare una simile occasione, perché sicuramente non potrete mai più dimenticarla, rimarrà sempre nel vostro cuore ed ogni volta che vi ritroverete a raccontare la vostra esperienza sarà esattamente come riviverla un’altra volta e rivedrete i volti, i colori, i sorrisi, i profumi, gli odori, i suoni….e nessuno potrà toglierveli dalla testa e dal cuore.

Auguro a Cristina e Willy di continuare così, alla grande, e rimanere sempre genuini e naturali…questo è il vero successo, e chissà che la prossima volta che ci rincontreremo non sia proprio nel vostro di villaggio maasai come ospite della vostra bellissima casa! ❤

Ciao Marta

ELENA SEGUIN; il racconto di un viaggio e l'amore per un maasai

LA STORIA DI ELENA SEGUIN:

IL RACCONTO DI UN VIAGGIO E AMORE TRA I MAASAI DELLA TANZANIA.

Il mio compagno è un Masai ed abita non distante da Kiberashi e questo ne è il motivo che mi ha portato e continua a portarmi ogni pochi mesi ad andare in Tanzania.

Ci siamo conosciuti a Zanzibar a dicembre 2017, sono tornata in Tanzania a febbraio 2018 e per la prima volta mi ha portato a casa sua per farmi conoscere la sua famiglia e la sua vita.

Quanta emozione partire la mattina presto da Dar e prendere la strada che ci avrebbe condotto a Bagamoyo, in seguito ad Handeni e poi a casa maasai. Non ho fatto altro che guardarmi intorno durante tutto il viaggio, rendendomi conto che quello che pensavo dell’Africa non era giusto, lungo la strada tante colline e tanto verde e dappertutto un’esplosione di colori….

Fino ad Handeni la strada è asfaltata e da lì fino a casa invece c’è solo una strada sterrata che con le piogge diventa una vera “patinoire”; lungo la strada si traversano tanti villaggi, tanti animali che si piazzano in mezzo alla carreggiata, bambini e motociclette che sbucano dappertutto  e allora bisogna tenere perennemente la mano sul clacson.

Un’esplosione di colori… il rosso della strada e del terreno al suo fianco, i tanti verdi delle piante e cespugli, i colori dei fiori, il blu del cielo e il sole che illumina tutto. I colori dei vestiti delle donne che incontriamo lungo la strada, blu,azzurro, viola e bordeaux per le donne maasai e tutti gli altri colori dell’arcobaleno per le donne delle altre etnie che popolano questo paese.

Arriviamo a casa in serata, aiuto…e adesso cosa dico, come devo comportarmi ? Sono stata attorniata immediatamente da una miriade di bambini che con i loro sorrisi e le loro manine cercavano le mie, mi hanno fatto passare la paura e il timore di non essere al posto giusto. Mi hanno messo tutti subito a mio agio e mi hanno offerto la cena in foresta….;  i bimbi più grandi hanno portato gli sgabelli, il fratello del mio compagno ha cucinato la carne, mentre le donne hanno cucinato il riso e la verdura..una cena veramente ottima !!!

Al mattino dopo mi ha svegliato il gallo che ha pensato bene di mettersi sotto la nostra finestra per far sentire il suo bel canto….dopo di lui hanno cominciato anche le mucche e le capre ed è stato il momento del risveglio di tutto il villaggio, sentivo le donne trafficare con la legna per accendere il fuoco per fare il “chai” e i bambini che cominciavano a mettere fuori il naso dalle capanne.

Quando sono arrivata la sera prima non ho avuto modo di guardarmi bene intorno, il villaggio è composto da alcune casette di mattoni e cemento e da capanne di fango; lì a fianco c’è il recinto dove le mucche vengono rinchiuse tutte le sere. Intorno al villaggio alberi e prati dove si vedono capre, pecore, galline e cani che girano.

Appena sono uscita da casa i bambini sono arrivati di corsa ed ho dato loro dei biscotti, la cosa che mi ha colpito è che ognuno dopo averlo preso controllavano che lo dessi a tutti e se saltavo qualcuno subito me lo facevano notare. Quegli occhioni enormi, quei sorrisi luminosi mi hanno rubato subito il cuore…

Mi sono resa conto di quanta sia la pace e la tranquillità che si trova in savana; sedersi all’ombra di un albero insieme alle donne che lavorano bracciali con le perline o che lavorano il mais e che chiacchierano è veramente impagabile, vedere il tramonto  dietro agli alberi, sentire le cicale o il silenzio…sono cose che da noi non si ascoltano e non si vedono più, talmente siamo presi dalla frenesia e dalle corse di tutti i giorni…

Purtroppo ho potuto stare al villaggio solamente 4 giorni ed è stata tanta la nostalgia che ho avuto a casa al mio ritorno e che continuo ad avere ogni volta che rientro dopo un soggiorno nella savana.

La sorella di Willy, quale cognata di Cristina abita nel villaggio adiacente la mia famiglia maasai, spesso portano i loro ospiti da noi in visita, si fermano un paio di notti e dormono tutti insieme nella capanna di Paolina. Tina e Willy vi fanno vivere la vera esperienza in savana accompagnandovi in villaggi diversi per farvi partecipi della vita in savana e per mostrarvi come la natura cambia tra una savana e l’altra, ve li consiglio, in terra maasai sono amati da tutti.

Ciao Elena

ANJA STECHER

LA STORIA DI ANJA STECHER:

IL RACCONTO DI UN VIAGGIO IN TERRA MAASAI:

Tutto ha avuto inizio il primo giorno di settembre dell’anno 2017:

Era la prima volta che ricevevo un messaggio da Cristina in messenger dove mi scriveva;

“ciao piacere, ma lo sai che tuo marito è cugino di marito? Mi farebbe davvero piacere conoscerti visto non siamo distanti di casa in Italia.”

Dopo qualche rapido scambio di messaggi abbiamo chiarito la situazione, cioè che non ho un marito o compagno maasai, ma che avevo preso a cuore la causa maasai e che volevo aiutare in qualche modo quel popolo, così ci mettemmo d’accordo di incontrarci in savana visto che entrambe saremo partite a breve.

Così fu e nel gennaio 2018 ci siamo incontrate.

Ci avete ospitati, ci avete fatto vedere la vostra casa e ci avete offerto un “Caffè Mokka” (un vero caffè italiano), ci siamo subito “capite” e da quell’istante è nata un’intesa, ci siamo raccontate le nostre esperienze con la gente tanzaniana, i maasai, i problemi che vivono, fino a comprendere che il nostro cuore batteva per loro……

IL POPOLO SEMPLICE DELLA SAVANA.

Tu aiuti i maasai da casa tua e di Willy, vivere lì vi permette di seguire i progetti che avete in mente ed è così che avete coinvolto i residenti della savana a partecipare nella vostra raccolta fondi e a dare il via alla costruzione di una seconda scuola in savana. La savana è immensa, è lontana dalle grandi città e mete turistiche e per questo motivo i loro abitanti sono dimenticati da tutti!!

Noi cerchiamo di aiutare un po’ tutti con la nostra associazione denominata ASANTE, (in lingua Swahili significa grazie). Abbiamo costruito un padiglione di Radiologia e di Ostetricia nell’ospedale e continuiamo a portare vestiti, e materiale scolastico, poi facciamo educazione di igiene dentale nelle scuole, ecc.

Nel frattempo il tempo vola e ci siamo riviste già tante volte in savana, ho ammirato come è cresciuta la vostra struttura e che meraviglia siete riusciti a fare…..ci avete messo Amore e si vede in ogni dettaglio. Ho portato in Africa amici, conoscenti e la mia famiglia e con tanto piacere gli ho fatto vedere come vivete e cosa siete riusciti a fare. 

LA MORTE DELLA VOSTRA NIPOTINA;

Ti ricordi quando mi avevi chiesto aiuto per un neonato di tua cognata che purtroppo non è riuscito a sopravvivere? Dopo un paio di mesi abbiamo scoperto che la conoscevo molto bene e che le ero proprio vicina nella fase critica, solo che non sapevo ancora che era tua cognata. Mi avevi cercato al telefono, io stavo in Italia e Cristina in Tanzania. Eri agitata e non sapevi più da che parte iniziare, tu capivi che il nuovo nato era in pericolo di vita, non voleva mangiare in nessuna maniera, era già ricoverato nel nostro nuovo reparto maternità, purtroppo non c’è stato niente da fare. Abbraccio forte te e William.

IL MERCATO MAASAI DI KIBERASHI

Siamo state assieme al mercato maasai, abbiamo partecipato a feste tradizionali di questo grande popolo e ogni volta che torno in Tanzania per seguire i nostri progetti non può mancare la visita a casa vostra. In Italia non siamo riusciti a incontrarci subito, pur vivendo vicini……in Tanzania invece si, ce l’abbiamo fatta, questo rispecchia la dimensione di quei luoghi, dove i rapporti umani vengono ancora prima di qualsiasi altra cosa. Sono passati due anni e nel frattempo ci siamo trovate anche in Italia…..Willy mangia lo “stinco di maiale” da me a Bolzano e voi mi fate conoscere la vostra casa a Trento accompagnandomi a conoscere dei luoghi che non avevo mai visto, in quei precisi istanti mi sembravate in versione “guide maasai” in Trentino, bellissimo.

Entrambe cerchiamo di aiutarci… Io vi ho portato dei vestiti per i bimbi, voi mi avete regalato un computer da portare in Tanzania e sta nascendo un’altro progetto in comune tra Voi, Asante e il Villaggio Masai:

Una collaborazione meravigliosa che nasce dall’amore che ci lega a questo grande Popolo Meraviglioso tutto da scoprire…

Grazie della vostra preziosa amicizia …..nakupenda sana…..e in bocca al lupo per il vostro futuro in Tanzania ️

Un abbraccio 

Anja